[2030] Raynald., Annal. Eccles. Theodor. de Niem, Histor.
[2031] Vita Clementis antipapae, P. II, tom. 3 Rer. Italic.
[2032] Giornal. Napolet., tom. 21 Rer. Ital.
[2033] Gobelinus, in Cosmodr.
[2034] Vita Clementis antipapae, P. II, tom. 5 Rer. Ital. Annal.
Foroliviense, tom. 22 Rer. Ital.
[2035] Ammirato, Istor. di Firenze, lib. 15.
[2036] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
[2037] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital.
[2038] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Sozomenus, Hist., tom. 16
Rer. Italic.
[2039] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
[2040] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
[2041] Gatari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCCCXCI. Indizione XIV.
BONIFAZIO IX papa 3.
VENCESLAO re de' Romani 14.
Poca materia degna d'osservazione ci viene in quest'anno somministrata
dal regno di Napoli, dove la guerra lentamente procedeva fra i due
emuli re _Ladislao_ e _Lodovico_[2045]. All'ultimo venne fatto di
costrignere alla resa il Castello Nuovo di Napoli, che per la fame
non potè più lungamente resistere. Ma nel dì 2 di giugno se gli
ribellò Pozzuolo, e tornò alla divozione del re Ladislao, che vien
corrottamente, secondo l'uso del volgo di allora, appellato _Lancislao_
nella storia di Napoli. Molti de' baroni napoletani barcheggiavano in
questi tempi, aspettando dove più inclinasse la fortuna. Il più potente
fra essi era _Raimondo_ soprannominato del Balzo, ma di casa Orsina,
di cui si è parlato di sopra. Secondo il Rinaldi[2046], si studiò
papa _Bonifazio IX_ nell'anno presente di tirarlo nel partito del
re Ladislao, con dichiararlo gonfaloniere della santa romana Chiesa.
Altri, siccome vedremo, riferiscono questo fatto all'anno 1399. Inoltre
esso papa[2047] ricuperò la città di Spoleti dalle mani de' figliuoli
di Rinaldo Orsino. Nel dì primo di novembre _Amedeo VII conte_ di
Savoia in età giovanile diede fine alla sua vita. Se vogliam credere al
Guichenon[2048], cadutogli sotto il cavallo, mentre era alla caccia,
di quella caduta morì. Merita però più fede l'autore contemporaneo
della vita di _Clemente VII_ antipapa, da cui sappiamo[2049] ch'egli
mancò all'improvviso, e per veleno datogli, come fu creduto. Ebbe per
successore _Amedeo VIII_ non giunto per anche all'età di sette anni.
Terminò ancora i suoi giorni il _conte di Genevra_, e senza prole.
Per questo l'antipapa suo fratello prese il possesso e dominio di
quella città, e tennelo fino alla morte. Erasi, come dicemmo, ritirato
da Genova _Antoniotto Adorno_, e in suo luogo era stato eletto doge
_Jacopo da Campofregoso_[2050]. Nel dì 5 d'aprile rientrò l'Adorno in
Genova, scortato da un corpo d'uomini d'armi de' marchesi del Carretto.
Voltò subito mantello quel non mai quieto popolo, e, fatto smontare il
Campofregoso, di nuovo acclamò doge l'Adorno, sotto il cui governo da
lì a non molto la città di Savona si ribellò ai Genovesi. Nell'agosto
di quest'anno insorse fiera guerra fra i _Malatesti_ ed _Antonio conte_
d'Urbino[2051]. Pace fra loro fu poi conchiusa nel febbraio dell'anno
seguente. Giacchè _Alberto marchese_ di Ferrara godeva della pace,
dopo avere abbracciata la neutralità in mezzo ai torbidi correnti
allora[2052], si mosse da Ferrara nel dì 8 di febbraio con superbo
accompagnamento di nobili e cortigiani, tutti, al pari di lui, vestiti
da pellegrini, e se n'andò a Roma a visitar papa _Bonifazio IX_, da
cui, oltre all'assoluzione de' suoi peccati, conseguì molte grazie
per la sua città di Ferrara, che tuttavia ne gode. Grande onore a lui
fecero i Fiorentini, i Bolognesi e gli altri signori, per gli Stati de'
quali passò.
Più che mai fecero in quest'anno i Fiorentini conoscere la loro
risoluzione contra di _Gian-Galeazzo_ signor di Milano. Non credevano
salva la lor libertà, se non abbassavano sì gran potenza, e per
abbassarla non perdonarono a spese[2053]. Erano essi malcontenti di
_Stefano duca_ di Baviera, pretendendo che venuto al soldo loro e de'
Bolognesi in aiuto di _Francesco Novello_ da Carrara, mai non avesse
voluto guastar le sue belle truppe con esporle a qualche cimento contro
gli Stati del Visconte. Il perchè, nata discordia, egli se ne ritornò
colle sue genti in Baviera. Aveano essi, non tanto per difesa del
Carrarese, quanto per allontanar dal loro paese la guerra, e tenerla
in Lombardia, spedito a Padova il prode lor capitano inglese _Giovanni
Aucud_ con grosso corpo di genti d'armi. Poco fu questo. Aveano anche,
a forza di danari e di promesse, mosso in Francia _Giovanni conte_
d'Armagnacco a venire in Italia colla sua gran compagnia d'armati, per
battere da più parti gli Stati del conte di Virtù. La prima impresa
de' collegati fu di passare nello stesso gennaio sul territorio di
Vicenza[2054], e molto più su quel di Verona, dove si lasciò la briglia
ai saccheggi. Entrò questo esercito, venuto il febbraio, sul Mantovano,
affine di obbligare _Francesco Gonzaga_, signore di quella città, a
rinunziare alla lega col Visconte[2055]. Vi era intelligenza con lui,
giacchè neppur egli si vedea sicuro da lì innanzi da chi era dietro
ad ingoiar tutto. In fatti si staccò da quella lega, mostrando voglia
per ora di starsene neutrale. Da lì a qualche tempo lo stesso Gonzaga,
fatta processare come adultera _Agnese_, figliuola del già _Bernabò
Visconte_, la privò di vita, dando con ciò motivo di molte ciarle ai
curiosi politici. Fu infin creduto che il Gonzaga, per artificiosa
trama del conte di Virtù, togliesse dal mondo la moglie. Il concerto
intanto era che il _conte di Armagnacco_ calasse in Italia di maggio
colle sue genti, e dalla parte d'Alessandria assalisse gli Stati del
conte di Virtù. Nello stesso tempo si dovea muovere _Giovanni Aucud_
coll'armata de' collegati dal Padovano, e inoltrarsi sul Milanese, per
isperanza d'unirsi coll'Armagnacco, e portar poi la guerra sino alle
porte di Milano. Brutte erano senza dubbio le apparenze pel Visconte.
A questo fine cavalcò Giovanni Aucud nel dì 10 di maggio colle forze
de' collegati, ed entrò nel Bresciano, dando il sacco a quel paese e
al Bergamasco. Penetrò ancora un buon corpo d'armati da Bologna sul
Reggiano e Parmigiano[2056], per tenere maggiormente distratte le
armi nemiche. Ma nuova alcuna non s'udì nel mese suddetto, e neppur
nel giugno seguente, dell'arrivo del conte d'Armagnacco; di modo che
trovandosi intanto l'Aucud mancante di viveri, e insieme di qua e di
là ristretto dalle guarnigioni ben disposte da _Ugolotto Biancardo_,
oppure da _Jacopo del Verme_, capitani del Visconte, nel mese di luglio
levò il campo. Inseguito da' nemici, diede loro una rotta, e poi con
ordine maraviglioso per mezzo al paese nemico si ridusse di nuovo sui
confini del Padovano, carico d'onore e di bottino. Sulla fede di Andrea
Gatari[2057] ho io scritta questa ritirata.
Ma eccoti avviso che l'Armagnacco è in Italia, e che viene furioso
addosso al conte di Virtù. Tornò in campagna colle sue genti l'Aucud, e
s'innoltrò fino sul Cremonese, per darsi mano co' Franzesi, se questi
più si appressavano. Era il conte di Armagnacco in gran credito nel
mestier della guerra; era parente della real casa di Francia, e seco
conducea[2058], chi dice quindici mila, chi dieci mila cavalli, e chi
meno, con alcune migliaia di fanti. Venne egli baldanzoso, niun conto
facendo de' Lombardi, anzi parlandone dappertutto con vilipendio.
Fu il suo primo sforzo contro del Castellazzo, dove Jacopo del Verme
generale di Gian-Galeazzo avea messo buon presidio. Usciti un giorno
i difensori, diedero ad esso conte delle busse: il che fu cagione che
egli s'ostinasse maggiormente a voler per forza quel castello. Come
seguisse il resto delle sue imprese, v'ha discordia fra gli scrittori.
A me sembra più da attendersi il racconto del Corio[2059]. Venne
un dì pensiero all'Armagnacco di riconoscere in persona la città di
Alessandria, e con cinquecento de' suoi nobili e migliori cavalieri
andò sino alle porte di quella città: e, smontato co' suoi, che
andavano gridando: _Fuori, o vilissimi Lombardi_, stava aspettando, se
uscivano. Irritato da tali ingiurie Jacopo dal Verme, colà inviato dal
Visconte, spinse fuori cinquecento de' suoi più scelti combattenti,
che attaccarono una cruda battaglia. Sostennero i Franzesi gran tempo,
ma in fine sconfitti presero la fuga; indarno nondimeno, perchè quasi
tutti rimasero prigioni. Lo stesso conte venne in poter dei nemici
vincitori, e, condotto in Alessandria, tardò poco a dar fine alla
sua baldanza e a' suoi giorni, o per ferite, o per troppo essersi
riscaldato ed avere bevuto[2060], oppure, come alcuni sospettarono,
per veleno. Per questa perdita spaventato il resto delle sue genti, si
levò in fretta dall'assedio del Castellazzo; ma inseguiti alla coda dal
valoroso Jacopo del Verme, e fra Nizza dalla Paglia ed Ancisa messi in
rotta, buona parte d'essi fu uccisa o presa. Gran bottino fu fatto; e,
presi gli ambasciatori fiorentini, si riscattarono a caro prezzo, non
meno che gli altri nobili. Scrivono altri[2061] che seguì un general
fatto d'armi tra i Lombardi e i Franzesi colla sconfitta degli ultimi.
Comunque sia, indubitata cosa è che nel dì 25 di luglio una piena e
mirabil vittoria ne riportò l'esercito del conte di Virtù, il quale
perciò fece dappertutto fare gran festa.
Ora veggendosi egli liberato da questo turbine, v'ha chi scrive, aver
egli tosto pensato a rispignere _Giovanni Aucud_, che s'era accampato
sul Cremonese, con ispedirgli contro tutta la sua armata. Una delle
imprese più rinomate di esso Aucud fu la ritirata ch'egli fece in
questa congiuntura con tale prudenza e stratagemmi, che meritò di
essere uguagliato ai più gloriosi capitani romani; di modo che, ad
onta dei nemici incomparabilmente superiori di numero, e non ostante
l'impedimento dei fiumi, diede loro delle percosse, e sano e salvo
finalmente si ritirò colle sue milizie a Castelbaldo sui confini del
Padovano. Ma ho io accennato due diverse imprese, cioè due ritirate
fatte in quest'anno dall'Aucud; pure, ritrovandosi chi ne mette
una sola (e forse con più verisimiglianza), desidero io che sia il
suo luogo alla verità. Essere può molto bene che l'Aucud, prima
che comparisse in Italia l'Armagnacco, sloggiasse dal Cremonese,
nè più ritornasse in quelle parti. Così ha specialmente la Cronica
Estense[2062], che suol essere più fedele delle altre, perchè scritta
da autori contemporanei. Ora il conte di Virtù, volendo vendicarsi de'
Fiorentini, che coi lor maneggi e danari aveano messo a repentaglio
il suo dominio[2063], spedì alla volta di Sarzana _Jacopo del Verme_,
con ordine di assalire il distretto di Firenze, giunto che fosse sul
Pisano, comandando nello stesso tempo alle altre sue genti alloggiate
in Siena d'uscir anche elle coi Sanesi dall'altra parte a' danni de'
Fiorentini. Preveduto questo colpo, fu richiamato frettolosamente da
Padova in Toscana Giovanni Aucud colle sue soldatesche, e si provvidero
i Fiorentini d'altre genti d'armi. Unitosi il Verme nel mese di
settembre co' Sanesi, penetrò nel cuore del territorio fiorentino: ma
gli fu sempre a fronte e a' fianchi l'accortissimo Aucud. Seguirono
varii scontri fra loro, ora favorevoli ed ora sinistri, colla morte
e prigionia di molti; ma niun riguardevole fatto d'armi accadde. Non
si dee però tacere che la Cronica di Piacenza[2064] racconta che nel
dì 16 di dicembre, conducendo i Fiorentini da Pisa un gran convoglio
di mercatanzie e vettovaglie, questo cadde in mano delle genti del
Visconte, restando prese circa due mila some, e da secento cavalieri,
che servivano di scorta ad esso convoglio. Nel mese di settembre,
credendo il Visconte di trovare indebolito _Francesco da Carrara_
per la partenza del suddetto _Giovanni Aucud_[2065], inviò _Ugolotto
Biancardo_ con un altro esercito per infestare il Padovano. Piantò esso
Ugolotto due bastie intorno a Castelbaldo. Ma il _conte da Carrara_,
sopravvenuto col popolo di Padova, il fece, suo malgrado, ritirare,
con dargli anche una pizzicata, e distrusse dipoi le inalzate bastie.
Per testimonianza di Sozomeno[2066], in quest'anno i Sanesi, che già
erano sotto il patrocinio di _Gian-Galeazzo Visconte_, per maggiormente
impegnarlo a sostenerli contro la potenza dei Fiorentini, lo elessero
per loro signore; e cassati gli anziani ed altri magistrati, riceverono
per loro governatore _Andrea Cavalcabò_ a nome d'esso Visconte. Entrò
in quest'anno _Giovanni Sciarra_ col braccio della sua fazione in
Viterbo, e, fatta strage di ducento di que' cittadini, e, cacciata fuor
di città la parte contraria, violentemente s'impadronì di quella città.