Ma la buona stella di Lucertolo, quella buona stella sotto il cui
influsso egli era venuto in reputazione, impallidiva.
Probabilmente il birro non sarebbe mai arrivato a quegli onori di cui
era così vago!
Il giorno, dopo quello in cui era morta sua madre, Carlo Tittoli,
rovistando per la stanza ove la vecchia adorata aveva dato l'ultimo
sospiro, vide sotto il letto una lettera tutta spiegazzata.
Si chinò per raccoglierla.
Era una lettera scritta da suo padre nella prima giovinezza, quando
corteggiava la donna, che poi aveva sposato.
Come mai si trovava lì in terra?
Ma, mentre si rivolgeva questa domanda, vide biancheggiare a qualche
distanza, sempre sotto il letto, alcuni fiori.
Era il mazzetto di fiori d'arancio di giaconetta, portato dalla donna
il giorno delle sue nozze.
Nella fretta con cui aveva riempito il baule. Lucertolo aveva lasciato
cadere in terra quegli oggetti.
Un sospetto tremendo entrò nel mite animo del Tittoli.
Trasse a sè il baule, lo aprì....
E vide il disordine con cui tutto vi era stato gettato alla rinfusa.
Evidentemente, nel morire, sua madre era stata vittima di un furto.
Forse il ladro, spaventandola, o facendole violenza, aveva contribuito
a precipitarne, se non a cagionarne la morte.
Il dubbio divenne atroce.
Straziava il cuore del Tittoli, gli dava mille torture.
Sua madre, la sua povera madre, era forse morta disperata,
chiamandolo, invocando il suo nome.
Ed egli dove si trovava?
Si era allontanato da lei per accompagnare Antonietta.
Per mettere in salvo una delle due donne, a cui doveva tutte le sue
tristezze, le sue angoscie mortali, egli aveva lasciato sola nella
suprema agonia l'unica donna, che davvero lo avesse amato.
Inginocchiato in terra, col corpo a metà steso sul baule, tenendosi la
testa fra le mani, egli singhiozzava; le sue lacrime cadevano sulle
misere vesticciuole, sugli squallidi oggetti, che avevano appartenuto
alla povera donna.
Volle vincere il dolore: volle cercare, indagare chi poteva essere
stato l'autore di quel furto così abietto.
L'atto infame chiedeva vendetta.
E si mise a riflettere.
Sua madre era stata curata, assistita dalla Nencia.
Di certo quella donna...
Però il cuore del Tittoli nobile, generoso, repugnava da bassi
sospetti.
Egli esitava, come se temesse di commettere un'ingiustizia anche
soltanto in pensiero.
Decise d'interrogare la Nencia.