--Ti fo paura!--prese a dire il birro.
--No!--rispose la bella ragazza, guardando imperterrita e disinvolta
l'agente.
Era tornata a Firenze convinta che avrebbe dovuto sostener con lui una
lotta e disposta a combattere con tutte le armi della sua astuzia
femminile.
L'incontro improvviso l'aveva un istante sorpresa, ma si era subito
riavuta dal suo turbamento.
Capì che incominciavano le prime avvisaglie, bisognava battersi con
grande accorgimento, misurando bene le forze.
--Sei tornata?--ripigliava il birro con aria paterna, tentando di
carezzare il mento alla giovane.
--Giù le mani, signor Lucertolo!--essa rispondeva, percotendo con un
pugno, che non era leggero, il braccio destro dell'agente.
--E perchè sei tornata, di grazia?--domandava il birro con garbo
insinuante.
--Dovreste accorgervene--replicava Lina, accennando agli abiti di
lutto che indossava;--sono tornata.... appena ebbi notizia della morte
di Bobi!
Una lacrimetta spuntava fra le nere e folte palpebre della ragazza.
Chi l'avesse ben guardata però si sarebbe forse accorto che la
fisonomia di lei, non ostante la lacrima, piuttosto che a cordoglio
era atteggiata a fine sarcasmo.
--Povero Bobi!--ribattè Lucertolo con voce lamentosa, e componendo
il volto a compunzione.--Che morte!... M'è andata al cuore...
perchè gli volevo bene--e la voce di Lucertolo sempre più
s'inteneriva.--Carattere vivace!... ma, in fondo, un buon
figliuolo!....
Lina teneva gli occhi bassi, come se non trovasse espressioni adeguate
al suo dolore.
L'una valeva l'altro: avevano tutti e due intelligenza, e l'abito
contratto del simulare: a tutti e due quadrava a pennello la parte che
sostenevano nella commedia.
Era difficile che a così bravi attori sfuggisse una parola, che non
fosse propria della loro parte.
Lucertolo capì che bisognava prendere un'altra strada.
Il tuono patetico non giovava.
Lina era più che mai bella con le sue vesti di lutto.
Il nero facea meglio spiccare il vivo incarnato delle guancie, i denti
splendidi, le labbra color di rosa. Il seno si agitava sotto il velo,
che non ne cuopriva all'intutto le linee formose; gli occhioni neri,
fulgidi, mobilissimi, dardeggiavano il birro.
--Ho fretta!--disse bruscamente la ragazza.--Vi lascio...
--Ti accompagnerò un poco!--riprese Lucertolo.
Gli schiamazzi, le escandescenze in cui dava la folla, che sempre più
aumentava in Via del Palagio, giungevano fino a loro, e al loro
dialogo teneva bordone il funesto suono della campana.
--Andiamo! andiamo!--disse la ragazza come rabbrividendo, e
stringendosi addosso lo scialletto di lana nera.
Vedeva dinanzi a sè la faccia pallida, stralunata del povero Nello; le
pareva di non poter mai dimenticare l'occhiata supplichevole che
credeva le avesse lanciato il disgraziato nel momento in cui gli aveva
gettato le monete nel cappello.
Consapevole dell'innocenza di Nello, della ingiustizia della condanna,
ritenuta dal parlar subito per gravi motivi, si sentiva atterrita,
disperata; temeva che da un istante all'altro le mancassero le forze
per schermirsi dai destri e formidabili attacchi del birro.
--Dove sei stata tutto questo tempo?--chiese Lucertolo, affettando
gran premura.
--Qua e là sempre a servizio del mio padrone...
--E come sta ora il tuo padrone?
--Male... male... La ferita, che ebbe alla testa, è di quelle che
guariscono difficilmente.... e anche guarite lasciano brutti ricordi.
E la ragazza sospirava: mostrava di essere in preda a tale agitazione
che il birro non potè continuare le sue domande.
Camminavano in silenzio, l'uno accanto all'altra, da alcuni istanti,
quando a un tratto la ragazza, che era stata un po' soprappensiero, e
in quegli istanti aveva fatto rapide riflessioni, si fermò verso la
metà di Via Condotta, mise la mano sul braccio di Lucertolo, e
guardandolo in viso con un'occhiata singolare, gli disse:
--Voglio chiedervi un piacere!
--Parla... chiedi pure--rispose il birro, tutto inuzzolito.--Son
pronto a fare tutto quello che vorrai...
Credeva che finalmente gli si offrisse l'occasione di chiarire i suoi
dubbii: invece la ragazza gli tendeva un'insidia.
--Posso fidarmi di voi?
--Come ti saresti fidata di tuo fratello... del tuo povero
fratello!--replicò Lucertolo con molta serietà.
--Ebbene... io ora vado a casa... Voi verrete fra poco... Non voglio
che la gente vi veda entrare con me.... Vi raccomando anzi di esser
cauto, e di evitare quanto potete di dar nell'occhio... Ho da
confidarvi una cosa....
Lucertolo drizzava le orecchie, ratteneva anche il respiro per paura
di tradirsi, di rivelare la sua commozione.
--Voi siete proprio l'uomo adattato... Un agente della polizia
m'ispira la più grande sicurezza.
--Dunque va'!--disse Lucertolo, impaziente di trovarsi solo per
raccogliersi, e timoroso che gli sfuggisse un gesto, gli venisse
pronunziata una parola, che palesasse la sua ansietà.--Va'! fra pochi
minuti io sono da te.
La ragazza continuò per la sua strada, svelta, leggera senza badare
alle parolette, che le scoccavano i passanti, ammirati della sua
freschezza, della vegeta e florida venustà delle sue forme.
Teneva il capo un po' ricurvo e un curioso sorriso le schiudeva le
labbra.
Tra sè e sè andava mulinando un'idea, architettando uno strattagemma,
che la rendeva contenta.
Si fermò in Via San Miniato fra le Torri, salì in casa, e richiusa la
porta, senza neppur levarsi lo scialle, entrò nella cucina, prese una
sedia, l'accostò all'uscio, e vi montò sopra... Poi aprì lo sportello
del ripostiglio, che era sopra l'uscio di cucina, ripostiglio nel
quale, come rammenterà il lettore, essa aveva tentato di far entrare
il fratello la notte in cui Lucertolo era venuto a picchiare alla loro
porta.
Il ripostiglio era uno stanzino assai grande, praticato in alto nel
muro, come se ne vedeano in molte case del Vecchio Mercato.
Lina, accesa una candeletta, ficcò il capo e le spalle nel
ripostiglio.
Tolse da un certo punto varii oggetti pesanti, e li gettò in disparte.
Poi con un ferro cominciò a lavorare su quel punto, che aveva lasciato
scoperto.
Dopo sforzi faticosi riuscì ad alzare un mattone, che nessuno, anche
aguzzando gli occhi in quel luogo, quando pur fosse stato bene
illuminato, avrebbe creduto potesse essere mosso.
Alzato il mattone, rimase aperta una piccola botoletta.
Lina vi mise il braccio, e ne trasse fuori una camicia, e il fodero di
un pugnale.
Quindi riaccomodò il mattone, vi gettò sopra di nuovo tutti gli
oggetti, richiuse il ripostiglio e scese dalla sedia.
Se n'andò in camera, e stese sul letto la camicia.
Alla manica destra, dal gomito in giù, la camicia era tutta chiazzata
di sangue.
Lina tagliò questo pezzo della manica.
Prese il fodero del pugnale e lo tagliò alle due estremità perchè non
si potesse più verificare la lunghezza. Ritagliò accuratamente una
iscrizione di poche parole, che un tempo dovevano essere dorate,
scritte per traverso al centro del fodero.
Chiuse la camicia tagliata, il fodero del pugnale in una cassettina
saldissima, di legno rozzo, ma forte, e la serrò a chiave.
Poi raccolse il pezzo della camicia insanguinata e lo guardò, gettando
un profondo sospiro.
Lo rivoltò in un foglio insieme con i frammenti del fodero del pugnale
e passò nella stanzuccia, che aveva servito di camera a suo fratello
Bobi.
Tutto questo aveva fatto con la massima furia in pochi minuti, e da
poco era nella stanzuccia di Bobi, quando si avvisò di udir per le
scale il passo pesante dell'agente di polizia...