Ma non ostante l'umore bizzarro della cugina, Andrea si sentiva assai
più tranquillo vedendola a Castelguelfo. Non c'erano visite, nè
viaggiatori, e anche il Damonte e Scipio Spinola non capitavano altro
che la domenica a pranzo, per ripartire la sera stessa. La fabbrica, i
ristauri d'Oriano e i disegni relativi erano occupazioni che si
confacevano allo stato suo; ed egli vedendo che trovava modo di
attendere a quegli impegni, s'illudeva promettendo ogni giorno a sè
stesso, che all'indomani avrebbe ricominciato i suoi studi con nuova
lena; ed era tanto sicuro di spicciarsene in breve, che avea già
scritto a Milano per procurarsi un editore.
Egli, intanto, sopportava ogni capriccio della Baby; era sola in
villa, e ciò lo confortava di tutto.
E infine quelle durezze non attestavano la piena innocenza della sua
amicizia?... Come dovevano essere diverse le soavi espansioni e gli
incanti dell'amore! Si era ingannato quando aveva creduto che gli occhi
della cugina somigliassero a quelli della povera Adele...--Avevano
tutt'altra espressione!--No, no; egli non veniva meno alla sua fede, nè
alle sue promesse recandosi sovente a Castelguelfo. La Baby (avevano
ragione di chiamarla in tal modo: alle volte, era proprio un _baby_) non
gli addolciva punto la vita; ed egli continuava a rimanerle amico, perchè
quella testolina sventata gli faceva paura. Essa, circondata com'era da
mille pericoli, aveva bisogno di consiglio, di guida, e si sentiva in
dovere di non abbandonarla.
Ingannandosi in tal modo nel giudicare i propri sentimenti, Andrea
rimaneva assiduo presso la bimba crudele, vivendo della vita sua, e
respirando del respiro suo; divorandola cogli occhi, adorandola
coll'abbandono più appassionato dell'anima e soffrendo spasimi
ineffabili, che soltanto una parola buona o un atto cortese di lei
riuscivano a mutare in altrettanta felicità. A poco a poco egli aveva
talmente rinchiusa la propria esistenza in quella della Castelguelfo,
da perdere persino il giusto criterio delle cose. Un oggetto che
apparteneva alla Contessina gli era sacro, e Andrea provava un senso
di dispetto e di gelosia quando il Baldi prendeva nelle sue mani o il
cestino da lavoro, o l'astuccio delle spagnolette, o lo sciallettino
che ella si faceva portare sotto la tenda. Quegli oggetti erano cari
al suo occhio e al suo cuore. Voleva essere lui solo quello che li
presentava a Baby; ed essa, che aveva indovinata la strana gelosia del
cugino, affidava volentieri lo sciallettino a Marco Baldi, e da lui si
faceva offrire e accendere la spagnoletta. E come il cuore di Andrea
avea raggiunto tanta finezza, così anche la sensibilità di lui si era
fatta maravigliosa.
Il _tic tac_ dei piccoli passi della Castelguelfo, il fruscìo leggiero
della sua veste lo facevano impallidire, e la sera, aspettava con
ansia il momento in cui, abbandonando il _picco della quercia_ e
ritornando verso la villa, essa usava appoggiarsi al braccio di uno
dei suoi amici. Quando la vedeva alzarsi, egli era inquieto,
agitato...--Avrebbe preso il suo braccio o quello di Marco Baldi?... E
le si metteva vicino vicino, ma non osava mai offrirsi per il primo,
impacciato e intimidito da uno strano turbamento.
Ma pure quelle belle sere di settembre erano tutte un incanto. Il lago
tranquillo sotto le stelle scintillanti; il profilo cupo delle colline
e dei monti lontani, che chiudevano l'orizzonte con immagini strane e
diverse: l'armonia quieta e uniforme della notte, solo interrotta
dallo schiocco echeggiante della frusta e dal cigolìo de' carri che
salivano la strada erta della riviera, tutto ciò rendeva più deliziosa
al Santasillia, in quella pace serena, la muta contemplazione del fumo
della spagnoletta, che usciva lento come il respiro, fra le labbra
socchiuse della Baby.
Certe volte, quando il rapimento di Andrea sembrava più intenso, la
Contessina lo interrompeva a un tratto, mormorando con un piccolo
sbadiglio:--Dio, Dio! com'è seccante la campagna! Ha proprio ragione
il mio Giuliano di rimanersene a Vienna!--Andrea, allora, la guardava
addolorato; ma mentre il Baldi protestava galantemente «che se fosse
stato lui nel suo Giuliano, sarebbe rimasto sempre a Castelguelfo», lo
sbadiglio della Baby pareva mutarsi in un sospiro di tenerezza, in un
saluto, in un invito misterioso del cuore a un'immagine cara e
lontana.
Dal _picco della quercia_ si dominava bene tutto il palazzotto, e ogni
sera, quando erano vicine le dieci, si vedeva rischiararsi una camera
del primo piano.
--Ecco la Gege--era il nome della cameriera--che accende la
_veilleuse_!--aveva esclamato una volta Marco Baldi.--Ah, Contessina,
come io la manderei al diavolo la... la diplomazia!
--Andremo a dormire... a sognare!--mormorò la Baby stringendosi con un
fremito nello scialletto e facendo un po' la ninna nanna colla
poltrona di vimini.
Andrea s'era messo a guardare quella finestra lontana, rischiarata,
senza più dire una parola.
--Perchè guarda così fissamente la finestra della mia camera?--gli
domandò la Baby, dopo qualche momento di silenzio.--Gli fa ricordare,
forse, il lumicino della Valpantena.
Andrea, offeso da tali parole, si alzò sdegnato. La Contessina, in
quel punto, non gli era più cara; non era altro per lui che un _baby_
cattivo. Le rivolse uno sguardo pieno di collera e se ne andò quasi
subito da Castelguelfo, dopo averla salutata freddamente e aver
giurato a sè stesso che non ci sarebbe più ritornato.
--Sì, sì; non era altro che un _baby_ cattivo; un ragazzo senza cuore,
che non avea nulla di sacro. Si faceva gioco di lui e non rispettava
nemmeno quella poveretta che era morta di dolore!... Così non poteva
durare; anche la sua dignità non lo potea più permettere. Sarebbe
ritornato subito a Verona, vicino alla sua Adele; avrebbe ripreso la
vita solitaria, che non avrebbe mai dovuto abbandonare, i suoi studi
e...--E di sua cugina non voleva più sentirne parlare.
Ma poi, la mattina dopo, pensò che così sui due piedi, non gli era
possibile di partire da Oriano. Come poteva sospendere i lavori da un
momento all'altro? Licenziare tutti gli operai?... Sarebbe stata una
ridicolaggine, una scenata, e la Castelguelfo ne avrebbe tratto
argomento per metterlo in burletta!... D'altra parte sarebbe stato un
voler dare alle parole di quel _baby_ una importanza che proprio non
avevano.
Cheh, cheh! Voleva continuare i restauri, la fabbrica, e figurarsi che
Castelguelfo non esistesse nemmeno, o, invece di essere lì vicino,
fosse in capo al mondo. Ma quando scese in giardino e gli fu mostrata
una cesta di fiori bellissimi, appena colti, si sentì impacciato non
potendo ordinare, come al solito, che fossero mandati alla Contessina.
Che cosa ne avrebbe fatto di tutti quei fiori? E poi, nel restauro
della villa s'era tanto uniformato ai gusti e ai consigli della Baby,
che adesso molte di quelle opere gli parevano diventate inutili; e non
andò nemmeno a vedere i lavori.
Tuttavia, per qualche giorno seppe resistere, e non si mosse da
Orlano. Egli, per altro, sperava sempre in una visita del Baldi e in
un invito della cugina. Infine, non vedendolo a Castelguelfo essa
avrebbe potuto dubitare ch'egli fosse ammalato!--Perchè non mandava a
vedere che cosa c'era di nuovo?--E tutti i giorni sperava, e tutti i
giorni cresceva il desiderio e lo sconforto: ma non gli capitava nulla
da Castelguelfo! Era proprio un _baby_ senza cuore! No; non sarebbe
stato lui a cedere; non ci sarebbe ritornato mai più!... Ma invece,
quando venne la domenica, pensando che in quel giorno ci sarebbero
andati il Damonte e Scipio Spinola, all'amore gli si aggiunse la
gelosia, non potè più resistere, ordinò che attaccassero per andare a
Castelguelfo, e adesso che si era risolto, dopo tanto aspettare, aveva
l'ansia, la febbre di far presto, e montato a cassetta spingeva i
cavalli al trotto, e gli pareva come di rinascere e ritornava a
sentirsi contento e consolato.
Andrea respirava con gioia quell'aria fine, che gli sfiorava la
faccia. Il lago era più limpido, il cielo più sereno, e più ridenti
gli parevano i vivi colori della collina, sparsa di ulivi e
verdeggiante di vigneti.
I cavalli erano affaticati e spumanti, ma Andrea, impaziente, li
stimolava di continuo; e quando gli apparve la villa, alta sulla
roccia, e tutta bianca nel barbaglio vivido del sole; e quando,
infine, rivide il _picco della quercia_ che sporgeva cupo, simile a un
gigante imbronciato, fra l'allegra nitidezza delle onde crespe, il
cuore gli battè forte forte, esultando, come s'egli ritornasse allora,
in mezzo agli affetti suoi, dopo un viaggio lontano e increscioso.
In quel momento egli aveva obliato rimorsi e dolori. La figuretta
mesta e soave della povera Adele era dileguata dal suo cuore;
l'immagine minacciosa di Francesco Parabiano era scomparsa dalla sua
mente. Egli aveva dimenticato anche tutto ciò che la Baby stessa gli
aveva fatto soffrire; e nella mente, nel cuore, nel sangue non aveva
più che un pensiero, una gioia, una febbre: rivederla!
Entrò nel cancello della villa e fece tutto il largo e ripido viale
del giardino spingendo i cavalli sempre al trotto, ma quando fu presso
alla casa tutta quella grande contentezza svanì quasi per incanto, e
si sentì sopraffatto dal pentimento e dalla vergogna.
Perchè mai aveva ceduto all'impeto del cuore?... Perchè mai si era
mosso da Oriano?...
Passando con la carrozza presso le finestre della sala terrena, aveva
udito la voce della Baby che cantava al pianoforte; e sparsi nel prato
aveva veduto i _mallets_ e le palle del _croquet_; segno evidente che
il Damonte e Scipio Spinola erano arrivati prestissimo: prima del
solito.
Quando il Santasillia entrò nel salotto, la Contessina lo salutò con
un cenno del capo e un sorrisetto esprimenti una certa maraviglia
birichina; ma continuò a cantare, accompagnandosi al pianoforte. Il
Damonte, in piedi vicino a lei, le voltava le pagine della musica e
salutò Andrea, come Scipio Spinola, senza dir motto: mentre il Baldi,
che stava leggendo sul canapè, si alzò, e in punta di piedi, gli andò
incontro per istringergli la mano.
La Baby cantava con anima e con passione.
Aveva le guance rosee e il seno ansante, strappò gli ultimi accordi
col tintinnio dei braccialetti, curvando, protesa sulla tastiera, la
personcina flessuosa, scintillante di _jais_, poi, fra gli applausi
de' suoi caldi ammiratori, si voltò verso Andrea, girando sullo
sgabellino:
--E così?--esclamò ridendo;--il nostro benamato cugino, non ha potuto
resistere, e ha smesso il broncio? Sa, ha fatto bene a venire. Sono
forse gli ultimi giorni che rimango in questo eremo, ameno sì, ma
noioso alquanto!... Lo zio Pancrazio sta male assai, e se succedesse
una disgrazia, andrei probabilmente a finire l'autunno a Navaledo...
Povero Santasillia,--continuò poi con un'aria leggermente
canzonatoria,--rimarrà qui solo solo, ed io non potrò nemmeno ammirare
le meraviglie di Oriano!... Ma vuol dire che, per compensarlo della
mia mancanza, affitterò Castelguelfo a madama Kraupen che, appunto, è
in cerca di una villa!
Andrea non badò allo scherzo che avea fatto ridere gli altri; ma
avvicinandosi vivamente alla Baby, le domandò con voce rotta dalla
commozione:
--Davvero?... Davvero, Contessa?... Non rimane più a Castelguelfo?
--Ma... chi può sapere?... Tutto dipenderà dalla salute dello zio
Pancrazio!
Era costui un vecchio decrepito, che giaceva infermo da parecchi anni
nella sua tenuta di Navaledo, nel Friuli, ma che non moriva mai, come
forse desideravano i creditori del conte di Castelguelfo.
Originale, di umore bizzarro e avarissimo, il conte Pancrazio, ricco a
milioni, non aveva parenti all'infuori di Giuliano e di Baby, i quali
spendevano senza scrupoli, fidandosi appunto in una tale eredità che,
del resto, non poteva mancare. Ma il conte Pancrazio era stato altre
volte in fin di vita, e poi era sempre ritornato indietro, per quanto
i medici si fossero ostinati a dichiarare il caso suo disperato. E
Andrea, sconvolto da quella inaspettata minaccia di perdere la Baby, e
dimenticando che un momento prima aveva ancora fermamente promesso a
sè stesso di non rivederla più, innalzò dal profondo del cuore una
preghiera così fervida, che forse l'uguale non era mai stata fatta per
la salute del conte Pancrazio.--Se la Baby fosse partita davvero, come
avrebbe potuto vivere a Oriano? E dove sarebbe andato? Che cosa
avrebbe fatto della vita sua?...
Tutto il mondo, senza la Baby, gli parea vuoto e triste.