NOTE:

[2105] Hist. Sicula, tom. 24 Rer. Ital.

[2106] Corio, Istor. di Milano.

[2107] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.

[2108] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer.

Ital.

[2109] Raynaldus, Annal. Eccles.

[2110] Theodericus de Niem, Histor.

[2111] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.

[2112] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. Corio, Istoria di Milano.

[2113] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.

[2114] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.

[2115] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.

[2116] Ammirat., Istoria Fiorentina, lib. 16.

[2117] Chronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital. Matthaeus de Griffon.,

tom. eod.

Anno di CRISTO MCCCXCVI. Indiz. IV.

BONIFAZIO IX papa 8.

VENCESLAO re de' Romani 19.

In quest'anno ancora molti passi furono fatti per tentare la riunion

della Chiesa dai re di Francia, Inghilterra, Aragona e Castiglia. Il

mezzo più proprio sembrava quello della cessione, cioè che amendue

i pretendenti rinunziassero la dignità, per divenire all'elezione

d'un solo. Ma abborrendo troppo l'oramai scoperto ambizioso _antipapa

Benedetto_ questo ripiego, l'università di Parigi appellò da lui

al papa futuro legittimamente eletto[2118]. Furono anche spediti

ambasciatori a _papa Bonifazio_ per esortarlo alla cessione; trovarono

anche lui più alieno dell'altro da questa risoluzione. Tornarono in

quest'anno i Perugini all'ubbidienza d'esso pontefice, e in grazia

di lui fu rimesso _Biordo de' Michelotti_, che avea occupata quella

città, Orvieto ed altri luoghi. Vien ciò riferito da Sozomeno[2119],

con aggiungere che Biordo ritenne Todi, Orvieto ed altre terre, con

pagare l'annuo censo alla Chiesa romana. Seguitò nel regno di Napoli

la guerra, ma senza impresa degna di menzione. In Sicilia il _re don

Martino_ giovane continuò ad abbassar la fazione contraria, che aderiva

al partito di papa _Bonifazio IX_, giacchè quel re favoriva l'antipapa;

ed essendo mancato di vita _Giovanni re d'Aragona_, Martino, padre

d'esso Martino giovane, fu chiamato alla successione di quel regno; il

che fu cagione che (non so se in questo o nel seguente anno) con quella

corona di nuovo si riunisse la Sicilia. _Giovanni dall'Aceto_[2120]

impadronitosi della città di Fermo, talmente colle sue crudeltà fece

perdere la pazienza al popolo, che sul principio di giugno si mosse a

rumore contra di lui. Rifugiatosi egli nel castello, chiamò aiuto dal

_conte di Carrara_. Entrato questi nella fortezza, piombò poi addosso

ai cittadini colle sue genti, e li mise in rotta, molti uccidendone.

Il resto si sottrasse colla fuga al furore del tiranno: laonde quella

città rimase desolata. Fu in quest'anno, nel dì 16 ovvero 17 di maggio,

stabilita pace e lega in Firenze fra il _duca di Milano, Fiorentini,

Pisani, Sanesi, Perugini, Bolognesi, Lucchesi_, il _marchese di

Ferrara_, i signori di _Padova_, di _Mantova_, di _Faenza_ e d'_Imola_,

i _Malatesti_ ed altri. Con questi artifizii _Gian-Galeazzo_ cercava

di tener a bada e addormentare chi poteva opporsi ai suoi segreti

disegni; ma non gli venne fatto, come s'era figurato[2121]. Conchiusero

i sempre vigilanti Fiorentini nel dì 24 ossia 29 di settembre una lega

con _Carlo VI re_ di Francia, in cui furono compresi gli altri lor

collegati, cioè i _Bolognesi_, il _marchese di Ferrara_, e i signori di

_Mantova_ e di _Padova_. Pensarono con ciò di metter freno alle voglie

di Gian-Galeazzo duca di Milano; e il re vi consentì volentieri, pel

motivo che fra poco accennerò.

Neppure in quest'anno si provò quiete negli Stati del _marchese

di Ferrara_[2122]. _Francesco signor di Sassuolo_, nemico di esso

marchese, dopo essersi compromesso in _Astorre de' Manfredi_, e

aver depositata in mano di lui quella nobil terra, per tradimento

se la ripigliò. E _Giovanni conte di Barbiano_ con un grosso corpo

di cavalleria e fanteria, assistito dai nobili Grassoni, venne fino

a Vignola ed, essendosi impadronito di quella terra nel dì primo

d'ottobre, coll'assedio forzò anche la rocca a rendersi a patti, senza

però mantener egli la parola data a quella guarnigione. Maggiori furono

le inquietudini in Toscana[2123], perchè fra i _Lucchesi_ e _Pisani_

seguirono varie ostilità. Erano i Lucchesi protetti ed aiutati dai

Fiorentini, e stavano uniti con loro i _Gambacorti_ banditi di Pisa.

Laonde _Jacopo d'Appiano_ signore ossia tiranno di Pisa, che stava

attaccato forse al duca di Milano, gli dimandò soccorso. Fece vista

il duca, colle sue solite arti, di licenziar il conte _Alberico da

Barbiano_, e questi nel novembre con alcune migliaia di cavalli si

portò nel territorio di Pisa[2124]. Colà ancora passò pel Sanese

il _conte Giovanni di Barbiano_ con altre genti, di maniera che,

comprendendo vicina la guerra, i Fiorentini assoldarono nuovi armati,

ne ottennero dai lor collegati, e crearono general dell'armata loro

_Bernardone_ Spagnuolo, oppur di Guascogna, che menò seco seicento

cavalli e ducento fanti. I fatti di Genova diedero in quest'anno

molto da parlare all'Italia[2125]. _Antoniotto Adorno_ doge di quella

repubblica, trovandosi in mezzo a varie fazioni e a molti avversarii,

troppo ben vedea che traballava il suo trono. Teneva ben egli a' suoi

servigi quattro mila fanti e mille cavalli, ma poco era questo al

bisogno, stante il trovarsi egli mal sicuro in casa, ed essendo fuor

di Genova continuamente in armi _Antonio da Montaldo_ ed _Antonio di

Guarco_, dogi deposti, e suoi fieri nemici. Il peggio fu che questi

due ricorsero per avere aiuto a _Gian-Galeazzo_ duca di Milano,

principe che in ogni imbroglio d'Italia sapeva aver mano; e tanto più

s'interessò in questo, perchè, sperando di arrivare all'acquisto di

quella potente città, contribuì loro un grosso corpo di combattenti.

Conobbe allora l'Adorno che a guarire i mali della patria sua occorreva

un più potente rimedio; e questo altro non poteva essere che quel

di sottomettere Genova a qualche gran principe, la cui possanza ed

autorità, volere o non volere, riunisse i discordi animi de' cittadini.

Co' suoi consiglieri dunque ed aderenti mise in consulta l'affare.

Furono proposti _Lodovico duca d'Orleans_, padrone d'Asti, e il _duca

di Milano_; anzi lo stesso duca, penetrato questo disegno, spedì colà

i suoi ambasciatori per accudire al mercato. Ma le inclinazioni di

Antoniotto Adorno erano verso il _re di Francia Carlo VI_, e la vinse

in fine la di lui volontà.

Mandò egli a Parigi un suo deputato a farne l'offerta. Era Carlo VI

principe dotato di bellissimi talenti, ma suggetto ad un deplorabil

incomodo di sanità, perchè di tanto in tanto cadeva in alienazione

di mente, anzi in frenesia, per cui, se non si fosse provveduto,

avrebbe ucciso i suoi più cari. Godeva nondimeno degl'intervalli

quieti, ne' quali si dava a conoscere savio ed amabilissimo principe.

Fu accettata l'esibizione con patto segreto di pagare all'Adorno

quaranta mila fiorini d'oro, e di dargli due castella in Francia, e con

altri pubblici patti in favore della città, espressi nello strumento

stipulato in Genova stessa nel dì 25 d'ottobre, che si leggono negli

Annali Genovesi. Ora nel dì 27 di novembre _Antoniotto Adorno_, col

rinunziare la sua dignità, lasciò entrare in possesso di quel dominio

gli uffiziali del re di Francia, ritenendo nondimeno per qualche

tempo ancora quel governo col titolo di governatore regio. Sommamente

dispiacque a _papa Bonifazio_, e non meno increbbe al _duca di Milano_

la risoluzion di quel popolo, al veder deluse le sue speranze, e di più

a' suoi confini un sì potente monarca; ma gli convenne dissimular la

rabbia con applicarsi a sfogarla altrove. Guerra fu in quest'anno[2126]

fra _Teodoro marchese_ di Monferrato ed _Amedeo principe_ della

Morea, assistito da _Lodovico conte_ di Savoia. Durò essa un anno. Per

tradimento fu occupata al Monferrato dal principe suddetto la bella

terra di Montevico, oggidì appellata Monreale, città non più da lì

innanzi restituita. All'incontro, _Facino Cane_ Casalasco, che già avea

cominciato ad acquistar grido nelle armi, tolse ai principi savoiardi

due castella, ed inferì non pochi danni al Piemonte. Fecero poi questi

principi nell'anno seguente un compromesso delle lor differenze nel

_duca di Milano_, il quale differì molto, anzi non mai pronunziò alcun

laudo, così esigendo la sua fina politica.

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 144 / 216 题