E veramente sapeva egli dove, nella vita sociale, finisce il senno
e comincia la mania? Chi sa? La vera saviezza sta forse nel sapersi
sbarazzare la strada per arrivare al proprio contentamento; ed è pazzo
soltanto chi, avendo finalmente a tiro di mano la felicità, s’impunta a
non allungare il braccio e dire: è mia, me la piglio.
Un giorno Bambina sembrava cedere dolcemente alla tentazione di Bach,
ma sorrideva ancora ogni tanto guardando ora l’uno, ora l’altro dei
due babbi; mentre il vecchio organista con gli occhi sempre fissi
nell’ideale era lontano, le idee del Coppa si ordinarono meglio alla
battaglia.
Finora l’aveva tenuto lo scrupolo d’incatenare la gioventù fiorente al
vecchio egoismo, ma se qualcuno gli dimostrasse che sposando i suoi
settant’anni ai diciotto di Bambina per darle un nome, uno stato, la
ricchezza... e perfino, sì, perfino l’amore forte dei vecchi, perchè
solo i vecchi sanno amare... se qualcuno con intelletto pietoso gli
facesse questa dimostrazione piena di senno, confortandola con molti
esempi ricavati da quello che si è fatto sempre nel mondo, da quello
che si fa tutti i giorni, e si farà ancora: se...
— Scommettiamo, entrò a dire qualcuno, che se tu facessi a Bambina la
proposta di sposarla subito, essa non direbbe di no; si scoterebbe,
mentre ora sta per addormentarsi, balzerebbe in piedi e, battendo le
mani, griderebbe: sposiamoci subito.
— È tanto bambina! rispose il Coppa; non vi sarebbe da stupire! Ma io
non vorrei questo, io vorrei...
Che cosa? Non lo voleva dire; non lo voleva pensare neanco lui?
Egli, se non fosse stata troppa audacia il solo immaginare, avrebbe
voluto semplicemente che Bambina, coi suoi diciott’anni, con la sua
bellezza, s’innamorasse di lui, della sua persona lunga e magra, del
pelo quasi rosso, della sua barba e dei capelli tagliati a spazzola.
Ecco che cosa voleva. S’innamorasse scioccamente, da non vederci più,
da perdere quella testina vezzosa; e dei molti giovinotti belli, forti
ed invaghiti di lei così bella, essa preferisse il vecchio Coppa solo
perchè egli le voleva più bene di tutti quanti presi insieme; e un
giorno vinta da quello stranissimo amore, confidasse la propria smania
a babbo Desiderio, o a lui stesso... il quale... il quale avrebbe
aperto le braccia per stringerla al proprio petto, lagrimando per
tenerezza come un fanciullone.
E allora forse Desiderio stesso, l’amico per la vita e la morte...
troverebbe finalmente la parola incoraggiante che ora gli repugnava
pronunziare: “Lo vedi bene, gli direbbe, è innamorata di te; sposala e
falla felice.„ Il Coppa s’immaginava l’accento di queste parole, gravi
come se le dicesse il divino Bach: non ci entrava sicuramente neanco
un’ombra d’invidiuzza, neanco il timore che l’avvenire non potesse
bastare a dar realtà a una gran speranza; infine il Coppa non era
ancora da buttar via, e si sentiva la forza di campare cento anni per
amare. Non erano forse di Desiderio quelle parole consolatrici: “La
felicità arriva sempre, per chi sa aspettarla.„ — “Io l’ho aspettata
settant’anni, disse a se stesso il Coppa: ora è arrivata, è lì a tiro,
basta che allunghi un braccio e dica: _è mia_.„
L’organo tacque e Desiderio si volse sorridendo:
— Ti credevo addormentato, come Bambina...
— Pensavo invece...
— A che pensavi?
— Pensavo che bisogna vincere, che bisogna strapparmi dal cuore questa
malia...
Desiderio, rizzandosi innanzi all’amico suo, crollava il capo, ma non
diceva nulla, altro che la pietà.
— Pensavo che bisogna darle marito... ecco ciò che Bach mi ha detto
poc’anzi.
— E a me pure Bach ha detto una parola che accomoderà forse ogni cosa,
se gli diamo retta.
Il Coppa si alzò in piedi di scatto.
— Dimmela...
— Tu vuoi bene a Bambina (e il vecchio si voltò per assicurarsi che
la loro figliuola dormisse veramente), le vuoi molto bene, come le
voglio io, ma un po’ più di me; hai bisogno di essere al suo fianco per
amarla; non è vero?
Il Coppa non fece cenno di sì; aspettava il resto.
— Di goderti la sua chiacchierina gentile, le sue carezze, di guardare
la sua bellezza buona... non è vero? e tutto questo per egoismo,
s’intende; ma anche di proteggerla, di avere diritto in faccia al mondo
di vantarla _tua_, di poterle dare il tuo nome... —
— Dunque, interruppe il Coppa, dunque sposala; non è questo che mi vuoi
dire?
Desiderio rimase un po’ sbigottito dalla interruzione e dall’accento
tremante con cui era fatta, non rispose subito. L’altro proseguì:
— E sei tu, il compagno mio, l’amico mio d’infanzia, proprio tu che mi
dai questo consiglio? Ti ringrazio di cuore; tu forse finisci con una
parola la lotta che sopporto da molto tempo. Ma io vi penso, vi voglio
pensare ancora... Guardala... povera Bambina!
— Dorme... povera Bambina! ripetè Desiderio, rinunziando
melanconicamente a finire il pensiero che gli era venuto.
Dopo un poco di silenzio il Coppa interrogò:
— Era questo che mi volevi dire?
— Questo... sì... questo; solamente che se sposarla non ti sembrasse
la via migliore per dare la felicità a lei ed a te, ci era un’altra via
che forse vi avrebbe reso felici entrambi.
— Un’altra via?
— Sì... adottarla.
Bambina si svegliò allora.
— Brava figliuola mia, esclamò Desiderio mettendo una nota allegra, ma
falsa, nella voce lenta e grave; brava! a te che cosa ha detto Bach? me
lo vuoi dire?
Il Coppa guardava sottecchi attentamente.
— Non mi ha detto nulla!
— Bambina! Bambina! minacciò Desiderio.
Bambina, dopo aver cercato per la stanza un punto dove mettere lo
sguardo securamente, uscì di corsa.
— Che è stato? domandò Desiderio al Coppa, e il Coppa rispose
trepidante:
— Non dormiva, ha inteso ogni nostra parola.
E non sapendo ancora se doveva essere molto afflitto, gli parve di
sentire una contentezza strana, la vecchia contentezza d’ogni volta
che gli era riuscito di fare una corbelleria col fermo proposito di non
farla.