NOTE:

[3019] Platina, in Vita Callisti III.

[3020] Annales Placent., tom. 20 Rer. Ital.

[3021] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 23.

[3022] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.

[3023] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.

[3024] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. Cristoforo da Soldo,

Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital.

[3025] Raynaldus, Annal. Eccles.

Anno di CRISTO MCCCCLVIII. Indiz. VI.

PIO II papa 1.

FEDERIGO III imperadore 7.

Talmente avea il _re Alfonso_ angustiata la città di Genova,

pretendendo sempre che _Pietro da Campofregoso_ doge dimettesse

il governo, e che a' fuorusciti Adorni fosse restituita ogni loro

libertà e diritto[3027]; che esso doge, non trovando chi tra' principi

volesse alzare un dito in sua difesa, nel febbraio di quest'anno per

disperazione si appigliò alla risoluzion di dare piuttosto ad altri,

che al re Alfonso suo nimico, la città di Genova. Trattò dunque per

qualche tempo con _Carlo VII_ re di Francia, e finalmente conchiuse,

col consenso de' principali cittadini, di dar essa città a quel re con

varii patti e privilegii del popolo genovese. Pertanto dopo aver eglino

spediti ambasciatori al re Carlo, arrivò a Genova _Giovanni d'Angiò_

figliuolo del _re Renato_, quello stesso che poco fa abbiam veduto in

Italia generale de' Fiorentini. A lui fu consegnata Genova insieme col

castelletto e colle altre fortezze di Genova e del Genovesato, nel dì

11 di maggio. Con questo contratto s'era immaginato quel popolo d'aver

comperata la quiete, giacchè non si sapea persuadere che il re Alfonso

volesse da lì innanzi cozzare con un re sì possente, qual era il re di

Francia loro signore. Tutto il contrario avvenne. Alfonso maggiormente

irritato, perchè s'avvide essersi quel popolo privato della libertà,

per non cedere punto ai di lui voleri, e per fargli dispetto, più che

mai s'accese di voglia di soggiogar quella città: al che continuamente

ancora l'incitavano i fuorusciti Adorni, Fieschi e Spinoli. Avendo

perciò inviate venti navi cariche di soldatesche e d'ogni sorta di

munizione, ed inoltre dieci galee ben armate, al suo ammiraglio, cioè a

_Bernardo Villamarino_, che con altre venti galee era svernato a Porto

Delfino, ordinò di procedere contro la città di Genova. Nello stesso

tempo, unite altre sue milizie a quelle che poterono mettere insieme

gli Adorni e gli altri fuorusciti, volle che anche per terra se ne

formasse l'assedio. Per la lunga passata guerra si trovavano allora non

poco infievoliti i Genovesi: tuttavia animati dalla natia loro bravura,

e dall'antico odio contra de' Catalani, si accinsero validamente alla

difesa. Nè il duca Giovanni regio lor governatore, nè _Pietro Fregoso_

ommisero diligenza e riparo alcuno per resistere a tanta tempesta.

Dio sa nondimeno come sarebbe terminata quella tempesta. Onde meno se

l'aspettavano venne loro il soccorso; e questo fu la morte dello stesso

re Alfonso. Appena ne fu giunto l'avviso, che la nemica flotta si

sciolse, chi come fuggendo a Napoli, e chi tornando a Barcellona. Nè fu

men presto a ritirarsi l'esercito di terra; ed essendo da lì a qualche

tempo mancati _Barnaba_ e _Rafaello Adorni_, fu creduto che l'eccessiva

doglia di aver perduto nell'amico re un gran protettore, ed insieme

il vedere andata in fumo la speranza di conseguir una vittoria ch'essi

si tenevano in pugno, servisse ad abbreviare i lor giorni. Tuttavia la

città di Genova, ancorchè liberata dall'assedio, rimase in cattivissimo

stato, perchè le fatiche sofferte e la carestia patita dal popolo in

quell'assedio, furono seguitate da una grave epidemia, ossia peste, che

fece strage di assaissime persone.

Giunse dunque al fine di sua vita _Alfonso re_ d'Aragona, Valenza,

Sicilia e Napoli, nel dì 27 di giugno dell'anno presente[3028],

principe di gran fama ai suoi tempi non meno per la felicità della sua

mente e della sua rara prudenza, che pel valore, per la liberalità

e per l'amore delle lettere e de' letterati, che non mancarono di

esaltar le sue lodi, e fra gli altri Enea Silvio, Antonio Palermitano

suo segretario, Bartolomeo Fazio, che scrisse la sua Vita, Giorgio da

Trabisonda e Lorenzo Valla. Ma cotante sue belle doti non andarono

disgiunte da una sfrenata ambizione, da una scandalosa lascivia, e

da una smoderata indiscretezza in aggravar di taglie, e gabelle i

suoi popoli, oltre al voler fare da papa ne' suoi regni, con vender

anche i benefizii ecclesiastici, se pure è vero ciò che narrano

alcuni. Racconta il vivente allora santo Antonino[3029], ch'egli

prima di morire consigliasse _Ferdinando_ suo figliuolo a tenere un

governo opposto al suo, cioè a levar tutti i dazii ed aggravii da lui

aggiunti agli antichi, e che onorasse più i regnicoli e gl'Italiani,

che gli Aragonesi e Catalani; e che in fine mantenesse la pace da lui

fatta col papa e colle altre potenze. Perchè era privo di figliuoli

legittimi, lasciò il regno di Napoli, come sua conquista, a _don

Ferdinando_ ossia _Ferrante_ suo figliuolo spurio, ma legittimato

dai papi; gli altri suoi regni di Sicilia, Aragona e Valenza,

secondo la disposizion di _Ferdinando_ suo padre, a _Giovanni_ re

di Navarra, suo fratello. Per la morte di lui, e per la successione

del re Ferdinando, niun movimento, niuna novità seguì nel regno di

Napoli. Ne avvenne bensì in Roma. _Papa Callisto III_, nel cui animo

si crede che allignasse un vecchio odio contra d'Alfonso, benchè

nato egli fosse in Valenza, città d'esso re, ma che in vita di lui

non osò di prorompere in forma pubblica, si dichiarò tosto contrario

a Ferdinando, con pretendere devoluto quel regno alla santa Sede, e

con vietare a Ferdinando il prendere titolo di re. Cominciò inoltre

a muovere cielo e terra, e a tener pratiche nel regno e co' principi

d'Italia per fargli guerra. Spezialmente di larghe offerte inviò a

_Francesco Sforza_ duca di Milano per averlo dalla sua, ma ritrovollo

tutto favorevole a Ferdinando. E qui combattono gli scrittori secondo

le loro parzialità, cercando alcuni di giustificare e far comparire

buono zelo la risoluzion di Callisto in voler suscitare nuove guerre

in Italia, ed altri aggravando forte la memoria di lui pel preparamento

di questa guerra. Quando fosse vero che Callisto ad altro non pensasse

che all'ingrandimento de' suoi nipoti, nell'amor de' quali, dicono

ch'egli era perduto[3030], avendo anche promosso alla sacra porpora

due d'essi non degni di sì riguardevole dignità, e creato _Pietro_,

altro suo nipote, duca di Spoleti, generale delle armi pontifizie,

prefetto di Roma e castellano di Sant'Angelo, uomo anch'esso pieno

di vizii, come anche furono altri suoi nipoti, per attestato d'Enea

Silvio[3031]: quando, dico io, fosse ciò vero, e le mire sue andassero

a far passare la corona di Napoli in esso Pietro suo nipote, come

scrisse il Simonetta; lodi chi può un sì fatto pontefice. E il dire

che egli potè pensare a sostener le ragioni del _re Giovanni_, fratello

del defunto Alfonso, oppur quelle di _Renato d'Angiò_, è un dir nulla,

perchè Callisto nulla mai parlò di loro; nè il re Giovanni si prese

cura alcuna di Napoli, e neppur vi potea pretendere; e l'avere il papa

esibita al duca di Milano una parte di quel regno, toglie il luogo di

credere ch'egli pensasse all'esaltazione degli Angioini.

Irritato _Ferdinando_ da quanto pubblicamente e segretamente operava

Callisto contro di lui, fu vicino a dar di piglio alle armi. Tuttavia

si ritenne, e cercò solamente di placare il papa con ambascierie e

lettere, che tuttavia niun buon effetto produssero in un pontefice,

benchè vecchio, pieno di fuoco, il quale solea dire[3032]: _Essere

proprio solamente degli uomini dappoco l'aver paura de' pericoli; e

che i pericoli sono il campo onde si raccoglie la gloria_. Ma venne

la morte a dissipar tutti questi nuvoli. Cioè nel dì 8 di agosto

(l'Infessura[3033] dice nel dì 6) mancò di vita _papa Callisto III_,

lodato dal Poggio, dal Platina e da altri, massimamente per la sua

gran liberalità verso de' poveri: con che Ferdinando restò libero

dal pericolo di una grave tempesta. Dai cardinali entrati in conclave

restò poscia eletto papa il cardinale Enea Silvio, nato in Corsignano,

distretto di Siena, alla qual terra diede, col tempo il titolo di città

e il nome di Pienza. Era egli vescovo della città suddetta sanese, e

prese il nome di _Pio II_, personaggio d'eminente letteratura, e già

celebre, non solamente per li suoi scritti, per la sua eloquenza,

erudizione e vivacità d'ingegno, ma anche per la sua abilità negli

affari del mondo, ne' quali da gran tempo fu impiegato: intorno a che

si può vedere Giovanni Gobellino ne' Commentarii di Pio II (seppur

d'essi non fu autore lo stesso Pio II), il Platina e Gian Antonio

Campano nella di lui Vita. Sommamente applaudita fu l'elezione di

quest'insigne uomo, succeduta, secondo il Platina[3034], nel dì 20

d'agosto, ovvero, come ha la storia di Siena[3035], nel dì 21; oppure

come scrivono l'Infessura e l'autore della Cronica di Bologna[3036],

nel dì 19 d'agosto, e non già nel dì 3 di settembre, come pare che

voglia il Rinaldi[3037], nel qual giorno bensì fu egli coronato nella

basilica lateranense. Altri hanno scritto[3038] nel dì 23 ovvero 27

d'agosto; intorno a che io lascerò disputar ad altri, essendo non di

meno mirabile questa discordia in un fatto sì cospicuo degli ultimi

secoli. Le prime e maggiori applicazioni di questo pontefice furono

la guerra contro al tiranno di Oriente: al qual fine intimò tosto una

dieta, da tenersi in Mantova nell'anno prossimo dagli ambasciatori

di tutta la repubblica cristiana[3039]. Per disporre a ciò anche

_Ferdinando re_ di Napoli, condiscese nel mese di ottobre ad annullar

tutti gli atti fatti dal suo predecessore contra di lui, e formare

con esso re una capitolazione ad esso lui vantaggiosa. Avea _Jacopo

Piccinino_ capitano di Ferdinando occupate, dopo la morte di papa

Callisto, le città di Assisi e Nocera, Gualdo ed altre terre. In vigore

di esso accordo furono queste dipoi restituite alla Chiesa romana,

siccome ancora la città di Benevento, già occupata dal re Alfonso.

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 208 / 216 题