Ma poi, Andrea di Santasillia, come succede quasi sempre in simili
casi, invece di fuggire rimase a Verona e continuò a vedere la
Contessina.
Non c'è coscienza quanto quella degli innamorati che sia facile alle
transazioni e feconda di scuse.
Infine, pensava Andrea, acquietandosi, la povera Adele sarebbe sempre
stata il suo unico e santo ideale. Nessun altro sentimento avrebbe
potuto distoglierlo dalla sacra promessa. Egli doveva essere e sarebbe
rimasto per tutta la vita lo sposo, il fidanzato fedele della vergine
cara indimenticabile. Sì, egli sentiva, e adesso non dovea più
arrossire confessandolo come fosse una colpa, sentiva di volere un
poco di bene anche a sua cugina; ma questo affetto era di tutt'altra
natura. Era la dolce confidenza di una amicizia quasi fraterna; era
una simpatia intellettuale; era il conforto, ma non era l'oblìo dei
suoi dolori. Dunque perchè fuggire?... Perchè non dovea più vedere la
Castelguelfo, dal momento che quegli scrupoli erano esagerati? E,
adesso, pensandoci meglio, si persuadeva anche di non essere geloso
della Contessina. Gli seccavano tutti i corteggiatori che le stavano
appresso, perchè non erano punto divertenti; perchè erano vuoti e
banali. Se invece fossero state persone di spirito, li avrebbe veduti
volentieri e si sarebbe goduto in loro compagnia!... In quanto al
Damonte poi, l'esserne geloso, era addirittura una ridicolaggine... La
Castelguelfo non faceva altro che metterlo in burletta!...--È vero; si
era offeso e irritato udendo i pettegolezzi della Giustiniani: ma
soltanto perchè gli premeva il buon nome di sua cugina, e non per
altro. Tuttavia egli rimaneva convinto che quella vecchiaccia aveva
una lingua maledica, e che il Damonte era un bamboccione, e non poteva
proprio capire come mai facesse sua cugina a sopportarlo!...
Ma, intanto, a poco a poco, per amore o per forza, cominciava col
sopportarlo anche lui. Andrea aveva finito coll'andare tutti i giorni
in casa Castelguelfo e vi faceva visite che duravano per ore intere; e
siccome la Baby non voleva punto cambiare le proprie abitudini, così
anche Andrea doveva trovarsi coll'altra gente. Egli, però, non sapeva
nascondere il malumore; non parlava mai con nessuno; rimaneva
imbronciato e faceva musacce tanto che anche la Contessina principiava
a esserne seccata.
Il Santasillia, adesso che tutti lo conoscevano da vicino, avea
perdute le maggiori attrattive, ed era ritornato il _Monsignore_. Ma
un monsignore pesante, pretensioso, il quale pativa di scrupoli, e si
era innamorato a _modo suo_ della Baby.
E come se tutto ciò non bastasse per infastidire la Contessina, gli
amici i quali, sebbene non ne dessero l'aria, pure non avevano ancora
perdonato al Santasillia il trionfo de' primi giorni, congiuravano
insieme per la sua completa disfatta.
La Castelguelfo cominciava ad essere annoiata del nuovo adoratore. Ed
essi appunto, ormai sicuri del loro giuoco, glielo facevano godere a
tutto spiano.
Il Damonte affettava di mostrarsi assiduo presso la Zanibon, la quale
appunto se n'era innamorata per quell'unico merito che aveva il
giovinotto di essere uno dei corteggiatori dell'elegante contessina.
Scipio Spinola pareva preso d'una passione furiosa per il _cotecio_, e
passava tutta la serata al _club_, a giocare. Gli uomini posati
facevano capire alla Baby che ci andavano meno perchè temevano di
riuscire importuni «a certe persone.» Insomma essa era disperata; non
le rimaneva più fedele altro che qualche vecchio reumatizzato, il
quale l'angustiava maggiormente domandandole ogni momento:--Come mai
Scipio Spinola non si lascia vedere?... Perchè il Damonte corre sempre
dalla Zanibon?
Il fiore più bello di cui poteva far mostra la Contessina era Marco
Baldi: ma per essere sicura di non perderlo, doveva invitarlo a pranzo
quasi ogni giorno, e ascoltare pazientemente il solito racconto degli
antichi amori, e non solo tollerare, ma fingere di divertirsi assai
alle scipitaggini del vecchio libertino.
Marco Baldi, sempre ossequioso quando si trovava in presenza del
Santasillia, dietro le spalle ne diceva di cotte e di crude:
specialmente a proposito del voto faceva pompa di tutto il suo
spirito.
--Cheh, cheh! Il culto dell'anima era un pretesto, era una
_blague_!...--E raccontava, in proposito, una sua storiella, secondo
la quale il Santasillia, fatto prigioniero durante un'esplorazione,
era stato trattato dai selvaggi in modo così barbaro da essere poi
costretto a fare quel certo voto.
E la Baby, invece di offendersi per quelle volgarità, ne rideva più
degli altri, temendo potessero credere che la corte del Santasillia
fosse ben accetta, cosa che l'avrebbe resa ridicola in faccia a tutti.
In proposito, la Generalessa, la marchesa d'Arcole e madama Kraupen
parlavano chiaro. Il Santasillia non aveva saputo cattivarsi gli animi
di queste rispettabili signore. Egli le trattava tutte tre allo stesso
modo, senza usare nessuna preferenza, senza mai darsi la pena di far
loro una visita; e non le aveva neppure invitate a vedere il museo!
--Cara Baby, bada che cosa fai,--dicevano le signore.--Noi vogliamo
consigliarti pel tuo meglio: quel santone del Santasillia ti
compromette proprio senza sugo. Secca te, indispettisce i tuoi amici,
e tutti t'abbandonano. Titta non viene quasi più; Scipio nemmeno, e
gli altri non si lasciano vedere. Marco Baldi, il solo che ti rimane,
confessa di annoiarsi assai; dunque pensaci, carina, finchè c'è tempo.
Mettilo a posto quel superbioso, che vuol darsi l'aria di padrone di
casa, o finirai col diventare ridicola, e coll'essere messa al bando
della _società_.
E la Baby a tali parole, che vedeva colla prova dei fatti quanto
fossero vere, si sentiva sgomenta:--ma come fare a levarselo d'attorno
quel benedetto uomo? A dirlo era cosa spiccia...--ma come fare?... Era
stata lei a invitarlo in casa, a lusingarlo, e adesso senza un motivo
non poteva, in certo modo, metterlo alla porta. Poi, già, gl'incuteva
sempre un pochetto di soggezione e fors'anche sentiva compassione di
lui: pareva tanto innamorato, povero Andrea!
Allora, tutto sommato, continuò ad essere amabile col cugino, ma sfidò
i suoi musi e i suoi brontolamenti, mettendosi di nuovo a dar pranzi e
feste e a combinare ogni giorno partite di caccia, gite, cavalcate,
per richiamare le pecorelle smarrite. Faceva un pochino la gelosa con
Titta Damonte; nell'uscire da teatro, dava il braccio a Scipio
Spinola, e tutti furono di nuovo a' suoi piedi.
Andrea di Santasillia soffriva crudelmente, ma non avea il coraggio di
allontanarsi; anzi, adesso, stimolato dalla gelosia, si era fatto
ancora più assiduo presso la Castelguelfo; e lo si vedeva di giorno e
di sera nel suo salottino, sempre muto, accigliato. Certe volte,
quando la Baby si avvicinava sorridente al Damonte o a Scipio Spinola
e diceva loro qualche paroletta gentile, oppure, quando i suoi
adoratori le prendevano la mano per accarezzarla e baciarla con devota
galanteria, gli occhi di Andrea sembrava gettassero fiamme.
Una mattina essa dovea uscire col Baldi, col Damonte e col
Santasillia: andavano tutti insieme in _Piazza d'Armi_ per veder
correre certi cavalli, che la Castelguelfo voleva comperare. Gli amici
attendevano nel salotto, e non volendo farli aspettare più del
necessario, ella si presentò non del tutto abbigliata, allacciandosi
ancora i nastri del cappellino; poi diede i suoi guanti al Damonte,
perchè glieli mettesse...--Era questa una grazia speciale che la Baby
concedeva per turno.
Il giovinotto le si inginocchiò dinanzi, come era di rito, le prese la
manina, la baciò, e principiò a infilarle adagio il primo guanto.
--Guarda come stringe, quel mortale fortunato!--esclamò Marco Baldi.
Ma quasi subito la Castelguelfo strappò l'altro guanto che il Damonte
aveva in mano e gli sfiorò con esso la guancia graziosamente,
avviandosi sollecita per uscire.
--È troppo lento lei--esclamò--e si fa tardi: andiamo! chi mi ama, mi
segua!
Mentre il Damonte le calzava il guanto, Andrea fattosi pallido, aveva
guardato la Baby in modo tale da mettere paura.
Tuttavia, s'ella non sapeva ribellarsi interamente al predominio di
Andrea, se ne vendicava poi, come Marco Baldi, mettendolo in ridicolo
e burlandosi di lui. La Baby con quel musetto piacevole imitava la
faccia trista e i sospiri di Andrea quando «la opprimeva» col solito
racconto delle sue tragiche vicende. Tutti ne facevano le più matte
risate, e persino il malinconico Damonte, se adesso tossiva, non
tossiva altro che per il troppo ridere. La Baby, colla voce grossa, si
metteva a descrivere le tenebre alte, il silenzio pauroso della notte,
il lumicino piccolo che si vedeva in lontananza e il Santasillia
inginocchiato «sotto le verdi piante» che recitava preghiere e si
torturava col cilicio.
--È un espediente assai ingenuo,--esclamava il Baldi, toccandosi la
punta dei baffi con fare altezzoso,--quello di voler rendersi
interessanti coi piagnistei! Occorre ben altro per poter avere _chanz_
colle signore!
Andrea non sospettava certo di servir da zimbello ad una leggerezza
così perfida e crudele, ma pure sentiva di non essere più inteso, di
non aver più il compianto, l'effusione sincera della cugina, e ciò gli
dava al cuore uno strazio indicibile. Il suo viso pallido dimagrava,
egli aveva la febbre; era misero, disperato; straziato insieme dai
rimorsi e dalla gelosia. Dove trovare un conforto? La stessa sua fede
lo impauriva con terribili minaccie... Il pensiero dell'Adele?... Egli
l'aveva tradita...--Non era stato fedele a' suoi giuramenti d'amore:
non aveva saputo compiere i suoi propositi di espiazione...--Sì, egli
era perduto; egli era dannato... Ma forse poteva essere ancora
meritevole di perdono, perchè non era più padrone di sè stesso!...
Diventava matto: ed era lei, sua cugina, che lo voleva proprio matto
ad ogni costo!... Perchè, adesso, ritornava ad essere amabile e a
lusingare tutti quei cretini? Pareva come presa da una mania!... Era
sempre in moto; sempre in mezzo ai divertimenti e al frastuono!...
--Ma come mai il Castelguelfo la lascia sempre sola?--domandò al Baldi
in uno dei suoi impeti d'ira, che non riusciva più a poter frenare.
--Per incompatibilità di umori. Erano ancora ragazzi, quando li hanno
sposati.
--Dunque suo marito non le voleva bene?
--_Au contraire!_ Le voleva troppo bene!
E Marco Baldi, con un ghigno da satiro sdentato, riferì, dilettandosi
nei particolari, i motivi che avevano consigliato quella momentanea
separazione.
Per Andrea cominciò un nuovo e più atroce martirio. Egli aveva pensato
al Castelguelfo come in un possibile alleato che dovea mettere un po'
d'ordine e di quiete nella vita rumorosa della Baby e allontanare da
lei gli sciocchi sdolcinati e sfacciati. La continua lontananza di
questo marito, il non averlo mai veduto, avea indotto Andrea a
considerarlo quasi come un personaggio mistico, incorporeo. Ma invece
le rivelazioni del Baldi venivano a strapparlo brutalmente a quelle
illusioni, mettendogli a un tratto dinanzi agli occhi la realtà più
spietata. Allora immagini nuove e strane popolarono la sua fantasia e
gli straziarono il cuore. Il sangue fervente della sua maturità
intatta, non gli concedeva alcuna tregua. Non poteva più lavorare; non
gli riusciva di scrivere nemmeno una riga. Molte volte, vergognando di
sè stesso, egli si chiudeva nello studio col fermo proposito di
vincere quell'inerzia che lo accasciava, compiere il lavoro che avea
incominciato, e ritrovare nell'intelligenza uno svago, un conforto a'
suoi dolori. E per un momento pareva inebriarsi, stordirsi, ritornava
pieno di ardore verso quelle aspirazioni prime della sua giovinezza,
ma poi, dopo alcune righe che aveva scritte, rallentava la corsa della
sua mano, si lasciava andare disteso sulla poltrona, e il pensiero suo
abbandonava le vergini foreste e i popoli barbari per correre più
vicino dove era la Baby, e di lì non poteva più muoversi.
Era geloso del passato e sgomento dell'avvenire.--Se il Castelguelfo
fosse tornato?
....Se fosse ritornato?!...--e poteva tornare da un momento all'altro.
Egli l'odiava quell'uomo, eppure aveva rimorso del suo odio; avrebbe
voluto dimenticare, addolcire lo spasimo della propria gelosia,
abbandonandosi a qualche nuova illusione. Ma nel medesimo tempo era
trascinato, come dal delirio di una febbre maligna, a ricercare tutti
gli argomenti, tutti i pensieri che lo torturavano; parlava sempre
alla Baby di suo marito, e voleva tutto sapere di lui, per cercar di
capire se quel marito assente poteva farsi strada nel suo cuore. E
lungamente stava fisso cogli occhi in un ritratto del Castelguelfo che
era appeso nel salotto, e lo scrutava, lo divorava; pareva gli volesse
investigare anche l'anima.
La Baby rideva, indovinando i pensieri del Santasillia, e si godeva
mostrarsi tenera, affettuosa verso suo marito; e quando il cugino
guardava il ritratto così fissamente, ella esclamava con una grazietta
piena di moine che «il suo Giuliano era molto più bello!»
--Che diritto aveva quel lunatico,--pensava la Baby
stizzita,--d'essere geloso di suo marito? Era proprio una pretesa
fuori di posto e ridicola assai! E avrebbe voluto «che il suo
Giuliano» ritornasse per fargli dispetto. In tal modo la gelosia di
Andrea riavvicinava la Castelguelfo a suo marito.
--Povero Giuliano! Egli almeno era sempre di buon umore e non l'avea
mai seccata!
In quei giorni la Baby, com'era sua abitudine di ogni anno, aveva
abbandonato Verona per recarsi alla villa di Castelguelfo: un vecchio
palazzotto, innalzato sopra un dirupo enorme, che sporgeva nel lago di
Garda. E la tiepidezza dolce del settembre penetrava misteriosa nel
cuore della giovane donna, mentre la serenità placida del lago,
azzurro e nitido, come una meraviglia orientale distesa ai piedi delle
Alpi, infondeva nel suo spirito un raccoglimento affettuoso.
Ma pure, la solitudine della campagna non le piaceva punto e spesso
era anche annoiata.
--Infine,--pensava qualche volta,--Giuliano deve trovarsi bene a
Vienna perchè non parla più di ritornare!--E come avea fatto presto a
consolarsi della sua lontananza!... Ciò faceva proprio credere che
Giuliano forse le avea voluto bene, ma che non era mai stato
innamorato...--Di tanta gente ch'ella avea conosciuta, suo marito era
il solo che non avea perduta la testa per lei!...--Avrebbe però voluto
scoprire a chi faceva la corte a Vienna, e conoscere la sua rivale...
e fors'anche _le sue_ rivali, perchè Giuliano era un certo
tomo!...--Non tossiva come il Damonte e non sospirava come il
Santasillia!... E poi, in complesso, Giuliano era bellino assai, un
po' piccolo, ma elegante. Non gli stavano bene le fedine che si era
fatto crescere a Vienna, per darsi l'aria diplomatica, ma gliele
avrebbe fatte tagliare. Gli occhietti erano furbi e vivi... e poi
montava benissimo a cavallo!
E la Baby, che di solito scriveva ogni quindici giorni a suo marito,
in quella prima settimana che si trovò in villa sola, gli scrisse tre
volte, e l'ultima lettera era più lunga delle altre. Essa gli narrava
la sua vita di ogni giorno; le passeggiate, le visite ricevute e
ricambiate, e si doleva di veder poca gente a Castelguelfo perchè
troppo lontano dalle sue amiche, e di non poter avere per correttivo
alla noia del Santasillia, altro che le facezie di Marco Baldi.
«...Ti scrivo dal _picco della quercia_... te ne ricordi?... Mi piace
tanto questa roccia! Sembra un luogo incantato, _la rupe della
strega_... _lo_ _scoglio della fata nera_... quello che vuoi! Sotto la
quercia ho fatto distendere una grossa tenda, che di giorno ripara dal
sole e la sera dalla brezzolina umida, perchè io sono molto _frileuse_
(anzi _frileuz_, come direbbe Marco Baldi), e poi sono gracile e
delicata assai. Non ho la salute florida delle tue tedesche, le quali
del resto, come tipo, non mi piacciono punto... Tutto il giorno sto
qui a leggere o a scrivere e ad aspettare chi non viene... Non
lusingarti, sai, perchè proprio non aspetto te...--La sera fumo la
sigaretta e si fa chiacchiere con Marco Baldi. Ben inteso che c'è
sempre con noi anche quel noioso del Santasillia; ma non parla mai...
Guarda il cielo e sospira; guarda tua moglie (che sono io, ricordati!)
e geme profondamente, poi, certe volte, si avvicina al margine della
roccia, proprio come se avesse l'intenzione di fare un capitombolo nel
lago... Povero Andrea!... Ieri l'ho fatto tanto arrabbiare! L'ho
avvertito che il lago sotto la roccia è profondissimo, e che se non
era un forte nuotatore, non dovea risolvere di fare il salto.--Sarò
cattiva col nostro reverendo cugino, ma mi secca assai!... Pensa,
tanto per avere una scusa d'essere tutti i giorni a Castelguelfo, che
s'è messo a restaurare la sua villa d'Oriano. Così l'ho qui a due
passi e mi tiene sott'occhio... Carino carino!...--Scipio Spinola,
adesso, lo chiama il mio _tutore_.
«... Includo per te, in questo foglietto, una bella viola, e trova
modo di averla cara... Se sapesse il _tutore_ che te la mando,
guai!... Me ne offre sempre un mazzolino, che io porto tutto il giorno
per renderlo felice. Ha riempito le sue serre di fiori splendidi.
Tutti per me, ben inteso, e te lo dico perchè, tanto, tu non sei
geloso.
«Ti mando la mia mano da baciare. Dicono i nostri amici che è bellina
assai; ma tu, già, non te ne sarai accorto. E poi a te devono piacere
le mani rosee e _potelées_ delle tue tedesche. Scusami, sai, se ti
addoloro, ma le tedesche mi sono proprio antipatiche. Preferisco le
inglesi. Credilo; quando sono belle, sono più carine assai. Per altro
lo devi credere senza farti trasferire a Londra. Cattivo!... Saresti
ancora più lontano!»