_Adottala!_ Con questa sola parola Desiderio aveva preparato una
battaglia all’anima inquieta dell’amico suo: ma il Coppa, che non
lasciava mai andar a male una goccia di fermento sol che potesse dargli
un’ora di spasimo, il Coppa non s’era ripetuto ancora il consiglio
di Desiderio. Però l’aveva in serbo per essere infelicissimo più
tardi. Intanto pensava alla rivelazione uscita di bocca ai due vecchi
imprudenti, mentre Bambina doveva dormire. Ma che ci sono più delle
bambine che dormano veramente? Una volta, ai loro tempi, forse ce n’era
qualcuna, ma oggi le ragazze che hanno in vista il marito sono tutto
orecchi anche se hanno l’aria di essere addormentate.
Così assicurava il Coppa con un po’ di celia baldanzosa, per chiedere
poi in modo dimesso:
— Ma perchè è andata via di corsa? lo immagini tu? che significato ci
vedi?
Desiderio non ci vedeva altro significato se non uno, cioè che Bambina
non dormiva ed aveva inteso ogni cosa...
— E allora? domandò il Coppa.
— E allora, rispose a se stesso, allora aspettiamo.
Volendo raccogliere qualche indizio, egli sentiva che la collaborazione
dell’amico suo gli era indispensabile, ma non si faceva illusione sul
sentimento di Desiderio; dalle parole incerte, dal tono rassegnato
con cui le balbettava, e più dai silenzi lunghi comprendeva che il
matrimonio non avrebbe contentato l’amico vecchio. Mentre era probabile
che Bambina, messa alle strette, avesse a dire sì senza riflettere,
era quasi possibile che, avendo riflettuto già un poco, aspettasse con
impazienza. Si sa, le Bambine di quell’età non hanno paura di nulla!
Vincere la ritrosia di Desiderio! ecco il punto; per ora almeno era
l’indispensabile, perchè il Coppa non si indurrebbe mai a guadagnare la
battaglia se prima tutti i sofismi che egli stesso aveva armati contro
il suo proprio senno, contro il suo proprio sentimento di giustizia,
passando nell’anima del vecchio amico, non gli parlassero con l’accento
della verità. Rispetto a Bambina, la pratica del mondo e degli uomini
gli aveva già detto molte parole consolatrici.
— Senti, Desiderio mio, voglio che tu mi dica una parola schietta,
voglio che non rimanga all’oscuro neanco un cantuccio della nostra
coscienza.
Così incominciò il Coppa, a cui Desiderio rispose con poca voce: —
Parla, ti sto a sentire.
— Ti ho detto, e tu me lo avevi letto nel cuore, che ho commesso uno
sproposito, che mi sono innamorato di Bambina; facendo di tutto per
resistermi, forse lo spropositaccio si è andato formando meglio; ora
è fatto perfettamente. Ho cercato di leggere di nascosto nella tua
coscienza, e mi è sembrato di vedere che il negozio più onesto e più
leale in faccia al mondo, il negozio in cui la società non vedrebbe
ombra di male, ti mette un po’ di paura. Questa povera creaturina tanto
bella, tanto dolce ha diritto ad uno sposo molto diverso — hai pensato
tu, come ho pensato io — ma dimmi: la felicità di due che si sposano
dipende infallibilmente dai loro anni? O piuttosto molti matrimoni non
vanno a male, se non perchè i coniugi sono stati legati quando l’uomo
non era maturo per dargli una compagna?
— Questo è vero, rispose Desiderio; ho visto tante unioni imbarcate
allegramente naufragare dopo un anno solo; più raro è il caso quando il
marito...
La frase aveva una chiusa difficile.
— Quando il marito ha settant’anni, disse il Coppa.
— Non volevo dir così. So bene che a settant’anni si può essere giovani
come a quaranta, quando si ha la fibra sana; — la morte picchia a tutti
gli usci senza distinzione; so anche questo — e so un’altra cosa...
proseguì Desiderio con un accento baldanzoso insolito in lui.
— Che cosa sai?
— So che contro un sentimento la discussione è inutile, che bisogna
accettare l’amore in ogni età. E quando ci pare buono a darci la
felicità, forse la pazzia è di contrastargli troppo. Forse...
Il Coppa strinse la mano dell’amico senza dir parola.
— Forse, ripetè Desiderio; ma il Coppa non lasciò luogo a pentimenti,
assicurando che quello che aveva detto era proprio pieno di senno.
Nondimeno resisteva ancora a se stesso.
— Infine, che ricerca la ragazza nel matrimonio? un compagno che l’ami,
che si occupi di lei, che le dia, se può, un figliuolo o due; a questo
patto essa è innamorata, è fedele, è felice. Ti pare che io non possa
far tutto questo?
— Altro!
— Sì, io lo posso, assicurò il Coppa; posso dare ancora la felicità
alla mia donna e forse a me stesso.
— Sarebbe ora! disse l’amico melanconicamente.
— Sì, sarebbe ora; perchè proprio proprio, io non so come sia fatta la
felicità; la immagino composta di pace, di amore, di... non so di che
altro... forse di lavoro...
— È fatta anche di rassegnazione.
Ed è così fatta, avrebbe voluto soggiungere Desiderio, che a te, mio
povero amico, non piacerà mai; ti passerà rasente e la guarderai in
faccia senza riconoscerla.
Ottenuto il suo intento da Desiderio, al Coppa rimaneva ancora la
bramosia di accertare subito il sentimento di Bambina. Essa era
schietta, e interrogata a quattr’occhi avrebbe detto tutta l’anima sua;
ma appunto sarebbe stato meglio se egli, potendo gettare lo scandaglio
in quel cuore turbato dalla rivelazione, lo rasserenasse poi con una
parola quando mai il turbamento fosse ansietà o sconforto, senza metter
lei brutalmente alle strette, povera Bambina tanto cara! Gli sembrava
un egoismo abusare di quella fragile creatura per darle a sostenere una
battaglia intima. Mentre lui si sentiva forte da sfidare il rifiuto, da
ridere con lei di se stesso — perchè questo sentimento della propria
forza non aveva mai abbandonato il Coppa — s’inteneriva al pensiero
di far soffrire una persona cara. Tutto ben considerato, era ancora il
meglio affidare a Desiderio il difficile incarico.
— Senti, amico mio, parlale tu stesso; leggi tu nel suo cuore, prima di
me; a quest’ora essa forse pensa, ed aspetta; va subito, io rimango...
Desiderio accondiscese, ma il Coppa non rimase in salotto; se ne
andò subito in cucina, dove, mettendo l’occhio alla toppa della porta
che metteva nella camera di Bambina, sperava di poter vedere e udire
quanto si diceva. Non gli passava nemmeno in mente che quel modo di
leggere nell’anima delle persone care fosse basso o maligno o soltanto
impertinente; sapeva bene che per una cosa importante non sono mai
volgari i mezzi per riuscire. Non aveva forse, in mezzo a un pubblico
strepitante d’applausi, non aveva forse fatto apparire una vaschetta
piena d’acqua e con i pesci rossi... appendendosela di dietro, sotto le
falde della marsina?
Desiderio era entrato appena, e, stando ritto nel mezzo della camera,
guardava amorevolmente verso Bambina che il Coppa non poteva vedere —
taceva ancora, ma sorrideva, cercando le migliori parole per entrare in
argomento.
Finalmente disse adagino, come se non volesse svegliare gli echi
d’un’anima turbata:
— Bambina!... vieni a darmi un bacio... vieni a dire al babbo quello
che non può restare troppo tempo nell’anima tua, senza farti male.
Bambina s’accostò senza dir parola; e Desiderio proseguì:
— Qui, sul mio cuore di padre... perchè ora devi aver compreso che,
di due babbi, te ne rimane uno solo, e sono io quello... Ma non aver
paura d’essere amata meno di prima; sappi che io so come si ama una
creaturina buona come sei tu... solamente mi fa paura di conoscermi
egoista, perchè io godo, io sono felice, e non dovrei essere tanto
contento d’essere rimasto solo.
Bambina, appoggiando la testina al petto del vecchio, sollevava verso
di lui uno sguardo luminoso.
Desiderio le accarezzava la fronte, i capelli, il visino rosato; poi
proseguì con l’accento di prima:
— Egli non gode, egli non è felice, e soffre... perchè ti vuol bene in
un altro modo... ma se tu vuoi... sarà felice.
— Come? domandò Bambina abbassando lo sguardo.
— Lo hai già capito... _se puoi_... se nulla ti trattiene, nè una
promessa, nè un sentimento... e se... egli non ti sembra troppo
vecchio.
S’interruppe.
Bambina ci pensò un poco, tenendo sempre gli occhi fissi
sull’ammattonato.
— Mi piace com’è; disse lentamente; gli vorrei bene come gliene ho
voluto finora... ma...
Un lungo silenzio.
Meravigliato di sentire una contentezza inesplicabile, Desiderio
aspettò che Bambina proseguisse:
— Ma _egli_ deve arrivare fra poco, anzi quest’oggi stesso, a quest’ora
forse è arrivato...
— Chi?
— Piero... Piero Corruccini, così si chiama..., è un giovane con cui
ho viaggiato per mare, da Buenos Ayres a Barcellona;... mi ha detto che
gli piaccio tanto, che vuol sposarmi se io non gli dico di no.
— E tu?
— Non gli ho detto nulla...
Un altro silenzio lungo.
— E come sai che egli deve arrivare a Milano oggi?
— Me lo disse lui stesso a bordo, me l’ha anche scritto in un pezzo di
carta... che mi lasciò in mano nel salutarmi...
— In questo tempo hai pensato a lui?
La risposta non fu pronta, ma fu leale.
— Sì, ho pensato sempre a lui; sapendo che doveva arrivare, che forse
è arrivato, ho mandato or ora Togna a buttar nella buca un bigliettino
fermo in posta... non gli dico altro che la via e il numero della
casa... egli forse verrà.
— Verrà di sicuro, affermò Desiderio, baciando la fronte bianca di
Bambina — questa piccola ruga non ci dev’essere; mandala via subito.
— Gli dica che gli voglio tanto bene, e che se vuole proprio io mi
lascio sposare; ma allora deve pensare lui a parlare con Piero... a
dirgli...
Al pensiero di ciò che il Coppa dovrebbe dire a Piero per mandarlo
via, Bambina sentì venire le lagrime, e nascose il viso nel petto del
babbo. Il quale, mettendole le mani sulla testa, disse a bassa voce: ho
capito!
— Che cosa ha capito? domandò Bambina, scostando appena il viso e
alzando gli occhi verso Desiderio; non è vero che io sia innamorata di
Piero, ma ho tanto pensato a lui... e forse lui non ha pensato a me, e
non verrà nemmeno.
— Verrà, affermò un’altra volta Desiderio, e allora Bambina mostrò
tutta la faccia luminosa.
— Ecco Togna, disse la fanciulla sentendo rumore in cucina — ma
correndo all’uscio, vide che si era ingannata, perchè Togna arrivava
appena allora.
Desiderio, andato in salotto a capo chino, non si aspettava di trovarvi
il Coppa, e sopratutto di trovarlo tanto di buon umore.
— Non hai nulla di consolante, scattò a dire; ti si legge in viso
la mia sconfitta — negalo se puoi; ma non potendo consolarmi tu, mi
consola la mia filosofia. Ce ne ho anch’io una! non mi serve molto
a ragionare prima di commettere le corbellerie, ma mi calza come un
guanto quando la corbelleria l’ho commessa. Dimmi un poco: se non fosse
di questa filosofia, ti pare che avrei potuto campare settant’anni,
ammucchiando spropositi senza mai imbroccarne uno che mi desse la
felicità per isbaglio?
Desiderio lo guardava con faccia pietosa; avendo preparato la frase con
cui doveva incominciare, aspettava che il Coppa gli porgesse occasione
di dirla. Aveva congiunto le mani per aver più forza.
— Bambina ti vuol tanto bene, dice che se...
— Dice che se voglio proprio sposarla, si lascia sposare, ma che in
questo caso devo parlare io stesso al signor Piero per fargli intendere
che la sua innamorata ha trovato di meglio... Ero in cucina; ho inteso
tutto.
Desiderio sciolse le mani una dall’altra, e le lasciò penzolare lungo i
fianchi. Il gesto significava: tanto meglio.
— Il signor Piero verrà domani o doman l’altro; ma stasera io parto.
Che ci vuoi fare? la mia filosofia non va fino a preparare le nozze
del mio rivale. È già bello avere un rivale alla nostra età — perchè
tu l’hai sentito “se io voglio proprio, mi sposa„ ma io non voglio
proprio, povera Bambina! Tu accoglierai bene il signor Piero, ti
informerai quale stato può offrire alla nostra ragazza, e gli dirai
che Bambina ha cinquantamila franchi di dote.... a patto che lo sposo
permetta al babbo di finire i propri giorni in casa di sua figlia...
E il babbo, resta inteso, sei tu; t’informi da un notaio come va fatta
questa cosa, e adotti Bambina. Va bene così?
No, non andava bene; si leggeva nel viso di Desiderio, che la cosa,
combinata con tanta filosofia, non andava bene. Era troppo bella; bella
troppo singolarmente per uno dei due Desiderii. Ma l’altro?
Il Coppa intese quasi tutto il significato del silenzi del vecchio
amico.
— Vi è una cosa che non va bene, non è vero? Dimmela, e vedremo se la
possiamo accomodare.
Desiderio pensò un poco prima di rispondere, e rispose con una domanda:
— Stasera dunque vuoi andar via? e dove vai? e quando ritorni?
Il Coppa sorrise e assicurò che dopo sessant’anni non rinnoverebbe
la fuga dell’ospizio; solamente andrebbe via perchè, qualche cosa di
fanciullone rimanendogli anche a settant’anni, non si sentiva forte da
sfidare lo sguardo di Bambina. Tornerebbe poi, quando ogni cosa fosse
assestata per il contratto e per pagare la dote.
Ecco: Desiderio intendeva benissimo che il Coppa avesse il bisogno
d’andarsene subito; certo che se fosse tanto forte, come si era sempre
vantato, e tanto filosofo come si vantava ora, rimarrebbe a pigliar
per le corna il suo demonio; ma vi è filosofia e filosofia; quella che
ha paura forse non è la peggiore; la chiamano prudenza, mentre l’altra
più audace non è forse che temerità. Che domani o al più tardi doman
l’altro il signor Piero Corruccini si avesse a presentare per chiedere
il fatto suo cioè la mano di Bambina, nessuno dei due Desiderii poteva
metterlo in dubbio; ma che fosse assolutamente necessario che uno dei
due pagasse la dote, e l’altro desse il proprio nome, mentre era così
decoroso, così bello, così filosofico per il Coppa che fosse lui solo
a far tutto questo, Desiderio, per quanto gli costasse dirlo, non lo
poteva intendere.
— Sta bene, acconsentì il Coppa, può essere che abbi ragione tu; per
ora l’essenziale è d’andarmene.
I preparativi della partenza furono cosa spiccia: due valigie a mano,
nient’altro; più lungo fu invece scrivere le istruzioni a Desiderio
perchè nella sua assenza le cose andassero come se lui non mancasse;
più lungo ancora radersi. Questa operazione delicata che il Coppa era
solito fare con le proprie mani il sabato, fu fatta questa volta in
venerdì.
“Il meno che ti possa capitare, assicurò il Coppa parlando a se stesso
nello specchietto, è di metterti una virgola sul mento. Bada a te se
non vuoi guastare la tua faccia.„ Ma non ci badò abbastanza quando vide
Bambina nello specchietto, la quale arrivò proprio a tempo per vedere
un orrore... il sangue che guastava mezza la faccia rasa del Coppa,
mentre l’altra metà avea tutto il suo pelo della settimana.
— Che cosa ti sei fatto, babbo? esclamò Bambina — ti sei fatto male?
domandò Desiderio.
Il Coppa si voltò ridendo.
— Nulla di male.
E contento di potersi lavare nel catino, fin che il sangue non
colasse più dalla piccola ferita, pensava che il rasoio era stato più
intelligente di lui, facendo ciò che egli non avrebbe saputo fare.
Ora poteva ridere forte sotto gli occhi di Bambina, la quale gli aveva
detto _babbo_ come gli altri giorni e cercava con l’occhio negli angoli
della stanza una tela di ragno per medicarlo. Appena il Coppa non
perdette più sangue, finì tranquillamente di radersi; si voltava ogni
tanto verso Bambina a ridere della paura che le aveva fatto, e quando
la faccia sua fu rasa, la sua determinazione pure fu mutata.
— Non me ne vado più, disse a Desiderio.
— Volevi andar via? domandò Bambina, tentando leggere sul viso sbarbato.
— Avrei dovuto partire per una faccenda; sarei stato assente pochi
giorni; ma ho pensato che alle altre faccende vi è sempre tempo, mentre
per fare la felicità d’una Bambina cara, che sei tu, proprio tu, il
tempo buono è questo; perciò rimango.
— Oh! in buon ora! esclamò Desiderio, ecco una parola che mi piace!
Questa è la filosofia.
— Che cosa è la filosofia? domandò Bambina.
— Pare che sia una cosa così: farsi una virgola sulla faccia col rasoio
e rimanere quando si ha fermamente deciso di partire.
All’opera del rasoio miracoloso mancava ancora che il Coppa si
pigliasse fra le mani la faccetta tonda di Bambina e se la baciasse
in faccia a Desiderio, come aveva fatto ogni giorno — ma a questo il
vecchio Coppa non si sapeva indurre, perchè anche Bambina non veniva a
mettere a tiro la testina tentatrice.