[2126] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer.
Ital. Corio. Istor. di Milano.
[2127] Raynaldus, Annal. Eccles.
[2128] Bonincontrus, Annal. tom. 21 Rer. Ital.
[2129] Giornal. Napol., tom. 15 Rer. Ital.
[2130] Corio, Istor. di Milano.
[2131] Ammirat., Istor. Fiorentina, lib. 16.
[2132] Gatari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital. Delayto, Annal., tom.
18 Rer. Ital.
[2133] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. Corio, Istor. di Milano.
[2134] Gatari, Istoria di Padova, tom. 17 Rer. Ital.
[2135] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.
[2136] Ammirati, Istoria Fiorentina, lib. 16. Corio, Istor. di Milano.
[2137] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 18 Rer. Italic.
Anno di CRISTO MCCCXCVIII. Indiz. VI.
BONIFAZIO IX papa 10.
VENCESLAO re de' Romani 21.
Operarono quest'anno con forza _Venceslao re de' Romani_ e _Carlo
VI re_ di Francia, ed altri re e principi, per ridurre alla pace la
Chiesa troppo sconvolta a cagion dello scisma[2139]. Stavano essi
saldi in esigere che tanto papa _Bonifazio IX_, quanto il suo emulo
_Benedetto XIII_ antipapa rinunziassero; e a questo fine spedirono
ambasciatori sì all'uno che all'altro. Ma ad ambedue troppo piacea
questa sublime dignità, ed erano ben risoluti di non abbandonarla se
non colla morte. Diede papa Bonifazio almen buone parole, ma nulla di
preciso, tanto che si liberò da tali istanze. All'incontro l'antipapa,
dimentico de' giuramenti e delle promesse fatte nella sua creazione e
dipoi, apertamente protestò di non voler mai dimettere il suo papato.
Da ciò presero motivo il re di Francia coll'Università e coi prelati
franzesi di sottrarsi alla di lui ubbidienza, giacchè quel re non
gradiva questo preteso papa spagnuolo, nè di lui si fidava. E perchè
Benedetto ricalcitrava più che mai, il _maresciallo di Boucicaut_,
ossia _Bucicaldo_, che vedremo a suo tempo governatore di Genova,
d'ordine del re si portò all'assedio d'Avignone; nè volendo que'
cittadini maggiormente sofferire i danni della guerra, capitolarono
coll'uffiziale del re: laonde fuggì la maggior parte de' cardinali
antipapali; e l'ostinato _Benedetto_ rinserrato nel palazzo pontificio,
ch'era fortificato a guisa di fortezza, e ben provveduto, per tutto il
verno rimase assediato dalle milizie francesi. Non ometteva diligenza
alcuna in questi tempi il pontefice _Bonifazio_ per promuovere
gl'interessi del _re Ladislao_, ed atterrare il nemico _re Lodovico
d'Angiò_. Per mezzo di _Giovanni Tomacello_ suo fratello si adoperò non
poco per tirare nel partito di Ladislao _Jacopo Marzano_ ammiraglio
del regno, _Goffredo Marzano_, _Jacopo Orsino_ e _Jacopo Stantardo_,
baroni illustri. Leggesi negli Annali Ecclesiastici del Rinaldi la
concordia stabilita fra loro e il _re Ladislao_ nel dì 14 di maggio
dell'anno presente. Non poco abbassamento per questo venne al re
Lodovico. Andò in lungo il trattato della pace o tregua fra i collegati
e _Gian-Galeazzo_ duca di Milano[2140]; ma finalmente fu conchiusa
nel dì 11 di maggio una tregua di dieci anni con varii capitoli, e
pubblicata nel dì 26 d'esso mese, giorno di Pentecoste. Per quanto
scrive Andrea Gataro[2141], _Francesco Gonzaga_ signore di Mantova
quegli fu che forzò gli altri a farla; perciocchè, senza notizia dei
confederati, chiamato a Mantova, travestito da frate minore, _Jacopo
del Verme_, con esso lui trattò di riconciliarsi col duca: il che
penetrato da _Francesco da Carrara_ signore di Padova, senza che egli
potesse far tornare indietro il Gonzaga, diede impulso a tutti di
venire all'accordo suddetto. Ma _Gian-Galeazzo_, che avea il cuore
troppo volto alle conquiste, soleva ben far paci e tregue, ma con animo
di romperle al primo buon vento. Finse egli, giacchè facea l'amore
a Pisa, di licenziare dal suo servigio _Paolo Savello_, ed altri
condottieri d'armi, mandandoli in Toscana ad unirsi colle altre milizie
quivi lasciate dal _conte Alberico_ da Barbiano. Entrarono questi in
Pisa[2142], e in tempo di notte furono a parlare con _Jacopo d'Appiano_
signore di quella città, richiedendogli a nome del duca di Milano
la guardia della cittadella di Pisa, Cascina, Livorno e Piombino.
Restò attonito alla dimanda l'Appiano; e siccome scaltro vecchio, con
rispettosa risposta prese tempo a risolvere. La risoluzione fu, che
ordinò a _Gherardo_ suo figliuolo (giacchè Vanni, altro suo maggior
figliuolo, e giovine di grandi speranze, era mancato di vita nell'anno
precedente) che unisse tutti i suoi soldati e parziali, e che gli
avesse pronti in armi per la mattina seguente[2143]. Fatto giorno,
assalì Gherardo le lancie di Paolo Savello, ne uccise buona parte,
fece prigione il resto col medesimo Savello ferito di tre ferite. Per
questo accidente cominciò a trattarsi di pace e lega fra i Pisani e
Fiorentini; al che gli ultimi accudivano ben volentieri.
Ma l'accorto duca di Milano col fingere di non curare quanto era
succeduto, e con avere spedito a Pisa _Antonio Porro_ a disapprovare
il fatto de' suoi, e a confermar l'Appiano nella sua amicizia[2144],
tanto fece, che mostrando l'Appiano anch'esso di non credere venuto
dal duca quell'ordine, ruppe ogni trattato co' Fiorentini, i quali si
trovarono ben delusi. Rimise ancora in libertà il Savello e gli altri
prigionieri. Ma che? infermatosi il medesimo _Jacopo d'Appiano_, nel
dì 3 di settembre passò all'altra vita. _Gherardo_ suo figliuolo, già
sustituito in suo luogo nel dominio qualche tempo prima, corse tosto
la città, nè ebbe opposizione alcuna. Tardò poco a correre voce che
Gherardo volea vendere Pisa al duca di Milano: il che allarmò non poco
i Fiorentini. Perciò s'affrettarono essi a spedir colà ambasciatori
con facoltà di prometter molto per distornare quel mercato, e per
indurre alla pace il giovane Appiano. Mostrossi egli molto alieno dal
dimettere il dominio della città, e si esibì mediatore della pace fra
loro e il duca di Milano. Fu nel dì 6 di maggio di quest'anno mutazione
nella città di Bologna[2145]. Fin qui la fazione degli _Scacchesi_
ossia de' _Pepoli_ avea signoreggiato. _Carlo de' Zambeccari_ dottore
coll'altra de' _Maltraversi_ fece una sollevazione, e, deposti gli
anziani, ne elesse de' nuovi, e cominciò a reggere la città a suo
talento. Non seguì uccisione nè altro male per questo, solamente ciò fu
principio d'altre maggiori rivoluzioni. Prese licenza da' Fiorentini
il lor generale _Bernardone_[2146], essendo terminata la sua ferma,
e fatta la tregua suddetta. Passato in regno di Napoli ai servigi di
_Lodovico d'Angiò_, a nome di lui s'impadronì della città dell'Aquila e
di molte castella. Anche _Broglio_ Trentino condottier d'armi, partito
dal duca di Milano, fu assoldato da _papa Bonifazio_ per un mese
affine di far guerra ai Perugini. Finito il mese, il popolo d'Assisi,
scacciato _Ceccolino de' Michelotti_ loro signore, elessero il medesimo
_Broglio_ in luogo di lui. Nel dì 23 di luglio[2147] all'improvviso
giunse a Ferrara _Francesco II da Carrara_ signore di Padova con
quattrocento uomini d'armi, ed altra gente; e, prevalendosi dell'età
giovanile dell'inesperto suo genero _Niccolò marchese_, quivi e negli
altri Stati della casa d'Este fece da padrone, mutando uffiziali e
governatori, e mettendovi chi più era a lui in grado: il che diede non
poca gelosia e molto da mormorare al popolo di Ferrara. In quest'anno
a tradimento fu ucciso _Biordo_ Perugino, che era come signore di
Perugia, dall'abbate di San Pietro; e fu creduto per ordine del papa.
Ma non per questo il papa ricuperò Perugia. Anzi quel popolo, alzatosi
a rumore, prese le armi, sconfisse i di lui uccisori. In Genova non
poteva aver luogo la quiete[2148]. Nel mese di luglio i Ghibellini del
contado si sollevarono, e, crescendo la lor forza, nel dì 17 entrarono
nella città, e quivi tutto fu in arme e furore fra essi e i Guelfi, di
maniera che, atterrito il _vescovo di Meaux_ governatore regio, se ne
fuggì a Savona. Seguitarono in Genova le battaglie e i saccheggi sino
al dì 29 del suddetto mese, in cui si fece pace; pace nondimeno che
durò solamente sino al dì 11 d'agosto, con rinnovarsi i combattimenti
e gl'incendii, che durarono molti giorni ancora. Poca gente perì
in così fieri contrasti; ma si fe' conto che tra le case bruciate
e i tanti saccheggi patisse allora Genova il danno di un milione di
fiorini d'oro: frutto amaro della pazza discordia di que' cittadini.
Essendo poi giunto colà nel dì 21 di settembre _Colardo di Callevilla_
consiglier regio, mandato per governatore dal re di Francia, fu accolto
con molto ossequio, e ritornò la quiete in essa città.