[2976] Ammirati, Istor. di Firenze, lib. 22. Simonetta, Vita Francisci
Sfortiae, lib. 21, tom. 21 Rer. Ital. Poggius, et alii.
[2977] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital. Cristoforo da Soldo,
Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital. Porcell., Comment., tom. 20 Rer.
Ital.
[2978] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 22.
[2979] Naucler. Chalcondyla, Phrantz. Æneas Sylvius et alii.
[2980] Raynaldus, Annal. Eccles.
[2981] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 23, tom. 21 Rer. Ital.
[2982] Benvenuto da San Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer.
Ital.
[2983] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital.
[2984] Sanuto, Istor. Ven., tom. 21 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCCCCLIV. Indiz. II.
NICCOLÒ V papa 8.
FEDERIGO III imperadore 3.
Sul principio di quest'anno il vecchio _re Renato_, impazientatosi
(non ne sappiamo bene la vera cagione) della sua dimora in Italia,
si congedò dal duca di Milano[2987], e senza che si trovasse maniera
di ritenerlo, volle tornarsene colle sue genti in Francia, datogli
il passo da _Lodovico duca_ di Savoia. Lasciò in Italia _Giovanni_
suo figliuolo, che portava il titolo vano di duca di Calabria,
giacchè i Fiorentini il voleano per loro capitano, affin di opporre
questo principe angioino ad _Alfonso re_ di Napoli. Con tutti poi
gli uffizii premurosi adoperati dal papa per intavolar la pace fra
le potenze guerreggianti in Italia, niun buon successo fin qui avea
avuto il suo zelo per colpa d'esso re Alfonso, il quale guastava
tutto e si opponeva ad ogni onesta proposizione. Ma Iddio dispose
che un semplice frate divenisse lo strumento di sì bella impresa,
e la conducesse a fine[2988]. Fu questi fra Simonetto da Camerino
dell'ordine di Sant'Agostino, religioso dabbene, abitante allora e
ben voluto in Venezia, che, mosso dal suo buon genio, o piuttosto
da segreta insinuazione dei saggi Veneziani, andò più d'una volta a
Milano, proponendo la pace a quel duca, e riferendo a Venezia quel che
occorreva. Erano stanchi di quella guerra i Veneziani, e maggiormente
poi per la perdita di tanto paese nel Bresciano e Bergamasco: nel
qual tempo ancora, per attestato di Cristoforo da Soldo, il conte
_Jacopo Piccinino_ lor generale, alloggiato con grosso corpo di gente
in Salò, lasciò divorar dalle sue soldatesche tutta quella Riviera e
Lonado, e commettere ruberie e disonestà senza numero. Si aggiugneva
la paura della potenza turchesca, accresciuta a dismisura dopo la
presa di Costantinopoli e d'altri paesi cristiani. Dall'altro canto
_Francesco Sforza_ duca di Milano si sentiva troppo smunto per la
guerra suddetta, penuriando spezialmente di pecunia, cioè dall'alimento
più necessario a chi vuol mantener armate. Gli pungeva anche il cuore
l'essere sul principio di marzo passato dal suo servigio a quel de'
Veneziani _Bartolomeo Coleone_, insigne capitano di questi tempi,
colle sue squadre. Però, trovata questa buona disposizione in amendue
le parti, il religioso predetto con segretezza e prudenza dispose
un buon concerto per la concordia. Il duca di Milano onoratamente
confidò ai Fiorentini suoi collegati ogni progetto, i quali, inviato
colà Diotisalvi Neroni, accudirono anch'essi al trattato. Ma i
Veneziani, irritati contra del _re Alfonso_, per aver egli colle sue
ripugnanze ad ogni accordo ridotti gli ambasciatori a partirsi di
Roma senza conchiusione, non gli vollero far confidenza alcuna de'
loro particolari maneggi. Perchè non pareva allo Sforza fra Simonetto
bastante a sì grande affare (forse non doveva egli avere per sì grande
opera mandato autentico), la repubblica veneta spedì con esso lui
_Paolo Barbo_ cavaliere[2989], che, travestito da frate minore, si
portò a Lodi a trattarne colle facoltà occorrenti. Fu dunque nel dì 9
d'aprile in essa città di Lodi sottoscritta la pace fra i Veneziani e
il duca di Milano, con lasciar luogo ad entrarvi al re, a' Genovesi, al
marchese di Mantova e ad altri collegati[2990]. Ritenne in questa pace
il duca la Geradadda, e restituì a' Veneziani tutto quanto avea preso
nel Bresciano e Bergamasco. Il marchese rendè a _Carlo Gonzaga_ suo
fratello le castella che gli avea tolto. Per un articolo segreto restò
in libertà il duca di ricuperar per amore o per forza le castella a lui
occupate durante la suddetta guerra da _Lodovico duca_ di Savoia, da
_Giovanni marchese_ di Monferrato e da _Guglielmo_ suo fratello, e le
tolte dai Correggeschi al marchese di Mantova.
Sdegnato il _re Alfonso_ contro de' Veneziani, perchè, senza curar di
lui, si fossero accordati collo Sforza, ricusò per un pezzo d'accettar
quella pace. Vi si accomodò, come la necessità portava, il marchese di
Mantova. Ma perchè era succeduto ai Correggeschi, al Monferrino e al
Savoiardo quello ch'è intervenuto in altri tempi; cioè che i Veneziani
aveano pensato più ai proprii che agli altrui interessi[2991]; lo
Sforza, poco dopo la pace, spedì Tiberto Brandolino colle sue armi
contra di loro, e gli obbligò a rendere il mal tolto: cioè passò
Tiberio contra de' Monferrini, e si fece rendere varie terre pervenute
alle lor mani. La concordia stabilita fra loro nel dì 17 di luglio
si legge nel Corpo Diplomatico del signore Du Mont. Contro al duca di
Savoia furono medesimamente inviati da una parte esso Brandolino, e da
un'altra _Roberto da San Severino_, i quali cominciarono a stendere
le loro scorrerie sino a Vercelli. Nel termine di tre giorni fece sì
buon effetto il terrore delle lor armi, che tornarono alla divozion
del duca Bassignana, Biandrate, Valenza, Bremide e tutti gli altri
luoghi occupati nel Pavese e Novarese. Borgo di Sesia fu assediato, e
costretto alla resa. Pertanto si sollecitò _Lodovico duca_ di Savoia
ad inviar ambasciatori per chiedere accordo. Questo fu stabilito,
e il fiume Sesia fu da lì innanzi il confine dei loro Stati. Il
Guichenone[2992] (io non so come) non ha avuta difficoltà a negare,
che Francesco Sforza facesse per questo guerra al duca di Savoia,
e giugne a chiamare adulazione del Corio il dirsi da lui[2993] che
colla forza furono ricuperate quelle terre, adducendone per ragione
l'essere stato compreso il duca di Savoia nella pace di Lodi, come
collegato de' Veneziani e del re Alfonso. Però, secondo lui, il duca
Francesco riebbe le terre suddette solamente per un trattato amichevole
di accomodamento, sottoscritto nel dì 30 d'agosto di quest'anno, e
pubblicato dal suddetto signore Du Mont. Ma il Corio altro non fa
ne' racconti di questi tempi se non copiare il Simonetta, il quale
ne sapeva ben più del Guichenone, e scriveva ciò che accadeva a' suoi
giorni, e chiaramente parla della guerra suddetta: il che viene ancora
confermato, da Cristoforo da Soldo[2994], autore non parziale e vivente
in questi tempi. E però non è da dubitar d'essa guerra, a cui fu posto
fine coll'accordo sopraccennato. Intanto perciocchè il _re Alfonso_
stava renitente ad accettar la pace di Lodi, i Fiorentini e il duca di
Milano trattarono e conchiusero lega co' Veneziani nel dì 30 d'agosto
dell'anno presente, come apparisce dallo strumento riferito dal
suddetto signore Du Mont[2995]. Alla qual lega aderirono dipoi _Borso
d'Este_ duca di Modena e Reggio e signor di Ferrara, e i Bolognesi.
Fecero anche pace i Veneziani nell'aprile di quest'anno con _Maometto_
imperadore dei Turchi. Fu poi spedita la suddetta lega de' Veneziani e
principi menzionati, e portata dai respettivi ambasciatori alla corte
romana, acciocchè il pontefice Niccolò si adoperasse per ridurre alla
pace anche il re Alfonso, e farlo entrare nella lega medesima[2996].
Nè egli mancò dì inviare a Napoli con essi ambasciatori il cardinal
_Domenico Capranica_, uomo di gran destrezza ed abilità per somiglianti
affari.