[2995] Du Mont, Corp. Diplom., tom. 3.
[2996] Raynaldus, Annal. Eccles. Manetti, Vita Nicolai V, P. II, tom.
3 Rer. Italic.
[2997] Raynaldus, Annal. Eccl.
[2998] Manetti, Vit. Nicolai V, P. II, tom. 3 Rer. Italic.
[2999] Platina, in Vita Nicolai V.
[3000] Gobelin., Comment. Pii II, lib. 2. S. Antonin., Platina, Æneas
Sylvius, et alii.
[3001] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital.
[3002] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
[3003] Porcelli, Comment., tom. 20 Rer. Ital.
[3004] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
[3005] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. Simonetta, Vit.
Francisci Sfortiae, lib. 23, tom. 21 Rer. Ital.
[3006] Ammirati, Istor. di Firenze, lib. 23.
[3007] Neri Capponi, Comment., tom. 18 Rer. Ital.
[3008] Cronica di Bologna, tom. eod.
Anno di CRISTO MCCCCLVI. Indiz. IV.
CALLISTO III papa 2.
FEDERIGO III imperadore 5.
Fu questo finalmente anno di pace. Restava tuttavia lo Stato di Siena
involto nella guerra per cagion di _Jacopo Piccinino_, che s'era
afforzato ad Orbitello[3010]. Inviarono bensì i Sanesi le lor milizie
colle poche de' collegati rimaste in aiuto loro all'assedio di quella
terra; ma apparenza non v'era di poterlo cacciare di là. Pertanto i
Sanesi inviarono _Enea Silvio_ celebre lor vescovo a Roma a pregare il
papa che interponesse gli uffizii suoi paterni presso il _re Alfonso_,
acciocchè si mettesse fine a questa briga, che troppo li smugneva e
pesava lor sulle spalle. Accompagnato dunque dai ministri pontificii
passò Enea a Napoli, e con tale eloquenza e destrezza si maneggiò,
che il re si accordò e comandò al Piccinino di lasciare in pace i
Sanesi[3011]. Venti mila fiorini pagati ad esso Piccinino servirono
a fare ch'egli restituisse ai Sanesi le lor terre; dopo di che se ne
andò egli in regno di Napoli a' servigi del re Alfonso nel dì 8 di
ottobre, da cui fu posto a quartiere in Cività di Chieti in Abbruzzo
colla paga di mille e ducento cavalli e secento fanti. Attesta inoltre
Neri Capponi[3012] aver avuto esso Piccinino certa provvisione dal
papa e dai Sanesi: tanto vi voleva per quetar questo masnadiere.
Maggiormente poi si strinse nell'anno presente l'amicizia ed unione del
suddetto re Alfonso con _Francesco Sforza_ duca di Milano[3013], stante
l'avere il duca promessa _Ippolita Maria_ sua figliuola in moglie ad
_Alfonso_ primogenito di _Ferdinando duca_ di Calabria, e nipote dello
stesso re. Similmente si conchiusero gli sponsali d'_Isabella_ (ossia,
come vuole il Simonetta[3014] col Corio[3015], _Leonora_) d'Aragona,
figliuola d'esso duca di Calabria, con _Sforza Maria_ terzogenito del
duca Francesco. Imperciocchè _Galeazzo Maria_ suo primogenito avea già
contratti altri sponsali con _Susanna_, da altri appellata _Dorotea_,
figliuola di _Lodovico marchese_ di Mantova, e al secondogenito, cioè
a _Filippo Maria_, era stata obbligata in moglie _Maria_ figliuola di
_Lodovico duca_ di Savoia. Così Francesco Sforza pensava a moltiplicare
ed assodar la sua stirpe con tanti maritaggi.
Armò in quest'anno il pontefice _Callisto III_ alquante galee per
la sospirata spedizione contra de' Turchi[3016]; ma a lui vennero a
poco a poco mancando gli aiuti degli altri principi cristiani. Il re
di Francia neppur volle che si predicasse la crociata nel suo regno.
I Veneziani, essendo in pace col Turco, si scusarono. Avrebbono i
Genovesi vigorosamente accudito a questa impresa, se il _re Alfonso_
non avesse proseguita contra di loro la guerra. Avea sulle prime esso
re fatto credere di voler egli in persona andar contro ai Turchi,
ed essere ammiraglio delle forze cristiane. Si ridusse infine tutta
questa sparata a rivolgere contra de' Genovesi la flotta da lui
preparata in Catalogna e Valenza, con protestare di voler prima
domar l'alterigia de' Genovesi; il che fatto, volterebbe le prore
verso la Turchia. E per quanto s'adoperasse papa Callisto, non potè
rimuoverlo da questo proponimento. Diedero poi le sue navi il guasto
alla riviera di Genova, senza nondimeno far paura per questo alla
città. Provvide Iddio in altra maniera al bisogno della cristianità,
perchè, trovandosi l'Ungheria in evidente pericolo d'essere ingoiata
da' Turchi, in quest'anno gli Ungheri riportarono una insigne e
miracolosa vittoria contra dell'immenso loro esercito verso Belgrado.
Spedito anche _Lodovico Scarampo_ cardinale di San Lorenzo in Damasco
colle galee pontificie nell'Arcipelago, ricuperò tre isole dalle mani
de' Turchi, e recò loro altri danni. Nel febbraio di quest'anno papa
Callisto promosse alla sacra porpora _Rodrigo Borgia_ suo nipote, che
poi fu _Alessandro VI_ papa. E nel dicembre fece un'altra promozione
di cardinali, fra i quali si distinse _Enea Silvio_ de' Piccolomini
Sanese, vescovo della sua patria, uno de' più felici ingegni che
si avesse allora l'Italia. Dall'Infessura[3017] è riferita tal
promozione all'anno seguente. Parve che Iddio mostrasse il suo sdegno
in quest'anno contra del _re Alfonso_, seppure è lecito a noi di
facilmente interpretare così i giudizii divini, allorchè non sopra i
delinquenti re, ma sopra gl'innocenti popoli si scarica il flagello,
delle calamità[3018]. Nel dì 5 di dicembre e in altri susseguenti
giorni un sì terribil tremuoto scosse la terra nel regno di Napoli, che
fu creduto non essersi da più secoli indietro provato un somigliante
eccidio in quelle contrade. Caddero in Napoli molte chiese, torri e
case colla morte di molte persone. Benevento, Sant'Agata, Brindisi,
Ariano, Ascoli, Campobasso, Avellino, Cuma ed altre terre rimasero
affatto diroccate e distrutte. Ad Aversa cadde il castello e la
chiesa di San Paolo, il campanile e varie case, e le torri del Passo.
Nocera di Puglia, Gaeta e Canosa per la metà furono rovesciate[3019].
Tralascio i danni di tante altre terre e luoghi. Le persone morte
sotto le rovine chi le fece ascendere sino a cento mila, con esserne
perite nella sola città di Napoli, per attestato d'alcuni, venti o
trenta mila. Probabilmente non vi perì tanta gente; contuttociò fu
questa una delle maggiori calamità che mai toccassero a quel regno.
Nè si dee tacere che nei precedenti mesi di giugno e di luglio[3020]
si era veduta in Italia una gran cometa, che fu creduta dalla buona
gente foriera della suddetta spaventosa disgrazia. Anche in Toscana
tra Firenze e Siena, nel dì 22 d'agosto[3021], un terribile sconcerto
nell'aria avvenne. Nuvoli neri, dieci sole braccia alti da terra, si
raunarono, e poscia, scoppiando in baleni e fulmini, mossero vento sì
impetuoso, che portò via i tetti delle case e chiese; molte ancora ne
abbattè, sbarbicò dalle radici gran copia d'alberi, uccise animali,
e trasportò uomini e carra colle bestie ben lontano da un luogo
all'altro per aria: lagrimevole spettacolo, inferiore nulladimeno allo
spaventoso che a' giorni nostri accadde nella stessa guisa, ma colla
giunta del fuoco, al territorio di Trecenta sul Ferrarese, e a' luoghi
circonvicini.