Gran tempo di poi corse voce che, compita l’incoronazione in Laterano,
all’Imperatore biondo troppo dolesse di partirsi da Roma senz’aver
pur veduto la faccia della Casa di Pietro, e ch’ei ricorresse
all’astuzia del travestimento per appagare il suo desiderio pio,
essendo il quartiere guardato dalle milizie del principe d’Acaia e
tutti asserragliati gli sbocchi circostanti. Corse voce che in abito
di romeo, condotto da un paesano pratico delle vie, ei s’ardisse di
passare per steccati fossi e barre ingannando i presidii e riescisse
così a penetrare nella Basilica; ma che non tanto fosse coperto
l’inganno da non destar qualche sospetto nei più occhiuti. Onde
subitamente si levò rumore tra le genti guelfe, e fu fatta custodia
in ogni capo di strada e ad ogni porta, e da banditori messe furono
grossissime taglie addosso al Tedesco.
Il quale ebbe modo di ridursi col suo compagno alla taverna d’un
tavernaio nominato Rienzo, su la ripa del Tevere fra le mulina, dietro
San Tomaso dei Cenci, sotto la Sinagoga. E quivi passò la notte, e
poi più giorni si rimase celato fingendosi infermo, sinché i nemici
non deposero il sospetto e non rallentarono la vigilanza. E quivi era
una fresca donna e piacente chiamata Maddalena, moglie dell’oste, che
lavava panni a prezzo e portava acqua alle case; e lontano era in quei
giorni il marito. E nella primavera dell’anno vegnente nacque di costei
un figliuol maschio; cui fu imposto il nome di Nicolaio. E poiché,
partitosi l’Imperatore, il buon Latino che aveva condotto il romeo alla
taverna non si tenne dal cianciare, l’acquaiuola conobbe d’aver dato in
luce un bastardo di sangue imperiale.