Alcuni giorni dopo, ritornando Andrea a Castelguelfo, sentì che la
Contessa era a letto, un po' raffreddata. Egli aveva già fatto voltare
la carrozza per ritornarsene a Oriano, quando la Gege accorse
dicendogli che la padrona stava meglio, e che avea dato ordine di
lasciarlo passare.
Andrea non rispose verbo e seguì la cameriera; ma si era fatto ancora
più pallido del solito; non riusciva con le mani che gli tremavano ad
abbottonarsi i guanti, e incespicò nel tappeto dello scalone. Il
pensiero ch'egli doveva entrare nella camera di Baby lo intimidiva, e
provava una sensazione strana d'inquietudine, come s'egli fosse per
abbandonarsi all'ignoto.
--Ma forse--pensò--avrò inteso male.--La troverò alzata,
certamente!--E sperò davvero che così fosse.
Era la seconda volta soltanto, ch'egli vedeva e che entrava nella
camera di una donna. Però la cameretta umile, piccina, dove sul casto
lettino di ferro avea veduta distesa la morta, in quel punto non gli
attraversò la mente: egli era troppo commosso e turbato.
La Gege aprì l'uscio e sollevò la portiera; ma Andrea rimaneva fermo
sulla soglia. Non ardiva inoltrarsi in quell'oscurità misteriosa, fra
quel tepore insinuante, in cui sentiva più acuto il profumo
particolare, che la Baby spandeva dalle vesti, dai capelli, da tutte
le cose sue.
--Avanti, Santasillia, coraggio!... Si direbbe che le fo paura!
Andrea si avvicinò dì alcuni passi. Il suo occhio, abituandosi,
cominciava a vederci a poco a poco, le tenebre sembravano diradarsi,
ed egli non osava guardare il letto grandissimo, a dorature. Balbettò
alcune parole, ma non sapeva dove mettersi: la Baby non era proprio
alzata!
--Prenda una poltroncina, e venga qui, accanto a me!
Egli volse lo sguardo dove la Baby gli faceva cenno di andare, e vide
muoversi, e uscire dall'oscurità qualche cosa di lustro: era il cranio
pelato di Marco Baldi, che si alzava per cedergli il posto.
Andrea, più che di gelosia, provò allora un senso di disgusto e di
ribrezzo, scorgendo la faccia rossa, accesa del vecchio, vicino al
letto, proprio accanto alla Baby, tutta bella, coi capelli biondi che
coprivano mezzo il guanciale, e le ricadevano sul giubbettino di seta
rosa, chiuso fino al collo.
Egli non la guardava; pure quella figuretta gentile, la sentiva, la
vedeva muoversi nell'anima e nel sangue. Per quanti discorsi fossero
incominciati, Andrea taceva sempre, e tutt'al più non sapeva
rispondere che con pochi monosillabi, o parole inconcludenti. In
quella camera soffocava; dinanzi a quel letto soffriva turbamenti
nuovi e terribili. Rimaneva immobile, cogli occhi fissi nella faccia
di Marco Baldi (l'unico punto dove li poteva tenere senza soggezione),
ma intanto vedeva, osservava, studiava tutto d'intorno a lui.
Sul tavolino accanto al letto, c'era il ritratto di Giuliano, e lo
avea fatto fremere, come lo faceva fremere la Baby quando si muoveva
per accomodarsi colle mani il grosso volume dei capelli, quando
cercava sul letto, dove l'aveva buttata, la scatolettina delle
caramelle, e quando girava e batteva colla punta dei piedini
irrequieti, sotto la coperta grossa di stoffa antica. E, come se tutto
ciò non bastasse, c'erano anche le spiritosaggini e i commenti di
Marco Baldi, che aumentavano le sue angoscie e lo tenevano in continua
agitazione.
Il Baldi scherzava a proposito dell'altro cuscino, accanto a quello
della Baby, che rimaneva sempre vuoto, e la Baby, dopo aver arrossito
un poco, sorrideva, confessando di essere stata cattiva e ingiusta col
suo Giuliano.
--Era tanto giovane quando l'avevano maritata!--_Allora_ non sapeva
proprio che cosa volesse dire, nè che cosa fosse l'amore!... Povero
Giuliano!...--e a questo punto gli occhi scintillanti della Contessina
si empivano di lacrime; lacrime che non erano di dolore, ma di
tenerezza.
--Per dire il vero--osservò Marco Baldi ghignando--adesso quel birbone
di Giuliano non è poi tanto da compiangere. Anzi, _au contraire_, se
fossero vere le informazioni avute intorno al testamento del conte
Pancrazio, avrebbe da godere certi _agréments_...
--La finisca, Baldi! Non so come si possano dire certe cose!--esclamò
la Contessina facendosi rossa di fuoco.
--Ne faremo giudice il conte Andrea!--seguitò il vecchio sboccato, che
non voleva cedere a quelle intimazioni; e mentre la civettuola
nascondeva le fiamme del visetto, con amabile modestia, contro il
cuscino, riferì al Santasillia le dicerie che correvano in quei giorni
a proposito del testamento che avea fatto o stava per fare il conte
Pancrazio. Questi, non vedendo di buon occhio la separazione che
esisteva di fatto tra Giuliano e la Baby, pensava di lasciare tutti i
suoi milioni... al loro futuro primogenito.
Andrea guardava attonito il Baldi, ma non capiva bene:--Se i
Castelguelfo non avevano figliuoli?
--Appunto per ciò!--esclamò il vecchio ridendo sguaiatamente.--Lo zio
Pancrazio vuole che si dia principio alla successione!
Andrea arrossì a sua volta vivamente, poi subito impallidì. Avrebbe
voluto schiaffeggiare Marco Baldi, pigliarlo per il collo, cacciarlo
fuori dalla camera... Ma si sentiva la gola strozzata e non poteva
parlare; gli battevano le tempie; aveva la testa in fiamme e il cuore
soffocato. Reso più ardito dallo sdegno, dall'angoscia, dalla gelosia,
che gli bruciava il sangue, fissò la Baby; essa in quel punto volgeva
gli occhi amorosamente verso il ritratto di suo marito. Andrea si alzò
con impeto; era diventato livido. Se Giuliano fosse entrato in quel
momento, egli si sarebbe avventato contro di lui. La Castelguelfo e il
Baldi si scambiarono un'occhiata di intelligenza. Quella si sentì
irritata contro i furori del Santasillia; Marco Baldi, prudentemente,
cambiò il soggetto delle sue chiacchiere.
Ma Andrea non potè più riaversi, e anche dopo e nei giorni seguenti,
sembrava proprio ammattito. Aveva sempre dinanzi agli occhi la Baby
irrequieta, col giubbettino rosa; e fisse, fra lo spasimo della mente
e del cuore, le parole del Baldi. Sentiva sempre più acuto e
penetrante il profumo di quella camera, così piena di seduzioni forti
e misteriose. Ma il ritratto di Giuliano, messo, con amorosa cura,
accanto al letto; il cuscino vuoto, presso l'altro, dove vedeva sempre
la testina bionda della Baby, lo facevano delirare di gelosia... Poi,
per fargli perdere del tutto la ragione, capitò l'annunzio della morte
del conte Pancrazio, colla piena conferma di tutte le notizie avute o
già divulgate, a proposito del testamento.
Il conte Giuliano era partito da Vienna per Navaledo; aveva già
mandato la propria rinuncia al _Ministero degli esteri_, e doveva
capitare a Castelguelfo da un giorno all'altro, appena avesse sbrigati
nel Friuli gli affari più urgenti.
Questi avvenimenti importantissimi avevano mutato interamente
l'aspetto della villa, e quantunque la Baby fosse in lutto, pure la
sua casa era piena di gente e sempre in festa. Le amiche e gli amici
della Contessina si affrettavano a correre a Castelguelfo per
congratularsi e compiacersi colla Baby. E tutti facevano continue
domande e allusioni intorno al testamento, e tutti lo approvavano e ne
erano lieti, compreso il Damonte e Scipio Spinola; e più di tutti la
marchesa D'Arcole, madama Kraupen, e la generalessa Brocca di Broglio,
che, entusiasmate, levavano al settimo cielo la sagace previdenza del
fu conte Pancrazio; e tutte tre accarezzavano la Baby e la baciavano,
ridendo e scherzando coll'affettuosità ciarliera delle mamme che hanno
trovato il marito per le loro figliuole. E la Baby, docile e buona,
accettava quelle amorevolezze, arrossendo con effusione, ed era sempre
in moto, e aveva sempre un gran da fare per l'accoglienza che voleva
preparare «al suo Giuliano.» Faceva cambiare tutto ciò che immaginava
non gli dovesse piacere: volle vedere come gli avevano disposto il suo
quartierino particolare, e se non mancava nulla nel gabinetto di
toeletta; e si prendeva queste cure con tenerezza e con gioia,
nominandolo spesso, scrivendogli ogni giorno, mostrandosi ansiosa del
suo arrivo e crucciata perchè tardava troppo a venire.
Povero Giuliano! Era tanto tempo che non lo vedeva; ed era stata tanto
cattiva con lui!... Eppoi chi sa, poveretto, come ci veniva di mala
voglia a Castelguelfo!... Chi sa quante lacrime avrebbe fatto spargere
quella sua partenza da Vienna!...--E intanto, ridendo e scherzando,
cominciava a infiltrarsi anche un pocolino di gelosia nel suo amore
giocondo e senza pensieri.
--Sarebbe proprio rimasto sempre con lei, o sarebbe tornato a
Vienna?...
E mentre nel suo cuore cresceva l'amore per il marito, il Santasillia,
che diventava matto per lei, le faceva sempre più dispetto, e sentiva
una forte ripugnanza per quella passione ch'essa aveva inspirata, ma
che non divideva. Adesso ch'ella cominciava ad amare suo marito, il
grande innamoramento di Andrea non la divertiva più, ma l'offendeva e
l'irritava; e cominciava a trattare il _reverendo_ con molta
freddezza, e non gli rivolgeva quasi mai la parola; e certe volte era
persino scortese con lui, mentre con gli altri si mostrava amabile ed
espansiva anche più del solito. Ma il dolore di Andrea sembrava tanto
forte, da renderlo insensibile a tutto ciò. Egli era sempre lì, vicino
alla Baby, colla disperazione impressa nel volto, e pareva supplicarla
con gli occhi stravolti.
Egli non lottava più; non cercava più nemmeno di scusarsi, ma si era
abbandonato, intero, alla sua passione. Aveva finito di credere, aveva
finito di sperare; amava, amava soltanto, ma il suo amore non era il
soave incanto dell'anima; no, egli lo sentiva rodere ostinato come
l'odio, e divampare a un tratto come un impeto d'ira.
La sua mente smarrita si ribellava contro la fede. E, in vero, perchè
doveva egli credere? Quando era stata ben accolta la sua
preghiera?--Lui, che aveva tanto supplicato, avea potuto ottenere la
guarigione di Francesco Parabiano?... No.--Lui che avea tanto creduto,
avea potuto prolungare di un giorno solo la vita dell'Adele?... No.--A
lui, che aveva tanto sofferto, era stata concessa un'ora sola di
riposo e di oblio?...--No. Mai!
Giovanetto ancora, egli era buono, onesto, pio, e tutto ciò non valse
a difenderlo dal cattivo genio che lo spinse contro Francesco
Parabiano e gli distrusse in un attimo la felicità appena
intravveduta; la vita appena incominciata. Pure egli si era piegato
senza imprecare a tanta sventura. Si era fatto operoso, sollecito del
bene altrui, e sorretto da un raggio vivido di speranza e di amore
salutava lieto la fine di ogni giorno, perchè ogni giorno trascorso
era un nuovo passo ch'egli aveva fatto verso la cara perduta. La sua
vita correva triste e solitaria, ma correva ed era tranquilla; e
allora, sempre quel cattivo genio, gli volle negare anche la pace, e
fu preso dalla piccola sirena, incosciente e spensierata, che per
ridere o far ridere, gli aveva avvelenata l'anima e il sangue... Sì,
sì, sì: egli rinnegava la fede e si ribellava contro il cielo. Egli
non poteva credere altro che nel male, perchè il male era stato più
forte e aveva vinto; egli non poteva credere altro che nell'inferno,
perchè l'inferno lo sentiva nel cuore!
In quei pochi giorni, Andrea era diventato così macero, sparuto,
giallo, da far paura e pietà. Quando gli fu annunziato l'arrivo di
Giuliano ebbe prima un sorriso da ebete; poi si scosse all'improvviso,
e lanciò sulla Baby un'occhiata torva, minacciosa, in cui
lampeggiavano l'odio e la gelosia.
Il conte Giuliano aveva scritto da Navaledo che sarebbe arrivato a
Peschiera alle sette di sera; e che poi da Peschiera, con una carrozza
di posta, sarebbe giunto a Castelguelfo intorno alle nove.
Andrea capitò in villa, che avevano appena finito il pranzo. Ma non
entrò nella sala e rimase nel giardino a passeggiare. Non salutò
nemmeno la Baby, non disse una parola, sfuggiva tutti, internandosi
solo solo nei viali più riposti.
Quella passione, quel dolore così grande e muto avevano finito
coll'incutere in tutti un senso di pietà, e anche di rispetto. In
tutti, tranne per altro, nel cuore della Baby. Essa aspettava
Giuliano, e Andrea le dava noia, le faceva quasi ribrezzo.
Il Damonte e Scipio Spinola convenivano col Baldi, che a innamorarsi
al modo del Santasillia non ci doveva essere proprio nessun
divertimento; e la marchesa D'Arcole, d'accordo con la Generalessa e
con madama Kraupen, presa a parte la Castelguelfo, la consigliò di
calmare un poco il suo innamorato, che minacciava di diventare matto
furioso:
--Capirai: se tuo marito lo vede in quello stato, non gli può far
comodo, nè piacere... E poi insomma, anche per il Santasillia stesso,
povero diavolo, trova una buona parola; mettigli il cuore in pace. Tu
sai bene che mi è sempre stato antipatico... Ma, che vuoi? stasera mi
fa proprio compassione!...
--E a me, invece, col suo muso livido, mi fa rabbia, mi fa ira!... Che
diritto ha, domando io, per essere geloso di mio marito? È una bella
pretesa, sai?! Il Damonte, Scipio Spinola e tanti altri non mi hanno
mai seccata con simili scenate!... Sì, sì, sì,--e la Baby batteva i
piedini per terra sfogando la stizza contro Andrea.--Io amo Giuliano;
lo amo, lo amo, lo amo, e se a quel brutto coso fa dispetto, lo amo
ancora di più!
Ma la marchesa D'Arcole, aiutata dalle altre dame della consulta,
seppe adoperare così bene la propria eloquenza da indurre la
Castelguelfo a soffocare lo sdegno, e a mostrarsi buona verso il
cugino.
--Pensa, cara, che il tuo Giuliano potrebbe credere, fra l'altro, che
tu avessi un po' lusingato, un po' incoraggiato il Santasillia, a
farti la corte!...
--Dio, Dio che roba!--esclamò la Contessina sinceramente:--Ed io
invece, non l'ho mai potuto soffrire!
Tuttavia l'osservazione della Marchesa fece colpo.
La sera era bellissima, tepida e chiara. Il lago tranquillo, senza
vento. La Baby mandò il Damonte a prendere lo scialletto, e si chiamò
vicino Santasillia.
--Mi dà il suo braccio, Andrea? Voglio camminare un poco. Andiamo fino
al _picco della quercia_.--E quando furono innanzi nel viale, essa gli
domandò con molta affettuosità nella voce:--Ricorda ancora la nostra
tenda e quelle ore buone?
Andrea la guardò serio, fisso, senza rispondere. Erano soli. Gli altri
della brigata, messi in sull'avviso dalla marchesa D'Arcole, andavano
a passeggiare e a discorrere nelle altre parti del giardino.
--Dica un po' Andrea,--cominciò la Baby, tanto per aprire il
fuoco,--stasera siamo in collera?
Andrea la guardò di nuovo, senza dir motto.
--Che ha, dica?
--Che ho?... Vuol sapere che ho?--rispose il Santasillia sciogliendosi
vivamente dal braccio della Castelguelfo e fissandola minaccioso--ho
che l'amo e che mi ha dannato!
--Per amor del cielo, Andrea,--mormorò la Baby un po' inquieta per il
tono con cui furono dette quelle parole:--cerchi di essere
ragionevole, prudente: se gli altri ci sentono, diventiamo ridicoli.
--E che importa a me degli altri!--esclamò Andrea, il quale ormai,
rotto il freno alla passione, la lasciava prorompere.--Che importa a
me degli altri, quando è la mia coscienza che mi condanna? Quando è
lei, lei per la prima, Contessa, che mi trova ridicolo e che mi rende
tale? Lei, che ha distrutto quanto c'era in me di forte e di buono;
lei, che mi ha tolto ogni forza, che non mi lascia più ragionare, che
non mi lascia più sentire, nè pensare; lei, che non mi ha lasciato di
vivo altro che il cuore, per torturarlo, per poterlo straziare in
mille modi?!...
--Tanto male le ho fatto?--mormorò l'altra con un sorriso
dolcissimo.--È stata cattiva con lei la piccola Baby?
--Ella fa il male senza saperlo; ed è perciò che non risparmia alcun
dolore e che non sente pietà!
Gli occhi di Andrea si empirono di lacrime: la Baby gli si avvicinò, e
gli toccò il braccio con la sua manina carezzevole.
--Ma, infine, si può sapere che cosa è successo da due o tre giorni a
questa parte?
--Che cosa è successo?... È successo che io godevo la pace, e che lei
mi ha messo l'inferno nel cuore; è successo che mi ha fatto tutto
dimenticare ed offendere: la promessa giurata a' miei poveri morti, il
mio dovere e la mia dignità. È successo che per lei ho rinnegato Dio e
la mia fede: è successo che per lei sono disonesto e traditore. Ero un
uomo rispettato; avevo consacrato l'ingegno e la vita per un ideale
alto, per un'opera grandemente generosa, e lei mi ha fatto mancare a
tutto ciò, per rendermi lo zimbello suo e dei suoi stupidi
corteggiatori. Ecco, che cosa è successo! Avevo forza e coraggio e ora
sono debole e vile al punto da chiedere pietà pel mio strazio a lei,
alla Baby! che pure so essere senza pietà. E siccome lei ride, ride
sempre, non fa altro che ridere, e non sa, non vede, non osserva
nulla, così glielo dico io: questo è successo!
Le parole di Andrea erano rotte dai singhiozzi; e un pochino anche la
Castelguelfo cominciava a commuoversi.
--Coraggio, Andrea, coraggio e... ragioniamo; cerchiamo di ragionare
insieme. Non posso proprio dire che mi faccia complimenti stasera, ma
le perdono tutto perchè sento di aver molta, moltissima amicizia per
lei. Ma appunto, se mi vuol bene, si faccia forte e si calmi. A
vederla fare di queste scene, capirà, ne va della mia riputazione.
Tutti quanti hanno notata la sua faccia stravolta... Sapesse che cosa
mi ha detto la marchesa D'Arcole!... Insomma, lei dovrebbe fare a modo
mio,--e così dicendo la voce della Contessina diventava più
carezzevole e insinuante, e la manina premeva più forte sul braccio di
Andrea,--stasera, lei dovrebbe ritornare a Oriano.
--Mi manda via?... Mi mette alla porta?!--proruppe il Santasillia
esasperato.
--Ma no, tutt'altro, Dio mio!--E la Baby, senza perdere la pazienza,
soggiunse sorridendo:--Tornerà domani, quando vuole, sempre! A patto,
per altro, che non mi guardi più con quegli occhi stralunati! Dio mio,
sembra, quasi, ch'ella mi voglia mangiare! In fine, poi, dovrebbe
essere ragionevole e giusto. Se mi vuole, per sua disgrazia, come dice
lei, un po' di bene, che colpa ce n'ho io?
--No; lei non ne ha colpa. Ha voluto soltanto divertirsi col mio cuore
perchè il balocco le sembrava nuovo e strano; ha voluto romperlo, come
fanno i bimbi, per vederlo dentro, com'era fatto!... E quando vi ha
scoperto il culto per una povera morta e il rimorso per un omicidio
commesso; quando vi ha scoperto la fede nel perdono e nella pace, lei
s'è goduta a sconvolgere e a disperdere tutto ciò; s'è goduta a
infondervi un amore che brucia come l'odio, una gelosia terribile che
fa impazzire! Poi me lo ha ricacciato nel petto, per ridere di me, per
ridere vedendo la smorfia di un uomo che muore disperato.
Andrea col petto ansante per l'urto dei singhiozzi, fe' qualche passo
barcollando come un ubbriaco e si buttò sopra una panchina di pietra,
presso il margine della roccia. I suoi occhi incavati non avevano più
lacrime e fissavano cupamente il lago profondo, che si stendeva
immobile e nerastro sotto il cielo bianco.
--Scusi, caro lei!--rispose la Baby, seccamente, perchè punta sul
vivo...--io non voglio niente affatto ch'ella muoia disperato!...
Anzi, al contrario; da un'ora non fo altro che raccomandarle la calma
e la prudenza. Pensi che adesso deve arrivare Giuliano e...
--Ma se sono due giorni eterni, e due notti d'inferno, che non penso
ad altro!--esclamò Andrea alzandosi di colpo e afferrando un braccio
della Baby e scuotendolo.--E lei ora me lo ripete in faccia?! Ma non
vede, non capisce proprio nulla, lei?...
--Andrea, che fa?... Diventa matto?
La Baby aveva un po' di paura, e tentava invano di liberare il suo
braccio dalla mano di Andrea.--Mi lasci andare... Voglio ritornare in
casa!
--Perchè?... Perchè vuol ritornare?...--È presto ancora...--mormorò
Andrea fissandola cogli occhi smarriti.
--Perchè... perchè,--balbettò la Baby, sempre più spaurita;--perchè fa
freddo qui... perchè si fa tardi... Perchè insomma voglio rientrare!
--No... non è tardi... e Giuliano «il suo Giuliano» non può essere
arrivato... Avrebbe sentito la carrozza sulla strada... ascolti...--e
tese l'orecchio--no... non si sente ancora!... Non si sente nulla!
--Mi lasci andare!... Mi lasci andare!
Ma invece la mano di Andrea la strinse più forte, in modo, quasi, da
farle male. In quel punto si era rischiarata, come di solito, la nota
finestra del primo piano, e mentre la Gege, spalancate le imposte,
stava per richiudere le persiane, egli aveva scorto i cortinaggi
candidi del letto nuziale.
--Mi lasci andare! ripeteva inquieta la Castelguelfo.--Mi lasci
andare!--e per isciogliersi da quella stretta, essa si piegò
divincolandosi contro Andrea, che sentì il fremito e fu avvolto
dall'onda calda, odorosa del corpo della Baby. Fu come un lampo: il
sangue gli salì in una fiamma dal cuore al cervello; la roccia sembrò
mancare sotto a' suoi piedi; il lago immenso gli girava dinanzi agli
occhi sibilando e mugghiando, ed egli strinse, si avvinghiò alla Baby
come un disperato baciandola pazzamente sui capelli, sulle vesti, sul
collo...
--È un vigliacco!... Mi lasci andare! Lo odio... Aiuto!--gridava la
Baby, tremante di collera e di spavento, e per tentare di liberarsi e
per iscansare i baci gli graffiava le mani e il viso. Ma Andrea non
udiva quelle ingiurie, non vedeva le lacrime, non ascoltava quelle
preghiere, e le soffocava i gridi e i singhiozzi con le labbra
roventi, mormorando parole rotte, febbrili, a volte appassionate, a
volte feroci, in cui l'odio e la gelosia si confondevano con l'amore.
--Lo odio!... Vigliacco! Lo odio!--Ma poi, a un tratto, pure in mezzo
allo spavento e al ribrezzo, la Baby ebbe un sussulto di gioia; e
cacciando la mano contro la bocca di Andrea, e piegando il capo
riverso, gridò con tutta la forza e l'esultanza dell'anima
sua:--Giuliano! Giuliano! Aiuto!
Sulla strada che conduceva alla villa si udiva allora il rumore
lontano di una carrozza e il tintinnio acuto delle sonagliere.
--Lui!... Lui!--mormorò Andrea serrandosi ancora più stretta la Baby
contro il petto con un impeto convulso.--Lui!--e i suoi occhi
sfavillarono di gelosia.
--Giuliano! Giuliano mio! Giulia...--ma il nome rimase strozzato da un
urlo acuto, terribile.
La marchesa D'Arcore, le altre signore, gli amici, tutti lo udirono
nella villa e accorsero spaventati in cerca della Baby: _il picco
della quercia_ era deserto.
--Baby! Baby!--gridò la marchesa pallida tremante.
--Contessina Baby! Contessina Baby!--gridarono tutti gli altri girando
attorno smarriti... Ma la Baby non rispose; la spiaggia era muta;
l'acqua nerastra del lago ritornava a distendersi tranquilla e
impassibile... Si udiva soltanto, sempre più vicino, il trotto serrato
dei cavalli e il frastuono delle sonagliere, che rompevano
festevolmente il silenzio vasto della notte, come l'annunzio di una
lieta novella.
NOTA DEL TRASCRITTORE: sono stati corretti i seguenti refusi:
La Chiesa poibiva[proibiva] il duello, e quella
di essere pronto e[a] dare la chiesta soddisfazione,
una maraviglia da _ètagère[étagère]_...
le mani rosee e _potèlèes_[potelées] delle tue
avrebbe da godere certi _agrèments[agréments]_...
del testamento che avea fatto a[o] stava per fare
incoraggiato il Santasillia, a farli[farti]la corte!...
Titta Damonte[Demonte] e di Scipio Spinola. Titta Damonte[Demonte]