NOTE:

[2149] Raynaldus, Annal. Eccles.

[2150] Gobelinus, in Cosmodr.

[2151] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.

[2152] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.

[2153] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Italic.

[2154] Corio, Istoria di Milano. Tronci, Istor. di Pisa. Ammirati,

Istoria di Firenze.

[2155] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital. Sozomenus, Chron., tom.

16 Rer. Ital.

[2156] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Ital. Cronica di

Bologna, tom. eod.

[2157] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.

[2158] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.

[2159] Antiquit. Ital. tom. I, Dissert. II.

[2160] Matthaeus de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Ital. Cronica di

Bologna, tom. eod.

[2161] Ammirati, Istoria di Firenze, lib. 16.

[2162] Theodoric. de Niem, lib. 2, cap. 26.

[2163] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.

[2164] Sozomenus, Histor., tom. 16 Rer. Ital.

[2165] Giorgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCCCC. Indizione VIII.

BONIFAZIO IX papa 12.

ROBERTO re de' Romani 1.

Avea _papa Bonifazio_ restituito all'anno centesimo il giubileo romano,

il quale perciò fu con gran solennità e concorso di gente celebrato

nell'anno presente. Scrive Bonincontro[2166], che avvicinandosi il

tempo d'aprire esso giubileo, i Romani spedirono ambasciatori al papa,

che dovea essere fuori di Roma, pregandolo di venire alla gran città.

Rispose che verrebbe, purchè eleggessero in senatore _Malatesta_

figliuolo di _Pandolfo Malatesta_, e cassassero il magistrato de'

Banderesi. Tutto fecero i Romani, perchè lo richiedeva il loro

interesse: laonde Bonifazio riacquistò il pieno dominio di Roma: e

fortificato castello Sant'Angelo, vi mise un buon presidio[2167]. Fu,

dissi, gran concorso di gente a Roma da molte parti della cristianità,

e fin dalla Francia, benchè lo vietasse quel re ai suoi sudditi,

sapendo essi che solamente in Roma si poteano guadagnar le indulgenze

concedute dal vero pontefice Bonifazio IX. Ma durante la guerra

del papa contra del conte di Fondi, male passava per li pellegrini,

battendo le genti di esso conte le strade, e svaligiando chiunque in

lor si incontrava. Entrò inoltre la peste in Roma, mietendo le vite non

solo dei divoti stranieri, ma anche dei cittadini. Non si volle muovere

di Roma papa Bonifazio[2168] per timore di perdere quel dominio. Nè già

gli mancavano de' nemici. Fra gli altri _Giovanni_ e _Niccolò dalla

Colonna_ signori di Palestrina, avendo intelligenza con molti Romani

malcontenti, entrarono una notte nel gennaio di quest'anno in Roma con

un corpo di cavalleria e fanteria, gridando:_ Viva il popolo, e muoia

papa Bonifazio IX tiranno_. Penetrati sino alla piazza del Campidoglio,

tentarono di espugnare quel palazzo ben fortificato; ma veggendo non

farsi movimento alcuno da que' Romani[2169] che erano di concerto

con loro, per la paura che la congiura fosse stata scoperta, venuto

il giorno, si ritirarono. De' loro uomini trentuno caddero in mano

degli uffiziali del papa, e caldi caldi furono impiccati per la gola.

Formato il processo contro d'essi Colonnesi e loro seguaci, fulminò poi

Bonifazio le scomuniche ed altre pene nel dì 14 del seguente maggio. E

messi insieme due mila cavalli, mandò il popolo romano a dare il guasto

alle terre d'essi Colonnesi.

A quest'anno (ma pare spettante al precedente) riferisce il

Rinaldi[2170] l'avere il pontefice proibito l'accesso a Roma, o

almeno la permanenza in essa, alle compagnie divote de' Bianchi, con

riprovare eziandio il loro movimento, come non istituito colle dovute

licenze de' superiori ecclesiastici; e molto più perchè fra i buoni

si trovavano mischiati degl'impostori e degli ipocriti, che fingevano

dei miracoli. Ma chi degli scrittori portava affezione a quella pia

novità, fu d'avviso che Bonifazio si servisse di sì fatti pretesti per

non volere in Roma tante migliaia di persone, che aveano cominciato

il moto loro dalla Provenza, per sospetto dì qualche mina fabbricata

sotto colore di pietà dall'avversario antipapa. Per conto de' miracoli,

che si dicono allora accaduti, certamente in simili bollori facile è

che la malizia inventi o la semplicità si figuri delle soprannaturali

avventure, che ben esaminate si truovino poscia insussistenti. Sicchè

cessò la correria de' Bianchi, restandone solo nelle città l'istituto.

E perciocchè la misera natura umana ha troppo pendio al male, colla

stessa facilità, con cui tanti e tanti all'aspetto d'essi abbracciata

aveano la penitenza, e data a' nemici la pace, colla medesima tornarono

ben tosto ai vizii e peccati primieri, e seguitò il secolo ad essere

pieno d'iniquità, d'abusi, di risse e guerre, come prima. Nè la

peste, che in quest'anno ancora portò l'eccidio a moltissime città,

e massimamente nella Toscana, fu bastante a far migliorare i costumi

sregolati dei popoli. In quest'anno il re Ladislao, divenuto pacifico

possessore di Napoli[2171], mosse anch'egli le armi sue contra di

_Onorato Gaetano_ conte di Fondi, e gli tolse alcune castella. Da tale

sbigottimento e doglia fu preso il conte, uomo dianzi sì potente e

temuto, che se ne morì, e tutto il suo Stato pervenne alle mani del re.

Per questo guadagno, e per gli altri suoi vantaggi, tornato Ladislao a

Napoli, ordinò giostre e tenne corte bandita.

Non cessava _Gian-Galeazzo_ duca di Milano di lavorar con doni e

promesse per mezzo de' suoi ambasciatori affine di indurre i Perugini

ad accettarlo per loro signore[2172]. Ne guadagnò molti, e massimamente

il principal d'essi, cioè _Ceccolino de' Michelotti_ fratello del

già ucciso _Biordo_; in guisa che nel dì 30 di gennaio dell'anno

presente dalla maggior parte di quel popolo gli fu data la signoria

della città, ed egli vi mise il suo vicario. Da lì a non molto,

cioè d'aprile, le genti sue, sotto il comando di _Ottone de' Terzi_

Parmigiano, occuparono anche Assisi, pretendendolo come dipendenza

di Perugia. Con questi passi di fortuna politica ogni dì più andava

crescendo la potenza del duca. Aveva egli prima oppressi i _marchesi

Malaspina_ coll'armi, e tolta loro tutta la Lunigiana. E, secondo il

Corio[2173], nell'anno presente s'impossessarono le di lui milizie di

Nocera e di Spoleti, del che sommamente s'alterò _papa Bonifazio_, e

spavento sempre più s'accrebbe a' Fiorentini. _Facino Cane_, allora

capitano d'esso duca, non so se a nome di lui, oppure di _Teodoro

marchese_ di Monferrato, che era in guerra con _Amedeo di Savoia_

principe d'Acaia, tolse ad esso principe alcune castella, e diede il

guasto alle di lui terre sino ai borghi d'Ivrea. Da per tutto stendea

le mani l'ingordo Visconte[2174]; e giacchè non potè ridurre alla sua

ubbidienza la città di Lucca, diede almeno appoggio a _Paolo Guinigi_

nobile della medesima, che con truppe a lui inviate da esso duca, e

raccolte nella Garfagnana, mosse per forza quel popolo a dichiararlo

capitano delle armi, e da lì a poco anche signore della città, dove

per sua sicurezza diede principio ad una rocca. Temendo intanto, e con

ragione, i Fiorentini dell'insaziabil ambizione di questo principe,

condussero al loro soldo cinquecento lancie. Trattavasi in questi tempi

in Venezia di convertire in una pace la tregua dianzi stabilita fra

esso duca e i collegati suoi avversarii. Il duca, mostrandosi sempre

voglioso della medesima, condusse nondimeno sì destramente i suoi

affari, che con buone condizioni la conchiuse nel dì 21 di marzo, e fu

questa poi pubblicata nel dì 11 d'aprile[2175]. Svantaggiose furono

le condizioni d'essa per li Fiorentini; ma convenne loro accettarla

qual era, per non potere di più. E fin qui era stato detenuto prigione

in Faenza il _marchese Azzo Estense_, già preso nella rotta di Porto.

Faceva _Astorre de' Manfredi_ signore di quella città costar ben caro

a _Niccolò marchese_ la custodia di questo importante prigioniere, non

cessando mai di domandar danari e di minacciare. Stanchi i Ferraresi

di questa musica, allorchè _Gian-Galeazzo_ figliuolo d'esso Astorre in

compagnia della moglie di _Carlo Malatesta_ passava travestito in nave

per Po, il presero nel dì 3 di giugno, e il condussero nel castello

di Ferrara[2176]. Grandi smanie e lamenti fece per questo a Milano e

a Venezia Astorre. Interpostisi finalmente i signori veneziani, fu

pattuito che Astorre consegnasse al senato veneto il marchese Azzo

da mandarsi a' confini in Candia, pel cui sostentamento il marchese

pagasse annualmente tre mila fiorini d'oro. Con ciò il figliuolo

d'Astorre, menato a Venezia, fu rimesso in libertà nel dì 23 di

agosto. Mancò di vita in quest'anno _Antonio Veniero_ doge di Venezia

nel giorno 23 di novembre[2177], e in luogo suo fu sublimato a quella

dignità _Michele Steno_.

Per la morte data dai Bolognesi nel precedente anno a _Giovanni conte

di Barbiano_ e ad altri di quella casa, non potea darsi pace il vecchio

_conte Alberico da Barbiano_, soprannominato il gran contestabile, e

celebre condottier d'armi in questi tempi[2178]. Era egli ai servigi

del duca di Milano, e da lui impetrò un corpo di armati per voglia

di vendicarsi. Ma contra de' Bolognesi ragion volea che no, perchè

era stata abbattuta la fazione, da cui furono condannati alla morte

i signori da Barbiano, e dominava allora la contraria. Lo sdegno

dunque d'Alberico si rivolse contra di Astorre de' Manfredi signor di

Faenza, ad istigazione di cui i suoi parenti lasciarono il capo sul

palco. Gli stessi Bolognesi, che aveano preso per loro generale _Pino

degli Ordelaffi_ signor di Forlì, si collegarono col conte Alberico, e

fecero viva guerra ad Astorre per tutto quest'anno, e tennero bloccata

la città di Faenza, avendo ivi piantata una bastia. Un bel che fare

avrebbe chi prendesse a descrivere tutte le rivoluzioni seguite in

quest'anno nella troppo facilmente tumultuante città di Genova. A

me basterà di accennare[2179], che, mossa sedizione da una parte di

quel popolo contra di _Colardo_ governatore pel re di Francia nel dì

12 di gennaio, tal paura gli fecero, che se ne fuggì a Savona. Fu

eletto per governatore _Batista Boccanegra_ con titolo di capitan

delle guardie del re di Francia; eppure egli si diede a far guerra

al castelletto presidiato da' Franzesi. Presero per questo le armi

gli Adorni ed altri nobili; e, prevalendo la loro fazione e possanza,

dopo molti combattimenti, rimase abbattuto il Boccanegra, e a lui fu

sostituito _Battista de' Franchi_ Lusiardo nel grado di capitano.

Non cessarono per questo le risse e sedizioni fra quei di Guarco,

di Montaldo, gli Adorni e Campofregosi. Tuttavia tenne saldo il suo

grado il suddetto Batista fino al fine dell'anno presente. Videsi

intanto comparire a Venezia _Manuello Paleologo_ imperador de' Greci,

che fu ivi con rara magnificenza accolto. Passò a Padova[2180], dove

con grande onore incontrato da _Francesco da Carrara_ e da _Niccolò

marchese_ di Ferrara, che s'era apposta portato colà, se n'andò poscia

a Pavia[2181] a trovare _Gian-Galeazzo_ Visconte duca di Milano, e

di là poi si trasferì in Francia. Il motivo del suo viaggio era per

chiedere soccorso ai principi cristiani d'Occidente contro la potenza

dei Turchi, la quale minacciava oramai lo sterminio totale all'imperio

de' Greci. Poco profitto ne ricavò egli. Sua fortuna fu che il gran

_Tamerlano_ imperador dei Tartari il liberò dall'oppressione di

_Baiazette_ imperador de' Turchi. L'anno ancora fu questo[2182], in

cui contra di _Venceslao re de' Romani_ si sollevò buona parte degli

elettori e de' principi dell'imperio. Era egli venuto in disprezzo a

tutti, non avendo mai atteso ad altro che ad imbriacarsi fra continui

banchetti, perduto nell'amore d'una mulinaia, sprezzatore d'ogni legge,

e solito per leggeri motivi a far morire persone di merito, e fin dei

vescovi. Perciò fu presa la risoluzion di deporlo come persona inetta

al governo. Si pretendeva ch'egli avesse pregiudicato all'imperio col

creare duca di Milano Gian-Galeazzo Visconte, e molto più per avere

abbandonata l'Italia, permettendo che esso duca l'andasse a poco a

poco ingoiando. _Papa Bonifazio IX_ anch'egli si dichiarò contra di

lui, perchè non si dava pensiero alcuno, come protettor della Chiesa,

per estinguere lo scisma. Fattene anche varie doglianze dagli elettori

al papa, l'avea questi più volte paternamente ammonito a mutar vita;

ma, vedendo che predicava al deserto, finalmente lasciò in libertà gli

elettori di provvedere, come avessero creduto il meglio. Pertanto,

dopo le citazioni, nel dì 20 d'agosto raunati i principi, esposero

la dappocaggine e tutti gli altri di lui reati, e poscia vennero

alla sentenza della deposizione, con eleggere in sua vece re de'

Romani _Federico duca_ di Brunsvich, il quale non giunse alla corona

germanica, perchè da una congiura gli venne tolta la vita. Si passò

all'elezione d'un altro, e questa cadde in _Roberto conte Palatino_

del Reno e duca di Baviera, principe valoroso e ben degno di quella

carica. Era egli nipote di _Lodovico il Bavaro. Venceslao_, saputa la

sua deposizione, come era d'animo abbietto, benchè molti seguitassero

a tenere per lui, e massimamente in Italia il duca di Milano, pure si

ritirò nel suo regno di Boemia, continuando a menar la vita di prima.

Per le sue tirannie fu dipoi posto dai Boemi in prigione nel 1403.

Fuggito di là, ebbe maniera di ricuperare il regno, in cui commise

nuove crudeltà, finchè nell'anno 1418 morì d'apoplessia, da niuno

compianto, e abborrito da ognuno.

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 148 / 216 题