NOTE:

[2285] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.

[2286] Corio, Istoria di Milano.

[2287] Raynaldus, Annal. Eccles.

[2288] vita Gregorii XII, P. II, tom. 3 Rer. Ital.

[2289] Theodoricus de Niem, Hist.

[2290] Antonii Petri Diarii, tom. 24 Rer. Ital.

[2291] Leonardus Aretinus, tom. 19 Rer. Ital.

[2292] Bonincontrus, Annal., tom, 21 Rer. Ital.

[2293] Theodoric. de Niem, lib. 3, cap. 23.

[2294] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital.

[2295] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.

[2296] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital.

[2297] Ammirato, Istor. Fiorentina, lib. 17.

[2298] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.

[2299] Corio, Istor. di Milano.

[2300] Redus., Chron., tom. 19 Rer. Ital.

[2301] Billius, Hist., lib. 2, tom. 19 Rer. Ital.

[2302] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCCCCVIII. Indizione I.

GREGORIO XII papa 3.

ROBERTO re de' Romani 9.

Tanto tempestarono i cardinali zelanti del ben della Chiesa, e gli

ambasciatori di varii principi, che _papa Gregorio_ contro suo genio

deliberò di muoversi da Siena per passare a Lucca[2304], affine di

maggiormente avvicinarsi all'avversario _antipapa Benedetto_, il quale

sul fine dell'anno precedente co' suoi cardinali era venuto a Porto

Venere. Fu quel verno dei più rigorosi che mai si fossero provati,

perchè tutta la riviera di Genova (cosa ben pellegrina) era coperta di

ghiaccio e neve; e nel territorio di Siena, affinchè potesse passare

il papa[2305], bisognò rompere coi picconi il ghiaccio. Giunse egli

a Lucca nel dì 26 di gennaio, e durante questa tal quale vicinanza

i due contendenti del papato giocavano a chi sapea più di scherma

per iscreditar l'avversario, e ributtar sopra di lui la non seguita

concordia. Gregorio si copriva col mantello della paura, allegando

che non v'era sicurezza per lui in luoghi marittimi, dove comandava

_Bucicaldo_; e l'antipapa teneva al suo servigio molte galee: e in

parte non aveva il torto[2306]. Vicendevolmente l'antipapa, che, più

astuto dell'altro, era venuto a Sarzana, ricusava ciò che Gregorio

voleva, accettava ciò che era ricusato dall'altro. E proposto per

luoghi di abboccamento Pietra Santa, Carrara, Lavenza, Motrone, Livorno

e Pisa, gran tempo s'andò disputando, senza che mai si potessero

accordar fra loro. Facevano essi un passo innanzi e due indietro,

perchè sempre veniva in campo qualche sutterfugio. Per non poter di

meglio, fu preso il ripiego di trattare anche in lontananza de' punti

principali dell'accordo; ma data oggi una parola, domani si mutava, di

modo che fu conchiuso di dar tutto in iscritto. Indarno ancor questo.

Erano amendue risoluti d'ingannare l'un l'altro, e in fine il pubblico,

perchè niun d'essi volea spogliarsi di quella splendida tiara, e

neppure un d'essi mai si ridusse a dir chiaramente che rinunzierebbe.

Durante questo conflitto, i buoni cardinali e gli ambasciatori non si

davano posa per muovere due colonne fitte sulla base dell'ambizione, e

si affliggevano al veder buttati al vento tanti lor passi, preghiere

ed insinuazioni. Giunse anche un predicator lucchese sul pulpito

alla presenza del papa fino a riprenderlo in maniera intelligibile di

spergiuro, di fede mentita e di voto trasgredito. Se l'ebbe tanto a

male Gregorio, che fece carcerar l'oratore ardito, e per più giorni

appena il tenne vivo con un tozzo di pane e di acqua; anzi, se non

era _Paolo Guinigi_ signor di Lucca, che s'interpose, fu creduto che

l'avrebbe fatto morire: cosa che alterò e stomacò forte tutta la corte

pontificia. Ciò che finalmente fece sciogliere in nulla tutto questo

grande apparato, l'intenderanno ora i lettori.

Dalla parte dell'antipapa Benedetto il re di Francia co' più

assennati suoi consiglieri trovarono la via di scoprire il di lui

finto cuore[2307]. Nel gennaio di quest'anno pubblicarono un editto,

in cui era ordinato di negar l'ubbidienza all'uno e all'altro de'

papi, se prima dell'Ascension del Signore, cioè del dì 24 di maggio,

non era seguita l'unione. Di ciò informato Benedetto, fece nel dì

14 d'esso maggio presentare al re un breve, in cui scomunicava chi

avesse rigettata la conferenza, ed approvata quella della cessione,

e sottratta a lui l'ubbidienza. Di più non vi volle perchè il re col

parlamento e colla Sorbona dichiarasse l'antipapa come scismatico

ostinato, eretico, perturbator della pace della Chiesa, e perciò nol

riconoscessero da lì innanzi per papa. Dall'altro canto avvenne che

esso Benedetto, assistito da Bucicaldo governatore di Genova, spedì

undici galee alla volta di Roma con disegno di sorprendere quella

città, e di torla all'avversario. Il colpo andò fallito, perchè poco

prima altri l'aveva occupata. E questi fu _Ladislao re_ di Napoli,

il quale, dopo aver presa per forza Ostia nel dì 16 di aprile, con

possente armata di cavalleria e fanteria, e alquante galee pel Tevere,

andò a mettere il campo sotto Roma[2308]. Era la città difesa da _Paolo

Orsino_: ma, lasciatosi egli guadagnar dal danaro e dalle offerte di

Ladislao, ne spalancò le porte nel dì 21 d'esso mese alle milizie

di lui. V'entrò poscia lo stesso re solennemente nel dì 25 sotto

il baldacchino portato da' nobili romani, e gran festa ne fece il

popolo. Era dianzi fuggito di Roma il cardinale di Sant'Angelo vicario

del papa; ma in mano de' suoi uffiziali restò castello Sant'Angelo.

Fermossi il re in Roma sino al dì 23 di giugno, nel qual tempo creò

nuovi conservatori della città, e, disposto a sua voglia quel governo,

se ne tornò a Napoli. Un gran dire per tal novità fu dappertutto. Papa

Gregorio, per la spedizion fatta dall'avversario Benedetto delle galee

a Roma, pubblicamente gliene fece un reato[2309], con licenziare per

questo i di lui ambasciatori, e senza voler più udire parola d'unione.

All'incontro Benedetto rispondeva d'avere in ciò aderito alle istanze

di Paolo Orsino, ossia de' Romani, che aveano implorato il suo aiuto,

vedendo venire armato Ladislao contro della città. Il bello fu che

corse sospetto[2310] avere il re Ladislao, di concerto col pontefice

Gregorio, occupata Roma a fin di disturbare il congresso fra i due

papi. Almen sembra certo, per testimonianza di Teodorico da Niem[2311],

che i parenti di Gregorio, i quali raggiravano il povero vecchio papa,

e frastornavano ogni buona di lui intenzione, mostrarono non poco

giubilo dell'occupazion di Roma fatta da Ladislao; e questi ancora si

mostrò per qualche tempo protettore di Gregorio. Nè qui si fermarono i

passi del medesimo re. Le città di Perugia, Orta, Amelia, Terni, Todi

e Rieti se gli diedero senza sfoderare la spada.

Per le cose suddette già s'era spenta ogni speranza dell'union della

Chiesa. Un altro avvenimento si aggiunse che maggiormente sconcertò

gli affari. Verso la metà di quaresima papa Gregorio si lasciò

intendere di voler creare de' nuovi cardinali. Perchè ciò dava assai a

conoscere quanto egli fosse alieno dalla cession del papato, e molto

più perchè ciò era contrario alle promesse e al giuramento da lui

fatto di non crearne, i vecchi cardinali se ne sdegnarono forte, e

ricusarono d'intervenire al concistoro. Differì il papa l'esecuzion del

disegno fin dopo l'ottava di Pasqua; ed allora, intimato sotto altro

pretesto il concistoro, cominciò a nominar quattro nuovi cardinali.

S'alzarono tosto i vecchi porporati per uscirne, e trovarono serrate

le porte. Finalmente dopo gran rumore uscirono, e il papa da lì a

pochi giorni preconizzò i suddetti nuovi cardinali senza l'assistenza

ed approvazione dei vecchi. Da ciò prese motivo il cardinal di Liegi

di ritirarsi da Lucca a Librafatta sul Pisano[2312], dove corsero le

genti del nipote del papa per fermarlo, e spogliarono parte della sua

famiglia, e poi la sua casa in Lucca. Paolo Guinigi, che non voleva

liti co' Fiorentini per la turbata giurisdizione, fece carcerare

i famigliari del nipote pontificio, e permise che sei altri de'

vecchi cardinali uscissero di Lucca. Si ricoverarono tutti a Pisa,

spalleggiati da' Fiorentini, e pubblicamente fecero un'appellazione

al concilio e papa futuro. Contra di questo appello e delle ragioni

addotte da quei porporati uscirono scritture, rapportate dal

Rinaldi[2313], per giustificar papa Gregorio, ed anch'egli dal suo

canto pubblicò varii monitorii contra de' fuggiti cardinali. Al vedersi

in tale stato esso papa, giudicò che non gli convenisse l'ulterior

soggiorno in Lucca, e scrisse al re Ladislao[2314] che gli mandasse

una convenevole scorta d'armati per guardia nel suo cammino. Si

opposero i Fiorentini, e spedirono essi un corpo di gente con ostaggi

per iscortarlo. Intanto si seppe che il suo avversario Benedetto,

dappoichè intese come i Franzesi gli aveano sottratta l'ubbidienza, non

fidandosi più di tornare ad Avignone, s'era imbarcato, ed avea[2315]

nel dì 17 di giugno fatto vela, senza toccar Genova, alla volta di

Perpignano. Da lui parimente, d'ordine del re di Francia, si ritirarono

tutti i cardinali franzesi del suo seguito, e, passati a Pisa, si

unirono qui coi cardinali ribellati a papa Gregorio. Finalmente si

mosse da Lucca anche esso papa nel dì 14 di luglio, e senza inviarsi

per la Romagna verso la Marca, come pareva sua intenzione, perchè

da Carlo Malatesta gli venne avviso che _Baldassare Cossa_ legato di

Bologna gli tendeva insidie, andò a dirittura a Siena, dove entrato

nel dì 19 d'esso mese, ricevette molti onori e finezze da quel popolo.

Quivi nel settembre pubblicò una bolla contra dell'ambizioso cardinal

Cossa[2316], raccontando le varie di lui iniquità, con privarlo della

legazione di Bologna, e dichiararlo ribello e nemico suo. Se ne rise

il Cossa, fece levar da Bologna le armi del papa, strinse in questi

medesimi tempi lega co' Fiorentini per opporsi ad ogni tentativo del re

Ladislao, e per sostener sè stesso nel dominio, ossia nella tirannia di

Bologna, Faenza e Forlì. Dopo aver dipoi ricusato papa Gregorio[2317]

di voler assistere al concilio intimato in Pisa dai cardinali dell'una

e dell'altra ubbidienza, ne pubblicò egli uno da tenersi o in Aquileia

o in Romagna; fulminò ancora la scomunica e la privazion del cappello

contra de' suoi nel dì 11 d'ottobre. A questi aveva egli sostituiti

altri nove cardinali. Invitato poscia Gregorio a Rimini da Carlo

Malatesta, colà si portò nel dì 3 di novembre, perchè non si credeva

abbastanza sicuro in Siena.

Portossi in quest'anno a Genova _Gabriello Maria Visconte_ cacciato da

Milano, per fare istanza a quel governatore di ottanta mila fiorini

d'oro a lui dovuti da' Fiorentini per la cession di Pisa, dei quali

era mallevadore lo stesso _Bucicaldo_, e per dimandarne rappresaglia.

Tenuto fu a mano alquanti dì, finchè Bucicaldo, che non era allora

in Genova, restò informato di tutto, e mandò al suo luogotenente le

risoluzioni sue[2318]. Fu dunque per ordine di lui preso Gabriello

nel dì 16 di novembre; ed essendogli apposto, che fosse ito a Genova

a petizion di _Facino Cane_ per togliere quella città ai Guelfi, e

darla ai Ghibellini, messo alla corda, con belle promesse fu indotto

a confessare il fatto, di cui era affatto innocente[2319]. Gli fu

poi tagliata la testa nel dì 25 di dicembre; tutto il suo avere fu

occupato, e Bucicaldo pretese poi dai Fiorentini la gran somma da

loro dovuta a quell'infelice giovane. Non più di ventidue anni avea

egli allora, e ben conobbe ognuno che non era cosa da lui il trattato

che gli fu apposto; laonde per tanta ingordigia ed iniquità crebbe il

discredito di Bucicaldo, il quale nell'anno presente, inerendo agli

ordini del re di Francia, levò l'ubbidienza all'antipapa Benedetto.

Giurò ben di farne vendetta Facino Cane, e mantenne poi la promessa. In

mezzo alle guerre civili si trovava intanto _Giovanni Maria Visconte

_duca di Milano, e specialmente odio grande nudriva contra di lui il

suddetto Facino, perchè, chiamato a Milano, corse pericolo d'essere

tradito e di lasciarvi la vita. La fuga il salvò, e da lì innanzi si

dichiarò nemico non solamente del duca, ma anche di _Filippo Maria_

conte di Pavia, suo fratello. Se l'intendeva egli con _Castellino

Beccaria_, prepotente cittadino di Pavia, ed amendue tramarono quanti

inganni poterono per mettere le mani addosso al prefato Filippo

Maria giovane inesperto. Ma il governator del castello, in cui

stava ristretto esso Visconte, nol volle mai lasciar uscire di là; e

perchè alla salvezza di questo principe contribuì non poco _Francesco

Carmagnuola_, allora soldato di lui, col tempo ascese poi a grandi

onori, siccome vedremo[2320]. Ora Facino Cane, unito con _Teodoro

marchese_ di Monferrato, con _Astorre Visconte_ occupator di Monza, con

_Francesco Visconte_ ed altri nobili milanesi Ghibellini fuorusciti,

gran guerra fece in quest'anno al duca Giovanni Maria e ai Guelfi

allora dominanti in Milano, de' quali era capo _Antonio Visconte_. In

tali angustie fu consigliato il duca di appoggiarsi alla potente casa

de' Malatesti, cioè a Carlo signor di Rimini, uno de' più saggi e prodi

signori che si avesse allora l'Italia, e a _Pandolfo Malatesta_ signore

di Brescia, il quale nell'anno presente entrò ancora in possesso della

città di Bergamo, a lui venduta da _Giovanni de' Soardi_[2321]. Per

istrignere poi maggiormente questa lega ed amicizia, il duca nel dì

8 di luglio prese per moglie _Antonia_, figliuola di _Malatesta de'

Malatesti_ signor di Cesena, la quale dimorava allora in Brescia presso

Pandolfo suo zio. Avendo egli in fatti eletto per suo governatore e

difensore Carlo Malatesta, questi senza perdere tempo pose l'assedio al

castello di Milano, detenuto allora da Gabriello Visconte menzionato

di sopra e da Antonio Visconte. Furono costoro obbligati alla resa.

Il Corio scrive nel mese di novembre, ma il Delaito, scrittore

contemporaneo, mette ciò nel mese di febbraio. Gabriello fu inviato

a' confini in Piemonte, e fece poi la morte che abbiam detto. Antonio

Visconte fu inviato a Ferrara, ma poi, richiamato a Milano, ivi perdè

la vita. Con tutta nondimeno l'assistenza dei Malatesti, il duca di

Milano si trovò per tutto quest'anno in gravissime angustie per la

smoderata carestia che affliggeva la città di Milano e il resto de'

suoi Stati, e per le forze de' nemici suoi, cioè di Facino Cane, che,

impadronitosi di Novara, da quella parte gli era addosso con potente

esercito, e di Astorre Visconte, che con altra armata scorreva di tanto

in tanto sino alle porte di Milano. Anche _Giovanni da Vignate_ tiranno

di Lodi gli mosse guerra. Monza indarno fu assediata, e finì l'anno

senza che alcun alleviamento si provasse a tante discordie e guai.

In questi tempi _Ottobuono de' Terzi_ tiranno di Parma e di Reggio,

non volendo stare in ozio, fece nel mese d'aprile una irruzione

nuova nel territorio di Modena[2322] mettendo tutto a sacco, senza

riguardo alla pace che durava col _marchese Niccolò_ di Ferrara, e

senza disfida alcuna. S'interposero i Veneziani per acconciar questa

briga, ma Ottobuono, sentendosi forte di gente, e voglioso di vivere

alle spese altrui, rendè inutili i lor buoni uffizii, e continuò col

suo mal talento contra dell'Estense, a ciò attizzato ancora da Carlo

da Fogliano signore di molte terre del Reggiano. Tirò ancora nel suo

partito Francesco signore di Sassuolo. Il perchè, determinatosi il

marchese Niccolò di opporre forza a forza, cominciò ad armarsi, e fra

gli altri condusse al suo soldo dalla Toscana _Sforza da Cotignuola_

con ducento cinquanta uomini d'armi (il Corio dice con settecento

cavalli) e il dichiarò suo capitan generale. Fece Ottobuono quanto

potè per coglierlo nel venire ch'egli faceva da Bologna a Modena;

ma Sforza, uomo accorto, prevenuto lo aguato, arrivò felicemente in

Modena, e poscia uscito per la porta di Bazovara, attaccò una mischia

col tiranno, obbligandolo, dopo due ore di combattimento, a ritirarsi

come in isconfitta. Anche in Romagna furono de' movimenti di guerra.

_Baldassarre Cossa_ cardinale legato di Bologna, in tempo che il _conte

Alberico_ di Barbiano, gran contestabile, era in Roma a' servigi

del _re Ladislao_, mosse guerra alle di lui terre della Romagna;

gli tolse Tosignano, Orivolo e Castel Bolognese. Per istigazione sua

ancora e col braccio suo _Lodovico conte_ di Zagonara occupò al _conte

Manfredi_ di Barbiano, benchè suo parente, le terre di Lugo, Conselice

e Sant'Agata. Parimente _Guido-Antonio conte d'Urbino_ s'impossessò

nel mese di luglio della città d'Assisi per volontaria dedizione di

que' cittadini, che si trovavano infestati dalle armi del re Ladislao.

Nel maggio ancora di quest'anno, perchè non si potea più durare alle

insolenze di Ottobuon de' Terzi, fecero insieme lega in Mantova contra

di lui _Giovanni Maria duca_ di Milano, _Gian-Francesco Gonzaga_

signore di Mantova, _Niccolò d'Este marchese_ di Ferrara, _Pandolfo

Malatesta_ signor di Brescia e Bergamo, e _Gabrino Fondolo_ signor

di Cremona; le cui genti nel dì 19 di giugno presso il Castelletto

nel territorio di Cremona diedero la rotta ad un corpo di gente del

medesimo Ottobuono, con far prigioni trecento tra cavalli e fanti. Uscì

poscia in campagna nel mese di luglio Niccolò marchese coll'esercito

suo contra del tiranno, e alla sua comparsa Francesco da Sassuolo, Azzo

da Rodeglia e i Canossa di Reggio voltarono mantello, e si diedero ad

esso marchese. Dopo di che egli passò a Rubbiera posseduta dai Boiardi,

e cominciò le ostilità contra di Ottobuono, il quale, nel dì 8 di

agosto, fece tagliar la testa a settantacinque uomini di Parma e Borgo

San Donnino, imputati di sedizione contra di lui: il che maggiormente

fece riguardarlo come un mostro di crudeltà per tutta Italia. Ma

nel novembre Sforza Attendolo generale del marchese, avendo fatta

una scorreria sul Parmigiano, cadde in un agguato di Ottobuono, e ne

seguì un duro combattimento colla peggio d'esso Sforza. In quest'anno

_Martino re d'Aragona_ diede una terribile sconfitta ai popoli della

Sardegna[2323]; ma nel dicembre morì in Cagliari _Martino_ il giovane

suo figliuolo re di Sicilia.

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 156 / 216 题