Giovio, il quale scrivendo la vita del gran Capitano procedè in parte
come Apelle allorchè dipinse Elena, io voglio dire, ritraendo da
parecchie bellissime fanciulle greche i più venusti tratti per ornarne
la immagine della sua eroina, così essendosi trovato Gonsalvo ad
assediare Taranto, non seppe resistere il buon vescovo di Nocera alla
tentazione di attribuirgli lo strattagemma di Annibale, però alla
rovescia, che quegli trasportò le navi sicule dal golfo nel mare aperto,
e questi dal mare aperto le avrebbe traslocate nel golfo. Se togli il
Giovio, verun altro storico attesta simile impresa del Gonsalvo; e
vuolsi porre mente che costui, tenuto in pregio di scrittore elegante,
non fu del pari reputato veridico.
[40] In Napoleone che si bisticcia con Hudson Lowe per l'acqua del
bagno, sul vino della mensa, chi ravvisa il vincitore di Austerliz!
[41] Il Sigonio racconta all'opposto che il Doria ne salvò parecchie, e
questo accadde sul finire di decembre, governando le sue galee Marco
Centurione: questi biasimi e lodi sopra la medesima fazione si hanno,
per mio giudizio, a intendere così, che il convoglio delle navi onerarie
sarà sommato, poni il caso, a venti, se ne salvarono tredici, e sette ne
rimasero catturate; onde i panegiristi lodano Andrea per le tredici
salvate, mentre i detrattori lo vituperano per le sette perdute.
[42] Io erré a no matar Luthere.... para que yo no era obligado a
guardalle la palabra por su la culpa del hereje contra y altro Senor
mayor que era Dios «_Vera y Figherroa_ Carlos V, p. 124. _Sandoval_, St.
di Carlos V, t. I, p. 613.»
[43] La Historia della Impresa di Tripoli di Barberia fatta per ordine
del Serenis. Re cattolico l'anno 1560 con le cose avvenute ai Christiani
nell'isola delle Zerbe. In Venetia presso Francesco Rampazzetto 1566.
INDICE.
CONTINUAZIONE DEL CAPITOLO VII. _Pag._ 5
CAPITOLO VIII. Cause dei successi umani molteplici. La scuola storica
italiana è sperimentale: a questa bisogna attenerci. _Cariatidi_, che
sieno e donde ci vengono. Nobiltà, stato e condizioni del conte
Gianluigi Fiesco. Calunnie in obbrobrio di lui. Di Catilina, e parallelo
tra questo e Gianluigi. Cause vere e finte dell'odio di Gianluigi contro
Giannettino Doria. Giannettino Doria e sue qualità. Umori dei cittadini;
patrizi, popolo grasso e popolo minuto. Tessitori di Genova. Paolo III e
i Farnesi incitatori della congiura del conte Fiesco. Cause di odio dei
Farnesi contro lo imperatore e contro Andrea Doria. Negozio della
eredità e del vescovo imperiale Doria. — La ruota romana giudica contro
Andrea. Andrea piglia al Papa quattro galee a Civitavecchia e quello che
ne segue; il Doria per ultimo ottiene intera la eredità del Vescovo. —
Cause speciali di nimicizia tra Roma e Carlo V. — Francia, smaniosa di
rifarsi, eccita il conte a tentare novità. — Novelle intorno al tempo
del proponimento di Gianluigi di tramare la congiura. — Smania
d'imitazione del secolo decimosesto. — Dei fini della congiura veri o
verosimili. — Il duca di Piacenza vende quattro galee al Fiesco, e a
quale scopo: patti della vendita: quale il prezzo delle galee. — Se il
Papa sentisse volentieri questo negozio. — Palazzo del Fiesco. — Il
Fiesco a Roma s'indetta col cardinale Trivulzio protettore dei Francesi,
inverosimiglianza delle capitolazioni fatte tra loro. Supposta consulta
tra il Fiesco e il Verrina. — Pretesa consulta di Montobbio. — Chi fosse
Giovambattista Verrina; chi Raffaele Sacco; chi Vincenzo Calcagno. —
Diploma di nobiltà largito dal carnefice. — Sebastiano Granara e i
tessitori genovesi. — Larghezze del Conte al popolo. — Verrina
principale autore della congiura. — Se il Sacco fosse uomo codardo. —
Quali i complici della congiura rammentati dalla storia e dai ricordi
del tempo. — Gianluigi in grazia della gente Doria. — Domanda licenza ad
Andrea di mandare in corso una galera e ne ha repulsa, ne richiede
Giannettino e l'ottiene. — Il Conte mette gente in città. — Il duca di
Piacenza tiene 3000 fanti ai confini pronti a entrare su quel di Genova.
Di ciò avuto indizio il duca di Firenze, ne avvisa invano l'Imperatore.
— Si esamina se sieno verosimili certi partiti che si suppongono
proposti di ammazzare i Doria. — La notte del 2 Gennaio destinata ad
eseguire la congiura. — Arti del Fiesco per ingannare Giannettino, e lo
inganna. Avvisi del Gonzaga e del Figuerroa al principe Andrea che non
gli attende. — Gianluigi visita Andrea infermo, e lo inganna. — Altri
avvisi di Giocante Corso, e quello che ne segue. — Gianluigi tentato si
schermisce. — Perchè Andrea s'ingannasse a giudicare il conte Fiesco. —
Forza di animo del Conte e suo giocare col cavallo sotto i balconi al
Doria. — Operosità di Gianluigi; raccomanda la moglie al Panza; ode i
rapporti del Calcagno; si acconta col Verrina; manda a invitare gente a
cena; vanno e sono chiuse a chiave; suo discorso ai convenuti. Tutti si
chiamano parati a seguitarlo tranne due; chi dice tre; vogliono
ammazzarli, il Fiesco non lo patisce. — Si presenta alla moglie e le
svela la congiura; parole che ha con lei; si parte crucciato; dopo
vestite le armi si presenta ai congiurati, che lo accolgono plaudenti. —
Si movono, ma prima il Conte torna alla moglie, che non si conforta.
Augurii contrarii; singolare insistenza del suo cane. Quale strada ei
tenesse. Cornelio piglia la porta dell'Arco; Ottobuono quella di san
Tommaso; Gianluigi al ponte dei Cattanei trova la galea incagliata; è
tolta d'impaccio; tenta avere la porta della Darsena per frode e non
riesce; occupa a forza di arme quella del vino; dalla galea e dalla
porta si versa gente in Darsena. — Girolamo spedito a levare a rumore la
città. — Le ciurme tentano rompere la catena, la plebe corre a
saccheggiare le galee; pericolo estremo; accorre Gianluigi al riparo;
passando di galea in galea casca, sopra lui tre soldati a rifascio;
muoiono tutti. — Sacco delle galee, galeotti affricani rotta la catena
si salvano su la _Temperanza_ invano inseguita da due galee del
Mendozza; galeotti servi della pena irrompono in città: orribile
tumulto. — Madonna Peretta, desta al rumore, avvisa Giannettino, che,
ito a speculare, rimane morto alla porta di san Tommaso; chi lo
ammazzasse. — Se Gianluigi bramasse sangue. — Tristizie di mali
scrittori per torgli il merito della generosità. — Costanza di animo del
vecchio Doria unica; monta a cavallo e arriva a Sestri; lì conosciuta la
morte di Giannettino spedisce corrieri a Cosimo duca di Firenze e al
Gonzaga vicerè di Milano; poi per mare a Voltri, donde si chiude a
Masone. — Taluni patrizii dei più animosi convengono al palazzo; chi
fossero; ci si trovò anco lo storico Bonfadio. — Figuerroa oratore di
Cesare vuol fuggire, è trattenuto dal Lasagna che lo conduce in palazzo.
— Chi fosse il Lasagna e natura della borghesia. — Provvidenza della
Signoria; gente mandata a pigliare lingua a san Tommaso percossa e messa
in fuga; ripara in casa Centuriona; torna a mettersi in cammino, dalla
porta di san Tommaso è respinta malconcia. Il Lomellino preso si libera.
— Altre provvidenze della Signoria per difendersi. — Il conte Girolamo a
san Siro; gli annunziano la morte del fratello; deliberano egli prosegua
la impresa in terra; il Verrina torna alla galea per vigilare il porto,
e tenere aperto alla salute uno scampo. — Signoria manda deputati a
intendere la mente del Fiesco; atterriti tornano addietro; il Riccio
ammazzato allato al cardinale Doria. — Seconda deputazione; corre
pericolo essere messa alle coltella; rimane Ettore Fiesco, il quale
favellando con Girolamo scopre la morte di Gianluigi; udite le proposte
di Girolamo va a riferirne in palazzo. La Signoria ripiglia cuore. Sul
giorno Girolamo non vedendo comparire risposta si avvia ad assalire il
palazzo, dove capita Paolo Panza: commissione che gli dà la Signoria. Il
Panza offre perdono intero ed a tutti, purchè sgombrino dalla città.
Girolamo accetta, e si ritira a Montobbio. Verrina, Ottobono e Calcagno
su la galea si salvano a Marsiglia. — Fine della congiura. La Signoria
manda a richiamare Andrea, che torna in sembianza misericordioso; ma si
smentisce presto; vuole il cadavere di Gianluigi appeso alle forche:
dissuaso da' suoi, gli nega sepoltura cristiana; lasciato a marcire là
dove cadde, dopo due mesi sparisce. — Condoglianze e congratulazioni del
Papa e di Pierluigi Farnese; il Doria si allestisce a dimostrare all'uno
e all'altro la sua gratitudine. — Trattati tra Agostino Landi e il Doria
per ammazzare Pierluigi. Il Farnese e il Gonzaga giocano di scherma per
ingannarsi a vicenda, e non fanno frutto. — Lo Imperatore manda il
Mendozza per condolersi col Doria, e fintamente anco egli. — Provvisioni
di Cosimo duca di Firenze per soccorrere il Doria, le quali furono
sincere perchè gli scottava ogni moto per la libertà vera o finta che
fosse. Danni del Doria; piglia danari in accatto da Adamo Centurioni;
prepone Marco figliuolo di Adamo alla condotta della armata. Quanta
parte delle spoglie dei Fieschi si appropriasse Andrea; e quanta il duca
Farnese e quanta il Papa. Singolare offerta di un Giulio Landi. Ogni
rimanente sostanza di Gianluigi Fiesco va divisa fra la repubblica di
Genova, Antonio e Agostino Doria ed Ettore Fiesco. Lo Imperatore
ripiglia Pontremoli. Valditaro, prezzo di sangue, all'ultimo tocca ad
Agostino Landi. La tradizione sola indica il luogo dove sorgeva il
palazzo di Vialata. — Il conte Girolamo munisce Montobbio e vi
convengono per le difese Verrina e Calcagno. Andrea insta perchè al
Fiesco, e agli aderenti suoi, non si osservi la fede e non l'ottiene. —
Proponesi dal Senato a Gerolamo Fiesco la cessione di Montobbio per
cinquantamila scudi, che viene rifiutata; allora si dichiara la guerra.
Assedio ed espugnazione di Varese e di Cariseto; il castellano Nicelli
notte tempo scampò co' terrazzani e i soldati. Provvisioni grosse per la
guerra; quali li ufficiali eletti; timori del Senato genovese. Si
descrive Montobbio; l'assedio va male; si pende a smetterlo, ma la morte
di Francesco I re di Francia, e i soccorsi di Firenze e di Milano
confermano gli animi; si ripiglia l'assedio; estreme fortune degli
assediati; ributtansi i patti. Nuovo esempio di che sappia la protezione
dei reali di Francia. — Gli assediati si arrendono. — Strage per impeto
e sono le meno infami. — Ragioni per mettere fine al sangue; lettera
pietosissima di suora Angiola Caterina Fiesco. — Il Figuerroa oratore di
Cesare sollecita dal Senato lo sterminio del Fiesco e degli aderenti
suoi, e la spunta. S'instituisce come si suole un infame simulacro di
processo; i condannati si appellano; i giudici domandano al Senato, che
cosa si abbiano a fare, e il Senato spedisce la risposta col boia.
Girolamo Fiesco e Giovambattista Verrina hanno il capo mozzo; il
Cangialanza è impiccato. Di Cornelio Fiesco ignorasi il fine. Unico
risparmiato dalla fortuna nemica Scipione Fiesco. — Ottobuono Fiesco è
preso a Porto Ercole; consegnasi al Doria, il quale lo fa mazzerare. —
Infamia di scrittori. — Ritratto del Doria in sembianza di percotere un
gatto e perchè. — Immaginazioni di romanzieri e di poeti intorno alla
Leonora Cybo moglie di Gianluigi Fiesco; sposa in seconde nozze
Chiappino Vitelli soldato di Cosimo duca di Firenze; alloga danaro a
interesse sul banco di San Giorgio. — Se la congiura di Gianluigi
potesse riuscire; cause per le quali gli scrittori parziali al Doria
negano; si esaminano queste cause e si confutano; primo a balenare
nell'amicizia verso il Doria sventurato fu l'imperatore Carlo V.
Amicizia di re che valga; ragione di Stato, che sia, e quello che
diventi l'anima dei principi ai fieri rudimenti di questa — _Pag._ 63
CAPITOLO IX. Quali i concetti di Ferdinando il Cattolico nello istituire
la Inquisizione di Spagna: procura estenderla a Napoli ma poi se ne
rimane, e perchè. — Piero di Toledo vuole introdurla a Napoli; il Papa
prima per interesse si oppone, e poi per interesse acconsente; lo tenta
due volte invano; alla terza contrasta un Bozzuto poi arcivescovo di
Avignone ed in ultimo cardinale; il Vicerè ricorre alla forza, ed è
vinto. I rispettivi si mettono tra mezzo tra il popolo e il Vicerè, e
persuadono i Napolitani di mandare deputati a Cesare, e rimettersene al
suo giudizio. — Principe di Salerno eletto deputato domanda parere;
consigli del Martelli e di Bernardo Tasso stampati. — Dialogo di
Torquato Tasso del _Piacere onesto_ su questo proposito. — Giannone
giudicando il principe di Salerno sè condanna. — Soccorsi del Doria e di
Cosimo duca di Firenze al Toledo; il quale inorgoglito mette le mani
addosso a cinque giovani nobili, e i giudici ricusandosi condannarli, il
boia decapitarli, ne fa scannare tre da un suo moro affricano. — Popolo
dà nelle furie; lo quieta Pasquale Caracciolo; lo inviperisce Scipione
della Somma e come; i rispettivi sempre lì a tagliare i nervi al popolo.
— Giustizia dello Imperatore quale: nuovo tumulto e miracolo della
paura. — La Inquisizione si mette da parte, ma i Napolitani pagano cara
la vittoria; multe, e condanne; al principe di Salerno tocca chiarirsi
ribelle. — Considerazioni sul Doria. — Se Andrea pigliasse parte nella
congiura contro Pierluigi Farnese e quanta; prima pratica appiccata dal
Doria col Landi; seconda pratica con Girolamo Pallavicino; strana
persecuzione di Pierluigi contro questo barone, e strano caso, che
mostra potenza di femmina a che arrivi. — Don Ferrante Gonzaga
presentito dallo Imperatore scredita il trattato di Andrea, e lo assume
per sè. Particolari sopra Pierluigi Farnese bastardo di Paolo III;
legittimato per concessione di Giulio II; si ammoglia con la Girolama
Orsina; milita contro Roma insieme al Borbone e piglia parte allo
eccidio della Patria; — sotto Firenze è casso dalla milizia con infamia.
— Caso nefando del vescovo di Fano; se vero; obiezioni contro il Varchi
confutate; — prognostici del suo astrologo; — bestial caccia di un
giovane famigliare del cardinale di Ferrara. — Astutezza di Pierluigi, e
modi da lui praticati co' suoi segretari; — è fatto duca di Castro, e
gonfaloniere della Chiesa; poi marchese di Novara; il Papa vorrebbe
procurargli la signoria di Milano; ma non riesce; — i Veneziani lo
scrivono sul libro di oro. — Giulia da Varano spogliata dal papa di
Camerino per darlo al nepote Ottavio. — Di Parma e Piacenza, e loro
fortuna; il Papa propone infeudarle a Pierluigi; trovando contrasto in
concistoro le baratta con Camerino e Nepi; i cardinali a mala pena
consentono; qualcheduno nega sempre. — Pierluigi governa civilmente,
promuove il bene del popolo, abbatte i feudatarii; suoi ordinamenti. —
Il Gonzaga tenta i feudatari piacentini. — Sua corrispondenza con lo
Imperatore; ed esquisite fraudolenze di lui. — Pierluigi con incredibile
celerità costruisce la cittadella di Piacenza. — Altra corrispondenza
del Gonzaga con lo Imperatore, il quale accetta la congiura; solo
raccomanda non si mettano le mani addosso al Farnese. — Come il Gonzaga
interpetri la volontà di Cesare ai congiurati; — questi mettono fuori
nuove pretensioni; si tentenna a concederle e perchè. — Ottavio genero
di Carlo visita il padre Pierluigi: nuovo intoppo alla congiura. — Il
Gonzaga avvisa l'Imperatore alla scoperta che i congiurati intendono
ammazzare il Duca; e Carlo approva. — Avvisi dati al duca dal Caro, dal
Buoncambi e dal Giovio; non è vero lo avvertisse il Papa; questi il dì
che gli trucidavano il figliuolo si vantava felice più di _Tiberio,
Plac, Cabal e Prope_. Il gesuita Segneri. — Modo tenuto nello ammazzare
Pierluigi; con esso lui si scannano due preti. — Il popolo infuria e
vuole il Duca; gli buttano i corpi dei preti; il Duca legano fuor di
finestra per un piede; non lo ravvisando il popolo buttano giù anco lui.
— I soldati del morto Duca cedono alla fortuna e vanno a salvare Parma;
i congiurati, dato il segno con le artiglierie, il Gonzaga muove da
Cremona per occupare Piacenza. — La città si protesta incolpevole, e
manda lettere al Papa a profferirsegli devota; per prepotenza poi è
costretta a dichiarare che si sottopone spontanea a Cesare. — Chi desse
al Duca sepoltura cristiana; se lo facesse diseppellire il Gonzaga, e
per quali cause. — Cesare tiene Piacenza e finchè regna non la vuole
rendere. — Se ci sia bisogno di obbligare i preti al perdono; e come lo
concedano essi. — Tetrastico contro lo Imperatore. — Filippo II rende
Piacenza ai Farnesi e perchè. — Apollonio Filareto segretario del Duca
col vice-segretario sono sostenuti e messi al tormento; quali le
cagioni. — Annibal Caro altro segretario del Duca con buono accorgimento
si salva. — Come il Papa sentisse la nuova della strage del figliuolo:
novelle degli scrittori chiesastici; altre novelle e peggiori
degl'imperiali; quello, che ci è di vero. — Il Papa volendo rendere
Parma alla Chiesa scopre nemici tutti i suoi; e Ottavio in procinto di
legarsi coll'omicida di suo padre per contrastargli; di ciò si accuora e
muore. — Andrea Doria esulta della morte di Pierluigi; s'è vero, che
rimandasse a consolare il Papa la lettera stessa, che questi gli aveva
scritto in occasione della morte di Giannettino. — Giannettino compare
di Pierluigi. — Sospetti di Andrea per la sua vita. — Congiura di Giulio
Cibo: cause di discordia tra la marchesa Ricciarda e il figliuolo
Giulio; questi usurpa lo Stato alla madre; gli tocca a lasciarlo; lo
ripiglia sovvenuto dal Doria, e da Cosimo dei Medici. — Carlo V ordina
lo restituisca, e commette a Cosimo e al Doria lo costringano. — Insidie
di Cosimo. — Giulio inasprito congiura ribellare Genova ai Francesi;
nelle sue reti irretisce; è preso, martoriato, e fatto in due tocchi a
Milano. — Considerazioni su questo caso. — Ipocrisie di scrittori
venali. — Carlo V disegna fabbricare una fortezza a Genova; pratiche
dell'oratore cesareo col Doria. — Ai nobili vecchi la proposta piace e
perchè, — e Andrea ci acconsente — pei conforti del Senato si ricrede, e
non crolla più. Insidie spagnuole. — Il Papa dà la sveglia a Genova:
accorte provvidenze e animose. — Viaggio del principe Don Filippo di
Spagna in Italia. — Lusso smodato e sequele dello esempio nei costumi
spagnuoli. — Stupidità di scrittori venali. — I cortigiani straziano
Andrea pensando averlo agguindolato, ed egli finge non avvedersene. —
Arti del Gonzaga. — Se sia verosimile che Cosimo duca di Firenze
partecipasse alle insidie, e se, partecipandovi prima, vi persistesse
poi; perchè non andasse a Genova per complirvi Filippo; se verosimile ci
mandasse il figliuolo Francesco col donativo di 100,000 ducati. —
Filippo tenta pigliare albergo nel palazzo del Doge, e risposta di
Andrea. — Mentre gli Spagnuoli si tengono sicuri di occupare Genova, il
Gonzaga manda avvisi essere andati all'aria i disegni; — sdegno di
Filippo sedato dal duca di Alva; — piglia terra a Ventimiglia, tocca
Savona, arriva a Genova. — Menzogne di scrittori venali. — Tumulti di
Genova per le soverchierie degli Spagnuoli. — Ingresso, che ci fa
Filippo: viltà antica e moderna. — Caso del Fornari; e nuova insistenza
del Gonzaga su la fortezza. — Se giusti i rimproveri dell'americano
Prescott su i giudizii dei politici italiani, massime del secolo
decimosesto. — Riforma del Garibetto che fosse; la legge del 1528 di
cattiva diventa pessima — _Pag._ 163