La mattina del 17 giugno gruppi di curiosi si fermavano a leggere la
_Notificazione_ dell'«illustrissimo signor Gonfaloniere di Firenze»
che annunziava grandi e nuove feste per la ricorrenza del Santo
Protettore.
Nella mattina della festività (24 giugno) il Magistrato civico,
preceduto dal Gonfaloniere, si recava a fare la visita ed offerta al
Battistero. Il Granduca, la Granduchessa regnante, la Granduchessa
vedova, la Arciduchessa Maria Luisa si recavano in gran gala e con
gran seguito alle ore 11 alla Metropolitana e assistevano alla messa
solenne.
Al momento della elevazione rimbombarono salve di artiglieria dal
forte di San Giovanni, e successivamente furono eseguiti sei spari di
moschetteria dalla truppa dei granatieri e fucilieri in bella tenuta
schierati sulla piazza del Duomo, unitamente alla cavalleria.
Nel pomeriggio vi fu la corsa dei «cavalli sciolti» alla quale i
sovrani assistettero dalla così detta Terrazza del Prato.
La sera fu data una festa di ballo nello stabilimento Goldoni.
I Sovrani andavano al Teatro della Pergola, sfarzosamente illuminato.
«L'entusiasmo--dice il mio più volte citato cronista--che aveva spinto
il popolo ad applaudire i Sovrani, tutte le volte che in questi giorni
si erano mostrati in pubblico, qui viemaggiormente eruppe in
acclamazioni le più energiche e le più prolungate, cui le LL. AA.
esternarono con reiterati segni il loro reale aggradimento.»
Si rappresentava alla Pergola _Ivanhoe_ del Maestro Pacini e il ballo
scritto espressamente in occasione del fausto imeneo, col titolo:--_I
Viaggiatori all'Isola d'Amore_.
Poche settimane innanzi vi si era eseguito il _Crociato in Egitto_,
del «celebre maestro sig. Barone Meyerbeer».
Sulla nobile scena del Teatro del Cocomero annunziavano esperimenti di
lotte, di pugilato i _primi Alcidi francesi_ Manches e Darras.
Nei salotti si declamavano le ottave scritte e pubblicate pel
matrimonio reale dal poeta aretino Tommaso Sgricci.
In Pisa si univano i Pastori Arcadi della Colonia Alfea, che
recitarono varie pregevoli poesie, sull'argomento: precedute da una
prolusione del professore Giovanni Rosini.
Anche gl'Israeliti solennizzarono il felice ritorno e l'imeneo del
Sovrano. Fu cantato un inno per rendimento di grazie in musica nella
_scuola_ italiana: le straducole del Ghetto, ove esistono le scuole ed
altri stabilimenti degl'Israeliti, furono illuminate.
A Livorno i Sovrani, con la Granduchessa vedova, l'Arciduchessa Maria
Luisa, accompagnati dalla Corte, preceduti dal governatore, erano
intervenuti al tempio della nazione israelitica. Ivi furono invocate
le celesti benedizioni con preci ed inni, che stampati nell'originale
ebraico, con la versione italiana, furono presentati alle LL. AA., che
vollero esaminare i cinque libri delle leggi mosaiche vergati sopra
lunghe pergamene.
Una festa di ballo dava il Casino dei Nobili, una festa più grandiosa
fu quella data la sera del 25 da S. E. il conte Luigi Grifeo de'
principi di Partanna, incaricato d'affari di S. M. Siciliana.
Il principe abitava in via San Sebastiano il palazzetto, oggi recinto
da muri, quasi attiguo al già convento della Annunziata, e che allora
aveva dinanzi a sè un largo prato.
E a dimostrare come i nostri vecchi si sapessero divertire anch'essi
nelle feste sfarzose, che si protraggono sino alle prime ore del
mattino, e, cominciate tra lo scintillar dei doppieri, finiscono ai
raggi sfolgoranti del sole, riferiamo la genuina narrazione di una fra
le più allegre e gentili invitate:¹
¹ Da una lettera scritta in quell'anno da una signora fiorentina:
dal giornale fiorentino di quel tempo e da altri documenti e da
narrazioni orali di persone fededegne, ho raccolti tutti i
particolari storici, dei quali garantisco la scrupolosa
veridicità.
«Eccitava fin dal primo ingresso, un moto di sorpresa e di piacere, la
vista del prato in cui sorge il palazzo abitato dall'Ecc. Sua. Con
sagace industria di gusto, esso era stato ridotto a vaghissimo
giardino, sparso di graziose macchine d'architettura chinese
riccamente illuminate, e fra cui s'inalzava un gran _Trasparente_ dove
era rappresentata co' suoi simboli la Toscana, in atto d'offrire un
sacrifizio di ringraziamento a Imeneo: felice allegoria della
circostanza.
«Ma quel che veramente rapiva, erano le suppellettili, l'apparato,
l'illuminazione dell'interno del palazzo. Per tutto si ammirava
ricchezza, eleganza, novità. La stanza però all'entrar nella quale,
specialmente, niuno della numerosa e scelta società poteva contenersi
da giusti encomii, era la così detta stanza chinese, che pel brio, per
la vaghezza e per l'armonia dei colori produceva un effetto magico.
«Le LL. AA. II. e RR., gli Augusti Sovrani, come pure la Granduchessa
Vedova e l'Arciduchessa Maria Luisa che onorarono questa festa della
loro presenza, si degnarono di manifestare all'egregio diplomatico la
Loro Reale soddisfazione sì con lusinghiere espressioni come col
trattenersi fino ad ora della notte avanzata, prendendo parte
coll'usata loro affabilità alle danze.
«Straordinaria fu pure in questa festa la profusione dei rinfreschi, e
la squisitezza del _buffet_. Destava particolarmente meraviglia la
tavola del _Tè_ pel ricco vasellame, ond'era munita e adorna.
«Si calcola che concorressero a questa festa più di 700 persone. La
bella società non si sciolse fino alle ore 6 del mattino, quando sulla
terrazza fu imbandito un lautissimo _déjuné_, a cui vennero invitate
tutte le dame e i cavalieri ancora rimasti, e che di sì grandiosa
festa fu il degno compimento.
La sera del 29 il teatro della Pergola si apriva a benefizio della Pia
Casa di Lavoro con il gran ballo _Anna Erizzo_, composto e diretto dal
signor Monticini: ballo nel quale--scrive un critico del tempo--«pel
carattere come per la ricchezza, il vestiario rammentava (non è
adulazione) l'Oriente.»
Alcune settimane innanzi era stata solennizzata nella Pia Casa di
Lavoro la festa di San Ferdinando.
«Il concorso di ogni ceto di persone--scrive un cronista--ammesso a
forma del costume nell'interno dello stabilimento fu in quest'anno
maggiore del consueto e continuò fino all'ora permessa.
«Oltre alla pulitezza del locale e al buon'ordine che vi si ammira
costantemente, meritarono osservazione le manifatture che si
eseguiscono nel luogo e in special modo quella dei tappeti e dei
berretti alla levantina.
«Ebbervi luogo le consuete sacre funzioni nella chiesa dove si
distribuirono ai reclusi che ne erano meritevoli i soliti premi, ed
alle fanciulle le dieci doti concesse annualmente dalla sovrana
munificenza.»
Storia di cinquant'anni fa che, in certe cose, par storia di ieri!