diventare due volgari adulteri? Eh, via! Eh, via!
Il colpo era fatto.
Gissi e la signora si trovarono, con una mossa involontaria, l'una di
faccia all'altro, l'una con gli occhi in quelli dell'altro, ridicoli
come quegli aveva detto, nient'altro che ridicoli, e rossi tutti e due
dalla vergogna di riconoscersi tali, mentre nei giorni scorsi si erano
creduti sopraffatti da fiero tragico destino.
E tutto finì là!
--Caro Remossi--disse maliziosamente Gramoglia--dobbiamo proprio
crederti?... Tutto finì là?
--Io ti credo--soggiunse il Mazzani.--Hai raccontato con troppa
calorosa sincerità e con troppi particolari, da non lasciar nessun
dubbio su la veridicità del fatto.... Ma esso non prova niente contro
la teorica dei _predestinati_. Il tuo amico Roberto Cagli non era del
bel numero; ecco tutto.
CHI SA?
A FANNY ZAMPINI-SALAZAR.
Era scettico ed egoista? O si compiaceva, per vanità, di mostrarsi
tale?
Io gli volevo bene, non ostante i suoi grandi difetti; probabilmente
per essi. Vi sono cattive qualità che attraggono in modo
straordinario; forse perchè dànno l'illusione di nascondere, sotto la
loro malvagia apparenza, qualità opposte, degne di ammirazione e che
servono da compenso. Il fascino di certi delinquenti, di certe
malefiche donne può spiegarsi così.
Federico Toacci aveva l'impudenza delle sue azioni, e questo faceva
qualche volta sospettare ch'egli esagerasse raccontandole.
Soleva dire:
--Io non credo all'abnegazione e al sacrificio perchè le stimo virtù
inumane; e per ciò non li pratico.
Il dovere di ogni individuo consiste nel procurarsi, con qualunque
mezzo, quel che può soddisfare i suoi bisogni, i suoi desideri, e
renderlo felice.
La morale è stata inventata da colui che voleva impedire agli altri il
conseguimento di un bene creduto degno di esser riserbato a lui solo.
Il codice è il libro più prezioso del mondo perchè indica la maniera
come si possa nuocere agli altri, evitando di nuocere a sè stessi.
L'amore non vale il tempo, le forze e i quattrini che si sciupano per
acquistarlo. Bisogna prenderlo come viene, quando viene, da chiunque
viene, senza guardar molto pel sottile. Tanto, esso è una
sciocchissima cosa, di cui abbiamo fatto il pernio della vita forse
per dimostrare che la vita non vale niente di meglio.--
E se qualcuno gli faceva notare che parecchie sue azioni
contradicevano gli aforismi da lui solennemente e ripetutamente
proclamati, egli rispondeva:
--Il poter fare il contrario di quel che si pensa e si sente è la
miglior prova che uno possa dare a sè stesso della propria assoluta
indipendenza e della libertà che possiede.
Una volta mi disse:
--Cattiva giornata oggi! Ho dovuto fare una buona azione, con la
semplice lusinga che essa ne faccia commettere parecchie cattive.
--Che cosa hai fatto?
--Ho prestato mille lire a un tale che non ardiva di chiedermele
perchè era certo--diceva--di non potere restituirmele.
--Ebbene?
--Non capisci che se fosse stato vero, me le avrebbe invece
insistentemente richieste?
--Te le restituirà dunque.
--No, giacchè ora sa che io non conto più su la sua restituzione.
--Perchè gliel'hai date?
--Per togliermi la tentazione di credere che vi sia una persona onesta
in questo mondo.
--E se, contrariamente a quel che tu sospetti, costui verrà a
restituirti, presto o tardi, le mille lire?
--Penserò che, tra qualche tempo, vorrà chiedermene dieci mila, per
fare un colpo più grosso. L'onestà è un calcolo profondo; è l'impiego
d'un capitale ideale con gl'interessi al mille per cento....
--Oh!...
--.... in questo, o nell'altro mondo per coloro che credono.
--Eppure tu fai tante cose in ossequio alla morale, alle leggi, alle
convenienze sociali!
--L'uomo non è perfetto. Vuol dire che sono un onesto anch'io, a
intervalli, a grandi intervalli per fortuna.
Sì, era vero: Federico Toacci godeva la vita senza scrupoli, senza
ritegni, al pari di tanti altri, che però si guardano bene di
formulare in ispietati aforismi le norme della loro condotta.
Rimasto libero a ventidue anni da ogni soggezione di famiglia, educato
fuori di casa, lontano, a Parigi e a Londra--perchè i suoi genitori si
erano divisi quasi subito dopo la nascita di lui e il padre non avea
voluto impacci tenendolo presso di sè come gli era stato accordato
dalla legge, nè la madre si era più ricordata, nel disordine della sua
esistenza, di avere un figliuolo--bello, straricco, sviluppato
precocemente in ambienti dov'era difficile farsi una ben chiara idea
del bene e del male, egli si era formato da sè una particolare
filosofia sperimentale e aveva conformato ad essa tutti gli atti della
sua vita.
Spesso mi viene il sospetto ch'egli fosse un sentimentale camuffato da
scettico e da egoista. Era certamente un orgoglioso che non voleva
essere ingannato da nessuno, e che pel timore di far ridere della sua
bontà naturale e della sua buona fede, s'inducesse, come ho detto, ad
esagerare le apparenze dal lato cattivo.
Ricordo, a questo proposito, due fatti.
Primo, un gran pranzo dato da lui. La lettera d'invito diceva: _Per
celebrare un mesto avvenimento. N. B. In abito chiaro_.
La tavola era sparsa di crisantemi bianchi. La tovaglia e i tovaglioli
orlati a lutto. Le massicce fruttiere d'argento, velate di crespo
nero.
Nessuno degli invitati si era maravigliato di quella stravaganza, ma
tutti eravamo curiosissimi di saperne la ragione.
Allo sciampagna, rizzatosi in piedi e tenendo con una mano la coppa
ricolma, egli disse con tono scherzevole:
--Un'umile ragazza si è suicidata... per me. È il primo caso che mi
càpita. Lascio cascare una lagrima nella mia coppa, e bevo in onore di
quest'avvenimento, che può essere una verità o una menzogna. Amici,
fate altrettanto!
Nessuno di noi osò di bere.
Egli vuotò la coppa, ci guardò sorridendo ironicamente ed esclamò:
--Mi compiaccio di apprendere che ho ancora qualcosa da insegnare ai
miei amici.
Io gli dissi:
--Tu hai paura di sembrare commosso a chi fai pena.
--Mi mancava soltanto la commiserazione di qualcuno!
E accese con indifferenza una sigaretta.
Il pranzo finì freddamente.
Due anni dopo, accompagnavo un amico di provincia che voleva osservare
non ricordo più qual monumento al camposanto.
In quella sera di ottobre, col cielo coperto di nuvole, un po' umida e
fredda, la città dei morti era deserta. Per ciò fui stupito di
scoprire, in fondo a un viale, un uomo inginocchiato davanti a un
monumento che non avevo avuto occasione di vedere prima e che sembrava
bello anche da lontano. Sur un piedistallo di marmo scuro, un angelo
di bronzo spiegava le ali levando in alto le braccia aperte, quasi
stesse per spiccare il volo verso il cielo e in atto di offerta.
Ci accostammo.
--Tu!--esclamai maravigliato, riconoscendo Federico Toacci.
E mi chinai a leggere l'iscrizione. Essa diceva:
A UN'UMILE
MORTA PER AMORE
Guardai Federico con lunga occhiata significativa.
--T'inganni--egli disse col solito ironico accento, tirandomi da
parte.--Questo monumento mi è servito bene presso altre donne. Ho dato
appuntamento qui a una bellissima signora che vuol essere commossa
prima di tradire il marito. Ha tante furberie il cuore umano!... Mi
rincresce che ella sia in ritardo. Volevo farmi sorprendere
ginocchioni davanti a questo monumentino.... Fammi il piacere di
allontanarti col tuo amico.... Eccola--soggiunse, indicandomi una
signora vestita a bruno che s'inoltrava pel viale.
Invece, quella signora, brutta e vecchia inglese, ci passò davanti, si
fermò un istante ad osservare con l'occhialino l'angelo che spiegava
le ali, e torse a destra infilando un altro viale.
Io feci in modo da accertarmi, non visto, se Federico Toacci si fosse
ingannato, e mi avesse detto la verità.
Lo vidi andar via dopo un pezzo, guardando cautamente attorno, senza
che nessuna signora fosse venuta a sorprenderlo ginocchioni davanti al
monumento da lui eretto all'umile suicida per amore.
Così mi è nato il sospetto che ci siano al mondo anche gl'ipocriti
dello scetticismo e dell'egoismo, e che il mio amico fosse di questi.
È morto di tifo a trentacinque anni, e nessuno ha potuto conoscere con
certezza se egli sia stato proprio scettico ed egoista, e se si sia
compiaciuto, per vanità, di mostrarsi sempre tale.
LA EVOCATRICE
A CORDELIA.
--Andiamo! Voi credete agli Spiriti, come le donnicciole?
--Che maraviglia? Ci credono tanti grandi scienziati, il Crookes, il
Vallace, ecc.
--Scienziati falliti! Scienziati per modo di dire!
--Siete temerario, caro amico--riprese il dottor Maggioli--giudicando
così alla lesta lo scopritore della materia radiante e l'emulo del
Darwin. In quanto a me, sono modesto come si conviene a chi non si è
occupato di questo genere di studi venuti in voga quando l'età non mi
consentiva più di sperimentare. Non ho detto, intanto, che credo agli
Spiriti; ma mi stimerei presuntuoso, se osassi di affermare che non
posso crederci affatto. Non ho nessuna ragione per esprimere un
giudizio di questa sorta. Ho settant'anni, e tra poco mi sarà dato
conoscere _de visu_ come stanno le cose dell'altro mondo. Ne ho una
grande curiosità, ve lo confesso.
--Non capisco, mi scusi.
--Forse mi sono spiegato male. Insomma io dichiaro di non avere nessun
solido argomento per affermare o negare scientificamente l'esistenza
degli Spiriti quantunque, l'unica volta che mi son lasciato indurre a
tentar di vederli, la prova sia riuscita negativa.
--Lo credo bene!
--Io però, da quella prova mal riuscita, non mi stimo autorizzato a
dire che il Crookes, il Vallace e tanti altri sperimentatori di buona
fede si siano ingannati o siano stati ingannati.
--Ma la Scienza....
--La Scienza la fanno gli scienziati a furia di sbagliare. Quella di
ieri non è più questa di oggi; e quella di domani sarà un'altra cosa.
Risolto un problema, se ne presentano nuovi e più complicati e più
astrusi. Certe volte gli scienziati si seccano di vederseli affacciare
davanti, e chiudono gli occhi e si turano gli orecchi per vivere un
po' in pace e non guardare nè udire. Ma non per ciò i nuovi problemi
dileguano. Allora qualche scienziato, più curioso o più ardito degli
altri, socchiude gli occhi e osserva, timidamente dapprima, per non
scandalizzare i colleghi; poi l'amore della verità ne può più
dell'orgoglio personale; e così la Scienza fa un altro passo, e
l'assurdo di oggi diviene la conquista assodata del giorno dopo.
--Lo sappiamo, dottore! Ma, riguardo agli Spiriti, non si tratta di
fatti che possono cadere sotto gli occhi, da osservarsi col
microscopio, da analizzare col crogiuolo. Fantasie di menti deboli,
allucinazioni di sensi malati, credenze di femminucce, resti di
tradizioni primitive, quando l'uomo ancora selvaggio si dava una
spiegazione superficiale dei fenomeni della natura e credeva l'ombra
un duplicato della sua persona.... Se la scienza dovesse tener conto
di tali sciocchezze, starebbe fresca!
--Di tutto deve tener conto. Per ciò io, che sono scienziato così così
per aver studiato e praticato la più materiale tra le scienze, la
medicina, non arrossisco di far sapere che ho tentato anche di _vedere_
gli Spiriti il giorno che un amico venne a dirmi:--Vuoi vederli? Io ho
avuto paura e ho interrotto a mezzo l'esperimento.--Quel mio amico, uomo
serio, coltissimo, un po' artista, un po' filosofo nel miglior senso di
questa parola, intelligenza aperta ai quattro venti del pensiero,
s'interessava dei grandi problemi contemporanei, politici, economici,
religiosi, scientifici, leggendo tutto, approfondendo tutto con ardore
indomabile. Non aveva altro da fare; il suo largo patrimonio gli
permetteva questo lusso intellettuale senza fargli trascurare il resto.
Ultimamente dunque aveva preso, com'egli diceva, il dirizzone degli
studi spiritici, e si era formato la convinzione che gli Spiriti sono
una realtà come un'altra, d'ordine superiore, se si voleva, ma da non
poterne più dubitare. E siccome io gli rispondevo:--Bisogna attendere
ancora!--egli si spazientiva delle mie esitanze in faccia a tante e
tante prove, quante forse--soggiungeva--non ne hanno parecchi fatti
ormai entrati nel dominio della storia e tenuti per certi da tutti. Io
veramente non negavo i fenomeni, i fatti; dubitavo della spiegazione di
essi. Alla mia età non s'intraprendono neppur con la mente esplorazioni
in regioni ignote, e si diffida sempre un po' delle relazioni dei
viaggiatori che le hanno visitate la prima volta.
Il giorno però ch'egli venne a dirmi:--Vuoi vedere gli Spiriti? Io ho
avuto paura e ho interrotto a mezzo l'esperimento--mi lasciai vincere
dalla curiosità. Perchè non aver fiducia in un uomo come lui?
--Che cosa bisogna fare per vederli?--gli domandai dopo qualche
istante di riflessione.
--Venire domani a casa mia. Io avviserò la _evocatrice_.
--La _medium_ vuoi dire.
--No. La persona di cui ti parlo non cade in _tranche_, cioè: non si
addormenta, non entra in catalessi; èvoca, con potere misterioso, in
pieno giorno, semplicemente, per via di certi suoi scongiuri.
--È una maga, a quel che pare.
--È una povera donna, secca, pallida, malaticcia, vestita
sciattamente, che vive, credo, di elemosina....
--E col mestiere di fattucchiera,--lo interruppi, ridendo.
--Niente affatto. Chiede soltanto cose strane che dice indispensabili
all'evocazione: un po' di sale, un po' di olio, una candela benedetta,
di quelle che si adoprano nella settimana santa.
--Uh!--feci, alzando le spalle.
--Probabilmente nemmeno il sale, l'olio e la candela benedetta sono
necessari; forse servono per provocare l'azione fluidica del suo
organismo; mezzi meccanici, più che altro, da eccitare la sua
fantasia.
--Tu spieghi tutto!
--Ho detto probabilmente; e quando la vedrai operare, la mia ipotesi
non ti parrà stramba.
--Com'è che tu hai avuto paura?
--Ecco: eravamo nel mio studio, io e lei, con l'uscio aperto sul
corridoio. Ella cominciò a brontolare le sue evocazioni inginocchiata
dietro una tenda del balcone, con davanti l'orciolino di terracotta
pieno di olio, la candela accesa e il piattino col sale. Di tratto in
tratto, prendeva un pizzico di sale e lo buttava nell'orciolino. Mi
ero situato in maniera da poter seguire, sbirciando da un lato della
tenda, l'operazione. Ero tranquillo, in vivissima aspettativa, sì, ma
anche un po' incredulo. Mi pareva impossibile che quella povera donna,
quel fantasma di donna dovrei dire, possedesse così alto potere....
--E allora....
--Allora, tienlo a mente, di pieno giorno, all'improvviso, veggo il
corridoio illuminarsi con luce più splendida della solare e sento
sùbito un fruscio di passi e di stoffa.... Ho avuto paura!... Mi son
messo a gridare:--No! No!... Basta!--coprendomi gli occhi con le mani.
Tremavo come un bambino, sudavo freddo.
--Quella donna aveva contato su la tua immaginazione, l'aveva eccitata
con lo strano apparecchio di quei riti....
--T'inganni. Ho pensato così di primo acchito; ma poi, riflettendo
bene.... In due, saremo più forti. Vuoi provare?
--Proviamo!
Il dottor Maggioli s'interruppe per guardare attorno, nel salotto, e
interrogare le signore che erano state ad ascoltare con evidenti segni
di abbrividimento.
--Non vuol farci dormire questa notte!--disse la baronessa Lanari.
--Appunto, volevo sapere da lei se debbo o no proseguire....
--Ormai!--fece la baronessa.--E poi ella ha detto che la prova è
fallita....
--Non ricordo più--rispose il dottore--chi abbia scritto: «Se venissero a
riferirmi che un tale ha portato via il Colosseo, prima di rispondere:--È
impossibile--andrei a vedere.» Io la penso come costui; e gli scienziati,
secondo me, dovrebbero comportarsi così. Fui puntuale, all'ora fissata;
la donna arrivò poco dopo. Il severo studio del mio amico aveva due
balconi, uno a levante, l'altro a mezzogiorno, e una larga ondata di sole
lo invadeva in quel punto.--Ho avuto a stento il permesso--disse la
evocatrice.--Da chi?--domandai.--Dai miei superiori--rispose
semplicemente.--Questo signore è un incredulo--soggiunse rivolta al mio
amico.--E gli spiriti non si mostrano volentieri a chi non crede.--Voglio
credere--dissi.--Sono qui per questo. Costei--pensavo intanto--mette le
mani avanti! E la osservai attentamente mentre si accingeva a disporre
dietro la tenda del balcone l'orciolo con l'olio, la candela accesa e il
piattino col sale. Nessun indizio di furberia su quel viso, ma una grande
stanchezza, la stanchezza della miseria.--E chi vi ha insegnato?--le
domandai.--Mia madre--rispose. Stiano attenti. Gli spiriti non entreranno
qui; attraverseranno il corridoio, passando davanti all'uscio.--E si
nascose dietro la tenda. Parlava con tale sicurezza, da spingermi a
pensare: Tu forse stai per vedere un prodigio! Eravamo, il mio amico ed
io, in piedi, in faccia all'uscio. A un tratto, il mio amico mi afferra
una mano, e comincia a stringermela forte. Non mi distolsi dal guardare
verso il corridoio, pur comprendendo che quegli aveva paura. Io mi
sentivo tranquillissimo, senza diffidenza.... Dieci minuti di intensa
aspettazione.... e la donna uscì fuori dalla tenda.
--Ha veduto?--disse.
--No.
--Non li hai veduti?--esclamò il mio amico quasi balbettando.
Era pallido come un morto.
--Sette--soggiunse.--Li ho contati; quattro donne e tre uomini....
come fatti di nebbia, con lunghe tuniche bianche.... Sono passati
lentamente.... Ti ho stretto forte la mano nel terribile momento. E
quella gran luce?
--Non ho visto nulla!
--Non crede!--disse la donna.--Per vedere bisogna avere la grazia....
Forse è così: bisogna avere la grazia, come ella si esprimeva, cioè
una disposizione naturale, una facoltà speciale.... Che ne sappiamo? E
il mio amico è rimasto talmente convinto di non essere stato vittima
di un'allucinazione, che è morto sospettando sempre della mia buona
fede. Ha creduto che io abbia negato di aver visto per cocciutaggine
di medico materialista. E non è vero.
L'INESPLICABILE
A GIUSEPPE DRAGONETTO.
--Vorrei spiegarmi meglio, caro dottore, ma non so. Più ripenso al mio
caso, più tento di veder bene tra la nebbia che mi avvolge la mente, e
più sento sconvolgermi l'intelligenza. Sono già al confine della
pazzia? Un altro passo e la mia ragione si smarrirà per sempre nella
tenebra dell'incoscienza?... È terribile, dottore! No, non mi dite
niente, state ad ascoltarmi; abbiate pazienza. Siccome il mio male è
tutto qui, nella testa, e non ha sintomi fisici, voi non indovinereste
nulla se io non parlassi. E per parlare, anzi per far lo sforzo di
pensare e di parlare con qualche ordine, ho bisogno di non essere
interrotto. Il mio cervello non funziona regolarmente; ha strane
intermittenze. L'imbroglio consiste in questo: io non distinguo più
tra sogno e realtà, tra fatti fantasticati in momenti di strana
esaltazione e fatti realmente avvenuti.... Così, proprio così! Voi
sorridete incredulo.... M'inganno? Tanto meglio.
Intorno ad alcuni avvenimenti non ho nessun dubbio.
Notiamo la data: nove mesi fa. Notiamo il luogo: Firenze. Ero arrivato
la sera avanti. Due giorni prima, mi trovavo a Napoli, deciso di
starvi fino alla metà di giugno. Nella stagione di primavera Napoli è
un paradiso. Vi ero andato per godermi questo paradiso, e per
nient'altro.
Avevo passato mezza giornata nell'Aquario tra le meraviglie della vita
sottomarina.... Improvvisamente, quasi mi fosse stato suggerito
all'orecchio da qualcuno, io pensai:--Va' a Firenze!... Va' a
Firenze!--Mi stava davanti agli occhi una mirabile aiuola di attinie e
di coralli che si agitavano, che palpitavano con le loro creste
filamentose: e tra i coralli e le attinie, magnifici polipi, di cui
ora non ricordo il nome, allungavano i tentacoli, si gonfiavano, si
aprivano simili a viventi ventagli, si restringevano e quasi sparivano
confondendosi con la vegetazione rosata. Altri piccoli molluschi,
cavallini di mare, se non sbaglio, idre, meduse, salivano e scendevano
nella limpidissima acqua dietro il grosso cristallo; paguri, che si
eran formati una casa con grosse conchiglie, erravano qua e là, ora
lenti ora rapidi, sul suolo ghiaioso, movendo le gambe rimaste fuori
dal guscio.... E, di nuovo, quel suggerimento quella inattesa
ispirazione: Va' a Firenze!
In quei giorni, io non vi avevo pensato neppur di sfuggita.... Ma,
ecco, ora ricordo bene. Mentre guardavo intentamente quel maraviglioso
spettacolo acquatico, due signore si erano fermate un istante vicino a
me. Fiorentine, si capiva dall'accento.... Quale di esse aveva quella
voce così melodiosa, da spingermi a guardarla? Ed ero rimasto deluso.
La voce mi aveva fatto supporre una bellezza giovane e fresca....
Invece!... Colei non era giovane, nè bella. Può darsi che il
suggerimento:--Va' a Firenze!--sia stato prodotto dalla malìa di quel
suono. Malìa, ho detto benissimo; giacchè non potei sottrarmi alla sua
azione.
Quando uscii dall'Acquario, l'incantevole tratto di marina là accanto
era suffuso della tenera luce del tramonto; i viali della Villa quasi
deserti, e pieni di misteriose ombre e di frescura; e laggiù, il
Vesuvio con un sottile pennacchio di fumo, tutto dorato dagli ultimi
raggi del sole, e quasi sorgente dalle onde per ottica illusione....
Guardai distrattamente il divino scenario che venivo ad ammirare ogni
giorno insaziabilmente, scoprendolo rinnovato sempre dalla varietà
della luce, secondo le ore della giornata.... E tornai a pensare: Va'
a Firenze!
Non vi sembra strana questa insistenza suggestiva? Oh, non sembrerebbe
strana neppure a me, se poi non fosse accaduto quel che accadde!....
Partii il giorno dopo, senza maravigliarmi della mia risoluzione,
quasi la gita a Firenze fosse stata segnata nell'itinerario del mio
viaggio. Soltanto arrivato colà, mi domandai stupito:--Che cosa son
venuto a farvi? Ormai!...--e uscii dall'albergo e infilai la prima via
che mi capitò davanti.... Cinque minuti dopo, mi trovavo in _Piazza
dell'Indipendenza_....
Oh, questo non è sogno! Ricordo benissimo, ho coscienza della
realtà....
La bionda signora mi era passata accanto inondando l'aria del suo
profumo, sotto l'ombrellino con strisce gialle e bianche ornato di
larghe trine.... La veste di leggerissima stoffa, con strisce gialle e
bianche anch'essa ma più strette, ne modellava elegantemente la
persona svelta e sottile. Non avevo potuto osservarla in viso, così
rapidamente mi aveva oltrepassato. Vedevo, sotto i riflessi
dell'ombrellino, l'oro dei suoi copiosi capelli rialzati su la nuca,
dai quali sfuggivano alcune ciocchettine che tremavano a ogni passo,
come cosa viva.
Fui tentato di seguirla, di raggiungerla, per la sola curiosità di
conoscere se l'aspetto corrispondeva alla elegantissima linea della
persona.
In quel punto, ella svoltava per via _Enrico Poggi_--via appartata,
silenziosa, con case che paiono villini--e suonava a un portoncino. Si
era voltata al rumore dei miei passi, un po' contrariata, mi parve,
che qualcuno l'avesse seguita.... Così potei accertarmi che ella era
bellissima. Visione di un istante! All'aprirsi del portoncino avevo
intravveduto un andito con busti in marmo, grandi vasi con piante e,
in fondo, una vetrata con vetri colorati.... Il portoncino si era
richiuso.
Tornai addietro lentamente, conturbato dalla rapida visione, quasi
qualche parte di me fosse penetrata là, dietro a colei, ed io ne
sentissi la mancanza. Giacchè sùbito provai la viva sensazione di
rivedere con l'imaginazione quell'andito e d'inoltrarmi dietro a
l'incognita per le stanze, oltre la vetrata con vetri a colori.