I colpi di cannone si seguivano dal forte di San Giovanni e
rimbombavano per tutta la città.
Era il 20 giugno 1833, e scoccavano le dieci antimeridiane.
Il Granduca faceva il suo ingresso nella Capitale dalla Porta San
Frediano in mezzo agli applausi più vivi e prolungati. Accanto al
Principe sedeva nella carrozza la giovane sposa, allora sfavillante di
bellezza, magnifica, e più che seducente nel rigoglio delle sue forme,
la carnagione bianca come latte sul quale si fosse sfogliata una rosa,
giovane e splendente Maestà, che un popolo di artisti salutava con
grida di giubilo e di ammirazione, inebriato, affascinato dalla
grazia, dalla gentile e forte appariscenza di lei, piuttosto che
spinto da un impulso di eccessiva devozione verso la nuova Sovrana.
«L'entusiasmo della gioia--scrive un testimone oculare--e della
devozione spinse a tentare di staccare i cavalli della carrozza, ove
trovavasi la R. Coppia, onde trarla a braccia; e sol si ristette al
cenno di desistere.»
Il corteggio si componeva, oltre la carrozza dei sovrani, di altre
quattro carrozze occupate da Ciambellani, Cariche e Dame di Corte. E
fra questi, il maggiordomo Ferdinando duca Strozzi, la maggiordoma
maggiore marchesa Ginori ne' Riccardi, il ciambellano marchese
Incontri, la dama di Corte marchesa Corsi, che avevano seguito a
Napoli il Granduca.
Precedevano i reali Cacciatori a cavallo.
Poi venivano le carrozze delle LL. AA. la Granduchessa, vedova di
Ferdinando III, la arciduchessa Maria Luisa, che il popolo conosceva
più familiarmente col nome di _Gobbina_, e della quale i poveri
celebravano la pietà.
Chiudeva il corteggio un drappello di Guardie del Corpo.
Dalla Porta San Frediano fino al palazzo Pitti le finestre, i balconi
delle case erano adorni di arazzi, di tappeti; le vie erano calcate di
folla, «Procedeva lentamente--scrive il cronista di un giornale--per
appagare le rispettose brame della concorsa moltitudine il Reale
Corteggio. Di mano in mano che passava il Granduca con la novella
Sovrana, applausi ad applausi, dimostrazioni a dimostrazioni di gioia
succedevano.»