[2985] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Manett., Vit. Nicolai V,
P. II, tom. 3 Rer. Ital.
[2986] Infessura, Diar., tom. eod. Raynaldus, Annal. Eccl.
[2987] Simonetta, Vita Francisci Sfortiae, lib. 23, tom. 21 Rer. Ital.
[2988] S. Antonin., Simonetta, Poggius, Cristoforo da Soldo ed altri.
[2989] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. Cristoforo da Soldo,
Istoria Bresciana, tom. 21 Rer. Italic.
[2990] Du Mont, Corp. Diplomat., tom. 3.
[2991] Simonetta, Vita Francisci Sfortiae, lib. 23, tom. 21 Rer. Ital.
[2992] Guichenon, Hist. de la Maison de Savoye.
[2993] Corio, Istor. di Milano.
[2994] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCCCCLV. Indiz. III.
CALLISTO III papa 1.
FEDERIGO III imperadore 4.
Era già da gran tempo malconcio per la podagra e chiragra il buon
pontefice _Niccolò V_, e da qualche tempo ancora s'era familiarizzata
con questi malori la febbre[2997]. Non la durò egli in mezzo a tanti
nemici. Prima nondimeno di passare alla vera patria de' giusti, ebbe
la consolazione d'intendere ch'era riuscito al _cardinal Capranica_
d'indurre il _re Alfonso_ nel dì 26 di gennaio dell'anno presente a
ratificar la pace fatta in Lodi fra i Veneziani e il duca di Milano:
cosa tanto bramata e procurata da esso pontefice. Motivo di maggiore
allegrezza fu appresso l'avviso che lo stesso re era entrato nella
lega de' Veneziani, Fiorentini e duca di Milano: per la quale si potea
sperare unione di volontà e di forze per opporsi al torrente delle armi
turchesche, minaccianti oramai l'Italia. In essa lega ebbe luogo il
medesimo pontefice, ma dalla stessa Alfonso volle esclusi i Genovesi,
_Sigismondo de' Malatesti_ e _Astorre dei Manfredi_. Di questi suoi
maneggi non potè poi cogliere alcun frutto il pontefice[2998], perchè
nel dì 24 di marzo la morte il rapì, mentre egli facea dei preparamenti
di gente e di navi per inviarle in soccorso de' cristiani contra del
Turco. Sarà sempre in benedizione la memoria di questo insigne sommo
pastore della Chiesa di Dio, per averla egli governata con prudenza,
per essere stato pontefice disinteressato, lontano dal nepotismo,
limosiniere, amatore e promotor della pace e delle buone lettere, e per
le sue magnanime idee in tanti ornamenti accresciuti alle chiese e alla
città di Roma, de' quali così il Manetti che il Platina[2999] ci han
lasciata onorevol memoria; siccome ancora ultimamente l'abbate Giorgi
nella di lui Vita. Molto di più era egli per fare, e soprattutto avea
già disegnata la magnifica fabbrica della basilica vaticana; ma venne
la morte ad interrompere il filo de' suoi giorni e de' suoi pensieri.
Entrati i cardinali nel conclave, nel dì 8 d'aprile elessero papa
Alfonso Borgia Valenziano, vescovo della sua patria, uomo attempato, e
dottissimo nelle leggi civili e canoniche, il quale prese il nome di_
Callisto III_[3000]; nè tardò a mostrare un ardente zelo per far guerra
al Turco, con ispedire legati a tutti i regni della cristianità, sì per
movere i monarchi e principi a cotanto necessaria impresa, come ancora
per raccogliere danari e predicar dappertutto la crociata. Ma a così
bel mattino del novello pontefice vedremo che non corrispose la sera.
Dopo la pace e lega di sopra accennate s'avea oramai da godere
un'invidiabil quiete; nè questa sarebbe mancata, se _Jacopo Piccinino_
non l'avesse in qualche parte turbata[3001]. Era egli generale de'
Veneziani, che gli pagavano cento mila ducati l'anno. Non abbisognando
più il senato veneto di tanta spesa, ed essendo terminata la sua
condotta nel fine di febbraio, il cassarono, e ben volentieri,
per le innumerabili ribalderie de' suoi soldati, che ugualmente
trattavano nemici ed amici[3002]. In suo luogo fu creato generale
de' Veneziani _Bartolomeo Coleone_. Abbiamo scrittori, e massimamente
Porcello Napoletano[3003], che esaltano alle stelle questo Piccinino,
chiamandolo specialmente Fulmine della guerra. Nè può già mettersi
in dubbio che egli fosse uno dei più prodi guerrieri e condottieri
d'armi che s'avesse allora l'Italia; ma vero è altresì ch'egli fu poco
diverso dai capitani delle compagnie de' masnadieri, da noi veduti
nel precedente secolo. Viveva egli alle spese di chi non era suddito,
e si guadagnava l'amore de' soldati suoi con dare l'impunità a tutte
le ruberie e furfanterie, e a qualsivoglia altro loro eccesso. Ora il
Piccinino, licenziato dai Veneziani, si partì dai loro Stati, ed avendo
preso in sua compagnia _Matteo da Capoa_, formato un corpo di più di
tre mila cavalli e di mille fanti[3004], venne a Ferrara, dove grande
onore gli fu fatto dal _duca Borso_, perchè la politica insegnava di
non disgustare, anzi di aver per amici personaggi di tal fatta, che
andavano in traccia della buona ventura con forze da non isprezzare.
Nudriva Jacopo Piccinino speranza di far rivoltar Bologna[3005], città
già signoreggiata da Niccolò suo padre. Ma, preveduti per tempo i di
lui movimenti, il pontefice _Niccolò_, allora vivente, avea pregato
_Francesco Sforza_ duca di Milano che inviasse gente colà per isventare
qualunque tentativo che potesse far questo venturiere. Vi spedì egli
_Corrado Fogliano_ suo fratello uterino, e _Roberto da San Severino_
con un corpo di gente poco inferiore a quello del Piccinino: lo che
fu cagione che questi non osasse di far novità, e che i Malatesti e
Manfredi, i quali dianzi per paura erano in segreto accordo con lui,
si ritirassero da ogni promessa a lui fatta. Perciò il Piccinino
continuò il suo viaggio verso la Toscana, e andò a fermarsi su quello
di Siena. Avea egli de' conti particolari co' Sanesi. Oltre a ciò,
Porcello Napoletano avea intronata la testa del _re Alfonso_ con
tanti elogi della bravura e mirabil prudenza militare del Piccinino,
che il re cominciò segretamente e poi pubblicamente a favorirlo, e a
desiderare d'averlo a' suoi servigi. Era anche il re disgustato de'
Sanesi, perchè nella guerra co' Fiorentini l'avevano beffato; e però
non gli dispiaceva che il Piccinino facesse loro del male. Infatti egli
mosse lor guerra, ed avendoli trovati sprovveduti[3006], s'impadronì
di Cetona, di Sartiane e d'altri castelletti, con istendere dappertutto
le scorrerie. Raccomandaronsi i Sanesi al papa, a Venezia, a Firenze, a
Milano. Tutti mandarono gente in loro aiuto, e si venne poi ad un fatto
d'armi, senzachè alcuna delle parti cantasse la vittoria. Tuttavia il
Piccinino, siccome inferior di gente[3007], si ritirò a Castiglion
della Pescaia, che era del re Alfonso, ed ebbe anche a tradimento
Orbitello. In questa picciola guerra non men le sue milizie che quelle
dei collegati rimasero disfatte, ed egli si ridusse avere non più che
mille persone. Se non era il re Alfonso che gli mandasse vettovaglie
per mare, questo sì manesco guerriero non poteva più sussistere. Sul
principio di luglio[3008] _Giovanni d'Angiò_, duca di Calabria di
solo nome, e figliuolo del _re Renato_, veggendo estinta ogni sua
speranza di entrare nel regno di Napoli per cagion della pace fatta da'
Fiorentini col re Alfonso, rinunziò al generalato di quella repubblica,
e, splendidamente regalato da essi Fiorentini, se ne tornò in Francia,
e passò per Bologna. _Giberto da Correggio_, che con cinquecento
cavalli era ito al servigio de' Sanesi, e preso da loro per generale,
scoperto che teneva segreta intelligenza col Piccinino, qual traditore
fu in Siena ucciso. In quest'anno ancora il re Alfonso, per l'odio
che portava a' Genovesi, fece loro gran guerra per mare[3009] con una
grossa flotta spedita sotto il comando di _Bernardo Villamarino_,
ed anche per terra co' fuorusciti Adorni e del Fiesco. _Pietro da
Campofregoso_ doge di quella repubblica contra di tutte queste forze
si seppe così ben sostenere, che andarono in fumo tutti gli sforzi de'
suoi nemici.