CAPITOLO X. Imprese di Andrea decrepito; ha bisogno di vivere, e vive. —

Si parla di Dragut, e si mostra in qual concetto lo tenesse il Doria. —

Dragutte vigila per ampliare nel Mediterraneo lo imperio di Solimano. —

Casi di Affrica, città in Affrica. — Arti del Dragutte per

impadronirsene; — capitate male le insidie ricorre alla forza, ed anco

questa mescolata di frode, sicchè all'ultimo riesce, e se ne fa signore;

nè però la regge improvvido o crudele. — Carlo V ordina la impresa

dell'Affrica, e ci prepone Andrea per le cose di mare, e Giovanni della

Vega vicerè di Sicilia per quelle di terra. — Ingiustizia degl'improperi

degli storici anco moderni contra il Dragut. — Dragut nabissa le coste

d'Italia; ruina di Rapallo, e caso dello innamorato Magiacco. —

Gl'imperiali pigliano Monastir, prima la terra, poi la rôcca con la

morte di tutti i difensori. — Il Dragutte infuria su le spiagge

spagnuole per divertire la guerra dall'Affrica e invano. Assedio

dell'Affrica, e sue difficoltà. — Battesi la cortina invano; scalata al

rivellino respinta; pretesti inutili per onestare la disfatta. — Screzio

tra il vicerè della Vega e don Garzia di Toledo. — Le milizie

sconfortate, i capi si rimettono in Andrea, che manda a Genova e a

Livorno a pigliarli; i quali celeremente portati sollevano le speranze

degli assediati. — Disegni del Dragutte di assalire da due parti il

campo; il della Vega avvisato lo previene, fazione contro il Dragut, che

rotto ripara alle navi. — Osservazioni su gli scrittori di varie

nazioni, che parlano di Andrea Doria. — Sortita degli assediati

respinta. — Si delibera l'assalto della terra dal mare. — Il Doria

inventa le batterie galleggianti e come le fabbrica. — S'è verosimile

che inventasse queste batterie don Garzia di Toledo. — Gl'Italiani e i

cavalieri di Rodi assaltano la terra e la pigliano con la morte di tutti

i Turchi. — I cristiani fanno schiavi i cittadini e li vendono; — ma di

ogni altra cosa si trova scarsa la preda. — L'armata imperiale al

ritorno patisce fortuna di mare. — Il Dragutte va a Costantinopoli, dove

propiziatosi Solimano è creato da lui Sangiacco di Barberia. — Il

Dragutte alle Gerbe, va a chiudercelo il Doria; il quale muove

all'ospite del Dragutte turpe proposta e n'è vergognosamente ributtato.

— Il Dragutte gli sguizza di mano con lo stesso strattagemma che adoperò

Annibale a Taranto. — Paolo Giovio attribuisce il medesimo trovato a

Consalvo Fernandez. — Dove e quando morisse il Dragutte. — Fortuna e sua

mutabilità. — Decadenza di Carlo V. — Guerra di Parma; il duca Ottavio

si lega con Francia; papa e impero contra lui; non fanno frutto; il papa

Giulio III perde in cotesta guerra reputazione, pecunia e la vita del

nipote. — Guerra in Piemonte. — Guerra in Germania. — Fuga dello

imperatore da Villaco descritta. — Guerra di Siena. — Cosimo dei Medici

e Piero Strozzi. — Andrea soccorre languidamente Cosimo; alcuni dicono

che salvasse, altri che perdesse navi cariche di grano: come si accorda

la discrepanza. — Gesti gloriosi del Doria in Maremma. — Andrea fugge

davanti Lione Strozzi. — Lione Strozzi va in Ispagna e per poco non

piglia Barcellona. — Rotta di Ponza, dove Andrea Doria perde sette galee

e non soccorre Napoli. — Commissione della Francia al Mormile; che per

astio del principe di Salerno tradisce. — Il Doria tornando a Napoli

libera Orbetello dallo assedio. — Lettere falsate dal Mormile per

rimandare l'armata turca, e corruzioni. — Arimone oratore di Francia per

troppo zelo dà nella pania. — La guerra si volta tutta in Corsica. —

Genova perde tutta la isola tranne Calvi e San Bonifazio. — Mirabile

difesa di San Bonifazio: si rende a patti: opinioni varie intorno alle

cause della resa: i patti non si osservano. — I Francesi rendono la

pariglia allo Imperatore co' falsi sigilli compensando le false lettere.

— Francia offre rendere la Corsica al Senato di Genova, purchè si

stacchi dallo Imperatore; il Senato e Andrea ne ragguagliano Cesare. —

Gagliardi soccorsi di Carlo; anco Cosimo duca di Firenze sovviene la

impresa; provvisioni di guerra e condotte di soldati che fa l'ufficio di

San Giorgio. — Andrea eletto capitano generale riceve lo stendardo di

san Lorenzo. — Cristofano Pallavicino precede Andrea e libera Calvi; —

Agostino Spinola sbarca a Erbalunga e manda il paese a ferro e a fuoco.

— Andrea sbarca nel golfo di San Fiorenzo, e assedia la terra che porta

il medesimo nome; — poi percosso dalla infinita mortalità muta l'assedio

in blocco. — Manda Angiolo Santo delle Vie ad assalire Bastia, e quegli

piglia la città e la rôcca; volendo poi stravincere a Furiani è battuto

due volte. — Il Thermes tenta offendere di fianco Agostino Spinola. —

Bella azione di Giovanni da Torino che soccorre per forza San Fiorenzo,

e poi n'esce alla scoperta e si salva combattendo. — Andrea si ostina a

rimanere intorno San Fiorenzo in onta alla moria; — il Thermes e il

Sampiero, tentato ogni verso invano per sorprendere la sua vigilanza,

per disperati si ritirano a Corte. — San Fiorenzo viene a patti; Andrea

ne propone dei crudeli: ributtansi; alle istanze dei suoi ricusa cedere

in apparenza, ma in sostanza concede si salvino i fuorusciti côrsi e

napolitani; ma poi si pente; e presi trentatrè Côrsi gli mette al remo.

— I Francesi abbandonano i Côrsi nella pace di Castello Cambrese. —

Andrea ha da levarsi dalla impresa di Corsica per condurre soccorsi a

Napoli; passando presso la torre di Spano, tratto in agguato, perde

quattrocento e più uomini. — Giovannandrea perde una galea a

Portoferraio investendo tra gli scogli; nove ne manda a traverso in

prossimità di Portovecchio: quasi a conforto di tante trafitture di

Andrea il suo nipote piglia poco dopo cinque fuste turche — _Pag._ 254

CAPITOLO XI. Misera condizione di salute dello Imperatore Carlo V. —

Prognostici della sua morte vicina. — Minacce di un frate e fantasimi

della sua mente agitata. — Renunzia a Filippo i suoi stati, meno lo

impero; sua diceria in cotesta occasione solenne. — Differenza tra la

renunzia di Carlo V e quella del Washington: magnanimità delle cause che

mossero quest'ultimo. — Lettera dello Imperatore al principe Doria; gli

raccomanda il figliuolo. — Andrea manda in dono a Carlo V una carta

marina. — Incertezza storica: affermano che Carlo, prima di partire per

la Spagna, renunziasse lo impero al fratello e non è vero: — affermano

che risegnasse gli altri stati a Filippo il 16 gennaio 1556, e non è

vero; che chiuso in San Giusto si staccasse affatto dalle cose mondane,

e non è vero; che il figlio gli facesse stentare il danaro pel suo

sostentamento, e non è vero; che celebrasse l'esequie a sè vivo, e non è

certo; che non potendo accordare due orologi insieme irridesse la sua

presunzione di volere che tutti i suoi sudditi pensassero ad un modo su

le cose di religione, e non è certo: certo il pentimento di non avere

ammazzato Lutero contro la fede del salvocondotto, e certo avere posto

la sua ultima benedizione al figliuolo a patto che sterminasse gli

eretici, e proteggesse la Inquisizione. — Si accenna alla guerra di Roma

contro Paolo IV, e a quella di Francia. — Andrea raccomanda a Filippo II

non sottoscriva la pace di Castello Cambrese, se i Francesi non si

obbligano a restituire la Corsica; e si tenga San Quintino in pegno

dello adempimento del patto, ed è esaudito: — grave di 92 anni si ritira

dal comando, e Filippo accetta per suo luogotenente Giovannandrea

figliuolo di Giannettino. — Andrea i senili ozii svaga ornando la chiesa

gentilizia di San Matteo. — Il gran maestro di Malta propone la guerra

contro ai Turchi di Barberia, lo seconda il Duca di Medinaceli vicerè di

Sicilia, e il re Filippo accoglie la proposta: diligenze e provvedimenti

suoi. — Il duca di Medinaceli è creato capitano della impresa; Andrea

Doria approva la impresa purchè si faccia presto; il Re lo mette a capo

di tutta la flotta; solerzia sua, e del nipote Giovannandrea: ostacoli

per la parte del Vicerè di Napoli, e per quella del vicerè di Milano.

Giovannandrea prega il Mendozza ammiraglio di rimanere con le galee di

Spagna, ma non lo può svolgere. — A Genova prima mancano i soldati alle

navi, poi le navi ai soldati; raccolti gli uni e gli altri mancano le

paghe: ammottinamento sedato; disastri sul principio del viaggio: la

nave _Spinola_ rompe sul lito con perdita di uomini e di robe. — Quanta

fosse l'armata, e quanto l'esercito. — Ospitale militare in questa

guerra ordinato come non lo fu mai prima di ora; e ci prepongono un

vescovo. — Munizioni di pessima qualità e ne danno colpa ai Genovesi. —

Armata raccolta nel porto di Siracusa tenta uscire ed è respinta;

naufragio di una galea del Doria; va a Malta; poi ne parte e torna

indietro a rimorchiare le navi; ribellioni su le navi, e fatti gravi che

ne avvengono. L'armata giunta alle Gerbe preda navi mercantili; come le

prede spartiscansi, ma non osservati gli ordini si fa un raffa arraffa:

non si attenta assalire due galeotte turche su le quali andavano i doni

del Dragutte a Solimano, ed Uccialy a sollecitare lo invio dell'armata

turca. — I Mori della isola, che ai cristiani alla larga si professavano

amici, vicini gli avversano; così per fare acqua bisogna andarci con lo

esercito ordinato: — altre galee sopraggiunte dopo, volendo fare acqua

con manco riguardo, ne rilevano una dolorosa sconfitta. — Il mare e il

vento procellosi respingono l'armata da Tripoli; — moria fra i soldati e

le ciurme; dopo molte consulte l'armata dal Secco del Palo torna alle

Gerbe. — Battaglia aperta coi Mori, e subito dopo gli accordi, i quali

così increscono agli Spagnuoli, che taluno per rovello si ammazza. — Si

dà mano alla fabbrica del forte; e ordine che vi si tiene; si provvede a

fornire di acqua le cisterne, ma per l'avarizia dei mercanti non si fa

frutto. — Granmaestro di Malta avvertito della prossima venuta della

flotta turca richiama i suoi legni dalle Gerbe; ma vergognando poi ne

rimanda taluni. — Mentre il Duca attende a sollecitare il compimento del

forte, accade tumulto tra Mori e Spagnuoli, con morte e ferite di una

parte e dell'altra; si riconciliano; cerimonie e patti della dedizione

dell'isola al re Filippo. Si sollecita lo imbarco ma è troppo tardi. —

Avvisi spaventosi da Malta. — Giovannandrea intima la Consulta sopra la

sua galea; il Duca prima di lasciare la terra impegna la sua fede ai

rimasti, tornerebbe a pigliarli. — Tra il Duca e Giovannandrea corrono

parole acerbe; proposti da questo parecchi partiti non vengono

accettati. — Ordini funesti; disdette continue; Scipione Doria, commesso

a speculare la notte, per paura non si allarga, sicchè al far del giorno

la flotta turca prima che vista casca addosso ai Cristiani. — Soldati e

marinai cercano scampo col buttarsi in mare, ma i Barbareschi mutata

fede arrivati al lido gli ammazzano; il re del Carvan, e lo infante di

Tunisi mandano avvisi al Duca si guardi dal Xeco. — Rotta dell'armata. —

Giovannandrea investe con la sua galea in terra; per un momento se ne

impadroniscono i forzati, poi casca in potestà dei Turchi. — Perdita di

galee e di navi. — Molte galee si salvano per virtù del commendatore

Maldonato: — parole egregie di questo valentuomo. — Morte di Flaminio

dell'Anguillara. — Virtù del suo buon paggio innominato. — Al duca di

Medinaceli vanno tutte le cose alla rovescia. — La notizia dello

infortunio arriva ad Andrea Doria; sue terribili ansietà. —

Giovannandrea si salva in terra; adunati a consulta i rimasti propone

partiti estremi; il Duca si piega a dargli retta. — Si decide passare

durante la notte su di una fregata la flotta nemica; ma in molti sorge

veementissima l'agonia di seguirli: nobiltà di animo di Don Alvaro

Sandè, che sceglie restare co' compagni. I nostri su nove fregate

tentano una notte il passaggio, e non riescono; sono più avventurati la

seconda volta e riparano a Malta. — Considerazioni di Alfonso Ulloa

scrittore della monografia di questa impresa. — Stato di Andrea Doria:

arriva un corriero, vuole leggere da sè le lettere e non gli riesce:

saputo lo scampo del nipote si leva maravigliosamente in piedi, e

ringrazia Dio. — Cade sfinito; si acconcia dell'anima; consigli che

manda a Giovannandrea; sue ultime parole; ordina essere trasportato alla

sepoltura senza pompa. — Funerali magnifici decretati dalla Repubblica.

— Sue qualità fisiche e morali: costume di vita. — Ultime considerazioni

— _Pag._ 317

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le

grafie alternative (follia/follía e simili), correggendo senza

annotazione minimi errori tipografici.

Vita di Andrea Doria, Volume II · 第 21 / 21 段