NOTE:

[2079] Ammirat., Istoria Fiorentina, lib. 16.

[2080] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.

[2081] Raynaldus, Annal. Eccles.

[2082] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.

[2083] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.

[2084] Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital.

[2085] Theodoricus de Niem, Hist.

[2086] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Italic.

[2087] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Ital. Cronica di

Bologna, tom. eod.

[2088] Delayto, Annal., tom. eod.

[2089] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital.

[2090] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. eod.

Anno di CRISTO MCCCXCIV. Indizione II.

BONIFAZIO IX papa 6.

VENCESLAO re de' Romani 17.

Terminò in quest'anno i suoi giorni l'ambizioso antipapa CLEMENTE

VII, dimorante allora in Avignone, lodato da quei della sua fazione,

detestato e abborrito dagli altri[2094]. Succedette la morte sua nel

dì 16 di settembre, mentre l'Università della Sorbona e _Carlo VI

re_ di Francia si maneggiavano forte per trovar ripiego colla forza

allo scandaloso scisma che, tuttavia durando, producea innumerabili

sconcerti nella Chiesa di Dio, essendo specialmente divenuta troppo

familiare la simonia. Forse questo maneggio accelerò la morte di lui.

Ma nulla si guadagnò coll'esser egli mancato di vita; perciocchè i

cardinali del seguito suo raunati, senza voler ascoltare ragioni, gli

diedero per successore da lì a dodici giorni il _cardinal Pietro di

Luna_, che prese il nome _Benedetto XIII_, uomo d'ingegno destro, molto

eloquente e negoziator finissimo. Abbiamo da Teodorico di Niem[2095]

che quest'uomo furbo, finchè fu cardinale, dappertutto parlando ai

principi e predicando ai popoli, detestò sempre lo scisma, e fu inteso

più volte dire, che s'egli arrivasse mai al papato, avrebbe ridotta

la Chiesa alla sua prima unione. Fu questo uno de' motivi per cui i

cardinali di Avignone concorsero ad eleggerlo. Mostrò egli anche dipoi

la sua premura di metter fine a quella tragedia, in iscrivendo le

lettere circolari della sua elezione ai principi: parole speziose per

farsi credito, perchè i fatti gridarono dipoi sonoramente in contrario.

Intanto _papa Bonifazio IX_ non tralasciava diligenze per tirar nel

suo partito gli aderenti in addietro all'antipapa Clemente, senza

punto mostrar disposizione ai ripieghi che si proponevano per levare

lo scisma. Nè già mancavano torbidi allo Stato ecclesiastico[2096].

Biordo Perugino proditoriamente s'impadronì d'Assisi nel dì 22 di

maggio. _Pandolfo Malatesta_ occupò Todi, poi Narni; diede il guasto

ai territorii di Spoleti e di Terni, e introdusse in Orta i Bretoni

ed altri soldati dell'antipapa. Fu perciò fulminata contra di lui

la scomunica; ma questi fulmini in que' cattivi tempi poca paura

faceano ai potenti di larga coscienza. Anzi abbiamo dalla Cronica di

Forlì[2097] che Carlo e Pandolfo Malatesti comperarono nel dì 13 di

luglio Bertinoro da papa Bonifazio per ventidue mila fiorini di oro:

il che si dee credere fatto prima della scomunica. Grande applicazione

davano intanto ad esso papa gli affari di Napoli[2098]. Si andava

rinforzando il giovinetto _re Ladislao_ per terra e per mare con

disegno di tentare qualche impresa contra del nemico _re Lodovico

d'Angiò_. Ma, giunta a Gaeta una fiera pestilenza, si ritirò esso re

fuori della città con tutta la corte. Poco vi stette, perchè due galee

di Mori fecero in quella marina più di cento schiavi; il che consigliò

Ladislao a tornarsene in città. Fu circa questi tempi proposto da'

mediatori ch'esso re desse in moglie all'Angioino _Giovanna_ sua

sorella, e cadaun d'essi tenesse quel che possedeva. Ladislao escluso

da Napoli non vi trovò i suoi conti. Ma per lo sforzo che egli meditava

di fare, troppo sfornita trovandosi la di lui borsa, nel dì 27 di

ottobre con quattro galee si partì da Gaeta, e andossene a Roma.

Per conto degli onori n'ebbe in eccesso, ma non così della pecunia.

Tuttavia ricavato dal pontefice e da' cardinali quanto ne potè, nel

dì 19 di novembre se nè tornò a Gaeta[2099]. Avvenne che mentre egli

dimorava in Roma, gl'insolenti Banderesi romani, cioè i capurioni delle

milizie urbane, si levarono a rumore contra del papa, talmente ch'egli

corse anche pericolo della vita. Il re colle sue guardie si oppose,

e gli riuscì poi di mettere la concordia fra loro. Scrive Sozomeno

storico ciò succeduto nel mese di maggio. Abbiam veduto che, secondo

gli Annali Napoletani, Ladislao di ottobre si trasferì a Roma.

Perderono i Fiorentini quest'anno, a dì 17 di marzo, oppure, come

ha Matteo Griffoni[2100], nel mese d'agosto, il prode lor capitano,

stato dianzi gran masnadiere d'Italia, cioè _Giovanni Aucud_, al

quale fu data con sommo onore sepoltura in Santa Maria del Fiore, dove

tuttavia si mira la di lui memoria. A forza di danari s'accordarono

con _Biordo Perugino_. Costui, dopo avere smunto dai Sanesi venti mila

fiorini d'oro, entrò nella Romagna, e diede il sacco a varie terre.

_Jacopo di Appiano_, tiranno di Pisa, temendo di costui, impetrò da

_Gian-Galeazzo Visconte_ quattrocento lancie, ed egli ben volentieri

le spedì colà, per meglio assicurarsi di quella città. Turbata fu più

che mai, nell'anno presente, la città di Genova dalla discordia e dalle

sedizioni de' Guelfi e de' Ghibellini[2101]. Il già doge _Antoniotto

Adorno_ con isforzi novi tentò di risalire sul trono, e deporre il

doge Antonio di Montaldo. Furono in armi tutte le fazioni. Veggendo il

Montaldo di non potere resistere alla possanza degli avversarii, nel dì

24 di maggio, deposte le redini del governo, si ritirò a Savona, indi

a Gavi, per far guerra alla città. _Niccolò di Zoaglio_ in luogo suo

fu eletto doge; ma per poco tempo, perchè gli succedette colla forza

_Antonio di Guarco_, proclamato doge da buona parte del popolo. Contra

di questo nuovo doge essendo entrato in Genova _Antoniotto Adorno_,

trovatosi abbandonato da' suoi, restò prigione; ma fu rilasciato con

varii patti. Sino al dì ultimo d'agosto Antonio di Guarco tenne saldo

il suo governo: ma, essendo rientrato in Genova l'Adorno, ed accolto

con sonoro applauso da numeroso popolo, nella notte precedente al

dì 3 di settembre esso Guarco prese la fuga, e si salvò anch'egli a

Savona. Prevalendo allora i Ghibellini contra de' Guelfi, attaccarono

il fuoco al palazzo dell'arcivescovo, cioè di _Jacopo del Fiesco_, e

ad altre case dei nobili guelfi. Nello stesso dì 3 di settembre da'

suoi parziali fu di nuovo eletto doge _Antoniotto Adorno_, ma con

restare in armi i deposti _Antonio di Montaldo_, e _Antonio di Guarco_,

i quali mossero le armi straniere contro la patria per sostenere

la pugna. Infatti nell'anno presente, chiamato da essi il _sire di

Cossì_ Franzese, ed assistito da _Carlo marchese_ del Carretto, e dai

nobili _Doria_, entrò armato nella riviera occidentale di Genova, e

prese Diano, con far correre voce di sottoporre quella contrada al

re di Francia. Ma non avendo tali forze da poter compiere sì vasto

disegno, non tardò molto a ritirarsi. Restò la città di Genova e tutto

il suo territorio in gran confusione per tali discordie e per tanti

pretendenti.

Era, siccome dicemmo, succeduto al padre nella signoria di Ferrara

_Niccolò II marchese d'Este_[2102]. Contra di questo giovinetto

principe insorse _Azzo marchese Estense_ figliuolo di quel _marchese

Francesco_ che fuoruscito di Ferrara, e divenuto generale delle

armi di _Galeazzo Visconte_, vedemmo far guerra agli Estensi allora

dominanti. Ora anch'egli animato dall'età del marchese Niccolò incapace

del governo e sotto mano fiancheggiato da _Gian-Galeazzo_ signor di

Milano[2103], cominciò più trame contro lo Stato di Ferrara, e trasse

varii nobili e vassalli della casa d'Este nel suo partito. _Obizzo da

Monte-Garullo_, castellano nelle montagne del Frignano, fu il primo ad

alzar bandiera, con occupar varie castella di quelle contrade. Accorse

l'esercito del marchese, ed unito coi Lucchesi nemici del medesimo

Monte-Garullo, lo obbligò, dopo varie battaglie ed assedii, a chieder

mercè. Venne con salvo condotto a Ferrara, ed ottenne da chi gli prestò

fede più di quel che poteva sperare. Sollevossi ancora _Francesco

signor di Sassuolo_, ed aiutato da _Azzo signor di Rodea_, prese Monte

Baranzone ed altri luoghi in quelle parti. Era liberal di promesse il

marchese Azzo verso chiunque gli aderiva[2104]; e, facendo loro sperare

alcuno degli Stati che si doveano conquistare, od altri premii, sollevò

altri vassalli della casa d'Este contro il marchese Niccolò, con

giugnere a farsi de' partigiani in Ferrara stessa. Tuttavia, a riserva

di alcune terre che si ribellarono, non potè Azzo far progressi, perchè

da Venezia, Bologna e Firenze vennero nuovi soccorsi a Ferrara; ed

_Azzo da Castello_, valoroso mastro di guerra, general del marchese

Niccolò, non solamente fece svanir tutti i disegni dei nemici, ma anche

assediò Castellarano, finchè tra la vicinanza del verno, e le genti che

segretamente spediva in aiuto de' ribelli Gian-Galeazzo Visconte, gli

convenne ritirarsi. Ribellatasi nel dì 7 di marzo di quest'anno[2105]

la città di Catania a _don Martino re_ di Sicilia, per mare e per

terra fu da lui assediata, e colla fame forzata a rendersi nel dì 5

d'agosto. Cento mila fiorini d'oro dovettero pagar que' cittadini in

pena della loro ribellione. Già pensava _Carlo VI re_ di Francia allo

acquisto di Genova[2106]; e, per non aver contrario Gian-Galeazzo

Visconte, conchiuse seco una lega in quest'anno; ed allora fu[2107]

che il Visconte cominciò ad inquartar coll'arme sue del biscione i

gigli della real casa di Francia. Anche il _sire di Cossì_, a nome

di _Lodovico_ divenuto _duca d'Orleans_ e signore di Asti, cioè del

marito di _Valentina Visconte_[2108], nel dì 16 d'ottobre fece lega con

_Teodoro marchese_ di Monferrato, ed in questa entrò anche _Amedeo di

Savoia_ principe della Morea.

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 142 / 216 题