Il suicidio del Tittoli, l'abbattimento in cui aveva lasciato
Antonietta già lo avevano predisposto alla malinconia, eccitando la
sua sensibilità. Si era domandato fra sè e sè come mai il Tittoli
fosse venuto a Venezia, avesse preso il partito di suicidarsi proprio
al Teatro in mezzo ad una rappresentazione, mentre la sala era
affollata, il pubblico, plaudente, allegro, sodisfatto.
Come mai aveva voluto morire con tanto clamore, circondare la sua
morte di tanto apparato?
Questi pensieri da cui si era distratto per tornare ai pensieri del
suo amore, che lo occupavano sempre, ora si facevano più insistenti.
L'uscita di Antonietta così per tempo doveva essere in qualche
relazione col suicidio della sera precedente.
Essa aveva conosciuto il Tittoli, egli la aveva aiutata a fuggire dal
Ghetto... La gratitudine, la compassione...
Il mistero che già trapelava in questo affare, lo teneva sospeso e
perplesso nelle più crudeli ansietà.
Arrivarono a casa, e Antonietta, Lina, Roberto si trovarono riuniti
nella sala ove pochi giorni innanzi era stato ricevuto l'abate
Pildani.
In quella sala ora non risuonavano più i canti, nè le voci liete, ma
solo il pianto delle due donne.
Antonietta fu la prima a rompere il silenzio.
Roberto ascoltò impassibile tutte le penose rivelazioni.
Allorchè essa ebbe finito:
--Bisogna,--egli disse,--partir subito e tornare a Firenze... Dobbiamo
ad ogni costo far rendere la libertà a quell'innocente... Dobbiamo
risarcirlo del male, che ha patito, e del quale noi... noi siamo
causa... Abbiamo taciuto anche troppo...
La sera appresso il cadavere del Tittoli era portato a seppellire.
Il trasporto fu quasi solenne; qualcuno, che si teneva nell'ombra,
aveva pensato a tutto.
Sulla bara erano state deposte due grandi corone di fiori.
Tutta Venezia parlava del caso orrendo.
La leggenda popolare contro la bella cantante si ridestava più fosca
che mai.
Nessuno poteva ora più trattenere la calunnia, neppure il buon abate
Pildani.
Il suicidio del Tittoli era collegato nel modo più strano dalla
pubblica voce, sebbene inconsapevole, a qualche atto della vita
passata di Antonietta.
La sera stessa in cui il cadavere del Tittoli fu condotto al cimitero,
Roberto prese in disparte Lina e le domandò molto concitato:
--E tuo fratello... l'assassino che mi ferì... è morto?