[39] Se il Dragutte non lesse Tito Livio, certo lo aveva letto Paolo

Giovio, il quale scrivendo la vita del gran Capitano procedè in parte

come Apelle allorchè dipinse Elena, io voglio dire, ritraendo da

parecchie bellissime fanciulle greche i più venusti tratti per ornarne

la immagine della sua eroina, così essendosi trovato Gonsalvo ad

assediare Taranto, non seppe resistere il buon vescovo di Nocera alla

tentazione di attribuirgli lo strattagemma di Annibale, però alla

rovescia, che quegli trasportò le navi sicule dal golfo nel mare aperto,

e questi dal mare aperto le avrebbe traslocate nel golfo. Se togli il

Giovio, verun altro storico attesta simile impresa del Gonsalvo; e

vuolsi porre mente che costui, tenuto in pregio di scrittore elegante,

non fu del pari reputato veridico.

[40] In Napoleone che si bisticcia con Hudson Lowe per l'acqua del

bagno, sul vino della mensa, chi ravvisa il vincitore di Austerliz!

[41] Il Sigonio racconta all'opposto che il Doria ne salvò parecchie, e

questo accadde sul finire di decembre, governando le sue galee Marco

Centurione: questi biasimi e lodi sopra la medesima fazione si hanno,

per mio giudizio, a intendere così, che il convoglio delle navi onerarie

sarà sommato, poni il caso, a venti, se ne salvarono tredici, e sette ne

rimasero catturate; onde i panegiristi lodano Andrea per le tredici

salvate, mentre i detrattori lo vituperano per le sette perdute.

[42] Io erré a no matar Luthere.... para que yo no era obligado a

guardalle la palabra por su la culpa del hereje contra y altro Senor

mayor que era Dios «_Vera y Figherroa_ Carlos V, p. 124. _Sandoval_, St.

di Carlos V, t. I, p. 613.»

[43] La Historia della Impresa di Tripoli di Barberia fatta per ordine

del Serenis. Re cattolico l'anno 1560 con le cose avvenute ai Christiani

nell'isola delle Zerbe. In Venetia presso Francesco Rampazzetto 1566.

INDICE.

CONTINUAZIONE DEL CAPITOLO VII. _Pag._ 5

CAPITOLO VIII. Cause dei successi umani molteplici. La scuola storica

italiana è sperimentale: a questa bisogna attenerci. _Cariatidi_, che

sieno e donde ci vengono. Nobiltà, stato e condizioni del conte

Gianluigi Fiesco. Calunnie in obbrobrio di lui. Di Catilina, e parallelo

tra questo e Gianluigi. Cause vere e finte dell'odio di Gianluigi contro

Giannettino Doria. Giannettino Doria e sue qualità. Umori dei cittadini;

patrizi, popolo grasso e popolo minuto. Tessitori di Genova. Paolo III e

i Farnesi incitatori della congiura del conte Fiesco. Cause di odio dei

Farnesi contro lo imperatore e contro Andrea Doria. Negozio della

eredità e del vescovo imperiale Doria. — La ruota romana giudica contro

Andrea. Andrea piglia al Papa quattro galee a Civitavecchia e quello che

ne segue; il Doria per ultimo ottiene intera la eredità del Vescovo. —

Cause speciali di nimicizia tra Roma e Carlo V. — Francia, smaniosa di

rifarsi, eccita il conte a tentare novità. — Novelle intorno al tempo

del proponimento di Gianluigi di tramare la congiura. — Smania

d'imitazione del secolo decimosesto. — Dei fini della congiura veri o

verosimili. — Il duca di Piacenza vende quattro galee al Fiesco, e a

quale scopo: patti della vendita: quale il prezzo delle galee. — Se il

Papa sentisse volentieri questo negozio. — Palazzo del Fiesco. — Il

Fiesco a Roma s'indetta col cardinale Trivulzio protettore dei Francesi,

inverosimiglianza delle capitolazioni fatte tra loro. Supposta consulta

tra il Fiesco e il Verrina. — Pretesa consulta di Montobbio. — Chi fosse

Giovambattista Verrina; chi Raffaele Sacco; chi Vincenzo Calcagno. —

Diploma di nobiltà largito dal carnefice. — Sebastiano Granara e i

tessitori genovesi. — Larghezze del Conte al popolo. — Verrina

principale autore della congiura. — Se il Sacco fosse uomo codardo. —

Quali i complici della congiura rammentati dalla storia e dai ricordi

del tempo. — Gianluigi in grazia della gente Doria. — Domanda licenza ad

Andrea di mandare in corso una galera e ne ha repulsa, ne richiede

Giannettino e l'ottiene. — Il Conte mette gente in città. — Il duca di

Piacenza tiene 3000 fanti ai confini pronti a entrare su quel di Genova.

Di ciò avuto indizio il duca di Firenze, ne avvisa invano l'Imperatore.

— Si esamina se sieno verosimili certi partiti che si suppongono

proposti di ammazzare i Doria. — La notte del 2 Gennaio destinata ad

eseguire la congiura. — Arti del Fiesco per ingannare Giannettino, e lo

inganna. Avvisi del Gonzaga e del Figuerroa al principe Andrea che non

gli attende. — Gianluigi visita Andrea infermo, e lo inganna. — Altri

avvisi di Giocante Corso, e quello che ne segue. — Gianluigi tentato si

schermisce. — Perchè Andrea s'ingannasse a giudicare il conte Fiesco. —

Forza di animo del Conte e suo giocare col cavallo sotto i balconi al

Doria. — Operosità di Gianluigi; raccomanda la moglie al Panza; ode i

rapporti del Calcagno; si acconta col Verrina; manda a invitare gente a

cena; vanno e sono chiuse a chiave; suo discorso ai convenuti. Tutti si

chiamano parati a seguitarlo tranne due; chi dice tre; vogliono

ammazzarli, il Fiesco non lo patisce. — Si presenta alla moglie e le

svela la congiura; parole che ha con lei; si parte crucciato; dopo

vestite le armi si presenta ai congiurati, che lo accolgono plaudenti. —

Si movono, ma prima il Conte torna alla moglie, che non si conforta.

Augurii contrarii; singolare insistenza del suo cane. Quale strada ei

tenesse. Cornelio piglia la porta dell'Arco; Ottobuono quella di san

Tommaso; Gianluigi al ponte dei Cattanei trova la galea incagliata; è

tolta d'impaccio; tenta avere la porta della Darsena per frode e non

riesce; occupa a forza di arme quella del vino; dalla galea e dalla

porta si versa gente in Darsena. — Girolamo spedito a levare a rumore la

città. — Le ciurme tentano rompere la catena, la plebe corre a

saccheggiare le galee; pericolo estremo; accorre Gianluigi al riparo;

passando di galea in galea casca, sopra lui tre soldati a rifascio;

muoiono tutti. — Sacco delle galee, galeotti affricani rotta la catena

si salvano su la _Temperanza_ invano inseguita da due galee del

Mendozza; galeotti servi della pena irrompono in città: orribile

tumulto. — Madonna Peretta, desta al rumore, avvisa Giannettino, che,

ito a speculare, rimane morto alla porta di san Tommaso; chi lo

ammazzasse. — Se Gianluigi bramasse sangue. — Tristizie di mali

scrittori per torgli il merito della generosità. — Costanza di animo del

vecchio Doria unica; monta a cavallo e arriva a Sestri; lì conosciuta la

morte di Giannettino spedisce corrieri a Cosimo duca di Firenze e al

Gonzaga vicerè di Milano; poi per mare a Voltri, donde si chiude a

Masone. — Taluni patrizii dei più animosi convengono al palazzo; chi

fossero; ci si trovò anco lo storico Bonfadio. — Figuerroa oratore di

Cesare vuol fuggire, è trattenuto dal Lasagna che lo conduce in palazzo.

— Chi fosse il Lasagna e natura della borghesia. — Provvidenza della

Signoria; gente mandata a pigliare lingua a san Tommaso percossa e messa

in fuga; ripara in casa Centuriona; torna a mettersi in cammino, dalla

porta di san Tommaso è respinta malconcia. Il Lomellino preso si libera.

— Altre provvidenze della Signoria per difendersi. — Il conte Girolamo a

san Siro; gli annunziano la morte del fratello; deliberano egli prosegua

la impresa in terra; il Verrina torna alla galea per vigilare il porto,

e tenere aperto alla salute uno scampo. — Signoria manda deputati a

intendere la mente del Fiesco; atterriti tornano addietro; il Riccio

ammazzato allato al cardinale Doria. — Seconda deputazione; corre

pericolo essere messa alle coltella; rimane Ettore Fiesco, il quale

favellando con Girolamo scopre la morte di Gianluigi; udite le proposte

di Girolamo va a riferirne in palazzo. La Signoria ripiglia cuore. Sul

giorno Girolamo non vedendo comparire risposta si avvia ad assalire il

palazzo, dove capita Paolo Panza: commissione che gli dà la Signoria. Il

Panza offre perdono intero ed a tutti, purchè sgombrino dalla città.

Girolamo accetta, e si ritira a Montobbio. Verrina, Ottobono e Calcagno

su la galea si salvano a Marsiglia. — Fine della congiura. La Signoria

manda a richiamare Andrea, che torna in sembianza misericordioso; ma si

smentisce presto; vuole il cadavere di Gianluigi appeso alle forche:

dissuaso da' suoi, gli nega sepoltura cristiana; lasciato a marcire là

dove cadde, dopo due mesi sparisce. — Condoglianze e congratulazioni del

Papa e di Pierluigi Farnese; il Doria si allestisce a dimostrare all'uno

e all'altro la sua gratitudine. — Trattati tra Agostino Landi e il Doria

per ammazzare Pierluigi. Il Farnese e il Gonzaga giocano di scherma per

ingannarsi a vicenda, e non fanno frutto. — Lo Imperatore manda il

Mendozza per condolersi col Doria, e fintamente anco egli. — Provvisioni

di Cosimo duca di Firenze per soccorrere il Doria, le quali furono

sincere perchè gli scottava ogni moto per la libertà vera o finta che

fosse. Danni del Doria; piglia danari in accatto da Adamo Centurioni;

prepone Marco figliuolo di Adamo alla condotta della armata. Quanta

parte delle spoglie dei Fieschi si appropriasse Andrea; e quanta il duca

Farnese e quanta il Papa. Singolare offerta di un Giulio Landi. Ogni

rimanente sostanza di Gianluigi Fiesco va divisa fra la repubblica di

Genova, Antonio e Agostino Doria ed Ettore Fiesco. Lo Imperatore

ripiglia Pontremoli. Valditaro, prezzo di sangue, all'ultimo tocca ad

Agostino Landi. La tradizione sola indica il luogo dove sorgeva il

palazzo di Vialata. — Il conte Girolamo munisce Montobbio e vi

convengono per le difese Verrina e Calcagno. Andrea insta perchè al

Fiesco, e agli aderenti suoi, non si osservi la fede e non l'ottiene. —

Proponesi dal Senato a Gerolamo Fiesco la cessione di Montobbio per

cinquantamila scudi, che viene rifiutata; allora si dichiara la guerra.

Assedio ed espugnazione di Varese e di Cariseto; il castellano Nicelli

notte tempo scampò co' terrazzani e i soldati. Provvisioni grosse per la

guerra; quali li ufficiali eletti; timori del Senato genovese. Si

descrive Montobbio; l'assedio va male; si pende a smetterlo, ma la morte

di Francesco I re di Francia, e i soccorsi di Firenze e di Milano

confermano gli animi; si ripiglia l'assedio; estreme fortune degli

assediati; ributtansi i patti. Nuovo esempio di che sappia la protezione

dei reali di Francia. — Gli assediati si arrendono. — Strage per impeto

e sono le meno infami. — Ragioni per mettere fine al sangue; lettera

pietosissima di suora Angiola Caterina Fiesco. — Il Figuerroa oratore di

Cesare sollecita dal Senato lo sterminio del Fiesco e degli aderenti

suoi, e la spunta. S'instituisce come si suole un infame simulacro di

processo; i condannati si appellano; i giudici domandano al Senato, che

cosa si abbiano a fare, e il Senato spedisce la risposta col boia.

Girolamo Fiesco e Giovambattista Verrina hanno il capo mozzo; il

Cangialanza è impiccato. Di Cornelio Fiesco ignorasi il fine. Unico

risparmiato dalla fortuna nemica Scipione Fiesco. — Ottobuono Fiesco è

preso a Porto Ercole; consegnasi al Doria, il quale lo fa mazzerare. —

Infamia di scrittori. — Ritratto del Doria in sembianza di percotere un

gatto e perchè. — Immaginazioni di romanzieri e di poeti intorno alla

Leonora Cybo moglie di Gianluigi Fiesco; sposa in seconde nozze

Chiappino Vitelli soldato di Cosimo duca di Firenze; alloga danaro a

interesse sul banco di San Giorgio. — Se la congiura di Gianluigi

potesse riuscire; cause per le quali gli scrittori parziali al Doria

negano; si esaminano queste cause e si confutano; primo a balenare

nell'amicizia verso il Doria sventurato fu l'imperatore Carlo V.

Amicizia di re che valga; ragione di Stato, che sia, e quello che

diventi l'anima dei principi ai fieri rudimenti di questa — _Pag._ 63

CAPITOLO IX. Quali i concetti di Ferdinando il Cattolico nello istituire

la Inquisizione di Spagna: procura estenderla a Napoli ma poi se ne

rimane, e perchè. — Piero di Toledo vuole introdurla a Napoli; il Papa

prima per interesse si oppone, e poi per interesse acconsente; lo tenta

due volte invano; alla terza contrasta un Bozzuto poi arcivescovo di

Avignone ed in ultimo cardinale; il Vicerè ricorre alla forza, ed è

vinto. I rispettivi si mettono tra mezzo tra il popolo e il Vicerè, e

persuadono i Napolitani di mandare deputati a Cesare, e rimettersene al

suo giudizio. — Principe di Salerno eletto deputato domanda parere;

consigli del Martelli e di Bernardo Tasso stampati. — Dialogo di

Torquato Tasso del _Piacere onesto_ su questo proposito. — Giannone

giudicando il principe di Salerno sè condanna. — Soccorsi del Doria e di

Cosimo duca di Firenze al Toledo; il quale inorgoglito mette le mani

addosso a cinque giovani nobili, e i giudici ricusandosi condannarli, il

boia decapitarli, ne fa scannare tre da un suo moro affricano. — Popolo

dà nelle furie; lo quieta Pasquale Caracciolo; lo inviperisce Scipione

della Somma e come; i rispettivi sempre lì a tagliare i nervi al popolo.

— Giustizia dello Imperatore quale: nuovo tumulto e miracolo della

paura. — La Inquisizione si mette da parte, ma i Napolitani pagano cara

la vittoria; multe, e condanne; al principe di Salerno tocca chiarirsi

ribelle. — Considerazioni sul Doria. — Se Andrea pigliasse parte nella

congiura contro Pierluigi Farnese e quanta; prima pratica appiccata dal

Doria col Landi; seconda pratica con Girolamo Pallavicino; strana

persecuzione di Pierluigi contro questo barone, e strano caso, che

mostra potenza di femmina a che arrivi. — Don Ferrante Gonzaga

presentito dallo Imperatore scredita il trattato di Andrea, e lo assume

per sè. Particolari sopra Pierluigi Farnese bastardo di Paolo III;

legittimato per concessione di Giulio II; si ammoglia con la Girolama

Orsina; milita contro Roma insieme al Borbone e piglia parte allo

eccidio della Patria; — sotto Firenze è casso dalla milizia con infamia.

— Caso nefando del vescovo di Fano; se vero; obiezioni contro il Varchi

confutate; — prognostici del suo astrologo; — bestial caccia di un

giovane famigliare del cardinale di Ferrara. — Astutezza di Pierluigi, e

modi da lui praticati co' suoi segretari; — è fatto duca di Castro, e

gonfaloniere della Chiesa; poi marchese di Novara; il Papa vorrebbe

procurargli la signoria di Milano; ma non riesce; — i Veneziani lo

scrivono sul libro di oro. — Giulia da Varano spogliata dal papa di

Camerino per darlo al nepote Ottavio. — Di Parma e Piacenza, e loro

fortuna; il Papa propone infeudarle a Pierluigi; trovando contrasto in

concistoro le baratta con Camerino e Nepi; i cardinali a mala pena

consentono; qualcheduno nega sempre. — Pierluigi governa civilmente,

promuove il bene del popolo, abbatte i feudatarii; suoi ordinamenti. —

Il Gonzaga tenta i feudatari piacentini. — Sua corrispondenza con lo

Imperatore; ed esquisite fraudolenze di lui. — Pierluigi con incredibile

celerità costruisce la cittadella di Piacenza. — Altra corrispondenza

del Gonzaga con lo Imperatore, il quale accetta la congiura; solo

raccomanda non si mettano le mani addosso al Farnese. — Come il Gonzaga

interpetri la volontà di Cesare ai congiurati; — questi mettono fuori

nuove pretensioni; si tentenna a concederle e perchè. — Ottavio genero

di Carlo visita il padre Pierluigi: nuovo intoppo alla congiura. — Il

Gonzaga avvisa l'Imperatore alla scoperta che i congiurati intendono

ammazzare il Duca; e Carlo approva. — Avvisi dati al duca dal Caro, dal

Buoncambi e dal Giovio; non è vero lo avvertisse il Papa; questi il dì

che gli trucidavano il figliuolo si vantava felice più di _Tiberio,

Plac, Cabal e Prope_. Il gesuita Segneri. — Modo tenuto nello ammazzare

Pierluigi; con esso lui si scannano due preti. — Il popolo infuria e

vuole il Duca; gli buttano i corpi dei preti; il Duca legano fuor di

finestra per un piede; non lo ravvisando il popolo buttano giù anco lui.

— I soldati del morto Duca cedono alla fortuna e vanno a salvare Parma;

i congiurati, dato il segno con le artiglierie, il Gonzaga muove da

Cremona per occupare Piacenza. — La città si protesta incolpevole, e

manda lettere al Papa a profferirsegli devota; per prepotenza poi è

costretta a dichiarare che si sottopone spontanea a Cesare. — Chi desse

al Duca sepoltura cristiana; se lo facesse diseppellire il Gonzaga, e

per quali cause. — Cesare tiene Piacenza e finchè regna non la vuole

rendere. — Se ci sia bisogno di obbligare i preti al perdono; e come lo

concedano essi. — Tetrastico contro lo Imperatore. — Filippo II rende

Piacenza ai Farnesi e perchè. — Apollonio Filareto segretario del Duca

col vice-segretario sono sostenuti e messi al tormento; quali le

cagioni. — Annibal Caro altro segretario del Duca con buono accorgimento

si salva. — Come il Papa sentisse la nuova della strage del figliuolo:

novelle degli scrittori chiesastici; altre novelle e peggiori

degl'imperiali; quello, che ci è di vero. — Il Papa volendo rendere

Parma alla Chiesa scopre nemici tutti i suoi; e Ottavio in procinto di

legarsi coll'omicida di suo padre per contrastargli; di ciò si accuora e

muore. — Andrea Doria esulta della morte di Pierluigi; s'è vero, che

rimandasse a consolare il Papa la lettera stessa, che questi gli aveva

scritto in occasione della morte di Giannettino. — Giannettino compare

di Pierluigi. — Sospetti di Andrea per la sua vita. — Congiura di Giulio

Cibo: cause di discordia tra la marchesa Ricciarda e il figliuolo

Giulio; questi usurpa lo Stato alla madre; gli tocca a lasciarlo; lo

ripiglia sovvenuto dal Doria, e da Cosimo dei Medici. — Carlo V ordina

lo restituisca, e commette a Cosimo e al Doria lo costringano. — Insidie

di Cosimo. — Giulio inasprito congiura ribellare Genova ai Francesi;

nelle sue reti irretisce; è preso, martoriato, e fatto in due tocchi a

Milano. — Considerazioni su questo caso. — Ipocrisie di scrittori

venali. — Carlo V disegna fabbricare una fortezza a Genova; pratiche

dell'oratore cesareo col Doria. — Ai nobili vecchi la proposta piace e

perchè, — e Andrea ci acconsente — pei conforti del Senato si ricrede, e

non crolla più. Insidie spagnuole. — Il Papa dà la sveglia a Genova:

accorte provvidenze e animose. — Viaggio del principe Don Filippo di

Spagna in Italia. — Lusso smodato e sequele dello esempio nei costumi

spagnuoli. — Stupidità di scrittori venali. — I cortigiani straziano

Andrea pensando averlo agguindolato, ed egli finge non avvedersene. —

Arti del Gonzaga. — Se sia verosimile che Cosimo duca di Firenze

partecipasse alle insidie, e se, partecipandovi prima, vi persistesse

poi; perchè non andasse a Genova per complirvi Filippo; se verosimile ci

mandasse il figliuolo Francesco col donativo di 100,000 ducati. —

Filippo tenta pigliare albergo nel palazzo del Doge, e risposta di

Andrea. — Mentre gli Spagnuoli si tengono sicuri di occupare Genova, il

Gonzaga manda avvisi essere andati all'aria i disegni; — sdegno di

Filippo sedato dal duca di Alva; — piglia terra a Ventimiglia, tocca

Savona, arriva a Genova. — Menzogne di scrittori venali. — Tumulti di

Genova per le soverchierie degli Spagnuoli. — Ingresso, che ci fa

Filippo: viltà antica e moderna. — Caso del Fornari; e nuova insistenza

del Gonzaga su la fortezza. — Se giusti i rimproveri dell'americano

Prescott su i giudizii dei politici italiani, massime del secolo

decimosesto. — Riforma del Garibetto che fosse; la legge del 1528 di

cattiva diventa pessima — _Pag._ 163

Vita di Andrea Doria, Volume II · 第 20 / 21 段