Quel giorno no, ma qualche settimana dopo, sono io davvero entrato

colà? Dev'essere stato così, perchè altrimenti come avrei ora quasi

davanti agli occhi quel salottino parato di damasco azzurro, col gran

ritratto di lei, in piedi, appeso alla parete di faccia; quella

lampada di Murano con grandi foglie rosee che si accartocciavano

attorno ai bracci e si arrampicavano al fusto capricciosamente; e il

tavolinetto ingombro di ninnoli; e le poltroncine di un azzurro più

pallido del damasco delle pareti?

Come mai potrei ricordarmi precisamente la nostra conversazione, di

quattro o cinque giorni dopo?.... Mi sembra di riudirla.... Eppure in

certi momenti dubito della mia memoria.... Può mai essere che io abbia

sognato quel colloquio o che lo abbia fantasticato a occhi aperti e

con tale intensità da crederlo, poi, realmente avvenuto?... In che

modo dunque io rivedo la signora vestita diversamente, con ampia

vestaglia color crema, tutta spumante di pizzi rari, con le sottili

dita delle bianchissime mani cariche di anelli, con quella grossa

perla pendente da una stella di diamanti attaccata su la parte

sinistra del petto, quasi sotto la spalla?... In che modo ho negli

orecchi il suono esotico della sua voce che dava alle parole della

nostra lingua un fascino nuovo? E, finalmente, se non fosse stato

vero, in che modo nel dialogo trovo accennati fatti che non ricordo e

che pure debbono essere avvenuti?

--Vi ho sùbito riconosciuto--ella diceva.

--Perchè lo avete taciuto?

--Perchè non mi interessava di farvelo sapere, in quella casa, davanti

alla persona che vi presentava a me.

--E vi è dispiaciuto?

--No. È inutile dispiacersi di quel che non si può evitare. Io mi

rassegno facilmente; filosoficamente direi, se non fosse un po' troppo

per una donna.

--Avreste voluto evitarmi potendo?

--Certamente. Gli uomini come voi sono una sciagura nella vita di una

donna.

--Perchè?

--Perchè presto affermano di amarla, illusi forse, o vanitosi

d'ispirare un sentimento che lusingherebbe il loro amor proprio. Voi

avete su la punta della lingua una dichiarazione che soltanto le

convenienze di un primo colloquio v'impediscono di farmi.

--Indovinate, in parte. Non le convenienze però, ma il timore di non

esser creduto mi impedisce di parlare.

--Attendete per ciò, è vero? occasione più opportuna.

--Ormai è impossibile.

--Voi forse ignorate che ho marito.

--No; vi chiamano signora, non signorina.

--Capisco; il marito non vi sembra un ostacolo.

--Non è mai tale, quando l'amore vuole.

--Per certe donne, sì.

--E per voi?

--Io... io credo che l'individuo non ha altra norma di vita

all'infuori di quella che la sua felicità richiede; e che di questa

felicità è giudice inappellabile egli solo.

Parlava lentamente e non perchè l'esprimersi in italiano le

richiedesse uno sforzo. Sembrava che ogni parola da lei pronunziata

avesse un riposto significato e che ella volesse darmi tempo

d'intenderlo bene, prima di risponderle. Ebbi fretta di mostrarle che

avevo interpretato in favor mio la sentenza. M'interruppe:

--Siete fatuo, come tutti gli uomini.

È chiaro? È preciso? La presentazione, in quella casa da lei

accennata, io non la ricordo affatto; ma la conversazione è fissata

qui, parola per parola, col suono della voce, con l'accento, con

l'atteggiamento di tutta la persona, coi fieri gesti della mano

destra, dove uno stranissimo anello in forma di serpente si

attorcigliava, flessibile, al dito medio simulando cinque o sei

anelli, con la testa schiacciata che si piegava di lato alla radice

dell'ugna. Tanti particolari non può averli inventati la mia

fantasia.... Eppure io non sono certo che questa visita sia proprio

avvenuta. Di quando in quando, un dubbio mi attraversava la mente: che

quell'anello io lo abbia veduto, per caso, in un'altra mano, e che

quelle parole io le abbia udite da un'altra bocca, in altra

occasione.... o le abbia lette in qualche romanzo.....

Perchè?.... Perchè non so spiegarmi il ricordo, nettissimo,

precisissimo, di una passeggiata solitaria pel _Viale dei Colli_ dove

io la rividi alcuni giorni dopo, sempre come una sconosciuta il cui

fascino mi attirava, ma senza che ancora sentissi un forte desiderio

di avvicinarla, anzi provando un istintivo movimento di resistenza

contro quel fascino. Non era sola quel giorno; ed io, seguìtala un

po', indovinando da alcune mosse che le tre signore parlavano di me,

mi ero fermato, indispettito di riuscire, a quel che sembrava,

importuno; e avevo interrotto la salita. Se fossi stato presentato a

lei, se avessi avuto davvero quella conversazione con lei in casa sua,

perchè non l'avevo almeno salutata?

Non confondo date. Tra il primo e il secondo incontro ci fu un

intervallo di due o tre giorni.... Ma ogni volta che mi metto a

ripensare il passato, la conversazione e l'incontro hanno lo stesso

valore di realtà.... Sono tutti e due veri? Tutti e due falsi?....

Niente mi tratteneva in Firenze. Vi ero venuto per subitaneo e quasi

inesplicabile capriccio: e non entravo in nessuna chiesa, non visitavo

gallerie o musei, non mi fermavo davanti ai monumenti. Erravo per le

vie con aria sbadata. Se non che, di tratto in tratto, mi accorgevo

che tra le persone dei passanti ne ricercavo una, colei, che più non

avevo riveduta da una settimana.

Ne ero invasato. Mi aggiravo per _Piazza dell'Indipendenza_,

attraversavo spesso la via _Enrico Poggi_ smanioso di imbattermi in

lei.... E mi sembra che mi domandassi spesso:

--Perchè non ritorni a casa sua?...

Dunque c'ero stato; non potrei rammentarmi di questo, se non ci fossi

stato davvero.

Capisco quel che volete dirmi: La nostra memoria è labile! o tale

confusione vi sembra spiegabilissima con qualche complicazione nervosa

sopravvenuta.... Ma io non sono stato malato. I miei nervi hanno

conservato sempre un equilibrio perfetto, prima e dopo.... Cioè fino a

pochi mesi fa, fino al giorno in cui mi sono accorto che avveniva

nella mia mente una confusione tra fatti soltanto pensati, immaginati,

e fatti realmente accaduti. E, sul principio, l'esitazione,

l'incertezza di giudizio erano rapide, mi lasciavano tranquillo....

Poi, a poco a poco.... Ora non riesco più a fare distinzione alcuna. E

l'idea, il sospetto che io abbia davvero potuto commettere.... È

orribile, dottore!... Lasciatemi continuare.

Ho il ricordo di un'altra conversazione con lei, su una terrazza, o

nello studio di un pittore in via S. Paolo....--Un po' di incertezza

anche qui, ma intorno al luogo. È naturale; l'immagine di lei

scancella ogni altro particolare. Potevo vedere qualche cosa

all'infuori di lei?.... Ed è ricordo di conversazione futile, quale

tra persone che si trovano insieme la prima volta.... O ella finse di

non avermi conosciuto prima, ed io fui costretto a secondarla per non

infliggerle una smentita?

--Preferite la pittura o la musica?

--Tutt'e due--risposi--Certi quadri, come questo che abbiamo visto ora

ora... (O, dissi: come questo che abbiamo sotto gli occhi?... Non

importa... Si parlava di un quadro che era un'armoniosa festa di

colori, di una Processione fiorentina del quattrocento? Sì, sì, mi

pare appunto di questo....) Certi quadri sono anche una musica per gli

occhi. Le due arti si confondono insieme talvolta. La pastorale del

Beethoven non fa l'impressione di un paesaggio dipinto?

--Con un po' di buona volontà, sì. E sorrise.

Questa volta portava un abito di colore azzurro cinereo, con sprone

sul petto di seta chiara, lameggiata di oro, e collare della stessa

stoffa; e sotto il cappellino di tulle nero con ricami gialli, i

capelli arruffati su la fronte spiccavano con toni dorati più ardenti,

e gli occhi sembravano più azzurri, più limpidi, sorridenti come cieli

di primavera.

Com'è dunque che io potei dirle il giorno dopo--il giorno dopo, perchè

da prima riparlammo del quadro veduto insieme--com'è che potei dirle:

--Voi siete di ghiaccio. Avete nel cuore le nevi della vostra Russia.

Perchè mi fate soffrire? Perchè non mi dite una parola di speranza?

--Perchè certe parole non si dicono mai; s'indovinano.

Ebbi un sussulto, e le presi la mano inanellata. Non me la concedette,

ma non la ritirò.... Questa indifferenza m'impedì di baciargliela.

Guardai il serpentello col dorso punteggiato di rubini.

È un simbolo?--domandai.

--Forse. Un'ammonizione, certamente: Abbi prudenza!

Che fascino nella voce e nello sguardo!

--Lasciatevi adorare!--esclamai.

--Non posso vietarlo.

--Che sarò per voi?

--Chi lo sa!

--Ci siamo incontrati invano?

--Può darsi.

--Per me, no!

--Si dicono tante cose senza aver coscienza di dire una falsità!

Tremavo, intimidito dal suo sguardo glaciale, con un senso di

ribellione e di furore in fondo al petto. Così devono tremare i leoni

e le tigri sotto il fascino della domatrice che li percuote con lo

scudiscio e li fa rannicchiare in un angolo della gabbia di ferro.

--Sentite!--esclamai--Mi avete attratto da lontano, per via di una

forza misteriosa. Non pensavo affatto di venire qui. Un impulso

improvviso mi suggerì: Va' a Firenze! E sono venuto e vi ho veduta lo

stesso giorno del mio arrivo, quasi fossi accorso apposta per voi.

Sono rimasto qui unicamente per voi.... Rompete l'incanto; liberatemi!

Siete una maga?

L'amavo e la odiavo. Mi sentivo in piena balìa di costei, e n'ero

felice e avevo paura....

Ma è vero che io abbia avuto quest'altra conversazione con lei?... In

certi momenti mi sembra che io sia soltanto rimasto lunghe ore nella

camera del mio albergo a fantasticare questi incontri, queste

conversazioni, compiacendomi di creare le avventure di un romanzo

possibile, dopo che il portoncino di via _Enrico Poggi_ si era chiuso

dietro a lei, ed ella era sparita e non avevo potuto rivederla.

Non è incredibile? Eppure è così. Ma il resto? Sono dunque vissuto

nove mesi in continuo sogno, in continua allucinazione?.... Se sapeste

quel che provo qui alla fronte, e alla tempia! Una stretta, fiere

trafitture!... Non sono già pazzo, dottore?.... Ditemelo.... No: me lo

direte all'ultimo, e tenterete di guarirmi.... O mi ammazzerò.... Non

può durare a questo modo!

Non dovrei dubitare; è assurdo. Si possono fantasticare alcuni fatti,

intensamente, secondo il desiderio dell'istante, pensando:--Oh, se

avvenisse così e così!--e credere per un momento che il desiderio

vivissimo si fosse mutato in realtà.... Crederlo a lungo però, agire

in conseguenza dell'avvenimento fantasticato e goderne e soffrirne e

sentirne così sconvolta la vita, quasi tra esso e la realtà non ci

fosse stato intervallo nè contraddizione.... è anche più assurdo!

Non posso sospettare che io non l'abbia riveduta alle _Cascine_, in

carrozza, con un bell'uomo che le parlava calorosamente, gesticolando,

ridendo.... Che cosa le raccontava? Ella stava ad ascoltarlo quasi

sdraiata, con la faccia rivolta verso di lui, stupita di quel che

udiva; si scorgeva dagli occhi intenti e dai lievi accenni del capo.

Si fermarono un minuto davanti al monumento del principe indiano; e fu

così che io potei osservarla bene e notare che il pallore del mio

volto e il fosco lampeggiare dei miei sguardi avevano attirato la sua

attenzione. Perchè anche questa volta ella finse di non riconoscermi?

Perchè anche questa volta io secondai la sua finzione?

La vidi sparire allo svolto del viale; avevo la morte nel cuore. Chi

era colui? Il marito o un amante? Dissi sùbito, risoluto: Dovrà

confessarmelo.

Se io non mi fossi riconosciuto in diritto di domandarglielo, se io

non avessi avuto la certezza che avrei potuto domandarglielo, avrei

mai pensato: Dovrà confessarmelo?

Intanto perchè spesso mi nasce il dubbio se io sia andato quello

stesso giorno in via _Enrico Poggi_? Ci sono andato, questo è certo;

ma ho proprio suonato il campanello del portoncino? Sono stato

ricevuto da lei? O la mia immaginazione ha creato il dialogo, che pure

rammento parola per parola, tanto da riudire oggi la mia voce e quella

di lei con le più minute particolarità di accento e di gesti? Si può

giungere a questo estremo d'illusione?

Appena mi vide entrare ella fece una mossa di sorpresa.... Non ero più

capace di contenermi; quella sua mossa però m'impose di forzarmi ad

essere calmo.

--Mi permetterete un'indiscrezione--dissi.

--Chi era colui?.... Ho indovinato.

--Non siete maga per nulla. Sì, chi era colui?

--Un mio concittadino, di Pietroburgo.

--Nient'altro?

--In ogni caso, è un segreto che mi riguarda.

--Non vedete dunque che io fremo... di gelosia?

--Avete torto. Soltanto il possesso di una donna può giustificare in

qualche modo la gelosia. Bisogna essere barbari per essere gelosi. La

creatura umana non può appartenere a nessuno: è libera. Esser gelosi

significa esser padroni assoluti di un cuore, di un'anima. È

bestiale... scusate la cruda parola.

--E impossessarsi violentemente di un cuore, di un'anima,

maltrattarli, torturarli come lo chiamate?

--Io rispetto il diritto degli altri quanto il mio. Ho fatto forse

qualche cosa per sedurvi? Due mesi fa ignoravo fin la vostra

esistenza.

--Voi sapete già quel che ha operato la vostra bellezza.

--Me lo avete detto voi; non ho obbligo di credervi, perchè non ho la

possibilità di accertarmi se dite la verità o se mentite per

raggiungere uno scopo qualsiasi.

--Che cosa debbo fare per essere creduto?

--Niente. Non c'è modo di arrivare alla certezza.

--Siete così scettica?

--Così ragionevole intendete dire.

--Mi avete messo l'inferno nell'anima!

--Ci sono degli esorcismi, affermano i popi, per debellare l'inferno.

La vedevo in nuovo aspetto. Sul bellissimo viso tremolava

un'espressione di crudeltà, di maligna ferocia, di spietata

raffinatezza nel godere del tormento altrui. I ceruli occhi

limpidissimi sembravano intorbidati da improvviso rimescolamento

fangoso. Ai lati delle rosee labbra apparivano due pieghettine lievi

ma rigide che davano alla fisonomia il carattere ripugnante di una

maschera.

Rimasi a guardarla, interdetto. La trasfigurazione durò un baleno.

Sorrise, mi stese una mano e soggiunse:

--Siete un bambino!

Non avevo forza di risponderle.

--Voglio essere creduto!--esclamai.

--Voglio la luna!--rispose, contraffacendo il mio accento.

--Che cosa debbo fare?

--Continuate ad amarmi! È assai lusinghiero per una donna.

--Oh, Kitty!

Era la prima volta che la chiamavo per nome, e mi parve di rivelarle

così l'immenso amor mio, come non avevo saputo mai fare fino a quel

giorno.

Sorrise nuovamente; ma tosto che feci atto di voler baciarle le mani,

si rizzò in piedi, severa. Mi par di vederla qui, davanti a me, con le

mani vietanti, col gesto di congedamento.......

Dovrei dubitare? No, no!... Per qual ragione avrei inventato questo

significativo dialogo? Non una ma cento volte l'ho ripensato, senza

mutarvi neppure una sillaba; e non una ma cento volte alla convinzione

della realtà del fatto son seguiti sempre quel senso di perplessità,

di incertezza, quella sensazione ineffabilmente dolorosa che mi

stringe la fronte con un cerchio di ferro, che mi conficca due chiodi

qui alle tempia....

Credete voi alla malìa? Io sì. Credo che l'uomo possa acquistare, per

via d'iniziazione, un quasi illimitato potere su la natura e sui suoi

simili; benefico e malefico; malefico più spesso, sventuratamente....

Avete letto il recente romanzo dell'Huysman, _Au de là_? Non è un

romanzo come gli altri; è storia antica e contemporanea nello stesso

punto.... Oh! La mia fede nella magìa non proviene soltanto da quel

libro. I giornali francesi, mesi fa, hanno parlato a lungo dell'atroce

vendetta di uno di questi maghi contro un infelice che era incorso

nell'ira di colui, prete, a quel che dicevano.... Fate tacere per un

momento i vostri pregiudizi scientifici, riflettete intorno al mio

caso. Io ero a Napoli, tranquillo, spensierato... e mi sento

consigliare, mi sento anzi ordinare, non è eccessiva la parola: Va' a

Firenze!--Quella spiegazione che mi davo poco fa, la malìa della

melodiosa voce udita per caso nell'Acquario, è insufficiente. Mi si è

presentata discorrendo, ed ho voluto manifestarvela, perchè debbo

dirvi tutto quel che può aiutarvi nella diagnosi del mio male.... Ma

la vera spiegazione è là; ne ho avuto coscienza sin dal giorno in cui

dissi a Kitty:--Rompete l'incanto! Liberatemi!--Il mistero però non si

schiarisce. Perchè ella ha scelto me per sua vittima? Me ignoto a lei,

lontano, che non posso averle fatto niente di male?... Glien'ho fatto

poi.... sono stato inesorabile, se è vero che.... Giudicherete....

Procediamo intanto ordinatamente, finchè mi riesce.

In poco più di tre mesi, la mia passione era giunta al parosismo. La

resistenza che colei mi opponeva, le scarse concessioni che si degnava

di farmi, seguite sùbito da altre e più vive resistenze, mi tenevano

in uno stato di eccitazione di cui non può farsi nessuna idea chi non

ha amato a quel modo. E la gelosia era sopravvenuta a metter legna al

fuoco che mi divampava nel cuore, terribile! Ella aveva detto:--In

ogni caso, è un segreto che mi appartiene.--Dunque avevo indovinato!

Qual altro genere di segreti poteva mai esistere tra lei e quel

giovane veduto in carrozza con lei alle _Cascine_? Avevo farneticato

una settimana: Cercarlo, domandargli impertinentemente:--Siete suo

amante?--Insultarlo, sfidarlo.... E avevo insistito presso Kitty....

Mi aveva risposto ridendo.

--Ah, non ridete, per carità!--le avevo detto supplicandola a mani

giunte.

Si era fatta seria tutt'a un tratto:

--Io non metto la mia libertà alla mercè di nessuno! Con qual diritto

pretendete di strapparmi una confessione, ammesso che ne abbia una da

farvi?

--Vi amo!

--Non è una ragione per me.

--Mi avete detto: Continuate ad amarmi!

--Visto che vi fa piacere!

--Che cosa sono dunque per voi?

--Uno che dice di amarmi.

--Nient'altro?

--Anche questo è un segreto che mi appartiene. Può arrivare un giorno,

un momento che stimerò opportuno di rivelarvelo.

--Come siete crudele!

--Sincera piuttosto.

E mentre ella pronunziava queste brevi risposte, mi fissava con gli

occhi cerulei, limpidissimi, che però mi turbavano profondamente quasi

rafforzassero l'opera della sua malìa. Quel giorno sembrava proprio

una maga, con quella scura vestaglia trasparente su fodera di seta

gialla e con pizzi neri che le coprivano le mani e facevano risaltare

gli anelli delle dita e i braccialetti ai polsi, di foggia

stranissima, quasi rami attorti, di simboliche piante--immaginavo--con

foglioline di smeraldi.

Non erano state incoraggianti, subdolamente incoraggianti le sue

parole?.... Allora io le domandai:

--Lo avete riveduto?

--È stato qui mezz'ora fa.

--Volete farmi la grazia di promettermi....

--Che non lo rivedrò più?.... E se lo amassi?

Mi avesse detto effettivamente lo amo, non avrei potuto sentirmi

trafiggere con maggiore strazio. Impallidii, mi parve di morire!

Ebbe pietà di me in quel punto? Mentì per confortarmi?

--Non l'amo, no!.... Siete contento?

Scattai con tale impeto ch'ella non fece in tempo per impedirmi di

prenderle una mano e di coprirgliela di baci. Dio mio! Com'era fredda

quella mano! Infatti pareva esangue, tanto era bianca, senza traccia

di vene sotto la pelle fina e lucente.

Ho vivissimo il ricordo di questa sensazione di cosa ghiaccia.... Non

è un'aberrazione della mia fantasia.... Eppure sono arrivato a

dubitare anche di essa. Perchè? Ecco: rammento di averla incontrata un

giorno nei giardini di _Pitti_ con le sue due amiche dell'altra volta.

Mi passò davanti senza guardarmi, e levava appunto in alto una mano

per indicare non so che cosa; ed io, vedendo quella mano così bianca

che pareva esangue, pensai così: Dev'essere fredda come il

ghiaccio!.... Se l'avessi realmente baciata, avrei pensato: È fredda

come il ghiaccio! Avrei ricordato la impressione ricevuta....

Ah, se poteste sentire che male mi produce questo cerchio qui! Se

poteste sentire come mi si conficcano più addentro i chiodi delle

tempie!.... Vorrei non poter pensare! Soltanto non pensando avrei un

po' di requie!.... Ma ci accostiamo alla fine. Sopporterò questa

tortura; voi troverete un rimedio per addormentarmi il pensiero....

C'è un rimedio? Ah!... Benissimo!

Vivevo di odio, di gelosia, di amore sfrenato.... Avrei voluto fuggire

lontano, ma non potevo. Restavo per lunghissime ore nella camera del

mio albergo; mi aggiravo per _Piazza dell'Indipendenza_ passavo e

ripassavo davanti al fatale portoncino di via _Enrico Poggi_ senza

osare di stendere la mano al campanello, quasi quel portoncino non

fosse mai stato aperto per lasciarmi entrare, e con l'angoscia che

forse non si sarebbe aperto mai, mai per me!

Non è strano che mi torturassi per questo, se ormai bastava che

stendessi la mano al campanello per venire introdotto nel salottino

azzurro, varcando l'andito coi busti, coi vasi di spetriste e di

cactus, e in fondo, la vetrata medievale con vetri a colori?

Passavo e ripassavo, sconvolto dal sospetto:

--In questo momento forse egli è là!... Forse la stringe tra le

braccia! Forse ella si abbandona a lui, follemente! O, forse lo fa

soffrire al pari di me, assaporando il maligno godimento della sua

potenza di nuocere...!

Suonai violentemente. Il campanello ondulò a lungo per l'andito,

mentre io mi pentivo di essermi annunziato a quel modo; e il ritardo

del servitore che doveva venir ad aprire mi faceva imaginare che ella

avesse ordinato di fingere che nessuno era in casa. Invece ella mi

accolse con aria lieta.

--Oh!... E venite qui così fosco?

--L'unico mezzo di farmi accorrere raggiante di felicità, voi lo

sapete, è in mano vostra.

--Non posso adoperarlo. Una fatalità mi perseguita....

--Siete voi, voi, la terribile fatalità!

--È vero! E non so più attristarmene, nè commovermene. Contro

l'ineluttabile non si combatte.

La sua fisonomia aveva mutato espressione; la qual cosa mi faceva

pensare che l'aria lieta con cui ella mi aveva accolto non fosse stata

sincera.

--Eravate... sola?

--Sola... coi miei pensieri, come dicono i personaggi di certi drammi.

Voleva riapparir gaia.... E anche questo mi mise in sospetto. Guardavo

attorno, se mai scoprissi nel salotto un indizio di disordine, nelle

seggiole, nelle poltrone, non potuto riparare per la fretta....

Niente!

--Che cercate con quegli occhi gelosi? Il vostro preteso rivale?--E,

dopo una breve pausa, soggiunse:--Si è ucciso ieri; per me, ha

lasciato scritto. Che pazzia!... Voi non ne commettereste una

simile....

--Forse!...--risposi cupamente.

E la lasciai. Mi era parsa coperta dal sangue del misero che si era

ucciso per lei. E non aveva nell'accento nessun fremito di

compassione! Non una lagrima negli occhi azzurri limpidi, impassibili!

Che terribile creatura era ella dunque? Aveva bisogno di sangue umano

per le sue orrende incantagioni?

--Forse!--mi era fuggito.

Ma sentivo che mi spingeva furiosamente verso l'abisso, verso la

morte. Chi sa di quanti altri disastri era colpevole!.... Ed io non

volevo morire! Amarla, possederla volevo, sentirla tremare sotto la

forza della mia volontà, domarla... annullarla, volevo!

Annullarla! Per parecchi giorni fui sotto l'ossessione di questa idea!

Vendicare gli altri e me, impedirle di esercitare sopra nuove

innocenti creature la sua malefica influenza! Nello stesso tempo, mi

sembrava di compire un gran sacrilegio attentando soltanto col

pensiero alla sua perfetta bellezza. Chi ero io da pretendere di

essere riamato da lei? Non era anche troppo ch'ella mi avesse permesso

di continuare ad amarla e di ripeterglielo quante volte mi fosse

piaciuto?--Può arrivare un giorno, un momento!....--Non significava:

Sperate?

Cercai nei giornali la notizia di quel suicidio; nessuno ne faceva

cenno. Aveva ella mentito?... Riflettei che non mi aveva detto che

colui si fosse ammazzato a Firenze o in qualche altra città italiana.

Era tornato, probabilmente a Pietroburgo, lusingandosi di sfuggire al

letale potere di lei.... Ma inutilmente! Ella aveva reciso il filo di

quella vita come una inesorabile parca, da lontano!.. Neppure io avrei

potuto evitarla, se tardavo ancora, se non mi decidevo.... E mi

decisi, una notte, dopo lungo dibattermi tra le smanie dell'insonnia e

della passione che più non distinguevo se fosse amore o odio, o l'uno

e l'altro insieme. E mi immersi sùbito in un sonno così profondo da

impensierire le persone dell'albergo. Quando risolsero di accertarsi

se stavo male, erano le due pomeridiane.

Mi sentivo calmo, e non me ne maravigliavo. Il mio primo pensiero,

appena scosso dalla voce del cameriere, era stato:

--Annullarla!

Delitto ideale · 第 7 / 8 段