[2936] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
[2937] Raynaldus, Annal. Eccles. S. Anton., Vita Nicolai V, P. II, tom.
3 Rer. Ital.
[2938] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital.
[2939] Infessura, Diar., P. II, tom. 3 Rer. Ital.
[2940] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
[2941] Ammirati, Istor. Fiorent., lib. 22. Giornal. Napolet., tom.
21 Rer. Ital. Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital. Cronica di
Ferrara, tom. 24 Rer. Italic.
[2942] Cristof. da Soldo, Istor. di Brescia, tom. 21 Rer. Ital.
Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 21, tom. 21 Rer. Ital.
[2943] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Italic.
[2944] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 21, tom. 21 Rer. Ital.
[2945] Cristoforo da Soldo, Istor. di Brescia, tom. eod.
[2946] Benvenuto da San Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer.
Ital.
[2947] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 22, tom. 21 Rer. Ital.
[2948] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital.
[2949] Antichità Estensi, P. II.
[2950] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
[2951] Manett., Vita Nicolai V, P. II, tom. 3 Rer. Ital.
[2952] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
[2953] Giustiniani, Istor. di Genova, tom. 15.
Anno di CRISTO MCCCCLI. Indizione XIV.
NICCOLÒ V papa 5.
FEDERIGO III re de' Romani 12.
Abbiamo veduto per tanti anni lacerata l'Italia, ora in una, ora in
altra parte, dalla guerra. Parve miracoloso l'anno presente, perchè
dappertutto fu, se non concordia d'animi, almeno pace. Di tempi così
sereni si prevalse il pontefice _Niccolò V_, siccome dotato di gran
mente e d'un animo regale, per lasciar di belle memorie alla città
di Roma[2954]. Sua cura fu di rimettere maggiormente in fiore le
buone lettere, che già erano cominciate a risorgere in Italia, sì con
richiamar a sè e premiar le persone dotte, sì ancora col radunare da
tutta l'Europa e dall'Oriente manuscritti di tutte le arti e scienze,
perchè la stampa de' libri non era peranche nata, o, se nata, era
segreta. Formò con questo tesoro un'insigne biblioteca. Ordinò che si
cominciassero a tradurre dal greco i santi Padri, ed anche gli storici
e poeti di quella lingua. Fabbriche parimente insigni intraprese in
Roma, tanto di sacri templi, come di ornamenti o fortificazioni alle
rare memorie di quella e d'altre città, con avere specialmente stese
queste sue grandiose idee alla Basilica Lateranense, e all'altra di
Santa Maria Maggiore, e de' Santi Paolo, Lorenzo e Stefano. Tutte
queste ed altre sue magnanime imprese si veggono diligentemente
descritte nella di lui Vita da me data alla luce, e composta da
Gianozzo Manetti Fiorentino, letterato insigne, perito delle lingue
ebraica, greca e latina. Stefano Infessura anch'egli attesta[2955],
avere questo pontefice nell'anno presente ristorate le mura, le torri
e le porte di Roma, acconciato il Campidoglio, accresciuto il torrione
di castello Santo Angelo con altre fortificazioni, fatto un palazzo
a Santa Maria maggiore, e la canonica di San Pietro e la chiesa di
S. Teodoro, con altre fabbriche, ch'io tralascio. Di questo passo
camminava il buon Niccolò papa, non cercando la dubbiosa gloria de'
papi che profusero tanti tesori in guerre, ma bensì procurando di
mantenere i suoi popoli in pace, e di far loro goder quelle rugiade,
che Dio gli avea mandato in congiuntura del giubileo.
Non fu, siccome dissi, in quest'anno guerra in Lombardia; nondimeno
la repubblica veneta mirava con occhio bieco il nuovo duca di
Milano[2956], e macchinava pensieri di guerra, essendosi collegata per
questo con _Alfonso re_ d'Aragona e delle Due Sicilie, con _Lodovico
duca_ di Savoia, con _Giovanni marchese_ di Monferrato e co' _Sanesi_.
La maggior loro speranza era che, trovandosi lo Sforza non peranche
ben assodato sul trono, difficile non fosse il rovesciarlo. Per lo
contrario non desiderava guerra il duca, siccome bisognoso di quiete
per rimettere in buono stato il conquistato paese, troppo smunto e
maltrattato dalle passate rivoluzioni. Oltre di che, egli non godeva
quelle fontane di danari, delle quali abbondava allora Venezia,
sì per l'estensione degli Stati a lei spettanti non meno in Italia
che in Dalmazia e in altre contrade del Levante, come ancora perchè
Venezia si riputava allora il più ricco emporio dell'Italia, anzi
dell'Occidente. Il Sanuto[2957] ci fa vedere una parte di que' tesori
che il traffico portava in questi secoli alla piazza di Venezia. Ora
il duca attendeva a premunirsi, e fece lega co' Fiorentini disgustati
forte de' Veneziani; siccome ancora co' Genovesi e con _Lodovico
marchese_ di Mantova. Condussero i Veneziani al loro soldo _Carlo da
Gonzaga_, e nell'anno seguente anche _Guglielmo di Monferrato_, cioè
due capitani divenuti amendue per le ragioni sopraddette nemici del
duca di Milano. Nel mese d'aprile dell'anno presente crearono capitan
generale delle lor armi _Gentile da Lionessa_, uomo saggio e prode. Ma
perchè _Bartolomeo Coleone_, che militava al loro servigio con mille e
cinquecento cavalli e quattrocento fanti, pretendeva come dovuta a sè
quella dignità, se ne adirò non poco, ed oltre al chiedere licenza col
pretesto delle paghe che non correano, mostrò assai la sua disposizione
di passare all'armata duchesca: fu presa la risoluzione di mettergli
le mani addosso, e di tagliargli il capo. Data questa commessione
a _Jacopo Piccinino_, egli con una marcia sforzata di notte arrivò
addosso al Coleone, sorprese tutte le di lui genti, e poco mancò che
non restasse prigione anche esso Bartolomeo. Ebbe egli la fortuna di
salvarsi a Mantova, e restò in potere e al soldo dei Veneziani tutto
il corpo de' suoi cavalli e fanti. Prese egli poi soldo nell'esercito
duchesco, con aver promesso di grandi vantaggi allo Sforza. Lo spoglio
fatto a lui e alle sue truppe si fa ascendere dal Sanuto ad ottanta in
cento mila fiorini di oro. Fu anche pubblicamente decretato in Venezia,
nel dì primo di giugno, che tutti i Fiorentini non privilegiati
uscissero dagli Stati della repubblica[2958], ed altrettanto fece anche
il _re Alfonso_ in tutte le sue terre: il che maggiormente irritò i
Fiorentini, e li confermò nell'unione col duca di Milano. Premeva non
poco ai Veneziani di tirar nella loro lega anche i Bolognesi, e molte
furono le loro istanze, e caldi i loro maneggi[2959], ma senza trovare
in quel popolo voglia d'impacciarsi nelle brighe altrui. Tentarono
dunque per altra via d'ottenere l'intento con dar braccio alle fazioni
de' Canedoli fuorusciti. Assistiti questi dalle brigate dei signori di
Carpi e di Coreggio, nel dì 8 di giugno venuti a Bologna, presero la
porta di Galiera, e una parte d'essi giunse fino alla piazza. _Sante
de' Bentivogli_, che i Bolognesi, benchè fosse creduto bastardo,
aveano fatto venire per l'amore che portavano alla casa de' Bentivogli,
giacchè _Giovanni de Bentivogli_ figliuolo dello ucciso _Ercole_ era in
età non sufficiente a sostenere la sua fazione, allora fu in armi coi
Malvezzi, Marescotti ed altri suoi aderenti. Seguì un combattimento,
in cui furono costretti alla fuga i Canedoli, con lasciar ivi molti del
loro seguito morti o prigioni.