Lucertolo, cercato destramente il modo di parlare più volte solo con
lui nella carcere, lo aveva, senza parere, o eccitar sospetti,
preparato a questo interrogatorio.
Egli, dunque, ne aspettava più impaziente di ogni altro i risultati.
All'invito del presidente, Nello si alzò.
Pallido, e col labbro inferiore cadente, ma tranquillo, quasi
sorridendo, fissava i suoi occhi nei giudici con una strana
espressione.
Dopo averlo interrogato sulle generalità, il presidente gli disse.
--Come avete udito, voi siete accusato del delitto di tentato omicidio
a scopo di furto nella persona del signor Roberto Gandi. Che cosa
potete dire a vostra discolpa?
Il momento era solenne.
Tutti quelli che erano dietro la cancellata, allungavano il collo, si
rizzavano sempre più in punta di piedi per veder Nello.
Quattro o cinque de' mercatìni più arditi si permisero alcune
esclamazioni, proferite a mezza voce fra le più energiche del loro
linguaggio, come se volessero indurre i birri che circondavano Nello a
tirarsi in disparte e così dar modo al pubblico di sodisfare la sua
curiosità di veder l'inquisito.
Ma Zampa di Ferro, il Matto, Lucertolo, si voltarono con certi ceffi,
che consigliavano il silenzio a' più loquaci.
Le esclamazioni cessarono immantinente.
Nello non rispose alla prima interrogazione.
Allora il presidente con voce più scolpita rinnovò la domanda.
--Come avete udito, voi siete accusato del delitto di tentato omicidio
a scopo di furto nella persona del signor Roberto Gandi. Che cosa
potete dire a vostra discolpa?
--Io dichiaro--rispose Nello con voce ferma--che sono innocente.
Si udì un mormorìo di disapprovazione.
--Ricordo--disse il presidente in tuono minaccioso--che la maestà del
luogo non consente interruzioni indecorose ed inutili. Dò fin d'ora
ordine agli esecutori di vigilare da chi partano certe voci e di
arrestare i disturbatori!... La giustizia ha bisogno di calma, non di
intempestive eccitazioni.
Altri due birri entrarono nel recinto riservato al pubblico.
Pareva ormai sicuro che tutti avrebbero trattenuto anche il respiro.
--Voi dunque insistete--continuò il presidente, parlando a
Nello--nell'affermare la vostra innocenza, che del resto avete
dichiarato sempre nei vostri costituti?
--Giuro--disse Nello, questa volta alzando anche più la voce--che io
sono innocente!
--Signor presidente--soggiunse l'Avvocato fiscale--vorrei che a
complemento di quanto si trova in atti nel processo scritto, fosse
domandato all'inquisito come egli passò la notte del 14 gennaio.
--Diteci come e dove passaste la notte del 14 gennaio?--richiese a
Nello il presidente.
Nello rimase un istante perplesso: egli non si ricordava più di nulla.
Come abbiamo già raccontato, la sua mente debole era piena di lacune:
la sua memoria era imperfetta.
L'idiota aveva tratti di apparente lucidità, si fermava con pertinacia
su certe idee, ma il legame tra l'una e l'altra idea sovente gli
sfuggiva; si confondeva, titubava, precipitava nelle tenebre della
ragione.
Il modo con cui sapeva parlare di certi fatti estrinseci, di certe
circostanze più ordinarie, impediva che i non esercitati nella
conoscenza di certe misteriose malattie, di certe profonde
imperfezioni dell'intelletto si persuadessero, sentissero che quel
disgraziato non poteva essere responsabile.
Anche questa volta il presidente dovè tornare a ribattere la domanda.
--Diteci come e dove passaste la notte del 14 gennaio?
--Nel mio letto... a dormire!--rispose Nello.
--A che ora voi eravate andato a dormire?
--Sarò andato alla solita ora... quasi appena buio... non avendo mai
avuto lume per vegliare, ed essendomi proibito dalla polizia di girare
la notte.
--E perchè la polizia ve lo aveva proibito?
--Perchè alle volte, senz'accorgermene, cascavo per la strada, e mi
addormentavo... e mi trovavano addormentato lungo i muri, sugli
scalini delle porte: e spesso... dice... mi pigliavano le convulsioni:
poi perchè i ragazzi mi davano noia... Una sera un branco di ragazzi
mi si avventarono addosso verso le Loggie del Mercato Nuovo, mi
portarono a forza di spinte nell'osteria dell'Impannataccia; là mi
fecero bere; c'erano altri uomini, che mi misero le mani addosso, e
fui trovato sotto una tavola ferito alla testa e tutto insanguinato...
--Basta! Basta!--accennò il presidente--Voglio sapere...
--Vostra Signoria mi perdoni!--interruppe in tuono cortese, ma serio,
l'avvocato Arzellini, alzandosi. E tenendo nella mano destra il
berretto e congiungendo i polpastrelli del pollice e dell'indice della
mano sinistra, che agitava in aria, continuò nel gergo curialesco di
allora:
--Con licenza di V. S. io credo che il racconto dell'inquisito giovi
all'interesse della difesa perchè ci dimostra come l'inquisito fosse
inviso, perseguitato in mezzo a quella classe di mercatìni dalla quale
il Fisco ha scelto le testimonianze più gravi, che si trovano nel suo
libello...
--Parlerà dopo, signor avvocato--osservò il presidente.--Ella entra
ora nel merito...
--È dovere del mio sacro ministero... ripigliava l'avvocato.
--La prego!...--E il presidente accompagnò l'invito con un gesto
affabile e risoluto.
L'avvocato sedette, senza protestare, e in atto molto rispettoso.
--Voi assicurate--disse il presidente indirizzandosi a Nello--che vi
coricaste appena buio? Prima di addormentarvi, o durante il sonno
avete sentito qualche rumore?
--No, Eccellenza!--rispose Nello tutto intimorito.--Non mi pare.
--Spiegateci, dunque, come accadde che essendo voi andato a dormire di
prima sera, siete stato trovato la notte nel vostro letto tutto
coperto di sangue? Come può essere avvenuto che un uomo sia stato
assassinato, trascinato sino alla porta della vostra stanza, senza che
voi abbiate udito il più piccolo rumore?
--Ma, signor presidente!--tuonò l'avvocato Arzellini, alzandosi
impetuoso.--Mi permetto far notare a V. S. che nessuno dei vicini ha
udito alcun rumore.
--Signor avvocato... non interrompa... la prego!--replicò asciutto e
un po' sconcertato il presidente.--Voi... Nello... siete stato trovato
nel vostro letto, insanguinato... Ma non basta... Sotto il materasso
furon trovati nascosti l'orologio, la catena, uno spillo rubati
all'uomo che giaceva dinanzi alla vostra porta, e il pugnale col quale
era stata fatta la ferita da lui riportata alla testa.
--Il pugnale, la catena, l'orologio li ho presi io--rispose Nello,
senza turbarsi,--ma l'uomo non l'ho assassinato io!
--Dove e come avete preso questi oggetti, se dianzi avete asserito che
vi coricaste di sì buon'ora e vi addormentaste?
La mente di Nello già principiava a smarrirsi.
Egli non sapeva dare alcuna risposta.
--E voi siete in mendacio--proseguì il presidente, parlando con molta
rapidità--poichè, mentre asserite di esser rimasto a letto sin dalle
prime ore della sera, ci è un testimonio, che abita nel palazzo della
Cavolaja, il quale la sera del 14 gennaio, circa le 10, mentre egli
suonava il violino, vi ha udito cantare nella Piazza Luna.
Nello restò come fulminato.
Nella sala, ove regnava il più profondo silenzio, si sarebbe sentito
alitare una mosca.
Ma ad un tratto, il silenzio fu turbato dai suoni di un organetto.
Una specie di zingaro, che la polizia tollerava pe' misteriosi servigi
da lui resi, passava nella via de' Librai, suonando un'arietta
popolarissima.
Nello, come già è noto al lettore, aveva una qualità, che si riscontra
pure in molti poco sani della mente: una spiccata propensione alla
musica.
La memoria musicale però in lui aveva bisogno per agire, secondo già
dicemmo, d'essere aiutata dal ritmo. Era incapace di ripetere le
parole senza l'accompagnamento della musica, e di rammentarsene altro
che cantando.
Gli uomini di scienza conoscono questo fenomeno.
Dopo le prime note dell'organetto, Nello, invece di rispondere alla
interrogazione del presidente, cominciò a cantare.
Cantava a squarciagola nella sala, come quando si trovava nella Piazza
Luna.
Lì per lì tutti furono presi da stupore.
Poi nacque un baccano indiavolato.
Il pubblico si agitava.
Gli auditori, l'Avvocato fiscale, il cancelliere si alzarono.
L'avvocato Arzellini si accostò, anch'egli meravigliato, al suo
cliente.
Ma già Lucertolo aveva steso una mano e sbarrato la bocca al
mentecatto.
Nessuno capiva la vera ragione di quel canto improvviso.
Neppure uno tra coloro, che si trovavano nella sala, dubitò di
attribuire a impostura, a raffinata simulazione, quell'atto di demenza
del disgraziato.
--Impostore!
--Ipocrita!
--Birbante!
--Assassino!
Così il pubblico, e i birri, eccettuato Lucertolo, salutavano Nello.
L'eccitazione era immensa.
Specialmente dopo le risposte dell'inquisito, che avevano tanto
aumentato, in apparenza, gl'indizii della sua colpabilità.
--Silenzio!--gridò l'usciere.
E tutti i birri rivolsero al pubblico le loro fisonomie accigliate.
Lo zingaro continuava a suonare l'organetto.
E Nello, appena Lucertolo gli ebbe lasciato la bocca libera, principiò
di nuovo a cantare.
Allora gli esecutori, ad un cenno del presidente, lo trassero fuori
della sala.
Ritornò due minuti dopo, tutto eccitato.
Lo zingaro si era ormai allontanato nella direzione della piazza San
Firenze e Nello non cantava più.
Non rammentava anzi neppure di aver cantato.
Il pubblico strabiliava, ma ormai nessuno osava più far mormorii o
atti, che provocassero rigori, secondo gli ordini dati dal presidente.
Il presidente fece a Nello un severo rabbuffo, gli spiegò come egli
sempre più aggravava la sua condizione, tentando d'ingannare i giudici
con mezzi tanto irrispettosi e grossolani, annunziandogli che, in
separato giudizio, sarebbe stato chiamato a rispondere per schiamazzi,
disordini nella sala d'udienza.
--Persistete--riprese il presidente--nel dichiarare di non aver
commesso voi l'omicidio nella persona del pittore Roberto Gandi?
--Io dichiaro davanti a Dio, davanti ai giudici, davanti al
popolo--disse Nello, in preda ad una singolare esaltazione--che
qualcun altro ha commesso l'assassinio: io sono innocente...
innocente... innocente...
E si mise a piangere.
--Signor presidente!--disse alzandosi l'avvocato Arzellini.--Credo
anch'io--proseguì commosso--che il vero assassino non sia dinanzi alla
Rota...
--Signor avvocato?
--Credo insomma che l'_Attuario_, che il Fisco abbiano troppo
precipitato...
--Le ripeto!...
--Voglio far intendere, come spiegherò più ampiamente nella difesa,
che altra mano versò il sangue dell'illustre artista Gandi... che sia
opportuno rivolgere all'inquisito una domanda, che è stata negletta in
tutta l'inquisizione.... cioè se egli abbia sospetti su colui, che può
aver tentato di assassinare il signor Gandi.
--Signor avvocato!--rispose il presidente--non è questa domanda, che
io creda strettamente necessaria, pure... per massima deferenza alla
difesa, io la farò.
Ed il presidente formulò la domanda.
Lucertolo ascoltava ansioso.
Egli aveva indirettamente suggerito più volte a Nello di accusare il
Carminati.
Aspettava dunque la risposta con impazienza.