--Non vi sembra di essere ridicoli?--soggiunse Cagli.--Vorreste

diventare due volgari adulteri? Eh, via! Eh, via!

Il colpo era fatto.

Gissi e la signora si trovarono, con una mossa involontaria, l'una di

faccia all'altro, l'una con gli occhi in quelli dell'altro, ridicoli

come quegli aveva detto, nient'altro che ridicoli, e rossi tutti e due

dalla vergogna di riconoscersi tali, mentre nei giorni scorsi si erano

creduti sopraffatti da fiero tragico destino.

E tutto finì là!

--Caro Remossi--disse maliziosamente Gramoglia--dobbiamo proprio

crederti?... Tutto finì là?

--Io ti credo--soggiunse il Mazzani.--Hai raccontato con troppa

calorosa sincerità e con troppi particolari, da non lasciar nessun

dubbio su la veridicità del fatto.... Ma esso non prova niente contro

la teorica dei _predestinati_. Il tuo amico Roberto Cagli non era del

bel numero; ecco tutto.

CHI SA?

A FANNY ZAMPINI-SALAZAR.

Era scettico ed egoista? O si compiaceva, per vanità, di mostrarsi

tale?

Io gli volevo bene, non ostante i suoi grandi difetti; probabilmente

per essi. Vi sono cattive qualità che attraggono in modo

straordinario; forse perchè dànno l'illusione di nascondere, sotto la

loro malvagia apparenza, qualità opposte, degne di ammirazione e che

servono da compenso. Il fascino di certi delinquenti, di certe

malefiche donne può spiegarsi così.

Federico Toacci aveva l'impudenza delle sue azioni, e questo faceva

qualche volta sospettare ch'egli esagerasse raccontandole.

Soleva dire:

--Io non credo all'abnegazione e al sacrificio perchè le stimo virtù

inumane; e per ciò non li pratico.

Il dovere di ogni individuo consiste nel procurarsi, con qualunque

mezzo, quel che può soddisfare i suoi bisogni, i suoi desideri, e

renderlo felice.

La morale è stata inventata da colui che voleva impedire agli altri il

conseguimento di un bene creduto degno di esser riserbato a lui solo.

Il codice è il libro più prezioso del mondo perchè indica la maniera

come si possa nuocere agli altri, evitando di nuocere a sè stessi.

L'amore non vale il tempo, le forze e i quattrini che si sciupano per

acquistarlo. Bisogna prenderlo come viene, quando viene, da chiunque

viene, senza guardar molto pel sottile. Tanto, esso è una

sciocchissima cosa, di cui abbiamo fatto il pernio della vita forse

per dimostrare che la vita non vale niente di meglio.--

E se qualcuno gli faceva notare che parecchie sue azioni

contradicevano gli aforismi da lui solennemente e ripetutamente

proclamati, egli rispondeva:

--Il poter fare il contrario di quel che si pensa e si sente è la

miglior prova che uno possa dare a sè stesso della propria assoluta

indipendenza e della libertà che possiede.

Una volta mi disse:

--Cattiva giornata oggi! Ho dovuto fare una buona azione, con la

semplice lusinga che essa ne faccia commettere parecchie cattive.

--Che cosa hai fatto?

--Ho prestato mille lire a un tale che non ardiva di chiedermele

perchè era certo--diceva--di non potere restituirmele.

--Ebbene?

--Non capisci che se fosse stato vero, me le avrebbe invece

insistentemente richieste?

--Te le restituirà dunque.

--No, giacchè ora sa che io non conto più su la sua restituzione.

--Perchè gliel'hai date?

--Per togliermi la tentazione di credere che vi sia una persona onesta

in questo mondo.

--E se, contrariamente a quel che tu sospetti, costui verrà a

restituirti, presto o tardi, le mille lire?

--Penserò che, tra qualche tempo, vorrà chiedermene dieci mila, per

fare un colpo più grosso. L'onestà è un calcolo profondo; è l'impiego

d'un capitale ideale con gl'interessi al mille per cento....

--Oh!...

--.... in questo, o nell'altro mondo per coloro che credono.

--Eppure tu fai tante cose in ossequio alla morale, alle leggi, alle

convenienze sociali!

--L'uomo non è perfetto. Vuol dire che sono un onesto anch'io, a

intervalli, a grandi intervalli per fortuna.

Sì, era vero: Federico Toacci godeva la vita senza scrupoli, senza

ritegni, al pari di tanti altri, che però si guardano bene di

formulare in ispietati aforismi le norme della loro condotta.

Rimasto libero a ventidue anni da ogni soggezione di famiglia, educato

fuori di casa, lontano, a Parigi e a Londra--perchè i suoi genitori si

erano divisi quasi subito dopo la nascita di lui e il padre non avea

voluto impacci tenendolo presso di sè come gli era stato accordato

dalla legge, nè la madre si era più ricordata, nel disordine della sua

esistenza, di avere un figliuolo--bello, straricco, sviluppato

precocemente in ambienti dov'era difficile farsi una ben chiara idea

del bene e del male, egli si era formato da sè una particolare

filosofia sperimentale e aveva conformato ad essa tutti gli atti della

sua vita.

Spesso mi viene il sospetto ch'egli fosse un sentimentale camuffato da

scettico e da egoista. Era certamente un orgoglioso che non voleva

essere ingannato da nessuno, e che pel timore di far ridere della sua

bontà naturale e della sua buona fede, s'inducesse, come ho detto, ad

esagerare le apparenze dal lato cattivo.

Ricordo, a questo proposito, due fatti.

Primo, un gran pranzo dato da lui. La lettera d'invito diceva: _Per

celebrare un mesto avvenimento. N. B. In abito chiaro_.

La tavola era sparsa di crisantemi bianchi. La tovaglia e i tovaglioli

orlati a lutto. Le massicce fruttiere d'argento, velate di crespo

nero.

Nessuno degli invitati si era maravigliato di quella stravaganza, ma

tutti eravamo curiosissimi di saperne la ragione.

Allo sciampagna, rizzatosi in piedi e tenendo con una mano la coppa

ricolma, egli disse con tono scherzevole:

--Un'umile ragazza si è suicidata... per me. È il primo caso che mi

càpita. Lascio cascare una lagrima nella mia coppa, e bevo in onore di

quest'avvenimento, che può essere una verità o una menzogna. Amici,

fate altrettanto!

Nessuno di noi osò di bere.

Egli vuotò la coppa, ci guardò sorridendo ironicamente ed esclamò:

--Mi compiaccio di apprendere che ho ancora qualcosa da insegnare ai

miei amici.

Io gli dissi:

--Tu hai paura di sembrare commosso a chi fai pena.

--Mi mancava soltanto la commiserazione di qualcuno!

E accese con indifferenza una sigaretta.

Il pranzo finì freddamente.

Due anni dopo, accompagnavo un amico di provincia che voleva osservare

non ricordo più qual monumento al camposanto.

In quella sera di ottobre, col cielo coperto di nuvole, un po' umida e

fredda, la città dei morti era deserta. Per ciò fui stupito di

scoprire, in fondo a un viale, un uomo inginocchiato davanti a un

monumento che non avevo avuto occasione di vedere prima e che sembrava

bello anche da lontano. Sur un piedistallo di marmo scuro, un angelo

di bronzo spiegava le ali levando in alto le braccia aperte, quasi

stesse per spiccare il volo verso il cielo e in atto di offerta.

Ci accostammo.

--Tu!--esclamai maravigliato, riconoscendo Federico Toacci.

E mi chinai a leggere l'iscrizione. Essa diceva:

A UN'UMILE

MORTA PER AMORE

Guardai Federico con lunga occhiata significativa.

--T'inganni--egli disse col solito ironico accento, tirandomi da

parte.--Questo monumento mi è servito bene presso altre donne. Ho dato

appuntamento qui a una bellissima signora che vuol essere commossa

prima di tradire il marito. Ha tante furberie il cuore umano!... Mi

rincresce che ella sia in ritardo. Volevo farmi sorprendere

ginocchioni davanti a questo monumentino.... Fammi il piacere di

allontanarti col tuo amico.... Eccola--soggiunse, indicandomi una

signora vestita a bruno che s'inoltrava pel viale.

Invece, quella signora, brutta e vecchia inglese, ci passò davanti, si

fermò un istante ad osservare con l'occhialino l'angelo che spiegava

le ali, e torse a destra infilando un altro viale.

Io feci in modo da accertarmi, non visto, se Federico Toacci si fosse

ingannato, e mi avesse detto la verità.

Lo vidi andar via dopo un pezzo, guardando cautamente attorno, senza

che nessuna signora fosse venuta a sorprenderlo ginocchioni davanti al

monumento da lui eretto all'umile suicida per amore.

Così mi è nato il sospetto che ci siano al mondo anche gl'ipocriti

dello scetticismo e dell'egoismo, e che il mio amico fosse di questi.

È morto di tifo a trentacinque anni, e nessuno ha potuto conoscere con

certezza se egli sia stato proprio scettico ed egoista, e se si sia

compiaciuto, per vanità, di mostrarsi sempre tale.

LA EVOCATRICE

A CORDELIA.

--Andiamo! Voi credete agli Spiriti, come le donnicciole?

--Che maraviglia? Ci credono tanti grandi scienziati, il Crookes, il

Vallace, ecc.

--Scienziati falliti! Scienziati per modo di dire!

--Siete temerario, caro amico--riprese il dottor Maggioli--giudicando

così alla lesta lo scopritore della materia radiante e l'emulo del

Darwin. In quanto a me, sono modesto come si conviene a chi non si è

occupato di questo genere di studi venuti in voga quando l'età non mi

consentiva più di sperimentare. Non ho detto, intanto, che credo agli

Spiriti; ma mi stimerei presuntuoso, se osassi di affermare che non

posso crederci affatto. Non ho nessuna ragione per esprimere un

giudizio di questa sorta. Ho settant'anni, e tra poco mi sarà dato

conoscere _de visu_ come stanno le cose dell'altro mondo. Ne ho una

grande curiosità, ve lo confesso.

--Non capisco, mi scusi.

--Forse mi sono spiegato male. Insomma io dichiaro di non avere nessun

solido argomento per affermare o negare scientificamente l'esistenza

degli Spiriti quantunque, l'unica volta che mi son lasciato indurre a

tentar di vederli, la prova sia riuscita negativa.

--Lo credo bene!

--Io però, da quella prova mal riuscita, non mi stimo autorizzato a

dire che il Crookes, il Vallace e tanti altri sperimentatori di buona

fede si siano ingannati o siano stati ingannati.

--Ma la Scienza....

--La Scienza la fanno gli scienziati a furia di sbagliare. Quella di

ieri non è più questa di oggi; e quella di domani sarà un'altra cosa.

Risolto un problema, se ne presentano nuovi e più complicati e più

astrusi. Certe volte gli scienziati si seccano di vederseli affacciare

davanti, e chiudono gli occhi e si turano gli orecchi per vivere un

po' in pace e non guardare nè udire. Ma non per ciò i nuovi problemi

dileguano. Allora qualche scienziato, più curioso o più ardito degli

altri, socchiude gli occhi e osserva, timidamente dapprima, per non

scandalizzare i colleghi; poi l'amore della verità ne può più

dell'orgoglio personale; e così la Scienza fa un altro passo, e

l'assurdo di oggi diviene la conquista assodata del giorno dopo.

--Lo sappiamo, dottore! Ma, riguardo agli Spiriti, non si tratta di

fatti che possono cadere sotto gli occhi, da osservarsi col

microscopio, da analizzare col crogiuolo. Fantasie di menti deboli,

allucinazioni di sensi malati, credenze di femminucce, resti di

tradizioni primitive, quando l'uomo ancora selvaggio si dava una

spiegazione superficiale dei fenomeni della natura e credeva l'ombra

un duplicato della sua persona.... Se la scienza dovesse tener conto

di tali sciocchezze, starebbe fresca!

--Di tutto deve tener conto. Per ciò io, che sono scienziato così così

per aver studiato e praticato la più materiale tra le scienze, la

medicina, non arrossisco di far sapere che ho tentato anche di _vedere_

gli Spiriti il giorno che un amico venne a dirmi:--Vuoi vederli? Io ho

avuto paura e ho interrotto a mezzo l'esperimento.--Quel mio amico, uomo

serio, coltissimo, un po' artista, un po' filosofo nel miglior senso di

questa parola, intelligenza aperta ai quattro venti del pensiero,

s'interessava dei grandi problemi contemporanei, politici, economici,

religiosi, scientifici, leggendo tutto, approfondendo tutto con ardore

indomabile. Non aveva altro da fare; il suo largo patrimonio gli

permetteva questo lusso intellettuale senza fargli trascurare il resto.

Ultimamente dunque aveva preso, com'egli diceva, il dirizzone degli

studi spiritici, e si era formato la convinzione che gli Spiriti sono

una realtà come un'altra, d'ordine superiore, se si voleva, ma da non

poterne più dubitare. E siccome io gli rispondevo:--Bisogna attendere

ancora!--egli si spazientiva delle mie esitanze in faccia a tante e

tante prove, quante forse--soggiungeva--non ne hanno parecchi fatti

ormai entrati nel dominio della storia e tenuti per certi da tutti. Io

veramente non negavo i fenomeni, i fatti; dubitavo della spiegazione di

essi. Alla mia età non s'intraprendono neppur con la mente esplorazioni

in regioni ignote, e si diffida sempre un po' delle relazioni dei

viaggiatori che le hanno visitate la prima volta.

Il giorno però ch'egli venne a dirmi:--Vuoi vedere gli Spiriti? Io ho

avuto paura e ho interrotto a mezzo l'esperimento--mi lasciai vincere

dalla curiosità. Perchè non aver fiducia in un uomo come lui?

--Che cosa bisogna fare per vederli?--gli domandai dopo qualche

istante di riflessione.

--Venire domani a casa mia. Io avviserò la _evocatrice_.

--La _medium_ vuoi dire.

--No. La persona di cui ti parlo non cade in _tranche_, cioè: non si

addormenta, non entra in catalessi; èvoca, con potere misterioso, in

pieno giorno, semplicemente, per via di certi suoi scongiuri.

--È una maga, a quel che pare.

--È una povera donna, secca, pallida, malaticcia, vestita

sciattamente, che vive, credo, di elemosina....

--E col mestiere di fattucchiera,--lo interruppi, ridendo.

--Niente affatto. Chiede soltanto cose strane che dice indispensabili

all'evocazione: un po' di sale, un po' di olio, una candela benedetta,

di quelle che si adoprano nella settimana santa.

--Uh!--feci, alzando le spalle.

--Probabilmente nemmeno il sale, l'olio e la candela benedetta sono

necessari; forse servono per provocare l'azione fluidica del suo

organismo; mezzi meccanici, più che altro, da eccitare la sua

fantasia.

--Tu spieghi tutto!

--Ho detto probabilmente; e quando la vedrai operare, la mia ipotesi

non ti parrà stramba.

--Com'è che tu hai avuto paura?

--Ecco: eravamo nel mio studio, io e lei, con l'uscio aperto sul

corridoio. Ella cominciò a brontolare le sue evocazioni inginocchiata

dietro una tenda del balcone, con davanti l'orciolino di terracotta

pieno di olio, la candela accesa e il piattino col sale. Di tratto in

tratto, prendeva un pizzico di sale e lo buttava nell'orciolino. Mi

ero situato in maniera da poter seguire, sbirciando da un lato della

tenda, l'operazione. Ero tranquillo, in vivissima aspettativa, sì, ma

anche un po' incredulo. Mi pareva impossibile che quella povera donna,

quel fantasma di donna dovrei dire, possedesse così alto potere....

--E allora....

--Allora, tienlo a mente, di pieno giorno, all'improvviso, veggo il

corridoio illuminarsi con luce più splendida della solare e sento

sùbito un fruscio di passi e di stoffa.... Ho avuto paura!... Mi son

messo a gridare:--No! No!... Basta!--coprendomi gli occhi con le mani.

Tremavo come un bambino, sudavo freddo.

--Quella donna aveva contato su la tua immaginazione, l'aveva eccitata

con lo strano apparecchio di quei riti....

--T'inganni. Ho pensato così di primo acchito; ma poi, riflettendo

bene.... In due, saremo più forti. Vuoi provare?

--Proviamo!

Il dottor Maggioli s'interruppe per guardare attorno, nel salotto, e

interrogare le signore che erano state ad ascoltare con evidenti segni

di abbrividimento.

--Non vuol farci dormire questa notte!--disse la baronessa Lanari.

--Appunto, volevo sapere da lei se debbo o no proseguire....

--Ormai!--fece la baronessa.--E poi ella ha detto che la prova è

fallita....

--Non ricordo più--rispose il dottore--chi abbia scritto: «Se venissero a

riferirmi che un tale ha portato via il Colosseo, prima di rispondere:--È

impossibile--andrei a vedere.» Io la penso come costui; e gli scienziati,

secondo me, dovrebbero comportarsi così. Fui puntuale, all'ora fissata;

la donna arrivò poco dopo. Il severo studio del mio amico aveva due

balconi, uno a levante, l'altro a mezzogiorno, e una larga ondata di sole

lo invadeva in quel punto.--Ho avuto a stento il permesso--disse la

evocatrice.--Da chi?--domandai.--Dai miei superiori--rispose

semplicemente.--Questo signore è un incredulo--soggiunse rivolta al mio

amico.--E gli spiriti non si mostrano volentieri a chi non crede.--Voglio

credere--dissi.--Sono qui per questo. Costei--pensavo intanto--mette le

mani avanti! E la osservai attentamente mentre si accingeva a disporre

dietro la tenda del balcone l'orciolo con l'olio, la candela accesa e il

piattino col sale. Nessun indizio di furberia su quel viso, ma una grande

stanchezza, la stanchezza della miseria.--E chi vi ha insegnato?--le

domandai.--Mia madre--rispose. Stiano attenti. Gli spiriti non entreranno

qui; attraverseranno il corridoio, passando davanti all'uscio.--E si

nascose dietro la tenda. Parlava con tale sicurezza, da spingermi a

pensare: Tu forse stai per vedere un prodigio! Eravamo, il mio amico ed

io, in piedi, in faccia all'uscio. A un tratto, il mio amico mi afferra

una mano, e comincia a stringermela forte. Non mi distolsi dal guardare

verso il corridoio, pur comprendendo che quegli aveva paura. Io mi

sentivo tranquillissimo, senza diffidenza.... Dieci minuti di intensa

aspettazione.... e la donna uscì fuori dalla tenda.

--Ha veduto?--disse.

--No.

--Non li hai veduti?--esclamò il mio amico quasi balbettando.

Era pallido come un morto.

--Sette--soggiunse.--Li ho contati; quattro donne e tre uomini....

come fatti di nebbia, con lunghe tuniche bianche.... Sono passati

lentamente.... Ti ho stretto forte la mano nel terribile momento. E

quella gran luce?

--Non ho visto nulla!

--Non crede!--disse la donna.--Per vedere bisogna avere la grazia....

Forse è così: bisogna avere la grazia, come ella si esprimeva, cioè

una disposizione naturale, una facoltà speciale.... Che ne sappiamo? E

il mio amico è rimasto talmente convinto di non essere stato vittima

di un'allucinazione, che è morto sospettando sempre della mia buona

fede. Ha creduto che io abbia negato di aver visto per cocciutaggine

di medico materialista. E non è vero.

L'INESPLICABILE

A GIUSEPPE DRAGONETTO.

--Vorrei spiegarmi meglio, caro dottore, ma non so. Più ripenso al mio

caso, più tento di veder bene tra la nebbia che mi avvolge la mente, e

più sento sconvolgermi l'intelligenza. Sono già al confine della

pazzia? Un altro passo e la mia ragione si smarrirà per sempre nella

tenebra dell'incoscienza?... È terribile, dottore! No, non mi dite

niente, state ad ascoltarmi; abbiate pazienza. Siccome il mio male è

tutto qui, nella testa, e non ha sintomi fisici, voi non indovinereste

nulla se io non parlassi. E per parlare, anzi per far lo sforzo di

pensare e di parlare con qualche ordine, ho bisogno di non essere

interrotto. Il mio cervello non funziona regolarmente; ha strane

intermittenze. L'imbroglio consiste in questo: io non distinguo più

tra sogno e realtà, tra fatti fantasticati in momenti di strana

esaltazione e fatti realmente avvenuti.... Così, proprio così! Voi

sorridete incredulo.... M'inganno? Tanto meglio.

Intorno ad alcuni avvenimenti non ho nessun dubbio.

Notiamo la data: nove mesi fa. Notiamo il luogo: Firenze. Ero arrivato

la sera avanti. Due giorni prima, mi trovavo a Napoli, deciso di

starvi fino alla metà di giugno. Nella stagione di primavera Napoli è

un paradiso. Vi ero andato per godermi questo paradiso, e per

nient'altro.

Avevo passato mezza giornata nell'Aquario tra le meraviglie della vita

sottomarina.... Improvvisamente, quasi mi fosse stato suggerito

all'orecchio da qualcuno, io pensai:--Va' a Firenze!... Va' a

Firenze!--Mi stava davanti agli occhi una mirabile aiuola di attinie e

di coralli che si agitavano, che palpitavano con le loro creste

filamentose: e tra i coralli e le attinie, magnifici polipi, di cui

ora non ricordo il nome, allungavano i tentacoli, si gonfiavano, si

aprivano simili a viventi ventagli, si restringevano e quasi sparivano

confondendosi con la vegetazione rosata. Altri piccoli molluschi,

cavallini di mare, se non sbaglio, idre, meduse, salivano e scendevano

nella limpidissima acqua dietro il grosso cristallo; paguri, che si

eran formati una casa con grosse conchiglie, erravano qua e là, ora

lenti ora rapidi, sul suolo ghiaioso, movendo le gambe rimaste fuori

dal guscio.... E, di nuovo, quel suggerimento quella inattesa

ispirazione: Va' a Firenze!

In quei giorni, io non vi avevo pensato neppur di sfuggita.... Ma,

ecco, ora ricordo bene. Mentre guardavo intentamente quel maraviglioso

spettacolo acquatico, due signore si erano fermate un istante vicino a

me. Fiorentine, si capiva dall'accento.... Quale di esse aveva quella

voce così melodiosa, da spingermi a guardarla? Ed ero rimasto deluso.

La voce mi aveva fatto supporre una bellezza giovane e fresca....

Invece!... Colei non era giovane, nè bella. Può darsi che il

suggerimento:--Va' a Firenze!--sia stato prodotto dalla malìa di quel

suono. Malìa, ho detto benissimo; giacchè non potei sottrarmi alla sua

azione.

Quando uscii dall'Acquario, l'incantevole tratto di marina là accanto

era suffuso della tenera luce del tramonto; i viali della Villa quasi

deserti, e pieni di misteriose ombre e di frescura; e laggiù, il

Vesuvio con un sottile pennacchio di fumo, tutto dorato dagli ultimi

raggi del sole, e quasi sorgente dalle onde per ottica illusione....

Guardai distrattamente il divino scenario che venivo ad ammirare ogni

giorno insaziabilmente, scoprendolo rinnovato sempre dalla varietà

della luce, secondo le ore della giornata.... E tornai a pensare: Va'

a Firenze!

Non vi sembra strana questa insistenza suggestiva? Oh, non sembrerebbe

strana neppure a me, se poi non fosse accaduto quel che accadde!....

Partii il giorno dopo, senza maravigliarmi della mia risoluzione,

quasi la gita a Firenze fosse stata segnata nell'itinerario del mio

viaggio. Soltanto arrivato colà, mi domandai stupito:--Che cosa son

venuto a farvi? Ormai!...--e uscii dall'albergo e infilai la prima via

che mi capitò davanti.... Cinque minuti dopo, mi trovavo in _Piazza

dell'Indipendenza_....

Oh, questo non è sogno! Ricordo benissimo, ho coscienza della

realtà....

La bionda signora mi era passata accanto inondando l'aria del suo

profumo, sotto l'ombrellino con strisce gialle e bianche ornato di

larghe trine.... La veste di leggerissima stoffa, con strisce gialle e

bianche anch'essa ma più strette, ne modellava elegantemente la

persona svelta e sottile. Non avevo potuto osservarla in viso, così

rapidamente mi aveva oltrepassato. Vedevo, sotto i riflessi

dell'ombrellino, l'oro dei suoi copiosi capelli rialzati su la nuca,

dai quali sfuggivano alcune ciocchettine che tremavano a ogni passo,

come cosa viva.

Fui tentato di seguirla, di raggiungerla, per la sola curiosità di

conoscere se l'aspetto corrispondeva alla elegantissima linea della

persona.

In quel punto, ella svoltava per via _Enrico Poggi_--via appartata,

silenziosa, con case che paiono villini--e suonava a un portoncino. Si

era voltata al rumore dei miei passi, un po' contrariata, mi parve,

che qualcuno l'avesse seguita.... Così potei accertarmi che ella era

bellissima. Visione di un istante! All'aprirsi del portoncino avevo

intravveduto un andito con busti in marmo, grandi vasi con piante e,

in fondo, una vetrata con vetri colorati.... Il portoncino si era

richiuso.

Tornai addietro lentamente, conturbato dalla rapida visione, quasi

qualche parte di me fosse penetrata là, dietro a colei, ed io ne

sentissi la mancanza. Giacchè sùbito provai la viva sensazione di

rivedere con l'imaginazione quell'andito e d'inoltrarmi dietro a

l'incognita per le stanze, oltre la vetrata con vetri a colori.

Delitto ideale · 第 6 / 8 段