[2819] Hist. Senensis, tom. 20 Rer. Ital.
[2820] Raynaldus, Annal. Eccles.
[2821] Petroni, Hist., tom. 24 Rer. Ital.
[2822] Cronica di Ferrara, tom. eod.
[2823] Annales Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.
[2824] Ammirati, Istor. di Firenze, lib. 22.
[2825] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
[2826] Sanuto, Ist. Ven., tom. 22 Rer. Ital.
[2827] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
[2828] Annal. Foroliv., tom. 22 Rer. Ital.
[2829] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 6, tom. 21 Rer. Ital.
[2830] Sanuto, Istor. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
[2831] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
[2832] Giornal. Napolet., tom. 22 Rer. Ital.
[2833] Simonetta, Vit. Francisci Sfortiae, lib. 6, tom. 21 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCCCCXLIV. Indiz. VII.
EUGENIO IV papa 14.
FEDERIGO III re de' Romani 5.
Trovandosi in Fermo _Bianca Visconte_ moglie del conte _Francesco
Sforza_, quivi nel dì 24 di gennaio diede alla luce un figliuolo[2837];
del qual parto fu immantenente spedita la nuova al duca di Milano,
padre di lei, per sapere qual nome si dovesse porre al nato figliuolo.
Gli fu posto quello di _Galeazzo Maria_. Fra le sue disavventure
ebbe almeno il conte Francesco questa consolazione. Ma, trovandosi
senza danari, spedì per ottenerne _Sigismondo Malatesta_ suo genero
a Venezia, e ne ricavò questi buona somma, e la maggior parte ancora
ne ritenne per sè a conto delle sue paghe. All'incontro _Niccolò
Piccinino_ fu ben rinforzato di gente e danaro dal _papa_ e dal _re
Alfonso_; laonde entrò in campagna per tempo, e cominciò le scorrerie
pel territorio di Fermo. Dall'altra parte anche le milizie del re
Alfonso ricominciarono la guerra. A Monte Milone si portò il Piccinino,
ed, avendo passato il fiume Potenza, fu quivi colto da Ciarpellione,
uno de' più valenti condottieri d'armi che si avesse il conte
Francesco, e ne riportò una buona pelata colla prigionia di molti de'
suoi. Si salvò egli miracolosamente, ritirandosi in una torricella, che
rimase intatta, per non avervi fatto mente Ciarpellione. Perchè poi gli
venne ordine dal duca di portarsi a Milano, e di fare intanto tregua
col conte Francesco, eseguì Niccolò il primo comandamento, ma non già
il secondo, avendoglielo impedito il legato del papa. Però, lasciato
il comando dell'armata a _Francesco Piccinino_ suo figliuolo, volò
in Lombardia. Trovossi intanto il conte Francesco in gravi angustie,
perchè Sigismondo Malatesta l'avea tradito con essersi messo in viaggio
colle sue truppe, per andare ad unirsi con lui, ma con aver poi trovati
de' pretesti per tornarsene a Rimini. Dall'altro canto, se Francesco
Piccinino univa la sua armata coll'aragonese, non vedea modo da poter
sostenere la città di Fermo contra di tante forze. Ora per impedir
siffatta unione con quella gente che avea, prese lo spediente di andare
a visitar esso Francesco Piccinino, che s'era ben postato a Monte
Olmo. Secondo il Simonetta, era il dì di venerdì 23 d'agosto, quando
gli fu a fronte, e colle schiere in battaglia l'assalì. Ma non battono
i conti secondo il calendario. Negli Annali di Forlì è scritto che fu
il dì 19 d'esso mese[2838], e lo stesso vien confermato dalla Cronica
di Rimini[2839], e dal Sanuto[2840], che per errore dice di maggio.
Nè di ciò si può dubitare, stante una lettera scritta nel medesimo
dì 19 d'agosto dal conte Francesco a Bologna, come s'ha dalla Cronica
d'essa città[2841]. In quel conflitto certo è che segni di gran valore
diede Francesco Piccinino colle sue squadre; ma egli combatteva con
un capitano che in fatti d'armi fu maraviglioso, nè sapea esser vinto.
Mentre si combatteva, _Alessandro Sforza_ occupò le tende e il bagaglio
de' nemici; poscia seguitò ad incalzarli dal suo canto; nel qual tempo
il conte Francesco suo fratello con eguale attenzion ed ardore facea lo
stesso dall'altro. In somma restò sbaragliato l'esercito di Francesco
Piccinino colla perdita di quasi tre mila cavalli, ed egli col
rifugiarsi in una palude cercò di salvarsi, ma da un suo fante tradito
fu condotto prigione al conte Francesco. Ebbero fatica a ridursi in
salvo _il cardinal Domenico Capranica_ legato del papa, e _Malatesta_ a
Cesena. Nel dì seguente Monte Olmo si rendè al conte Francesco, ed ivi
fu ritrovata gran copia d'uffiziali e soldati del Piccinino, che vi si
erano rifugiati con assai cavalli e robe preziose. Ciò fatto, marciò
il vittorioso Sforza a Macerata, e senza fatica se ne impossessò,
siccome ancora di San Severino. Cingoli volle aspettar la forza prima
di rendersi, e dopo otto giorni se gli sottomise con altri piccioli
luoghi. Intanto esso conte fece tentar di pace _papa Eugenio_, che si
trovava allora a Perugia, conturbato non poco per le di lui vittorie,
dopo aver fulminate le scomuniche nel precedente maggio contra di
lui e di Sigismondo Malatesta. Alle istanze del conte diedero maggior
polso gli ambasciatori di Venezia e Firenze, di maniera che l'accordo
seguì nel dì 10 d'ottobre, con avere il papa lasciate al medesimo
conte in feudo con titolo di marchese tutte le terre da lui possedute
e ricuperate prima del dì 15 oppure 18 del mese suddetto. A riserva
d'Osimo, Recanati, Fabriano ed Ancona, il resto della Marca ubbidiva ai
suoi cenni.
Era venuto a Milano _Niccolò Piccinino_, chiamatovi, come dissi
(non si sa bene il motivo) dal duca. Non gli si partiva dal cuore
l'affanno per la perdita di Bologna[2842], e per la sconfitta a lui
data dal conte Francesco Sforza. A questi pensieri, che il laceravano
di dentro, si aggiunse l'altra dolorosa nuova non solo della rotta di
Francesco suo figliuolo, ma d'esser egli anche caduto prigione nelle
mani dell'emulo ossia nemico Sforza. Soccombè in fine alla malinconia,
ed, infermatosi, terminò il corso del suo vivere nel dì 15 oppure 16
d'ottobre[2843]: con che mancò uno de' più insigni generali d'armata
che s'avesse l'Italia, a cui niun altro si potea anteporre, se non
Francesco Sforza. Nelle spedizioni la sua attività e prestezza non
ebbe pari; ma egli si prometteva molto della fortuna, e però azzardava
bene spesso nelle sue imprese: laddove lo Sforza sempre operava con
saviezza, e sapea cedere e temporeggiare, quando lo richiedeva il
bisogno, nè temerariamente mai procedeva in ciò che imprendeva. Per la
morte del Piccinino sommamente si afflisse il duca _Filippo Maria_,
rimasto privo di sì valente, onorato e fedele capitano; nè potendo
far altro, si rivolse a beneficare i di lui figliuoli _Francesco_ e
_Jacopo_, con aver ottenuta la libertà del primo dal conte Francesco, e
con chiamarli amendue a Milano. Accadde ancora nell'anno presente[2844]
la morte di _Oddo-Antonio_ conte di Montefeltro e d'Urbino, personaggio
di costumi sfrenati e d'insoffribil lussuria. Per cagione di questi
suoi vizii fu egli nella notte del dì 22 di luglio da molti congiurati
ucciso, e in luogo suo proclamato signore _Federigo_ suo fratello, e
figliuolo bastardo di _Guidantonio_ già conte, ancorchè comunemente
creduto fosse figliuolo di _Bernardino dalla Carda_ degli Ubaldini.
Questi, essendo ito a Fermo per visitare il conte Francesco, stabilì
tosto con esso lui lega difensiva ed offensiva. Venne a morte anche in
quest'anno[2845], nel dì 8 o pure 24 di settembre, _Gian-Francesco da
Gonzaga_ marchese di Mantova, assai invecchiato, ed ebbe per successore
_Lodovico_ suo figliuolo. Fu parimente chiamato da Dio a miglior vita
nella città dell'Aquila a dì 20 di maggio[2846] frate _Bernardino da
Siena_ dell'ordine de' Minori, celebre missionario di questi tempi,
che per le sue luminose virtù venne poi aggregato al ruolo de' santi.
Similmente finì di vivere[2847] _Leonardo Aretino_, segretario della
repubblica fiorentina, uomo celebre allora per la sua letteratura e
perizia della lingua greca. Si ammalò nel dì 5 d'aprile[2848] di sì
pericolosa malattia _Alfonso re_ di Aragona e delle Due Sicilie, che
corse in fin voce che era morto. Gran bisbiglio e movimento fu nei
baroni del regno, di modo tale che guarito il re, ben s'avvide del poco
capitale che potea farsi della fede de' regnicoli. Diede egli in questo
anno[2849] per moglie a _don Ferdinando_ duca di Calabria suo figliuolo
_Isabella di Chiaramonte_, nipote di _Gian Antonio Orsino_ principe
di Taranto. Maritò eziandio Maria sua figliuola col marchese _Lionello
d'Este_ signor di Ferrara, Modena e Reggio. Fu pertanto spedito _Borso
d'Este_ fratello d'esso marchese con due galee veneziane a levar questa
principessa che, accompagnata dal principe di Salerno, arrivò a Ferrara
nel dì 24 d'aprile[2850]. Memorabil fu la magnificenza di queste nozze
per la quantità delle feste e dei varii solazzi, che durarono quindici
giorni coll'intervento degli ambasciatori di tutti i principi d'Italia.
Fece guerra in quest'anno il re Alfonso ad _Antonio Santiglia_ signore
di Cotrone, Catanzaro ed altri luoghi in Calabria, e gli tolse tutti
quegli Stati. Condiscese anche a far pace coi Genovesi[2851], co'
quali era in guerra da gran tempo, e gli obbligò a pagargli ogni
anno a titolo di censo un bacile d'argento, con accordar loro varii
privilegii.