XXIII.

Circa sei giorni dopo, nel salotto del Brinda, all'ora stessa in cui

egli aveva ricevuto la prima visita della Amieri, tornata allora da

Venezia, si trovavano il maestro, Antonietta, Roberto. Tutti e tre

sedevano al solito tavolino, di faccia al ritratto del Rossini;

bevevan la cioccolata, offerta dal Brinda, preparata da Ghita, e

c'inzuppavano i gustosi biscottini, che manipolavano per il maestro le

oblate di Santa Maria Maddalena de' Pazzi, nella cui chiesa egli aveva

suonato l'organo per tanti anni.

--Ti ricordi--diceva Antonietta a Roberto--della prima volta che ci

siamo incontrati qui?

--Bricconi! bricconi!--ripeteva il vecchio musicista, scrollando la

testa.--Ed io che mi sgolavo a darvi lezioni di estetica... Altro che

estetica!... Ora mi sono persuaso finalmente che l'estetica è buona a

qualche cosa... a dar modo a due ragazzacci, che si vogliono bene,

d'intendersi, mentre il maestro predica... E d'altronde anch'io ho

fatto così... proprio come voialtri, quando ero giovane; così facevano

mio padre e mio nonno, e il nonno del mio bisnonno, e la nonna della

mia bisnonna... Beata gioventù! Beata gioventù! Ve lo canta anche il

divino Mozart:

_Giovinetti, che fate all'amore

Non lasciate che passi l'età._

Ma l'arzillo e amabile vecchietto fu interrotto mentre canticchiava

dal fragore di una salva di cannoni, dallo scatenìo di tutte le

campane di Firenze, che suonavano a distesa.

--Che cos'è? che cos'è?--domandarono Roberto e Antonietta.

--Caspita!--rispose il vecchio, balzando in piedi.--E' il Granduca che

arriva con la sua sposa... Evviva il Sovrano!--disse, scuoprendosi il

capo.--Dobbiamo andare a vedere?

Il processo Bartelloni · 第 41 / 55 题