NOTE:

[2091] Chron. Foroliv., tom. 22 Rer. Ital.

[2092] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer.

Ital.

[2093] Verger., Orat., tom. 16 Rer. Ital.

[2094] Vita Clementis antipapae, P. II, tom. 3 Rer. Ital.

[2095] Theodoricus de Niem, Hist.

[2096] Raynaldus, in Annal. Eccles.

[2097] Chron. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.

[2098] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.

[2099] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital.

[2100] Matthaeus de Griffonibus, Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital.

[2101] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.

[2102] Delayto, Annal., tom. 18 Rer. Ital.

[2103] Gatari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital.

[2104] Delayto, Annal., ubi sup.

Anno di CRISTO MCCCXCV. Indizione III.

BONIFAZIO IX papa 7.

VENCESLAO re de' Romani 18.

Con sommo zelo si adoperò in questo anno[2109] _Carlo VI re_ di Francia

coll'Università di Parigi per estinguere il pernicioso scisma della

Chiesa di Dio, e spedì ambasciatori all'_antipapa Benedetto_, con

proporgli varie maniere per giugnere alla riunione. Cercò l'astuto

ogni sutterfugio per sottrarsi alla cessione, e solamente si appigliò

al ripiego di abboccarsi e di trattare con _papa Bonifazio_, ben

riflettendo che mai per tal via non sarebbe seguito accordo alcuno. In

questi tempi il pontefice Bonifazio attese a fortificarsi in Roma, con

ridurre lo stesso Campidoglio in forma di fortezza: del che mormoravano

non poco i Romani. Ma i maggiori suoi pensieri erano rivolti a dar

vigore al _re Ladislao_, per desiderio di veder detronizzato il nemico

_re Lodovico d'Angiò_, signoreggiante in Napoli. Spedì pertanto ad esso

Ladislao un gran rinforzo di galee ed assai brigate di combattenti,

acciocchè si portasse allo assedio di Napoli[2110]. In premio di tai

soccorsi impetrò che il re investisse del ducato di Sora i pontificii

nipoti. Ora Ladislao, uniti che ebbe tutti i suoi baroni e le forze

sue, nell'aprile di quest'anno si portò all'assedio di Napoli[2111],

strignendo quella nobil città per mare e per terra. Entro d'essa il

re Lodovico, fornito di copiosa cavalleria niun timore, mostrava. Durò

l'assedio sino al dì 15 di maggio, in cui, sopraggiunte quattro galee

di Provenza, diedero la caccia alle pontificie, e furono cagione che

Ladislao levasse il campo, e si ritirasse ad Aversa e poscia a Gaeta

colle mani piene di mosche. Per maneggio de' Sanseverini l'almirante

_duca di Sessa_ di casa Marzano si staccò da lui, e si unì col re

Lodovico. Nel dì 26 di dicembre Ladislao maritò con Andrea da Capoa

_Costanza di Chiaramonte_, stata sua moglie, e ripudiata. Andando

essa a marito, pubblicamente nella piazza di Gaeta piagnendo disse al

novello sposo, doversi egli tenere per ben fortunato, dacchè avrebbe

da lì innanzi per concubina la moglie del re Ladislao. Gran dispiacere

e pietà recarono a tutti queste parole. Ma in tempi sì sconcertati le

iniquità maggiori trovavano passaporto.

L'anno fu questo in cui _Gian-Galeazzo_, deposto il basso e miserabile

titolo di conte di Virtù[2112], prese quello di duca di Milano. Si

procacciò egli questa onorevol dignità da _Venceslao re de' Romani_,

per quanto fu creduto, collo sborso di cento mila fiorini d'oro. Il

privilegio a lui conceduto da esso Venceslao in Praga nel dì primo di

maggio dell'anno presente, vien riferito negli Annali Milanesi. Quivi

egli è dichiarato duca di Milano a titolo di feudo con tutti gli onori

e l'autorità competente a sì sublime grado. Nell'anno seguente, con

altro diploma dato in Praga nel dì 13 d'ottobre, lo stesso Venceslao

confermò al medesimo Gian-Galeazzo il _ducato di Milano_, e insieme

la_ contea di Pavia_, colle altre città e terre da lui possedute

e dipendenti dall'imperio: cioè _Brescia, Bergamo, Como, Novara,

Vercelli, Alessandria, Tortona, Bobbio, Piacenza, Reggio, Parma,

Cremona, Lodi, Crema, Soncino, Borgo San Donnino, Verona, Vicenza,

Feltro, Belluno, Bassano, Sarzana, Carrara_, ed altre terre e ville con

più ampia autorità. Non v'intervenne l'assenso degli elettori, i quali

poscia fecero a Venceslao un reato di tal concessione. Ora nel dì 5 di

settembre, o piuttosto, come ha il Delaito[2113], nel dì 8 d'esso mese,

festa della Natività della Vergine, si diede, con ammirabil sontuosità

in Milano esecuzione alla grazia, avendo _Benesio Camsinich_,

deputato da Venceslao, conferito il manto e le altre insegne ducali

al nuovo duca[2114]. Fu onorata questa magnifica funzione, di cui,

oltre all'autore degli Annali di Milano, lasciò anche il Corio una

copiosa relazione, da molti vescovi, dagli ambasciatori di quasi

tutti i potentati d'Italia, e da innumerabil popolo, e festeggiata da

suntuosissime giostre, tornei, conviti ed altri pubblici divertimenti;

nè da gran tempo avea veduto l'Italia sì maestosi solazzi. Prese dunque

il Visconte da lì innanzi il nome di _Gian-Galeazzo duca di Milano e

conte di Pavia_[2115]. Maggiori sforzi fece in quest'anno il _marchese

Azzo Estense_ contra del _marchese Niccolò_ signor di Ferrara. Con

promettere Comacchio e la riviera di Filo ad _Obizzo_ e _Pietro da

Polenta,_ signori di Ravenna e Cervia, li guadagnò al suo partito.

Allettò ancora con danari ed altre promesse _Cecco degli Ordelaffi_

signore di Forlì. Ma sopra tutti s'impegnò in favore di lui _Giovanni

conte di Barbiano_, uomo solito a pescare nel torbido. Raunato un

esercito di Romagnuoli, nel dì 20 di gennaio s'inviarono questi alla

volta di Ferrara. Ma quando men sel pensavano, essendo venute loro

incontro le milizie e il naviglio di Ferrara, nel passare che essi

faceano il Po di Primaro, furono sconfitti e obbligati a tornarsene

indietro. Ora giacchè il marchese Azzo tuttodì andava ordendo nuovi

tradimenti contro la persona del picciolo marchese Niccolò, e dei

suoi consiglieri e tutori, venne in mente a questi ultimi di valersi

de' medesimi mezzi per isbrigarsi una volta da guerra sì dispendiosa,

credendo lecito tutto contra di un indebito perturbator dello Stato,

già processato e condannato con taglia.

Pertanto, trovandosi il _marchese Azzo_ nelle terre di Giovanni conte

di Barbiano[2116] trattarono, con esso conte di farlo uccidere,

promettendogli in ricompensa la ricca e nobil terra di Lugo, e

quella di Conselice, oltre ad una buona somma di danaro, che si dice

ascendesse a trenta mila fiorini d'oro. Seguì l'accordo nel mese di

marzo; fu mandato Giovanni da San Giorgio, come persona fidata, da

Ferrara, che si accertasse della morte di Azzo. Ma memorabil sempre

sarà la truffa che il conte di Barbiano fece in questa occasione[2117].

Dacchè il marchese Azzo fu ben riconosciuto dal deputato ferrarese, si

ritirò esso Azzo in una vicina camera, dove immediatamente fece vestir

de' suoi abiti e del suo cappuccio un tal Cervo da Modena, familiare

del conte, che gli si rassomigliava non poco. Scagliatisi poi addosso

a questo misero innocente gli sgherri, a forza di pugnalate il tolsero

di vita, avendolo specialmente ferito nel volto. Le grida e gli urli

erano uditi dall'incauto messo ferrarese, che, dipoi entrato, vide

steso a terra, e conobbe morto il creduto marchese Azzo. Dopo avere

spedita la nuova a Ferrara, andò egli tosto coi segnali a lui confidati

a dare il possesso delle terre di Lugo e Conselice a _Giovanni conte

di Barbiano_, che le tenne per sè, ed anche per giunta fece prigioni le

guarnigioni estensi, le quali poi convenne riscattar con danaro. Grande

strepito fece per tutta Italia questo avvenimento; ma Iddio, che non

paga ogni sabbato sera, raggiunse a suo tempo questo manipolator di

tradimenti. Ne furono sì irritati i Veneziani, Fiorentini, Bolognesi,

e i signori di Mantova e di Padova, che tutti inviarono nuovi rinforzi

di gente a Ferrara, co' quali gran guerra fu cominciata contro le

terre d'esso conte di Barbiano, con dare il guasto a tutto il paese,

e piantar bastie in più siti. Crebbero, ciò non ostante, le segrete

cabale dei _marchese Azzo_; trovò in Ferrara non pochi disposti ad

una gran congiura; passò nell'aprile con quanti armati potè ottenere

dal conte di Barbiano sul Ferrarese; ed accorsero in servigio di

lui a migliaia i villani, allettati da voce sparsa del secolo d'oro

sotto di lui. Già egli s'inviava verso Ferrara, quando nel dì 16

d'aprile, arrivato alla villa di Porto, si vide in faccia l'esercito

ferrarese, con cui volontariamente s'era venuto a congiungere _Astorre

de' Manfredi_ signor di Faenza seco menando secento uomini d'armi.

Si attaccò una crudel battaglia; vi fu messo a fil di spada più d'un

migliaio di que' villani; sterminata copia s'ebbe di prigioni, e

contossi fra loro il _marchese Azzo_, preso dal _conte Corrado di

Altimberg_ Tedesco. Fecero il possibile i Ferraresi per averlo in

mano, ma l'accorto Astorre il fece condurre nelle carceri di Faenza:

con che respirò l'afflitta Ferrara. Si andava in questi tempi sempre

più rinforzando di gente _Gian-Galeazzo_ duca di Milano, con aver egli

fra le altre provvisioni condotto al suo soldo il _conte Alberico da

Barbiano_, famoso capitano, dopo averlo co' proprii danari riscattato

dalla prigionia nel regno di Napoli. Continua gelosia davano questi

ed altri segreti andamenti del duca ai collegati, e massimamente a

_Francesco signore di Mantova_: il perchè neppur essi lasciavano di

far preparamenti per difendersi dalle insidie di questo potente e

industrioso avversario.

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 143 / 216 题