NOTE:

[2042] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.

[2043] Ammirato, Istoria di Firenze, lib. 15.

[2044] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.

[2045] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.

[2046] Raynald., Annal. Eccles.

[2047] Sozomenus, Chron., tom. 16 Rer. Ital.

[2048] Guichenon, Histoir. de la Maison de Savoye.

[2049] Vita Clementis antipapae, P. II, tom. 3 Rer. Ital.

[2050] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.

[2051] Annal. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. Sozomenus, Chron., tom.

16 Rer. Ital.

[2052] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.

[2053] Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 15.

[2054] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital.

[2055] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. Chron. Placent., tom. eod.

Chron. Foroliv., tom. 22 Rer. Ital.

[2056] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.

[2057] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital.

[2058] Idem, ibid., Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital. Annales

Mediolanenses, tom. eod.

[2059] Corio, Istor. di Milano.

[2060] Poggius, Hist., lib. 3.

[2061] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.

[2062] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.

[2063] Ammirati, Istor. Fiorentina, lib. 15.

[2064] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.

[2065] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital.

[2066] Sozomenus, Chron., tom. 16 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCCCXCII. Indiz. XV.

BONIFAZIO IX papa 4.

VENCESLAO re de' Romani 15.

Dispiaceva forte _papa Bonifazio_ l'arrabbiata guerra che si facea tra

il conte di Virtù e i Fiorentini collegati col Carrarese[2067]. Affine

di smorzar questo fuoco, avea spedito _Ricciardo Caracciolo_, gran

maestro dell'ordine di Rodi, a Firenze e Pavia per indurre le parti

alla pace. E perciocchè anche _Antoniotto Adorno_ doge di Genova con

zelo avea fatte le medesime proposizioni, furono mandati a Genova gli

ambasciatori delle potenze interessate; e, dopo grandi dibattimenti

nel gennaio di quest'anno, si conchiuse una tregua di trent'anni fra

loro[2068]. Rinunziò _Gian-Galeazzo_ alle sue pretensioni sopra Padova,

con che _Francesco Novello_ pagasse cinquecento mila fiorini d'oro

al Visconte in cinquanta anni, dieci mila per anno. Andrea Gataro

scrive[2069], essere stati promessi solamente sette mila fiorini l'anno

per anni trenta. Promesse sì lunghe sperava bene il Carrarese che non

avrebbono effetto col tempo. Di _Francesco il vecchio_ suo padre,

che era prigione in Como (altri scrivono in Monza) nulla si parlò,

figurandosi il figliuolo di poterne poi ottenere la liberazione dalla

magnanimità di Gian-Galeazzo, se pure egli si curò molto di riaverlo

vivo. Gli altri capitoli della tregua, che fu pubblicata nel dì due

di febbraio, si leggono presso il Corio, e son anche riferiti negli

Annali del Bonincontro[2070]. Disputandosi in quell'accordo, chi ne

sarebbe garante, _Guido Tomasi_, ambasciator fiorentino, la finì con

dire[2071]: _La spada sarà mallevadrice per tutti_. Ma poco fidandosi

i potenti d'Italia del Visconte, principe che colle forze grandi

univa poca fede per la cocente voglia di dilatar le fimbrie, vollero

assicurarsi in avvenire contra i di lui tentativi. _Francesco Gonzaga_

signore di Mantova quegli fu che più degli altri si mosse. Andò a

Roma, Firenze, Pisa, Bologna e Ferrara, e fermò una segreta lega di

tutte queste potenze, la qual conchiusa in Bologna nel dì 11 d'aprile,

accresciuta nel progresso, finalmente nel dì 8 di settembre fu gridata

in Mantova, e si scoprì che v'erano entrati anche _Francesco Novello da

Carrara_, ed _Astorre_ ossia _Eustorgio de' Manfredi_ signore d'Imola.

N'ebbe gran rabbia Gian-Galeazzo Visconte, il quale in questi tempi

attese a fabbricare il fortissimo castello, che tuttavia sussiste

nella città di Milano, ed ebbe nel dì 23 d'esso mese la consolazione di

veder nato da Caterina sua moglie un secondogenito, a cui fu posto il

nome di _Filippo Maria_[2072]. Nè si vuol tacere che di molte insidie

furono tese al suddetto Gonzaga nel suo ritorno da Roma; il perchè fu

necessitato a venir per mare in Toscana, e di là a Firenze e Bologna.

Gli facea la caccia il conte di Virtù.

Cominciò in quest'anno il giovinetto _re Ladislao_ a tentar sua

fortuna contra dell'emulo suo _re Lodovico_[2073]. Nel dì 10 d'aprile

spedì le sue genti allo sterminio della potente casa de' Sanseverini,

che teneva gran signoria in Calabria. Andarono ben fallati i suoi

conti; imperciocchè, sentendo questa mossa i Sanseverini, cavalcarono

un dì e una notte con fare settanta miglia (se tanto si può fare),

e sull'alba assalirono il campo nemico, che a tutt'altro pensava,

con isbarattarlo, far molti prigioni e guadagnar buon bottino. Si

contarono fra i prigioni _Ottone_ duca di Brunsvich principe di

Taranto, ed _Alberico_ conte di Barbiano. Costò al primo il riscatto

non più di duemila fiorini d'oro; non più di tre mila all'altro, ma

colla promessa di non militare per dieci anni contra di loro. Assai

danaro si ricavò dalle altre persone di taglia, se vollero conseguire

la libertà. Lorenzo Bonincontro[2074] riferisce più tardi questo

sinistro avvenimento, per cui il conte Alberico venne poi a militare

in Lombardia. Andò il _re Ladislao_ a Roma nel dì 30 di maggio, dove

immensi onori gli furono fatti. E perciocchè la _regina Costanza_ già

era venuta in isprezzo ad esso re, ed era successivamente mancato di

vita _Manfredi di Chiaramonte_ Siciliano suo padre, Ladislao propose in

Roma l'annientamento del suo matrimonio (secondo alcuni, non peranche

consumato) con essa regina, allegando di avervi consentito senza la

necessaria età, e come per forza, e ne riportò sentenza favorevole:

perlochè la sfortunata principessa, deposti i titoli regali, e trattata

qual privata femminuccia, fu poi collocata in matrimonio ad altri,

siccome diremo. Tornato a Gaeta Ladislao, uscì finalmente per la prima

volta in campagna coll'esercito de' suoi baroni, a' quali la _regina

Margherita_ teneramente colle lagrime sugli occhi il raccomandò.

S'impadronì dell'Aquila, e fece prigione il _conte di Monopoli_. Fu

attossicato in Capoa, e durò fatica a salvare la vita. Costrinse ad

abbracciare il suo partito _Tommaso Marzano_ duca di Sessa, ammiraglio

del regno, e _Stefano Sanseverino_ conte di Matera. Mise anche in rotta

i nemici a Monte Corvino, luogo che in quella congiuntura andò a sacco.

Nell'anno presente[2075] _Maria regina_ di Sicilia, condotta in

addietro per forza in Aragona dalla fazione aragonese, e maritata a

_don Martino_ della real casa d'Aragona, venne col marito in Sicilia,

correndo il mese di febbraio. Dopo avere oppressa, anzi spiantata la

fazione contraria de' Chiaramontesi, Palermo, Catania ed altre città,

vennero alla loro ubbidienza: al che si può credere che influisse

non poco l'aver essi abbracciato il partito del vero _pontefice

Bonifazio IX_. Ma essendo i medesimi da lì a qualche tempo tornati a

riconoscere l'antipapa _Clemente_, si risvegliò una fiera ribellione in

quell'isola, di modo che, a riserva di Messina, Siracusa e la rocca di

Catania, tutto il rimanente si sottrasse al loro dominio. Non mancavano

in tanto a papa Bonifazio turbolenze ne' suoi Stati, e cresceva

l'impegno di sostener la guerra contra del nemico _re Lodovico d'Angiò_

in favor dell'amico _re Ladislao_. Grande era il bisogno di danaro,

ed egli per questo continuò ad impegnare i beni delle chiese di Roma,

e ad erigere la metà delle annate per la collazion de' benefizii; del

che furono universali le doglianze del clero, nè minori si sentirono

per le decime imposte dall'antipapa al clero di Francia, e pur convenne

pagarle. Grave discordia e guerra civile avea in addietro lacerata la

città di Perugia per le fazioni de' Beccarini e Raspanti. S'invogliò

quel popolo di chiamar colà _papa Bonifazio_, il quale, già disgustato

delle insolenze a lui fatte dai Banderesi romani, non ebbe discaro di

accettar quella città per sua residenza[2076], con esigere innanzi che

in mano sua fossero rimesse le porte e le fortezze. Si portò egli colà

nel dì 17 d'ottobre, e si studiò di rimettere la pace fra i cittadini,

pace nondimeno che, secondo l'abuso di quei tempi, non fu di lunga

durata.

Dominava in Pisa da gran tempo _Pietro Gambacorta_, governando,

secondo varie Croniche, umanamente e saviamente quel popolo. Racconta

all'incontro ne' suoi Annali il Tronci[2077], esser egli venuto in

odio a tutti i cittadini di Pisa, non già per le azioni sue, ma per

la prepotenza e per le insolenze de' suoi figliuoli, e d'altri della

famiglia medesima. Somma confidenza aveva egli data a _ser Jacopo

d'Appiano_, ossia _da Pisano_, uomo, benchè vile di nascita, benchè

malvagio in eccesso, pure suo segretario favorito, di modo che per mano

di costui passavano tutti gli affari più importanti di quell'illustre

città. La bandita fazion de' Raspanti manteneva segrete corrispondenze

con questo mal arnese; anzi lo stesso _Gian-Galeazzo Visconte_ per

fini suoi politici nascostamente fomentava stretta amicizia con lui;

nè il Gambacorta seppe mai prestar fede ai Fiorentini e ad altri che

gliel mettevano in sospetto. Per effettuare i suoi scellerati disegni

l'Appiano, vecchio allora di settant'anni, occultamente introdusse

in Pisa molte centinaia d'uomini suoi parziali, chiamati specialmente

da Lucca e dalla Garfagnana[2078]. Venuto il dì 21 di ottobre, uccise

_Jacopo Rosso de' Lanfranchi_, uno de' primarii cittadini: fatto, per

cui tutta la città fu in armi. Ancorchè non apparisse disposizione

alcuna dell'ingratissimo Appiano contra del suo signore, pure Pier

Gambacorta si afforzò con Lorenzo e Benedetto suoi figliuoli, e co'

suoi provisionati. Ma non cessando di fidarsi dell'Appiano, restò

miseramente ucciso egli, feriti e presi i suoi figliuoli, anch'eglino

furono tolti dal mondo. Dopo di che il traditore Appiano ebbe seguito

e forza per farsi proclamare signor di Pisa: colpo che sommamente

increbbe ai Fiorentini, i quali, perduto un buon amico, ebbero

da lì innanzi un dichiarato nemico in costui, siccome creatura di

Gian-Galeazzo Visconte, che all'aperta si diede poscia a conoscere

gran protettore di lui. I fuorusciti allora rientrarono tutti in Pisa;

ne uscirono i parziali de' Gambacorti, e non pochi altri de' migliori

cittadini, e fra gli altri lo stesso _arcivescovo Lotto Gambacorta_.

Di gravi molestie soffrì ancora in quest'anno la Toscana dalla

compagnia di masnadieri raunata da _Azzo da Castello_ e da _Biordo

de' Michelotti_[2079]. Per liberarsene furono obbligati i Fiorentini a

sborsare quaranta mila fiorini d'oro, sette mila i Sanesi, dodici mila

i Pisani, otto mila i Lucchesi. Ecco se sapeano dare dei buoni salassi

questi assassini. Altra via di cacciar costoro non ebbero i Perugini,

che d'invitare alla lor città il papa, siccome abbiam già detto. In

Genova gran commozione fu nell'anno presente contro ad _Antoniotto

Adorno_ doge di quella istabile repubblica[2080]. _Antonio Viale

vescovo_ di Savona nel dì 19 d'aprile fu il primo ad entrar coll'armi

nella città; ma preso e cacciato in un'orrida prigione fu costretto per

qualche tempo a far penitenza dell'attentato sconvenevole ad un pari

suo. Altro sforzo fu fatto nel maggio, ma con poco successo, contra

di esso doge. Finalmente nel dì 16 di giugno i Guelfi tutti, prese le

armi, fecero battaglia cogli avversarii, costrignendoli alla fuga, di

modo che anche l'Adorno segretamente si ritirò fuori della città, e in

luogo suo fu creato doge _Antonio di Montaldo_, parente del medesimo

Adorno, benchè in età di soli ventitrè anni.

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 140 / 216 题