NOTE:

[2067] Corio, Istoria di Milano.

[2068] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.

[2069] Gatari, Istoria di Padova, tom. 17 Rer. Ital.

[2070] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.

[2071] Ammirati, Istoria di Firenze, lib. 16.

[2072] Chronic. Estense, tom. 15 Rer. Ital.

[2073] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.

[2074] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.

[2075] Raynald., Annales Ecclesiast. Histor. Sicula, tom. 24 Rer. Ital.

[2076] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.

[2077] Tronci, Annal. Pisani.

[2078] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Bonincontrus, Annal., tom. 21

Rer. Ital. Sozomenus, Hist., tom. 16 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCCCXCIII. Indizione I.

BONIFAZIO IX papa 5.

VENCESLAO re de' Romani 16.

Mentre _papa Bonifazio_ dimorava in Perugia[2081], co' suoi buoni

maneggi trasse alla sua divozione il popolo d'Ancona, dianzi attaccato

all'antipapa. Per guadagnarsi l'affetto de' Bolognesi[2082], accordò

loro quanti privilegii e grazie seppero addimandare, confermando loro,

fra le altre cose, il supposto privilegio di Teodosio imperadore.

Acconciò ancora i suoi affari con altre città della Marca, lasciando ad

esse la libertà, purchè pagassero un annuo censo. Viterbo, occupato da

_Giovanni Sciarra_, gli era tuttavia contrario; ma i Romani, antichi

nemici di quella città, ostilmente usciti contro alla medesima,

obbligarono colla forza l'usurpatore a ricorrere alla clemenza del

pontefice. Camerino, Jesi, Fabriano, Matelica ed altri luoghi occupati

da varii signori, anch'essi gli ubbidirono, salva la signoria di que'

potenti, che promisero censo anche essi. Ma nel mese d'agosto ebbe

fine la quiete di Perugia, e la residenza del pontefice in quella

città. Ne era esclusa la fazione de' Raspanti, ed, unitasi questa

alla compagnia de' masnadieri di _Biordo de' Michelotti_, Perugino

di patria, si portò sotto Perugia. Trattossi d'accordo, e, il papa,

credendo alle promesse di que' fuorusciti, permise loro l'ingresso

nella patria. Male per la fazion contraria de' Beccarini, contra dei

quali non tardarono ad incrudelire col ferro i nuovi entrati; e non

potendo il pontefice frenar così fatto furore, si ritirò ad Assisi.

Entrò poscia Biordo in quella città, rimasta desolata, e tirannicamente

ne prese il dominio. La partenza del papa da Perugia fu cagione che i

Romani s'invogliarono di farlo ritornare a Roma. Spedirongli a questo

fine ambasciatori; e giacchè non ebbero difficoltà a prendere quelle

leggi che loro prescrisse il papa, il videro comparire a Roma, prima

che terminasse l'anno presente. Ma non terminarono in quest'anno

le violenze di Biordo[2083]. Avea papa Bonifazio, secondo l'uso del

nepotismo d'allora, creato marchese della Marca _Andrea_ suo fratello

di casa Tomacelli. Biordo l'assediò in Macerata; per interposizione

de' Fiorentini si salvò Andrea[2084], con avergli i Maceratesi pagata

la somma di mille fiorini d'oro. Diversamente scrive Bonincontro, con

dire che Biordo l'ebbe prigione, e ciò viene confermato da Teodorico di

Niem[2085]. Fu poi riscattato con danari dal papa, e Biordo s'impadronì

di varie città e castella della Marca. Anche i Malatesti, cioè _Carlo_

e _Pandolfo_, nel mese d'agosto coll'oste loro andarono fin sotto

Forlì saccheggiando il paese. Poco vi mancò che non facessero prigioni

_Francesco_ e _Pino degli Ordelaffi_, i quali poi colla valevole

applicazion del danaro liberarono per ora dalle forze de' nemici il

loro paese.

Guerra non fu in quest'anno in Lombardia, ma si videro bene i preludii

di quella che nacque nel seguente[2086]. Penava _Gian-Galeazzo

Visconte_ a tenere in freno il rancore conceputo contra di _Francesco

Gonzaga_ signore di Mantova, perchè egli s'era staccato da lui, e

molto più perchè avea manipolata una sì forte lega a' suoi danni, ed

ultimamente ancora, unito ad _Alberto marchese d'Este_, era stato a

Venezia a trattar con quella signoria. Intendeva ben egli a che fine

esso Gonzaga, aiutato dai collegati, avesse piantato un ponte sul Po

a Borgoforte, e ben afforzatolo ai due lati. Pertanto gli venne in

pensiero di far anch'egli un brutto scherzo al Gonzaga con divertire

dal loro letto le acque del Mincio. Fece a questo oggetto tagliare un

monte presso a Valezzo; fece far di grandi chiuse ed altri lavorieri

con incredibili fatiche e spese. Se riusciva il disegno, addio Mantova.

Restava essa priva del lago, cioè della sua fortificazione, e vicina

ad essere spopolata per l'aria fetente delle paludi. Ma più possanza

ebbe l'escrescenza del fiume, che le invenzioni degli architetti, e

andò a male tutto quel dispendioso lavoro: disgrazia, a cui soccombe

facilmente chi vuol far da maestro alla forza de' fiumi. Se ne erano

ingelositi forte i collegati, e tennero per questo i loro ambasciatori

un parlamento in Ferrara; e veduto poi che il fiume da sè stesso avea

provveduto al bisogno, altro non fecero per allora. Venne a morte nel

dì 30 di luglio[2087] _Alberto marchese d'Este_, signor di Ferrara,

Modena, Rovigo e Comacchio, principe di sempre cara ricordanza; e

a lui d'unanime consenso dei popoli succedette nel dominio _Niccolò

marchese d'Este_ suo figliuolo, già investito degli Stati dal papa e

dall'imperadore[2088]. Era egli in età di nove anni e mesi, e però

gli furono assegnati dal padre alcuni nobili per tutori, sotto la

protezione dell'inclita repubblica di Venezia, la quale, unitamente co'

Bolognesi, Fiorentini e Mantovani, inviò rinforzi di milizie a Ferrara

e Modena[2089], per sicurezza del giovinetto principe, e per isventar

le trame che potesse tentare il conte di Virtù. Fu ancora in questo

anno un terribile sconvolgimento nella discorde città di Genova[2090]

per li tentativi fatti più volte da _Antoniotto Adorno_ affin di

ricuperare la perduta dignità di doge. Troppo lontano mi condurrebbe

l'argomento, se narrar volessi quegli avvenimenti, diffusamente

descritti da Giorgio Stella. A me perciò basterà di accennare che il

doge _Antonio di Montaldo_, cedendo alla forza, si ritirò. _Pietro

da Campofregoso_ fu assunto a quella dignità da alcuni; ma cadde

anch'egli. Venne proclamato da altri _Clemente di Promontorio_; neppur

egli durò. Con più bella apparenza fu esaltato _Francesco Giustiniano_

del fu Garibaldo. Vi furono battaglie, e con tutti i suoi sforzi

Antoniotto Adorno nulla potè ottenere. Finalmente, prevalendo la

fazione d'_Antonio di Montaldo_, questi riacquistò nel dì primo di

settembre il trono ducale, e tornò alla sua quiete la scompigliata

città, con restar nulladimeno in moto i mali umori delle detestabili

fazioni. Guerra fu in quest'anno[2091] fra _Carlo_ e _Pandolfo de'

Malatesti_ signori di Rimini, Pesaro e d'altri luoghi dall'un canto,

e _Cecco_ e _Pino degli Ordelaffi_ signori di Forlì. Si venne a

battaglia fra loro nel dì 8 di agosto presso alla villa di Bosecchio,

e ne andarono sconfitti gli ultimi, con lasciar molti prigionieri in

mano de' nemici. Fin qui era stato ritenuto prigioniere nel castello

di Monza[2092] _Francesco il vecchio da Carrara_, trattato nondimeno

con umanità da _Gian-Galeazzo Visconte_, quando s'avvicinarono i giorni

suoi al fine. Mancò egli di vita nel dì 6 d'ottobre dell'anno presente;

e il Visconte, uomo di massime grandi, fattolo imbalsamare, con

esequie magnifiche gli celebrò il funerale. Ottenne dipoi _Francesco

Novello_ il cadavero del padre, e, fattolo condurre a Padova, quivi

con solennissima pompa gli diede sepoltura nel dì 20, oppure 21 di

novembre. L'orazione funebre fatta in tale occasione da Pietro Paolo

Vergerio, insigne oratore di questi tempi, colla descrizione del

funerale, fu da me data alla luce[2093].

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 141 / 216 题