Circa sei giorni dopo, nel salotto del Brinda, all'ora stessa in cui
egli aveva ricevuto la prima visita della Amieri, tornata allora da
Venezia, si trovavano il maestro, Antonietta, Roberto. Tutti e tre
sedevano al solito tavolino, di faccia al ritratto del Rossini;
bevevan la cioccolata, offerta dal Brinda, preparata da Ghita, e
c'inzuppavano i gustosi biscottini, che manipolavano per il maestro le
oblate di Santa Maria Maddalena de' Pazzi, nella cui chiesa egli aveva
suonato l'organo per tanti anni.
--Ti ricordi--diceva Antonietta a Roberto--della prima volta che ci
siamo incontrati qui?
--Bricconi! bricconi!--ripeteva il vecchio musicista, scrollando la
testa.--Ed io che mi sgolavo a darvi lezioni di estetica... Altro che
estetica!... Ora mi sono persuaso finalmente che l'estetica è buona a
qualche cosa... a dar modo a due ragazzacci, che si vogliono bene,
d'intendersi, mentre il maestro predica... E d'altronde anch'io ho
fatto così... proprio come voialtri, quando ero giovane; così facevano
mio padre e mio nonno, e il nonno del mio bisnonno, e la nonna della
mia bisnonna... Beata gioventù! Beata gioventù! Ve lo canta anche il
divino Mozart:
_Giovinetti, che fate all'amore
Non lasciate che passi l'età._
Ma l'arzillo e amabile vecchietto fu interrotto mentre canticchiava
dal fragore di una salva di cannoni, dallo scatenìo di tutte le
campane di Firenze, che suonavano a distesa.
--Che cos'è? che cos'è?--domandarono Roberto e Antonietta.
--Caspita!--rispose il vecchio, balzando in piedi.--E' il Granduca che
arriva con la sua sposa... Evviva il Sovrano!--disse, scuoprendosi il
capo.--Dobbiamo andare a vedere?