NOTE:

[2834] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.

[2835] Annal. Foroliviens., tom. eod.

[2836] Giustiniani, Istor. di Genova, lib. 5.

[2837] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 6, tom. 21 Rer. Italic.

[2838] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.

[2839] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.

[2840] Sanuto, Istor. Ven., tom. 22 Rer. Ital.

[2841] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.

[2842] Corio, Istor. di Milano.

[2843] Cristoforo da Soldo, Istor. Bresc., tom. 21 Rer. Ital.

[2844] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. Cronica di Rimini, tom.

15 Rer. Ital.

[2845] Cronica di Ferrara, tom. 24 Rer. Ital.

[2846] Raynaldus, Annal. Eccles.

[2847] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.

[2848] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.

[2849] Istoria Napol., tom. 23 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCCCCXLV. Indiz. VIII.

EUGENIO IV papa 15.

FEDERIGO III re de' Romani 6.

Fra il _duca di Milano_ e _Francesco Sforza_ suo genero parve nel

precedente anno restituita buona armonia, per quanto abbiamo veduto.

Ma intervenne accidente che affatto la guastò. Dappoichè mancò,

colla morte di _Niccolò Piccinino_, ad esso duca un raro generale

delle sue armi, mise egli il guardo sopra _Ciarpellione_, cioè sopra

il più accreditato capitano che si avesse allora Francesco[2852], e

segretamente cominciò a trattare con lui, per torlo al conte e farlo

venire a Milano. Trapelò questo trattato, e se ne crucciò forte il

conte, il quale, fidandosi poco del suocero duca, perchè assai ne

conosceva l'umore, temeva anche dei malanni, se lasciava partire chi

era stato partecipe di tutti i suoi segreti. Fece pertanto mettere

prigione nella fortezza di Fermo Ciarpellione, e processarlo per varie

sue iniquità[2853]. Dopo di che nel dì 29 di novembre dell'antecedente

anno il fece impiccare, con ispargere voce d'aver egli macchinato

contro la vita del medesimo conte. Altamente si chiamò offeso per

questo fatto il duca, e protestò di volersene vendicare. Francesco di

tutto informò i Veneziani e Fiorentini, a' quali piacea più di vederlo

nemico che amico del suocero. Si partì ancora dall'amicizia di esso

conte _Sigismondo Malatesta_ signore di Rimini, tuttochè genero del

medesimo. Vagheggiava egli da gran tempo Pesaro e Fossombrone, goduti

da _Galeazzo Malatesta_, cioè da chi era privo di figliuoli; anzi s'era

già provato colla forza, ma indarno, d'impadronirsene[2854]. Avvenne

che, per interposizione di _Federigo conte d'Urbino_, vendè Galeazzo al

_conte Francesco_ essa città di Pesaro per venti mila fiorini d'oro,

con che _Alessandro Sforza_ fratello del conte sposasse _Costanza_

sua nipote, e divenisse padrone di quella città. Fossombrone eziandio

fu venduto al conte Federigo per tredici altri mila fiorini. Era già

per varii motivi mal soddisfatto lo Sforza di Sigismondo suo genero,

uomo anche per altro conto di coscienza guasta; e però senza alcun

riguardo verso di lui fece il suo negozio. Che disdegno e rabbia per

questo provasse Sigismondo, non si può assai dire. Mosse da lì innanzi

cielo e terra contra del conte Francesco, tanto presso il pontefice,

quanto presso il re Alfonso e il duca di Milano. Spezialmente questo

suo sdegno piacque al duca, per potere valersi di lui contra dello

Sforza. Ora _Filippo Maria_ co' suoi maneggi tanto fece, che _papa

Eugenio IV_ prese Sigismondo al suo soldo, e facendo sperare coll'aiuto

proprio e d'esso signore di Rimini assai facile al papa il riacquistare

Bologna, a poco a poco accese il fuoco d'una nuova guerra. Nè penò

molto a tirarvi anche il _re Alfonso_, perchè la città di Teramo s'era

data al conte Francesco; e _Giosia Acquaviva_ ed altri del suo regno,

ribellatisi a lui, si erano uniti col medesimo conte. Mentre questi

concerti di guerra si andavano facendo, uno strepitoso accidente

avvenne in Bologna[2855]. Era in quella città in alta stima _Annibale

de' Bentivogli_, perchè riguardato come glorioso liberatore della sua

patria. Ma la invidia, nata, per così dire, col mondo, il facea mirar

con occhio bieco da _Baldassare da Canedolo_, da' Ghiselieri e da

alcuni altri cittadini. Andò tanto innanzi questa cieca passione, che

costoro determinarono di levargli la vita. Fu invitato il Bentivoglio

nel dì 24 di giugno, festa di san Giovanni Batista, da _Francesco

Ghiselieri_, a tenergli un suo figliuolo al sacro fonte. Finita la

funzione, ed usciti che furono di chiesa, Baldassare e gli altri

congiurati, avventatisi addosso al Bentivoglio, con varie ferite lo

stesero morto a terra[2856]. Poscia andarono in traccia d'alcuni altri

amici di lui, e gli uccisero. Per questa enorme indegnità si levò a

rumore tutto il popolo contro i micidiarii; diede il sacco alle lor

case e le bruciò. _Batista da Canedolo_, benchè non intervenuto a

quell'orrido fatto, indarno fece resistenza all'infuriato popolo, che

trovatolo il tagliò a pezzi[2857]; e quanti amici de' Canedoli vennero

in mano d'esso popolo, rimasero vittima del loro furore. Che tal novità

fosse fatta con intelligenza del duca di Milano, si conobbe tosto,

perch'egli si dichiarò protettore de' Canedoli, e nel dì 26 di giugno

_Taliano Furlano_ capitano d'esso duca, che stanziava in Romagna con

mille e cinquecento cavalli e cinquecento fanti ducheschi, entrò tosto

nel Bolognese in aiuto de' Canedoli; ma ritrovatili o morti o sbandati,

da lì a poco cominciò la guerra al Bolognese, e prese varii luoghi.

Altrettanto ancora fecero _Luigi da San Severino_ e _Carlo da Gonzaga_,

altri capitani del medesimo duca. Ora i Fiorentini, siccome collegati

de' Bolognesi, nel dì 27 di luglio spedirono in loro aiuto _Simonetto_

con cinquecento cavalli e ducento fanti. Anche i Veneziani inviarono

colà _Taddeo marchese_ d'Este con altra gente. S'ingrossarono intanto

sempre più le milizie del duca di Milano sul Bolognese, e corsero

sino alle porte della città; ma null'altro di considerabile accadde in

quelle parti nell'anno presente, fuorchè la presa di alcuni castelli,

fra i quali il più importante fu San Giovanni in Persiceto, occupato

nel dì 9 di settembre da Luigi da San Severino.

Abbiam veduto poco fa rimesso in grazia di _papa Eugenio_ il conte

_Francesco Sforza_, e stabilito accordo fra loro. Pure questo

pontefice, quasi che i patti durar dovessero finchè gli tornava a

conto il non romperli, appena si vide animato ed assistito dal duca

di Milano, che ripigliò le armi contra di lui, e seco fu anche il _re

Alfonso_. Ora il conte[2858], giacchè Sigismondo signor di Rimini s'era

dichiarato nemico suo, dopo avere ricevuto da' Fiorentini soccorso di

danaro, andò a mettere l'assedio alla ricca terra di Meldola, che gli

costò molto tempo e fatica. L'ebbe a forza di armi nel dì 17 oppure 22

di luglio[2859], e col sacco, crudelmente ad essa dato, si arricchirono

tutti i suoi soldati. Ma nel dì 10 d'agosto[2860] la città d'Ascoli

nella Marca gli si ribellò, e tagliato a pezzi _Rinaldo Fogliano_,

fratello uterino del conte Francesco, si diede al pontefice. Così, per

le forti istanze di Sigismondo, comparvero dipoi in suo aiuto _Taliano

Furlano, Malatesta_ signor di Cesena ed altri capitani con ischiere

numerose di cavalleria e fanteria, che seco si unirono. Finalmente

anche il papa e il re Alfonso mandarono le lor genti nella Marca per

impadronirsene affatto. In mezzo a questi due fuochi si trovava il

conte, e con forze troppo disuguali. Tuttavia, conoscendo in maggior

pericolo la Marca, lasciata parte delle sue milizie sotto il comando di

_Federigo conte d'Urbino_, coll'altra marciò colà; e all'arrivo suo si

ritirarono tosto _Lodovico patriarca_ di Aquileia cardinale legato del

papa, e _Giovanni da Ventimiglia_ generale del re Alfonso. Ed eccoti

arrivare in essa Marca anche _Taliano_, creato generale dal duca di

Milano, con _Sigismondo Malatesta_, con _Malatesta_ signor di Cesena

ed altri capitani, che cominciò a strignere dall'una parte lo Sforza,

e cercava le vie di unirsi dall'altra alle soldatesche del papa e del

re. Intanto nel dì 15 d'ottobre Rocca Contrada, una delle migliori

fortezze che si avesse il conte in quelle contrade, ribellatasi, venne

in mano di Sigismondo, ossia del pontefice. Il perchè, peggiorando

ogni dì più gl'interessi del conte, prese questi il partito di salvar

la gente con ridursi di nuovo a Pesaro, dove avea lasciata Bianca

Visconte sua moglie. Raccomandate adunque ad _Alessandro_ suo fratello

le città di Fermo e di Jesi, che restavano a lui ubbidienti, sen venne

sul territorio d'Urbino, da dove col conte Federigo fece guerra a

Sigismondo Malatesta, togliendo a lui alcune castella. Ma nel dì 26 di

novembre il popolo di Fermo, avendo prese l'armi, ne cacciò il presidio

del conte, e si sottomise alle armi del papa; e da lì a qualche

tempo si rendè loro anche la rocca appellata il Girofalco venduta da

Alessandro Sforza, per non poterla sostenere. Sicchè la sola città di

Jesi restò in potere del conte, con essersi perdute tutte le altre

terre. Nel dì 12 di marzo di quest'anno passò all'altra vita[2861]

_Gian-Giacomo marchese_ di Monferrato, e i suoi Stati pervennero al

marchese _Giovanni_ suo primogenito. Un altro suo figliuolo appellato

_Guglielmo_, condottier d'armi in questi tempi, era al servigio del

duca di Milano.

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 195 / 216 题