NOTE:

[1998] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer.

Ital.

[1999] Raynaldus, Annal. Eccles. Theodoric. de Niem, Histor. Gobel., in

Cosmod.

[2000] Bonincontrus, Annales, tom. 21 Rer. Ital. Georgius Stella,

Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.

[2001] Chronic. Estens., tom. 15 Rer. Ital.

[2002] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.

[2003] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital.

[2004] Caresin., Chron., tom. 12 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCCCLXXXIX. Indiz. XII.

BONIFAZIO IX papa 1.

VENCESLAO re de' Romani 12.

Dimorando in Roma _papa Urbano VI_, andava meditando d'aprir egli il

giubileo romano per l'anno 1390, giacchè desiderava questa gloria

e contento[2007], con aver insieme ordinato che da lì innanzi ogni

trentatrè anni si celebrasse esso giubileo. Ma verso la metà d'agosto

cominciò a decadere la sua sanità, in maniera che alcuni sospettarono

cagionata da veleno la sua infermità[2008]. Continuò peggiorando sino

al dì 18 di ottobre, in cui Dio il chiamò all'altra vita[2009]. Lasciò

di sè stesso una memoria infausta appresso gli storici, perchè colla

sua imprudenza ed alterigia diede non picciola occasione al deplorabile

scisma suscitato dall'altrui malignità ed ambizione, e perchè uomo

rotto, implacabile, crudele, e volto più che ad altro ad ingrandire i

proprii nipoti, che tardarono poco a svanire con tutte le lor grandezze

e ricchezze. Per questo fu chiamato dall'autore degli Annali di

Forlì[2010]: _Vir pessimus, crudelis, et scandalosus, absque Consilio

cardinalium, cujus dolis schismata incepere in Ecclesia Christi_. Io

so che la sua memoria è difesa dall'Ammirato[2011]; e pure è da pregar

Dio che di simili teste calde, sprezzatrici del consiglio dei fratelli,

ed atte a rovinar sè stesse ed altrui, niuna più sia posta al governo

della Chiesa sua santa. Dai cardinali raunati in Roma al numero di

quattordici fu poscia eletto papa nel dì 2 di novembre il cardinal

_Pietro Tomacelli_ Napoletano, benchè assai giovine, perchè uomo di

petto, che assunse il nome di _Bonifazio IX_, e ricevette la corona

nel dì 11 di esso mese. Eransi lusingati i Franzesi di veder finito

lo scisma colla morte di _papa Urbano VI_, e che il loro antipapa

_Clemente_ verrebbe invitato a Roma. Poco stettero a disingannarsi,

udita la creazion del novello pontefice, il quale non tardò a rimettere

nei lor gradi quattro de' cardinali che per la acerbità del suo

predecessore si erano ritirati dalla Chiesa romana. Continuava intanto

la guerra nel regno di Napoli[2012]; e perciocchè il _re Ladislao_,

dimorante in Gaeta colla _regina Margherita_ sua madre, era giunto ad

età tollerabile per contraere matrimonio, fu conchiuso l'accasamento

di lui con _Costanza_ figliuola di _Manfredi_ potentissimo _conte di

Chiaramonte_ in Sicilia[2013]; e questa nel dì 5 di settembre giunse

a Gaeta, condottavi da quattro galee siciliane. Si accomodò a queste

nozze il giovinetto principe per cogliere una ricca dote in danaro,

di cui era egli allora sommamente necessitoso; ma col tempo vedremo

qual conto egli facesse di questa moglie e degli altrui benefizii.

L'acquisto fatto nell'anno precedente dell'isola di Zerbi verso le

coste dell'Africa[2014] animò maggiormente in quest'anno i cristiani

a tentar nuove imprese contra de' corsari tunesini. Quaranta furono

le galee armate da' Genovesi, comandate da _Giovanni Centurione_, con

venti altri legni grossi. Loro si unirono ancora alcune navi inglesi,

e in questa flotta andò a militare con un corpo di bella gente il _duca

di Borbone_ della casa di Francia. Sbarcarono i cristiani verso Tunisi,

fecero più battaglie, ma con isvantaggio, contro quei Barbari; laonde

se ne tornarono indietro non sol senza guadagno, ma con grave danno e

vergogna loro.

La potenza di _Gian-Galeazzo Visconte_, appellato conte di Virtù,

la quale a passi di gigante andava crescendo, cominciò a mettere

in apprensione non solamente i Bolognesi, ma anche i Fiorentini. I

primi, perchè temeano ch'egli risvegliasse le pretensioni passate

della casa sua sopra la loro città; e il timore passò presto in

certezza[2015]. Essendosi scoperto nel dì 21 di novembre un trattato

di alcuni cittadini di Bologna di dar quella città al conte di Virtù,

costò loro la testa, e molti altri furono confinati. Per conto poi

dei Fiorentini, vedeano essi che il conte di Virtù facea leva di gente

in Romagna[2016]; eravi principio di rotture coi Sanesi, malcontenti

de' Fiorentini a cagione di Montepulciano, e già inclinati a chiamare

per lor protettore il Visconte, istigati dal desiderio di far calar

l'alterigia a' lor vicini; e già ne aveano impetrato ducento lance.

Ma che? il Visconte colla sua fina politica tanto in voce, che per

mezzo de' suoi ambasciatori, non d'altro parlava che di pace, e si

esibiva ancora a metterla in Toscana. Anzi, per meglio addormentare i

potentati d'Italia, si mostrò ben pronto alla buona volontà di _Pietro

Gambacorta_ signore di Pisa, che facea premura di stabilire una lega

per quiete d'ognuno. In Pisa dunque si trovarono gli ambasciatori del

_Visconte_, di _Ferrara, Mantova, Bologna, Perugia, Siena, Lucca e

Firenze_, degli _Ordelaffi_, dei _Malatesti_ e d'altri signori; e si

stipulò una lega fra loro; con qual frutto, non tarderemo a vederlo.

Fino al dì 16 di febbraio restò la città di Trevigi[2017] in mano

degli uffiziali del conte di Virtù. Forse anche di più vi sarebbe

restata; ma l'apprensione della potenza veneta, e il sapere che il

popolo di quella città acclamò solamente San Marco, e sospirava di

passare sotto il saggio governo de' Veneziani, indussero finalmente

il Visconte a consegnar quella città colle fortezze, e insieme Ceneda

col suo distretto ad essa repubblica in esecuzion de' capitoli della

lega. Parimente nel dì 17 di ottobre mise _Alberto marchese_ di

Ferrara[2018] in possesso della nobil terra d'Este cogli altri luoghi a

lui destinati nella lega suddetta. Nel dì 25 di giugno (e non già nel

dì 15 di novembre, come ha il Corio[2019]) esso conte di Virtù inviò

a Parigi _Valentina_ sua figliuola, maritata a _Lodovico di Valois_,

che già dicemmo duca di Turena e fratello del re di Francia. Negli

Annali Milanesi[2020] e nella Storia del Corio si legge l'ampia nota

dei gioielli, vasi d'oro e di argento, ed altri ricchi arnesi che seco

portò questa principessa in Francia. Nel mese di novembre[2021] era

stato gravemente infermo _Guido da Polenta_ signor di Ravenna, e i suoi

figliuoli _Obizzo_, _Ostasio_ e _Pietro_ già si credeano colla morte di

lui di assumere il sospirato comando. Si riebbe egli dall'infermità;

ma ciò che questa non fece, gli scellerati figliuoli fecero poco

appresso, con prendere il padre, e confinarlo in una prigione, dove (il

quando non si sa) infelicemente egli terminò la sua vita. Il Rossi e

l'autor degli Annali di Forlì[2022] scrivono ciò avvenuto nel dì 28 di

gennaio dell'anno seguente; ma l'autore della Cronica Estense, allora

vivente[2023], mette questo orrido fatto nel dicembre del presente. In

Perugia ancora sorse fiera discordia fra i nobili e il popolo[2024].

Furono uccisi da esso popolo venti persone di quei che si appellavano

i Beccarini, e più di cinquecento esiliati, con occupar tutti i loro

beni, in guisa che restò come desolata quella città.

Dimoravano _Francesco il vecchio_ da Carrara in Cremona, e _Francesco

Novello_ suo figliuolo in Milano[2025], continuamente menati a spasso

con belle parole dai ministri di Gian-Galeazzo conte di Virtù, ma

senza mai poter muoversi di colà, e molto men di vedere la faccia

del conte, che risedeva in Pavia. La rabbia di Francesco il giovane

era immensa contra di lui, perchè contra de' patti gli avea preso il

dominio di Padova senza prima seco accordarsi, e senza finora avergli

assegnato alcun onorevol compenso. Tutto dì il chiamava traditore

co' suoi famigliari; gli cadde anche in pensiero di ammazzarlo, e ne

divisò anche la maniera; ma avendo confidato l'affare ad Artuso conte,

nobile padovano, a lui spedito dal padre, questi non per malizia,

ma imprudentemente si lasciò uscir di bocca il segreto, tanto che la

notizia ne pervenne a Gian-Galeazzo. Nulla di meno (e ciò sia detto

in sua lode) Gian-Galeazzo, senza voler imitare i crudi tiranni, lo

scusò, e dopo qualche tempo assegnò al Carrarese il possesso e dominio

del castello di Cortesone nell'Astigiano, abitato da gente micidiaria,

e inoltre cinquecento fiorini d'oro il mese. Mostrò Francesco Novello

d'esserne contento, e solamente chiese licenza di poter abitare per

quattro mesi in Asti, città ceduta dal Visconte al genero suo duca

di Turena, finchè potesse far acconciare la casa dirupata che dovea

servirgli di stanza. Accordatagli tal grazia, e preso il possesso del

castello, andò con _Taddea Estense_ sua moglie ad Asti. Quivi stando,

ossia, come vuole l'Ammirati[2026], che segreto impulso gli fosse dato

dai Fiorentini; oppure, come scrivono gli storici padovani, che lo

sdegno suo incredibile contra del conte di Virtù, e insieme la speranza

di ricuperare la perduta città di Padova, il movessero: determinò di

fuggirsene. Fingendo dunque di voler andare a Vienna del Delfinato per

adempiere un suo voto a santo Antonio, senza chiedere licenza, imprese

il viaggio colla moglie nel mese di marzo di quest'anno, per quanto io

credo, e passò l'Alpi. Nè sì tosto fu uscito de' confini del conte di

Virtù, che fece anche uscir d'Asti tutti i suoi figliuoli, con ordine

di passare a Firenze, dove anch'egli avea stabilito di portarsi. Andato

ad Avignone, trattò coll'antipapa _Clemente_; poscia, imbarcatosi

a Marsiglia, venne verso Genova, e parte per mare, parte per terra

arrivò a Pisa, e finalmente a Firenze, dove si riposò. I pericoli

da lui passati nel viaggio, e i patimenti sofferti furono ben molti.

Bella è la dipintura che ne fa il Gatari iuniore nella sua Cronica.

L'inaspettata fuga del Carrarese sommamente dispiacque a _Gian-Galeazzo

Visconte_, e fu poi cagione che sul fine di luglio facesse passare il

_vecchio Francesco_ di lui padre da Cremona nel castello di Como sotto

buone guardie, senza dargli qualche libertà di trattare co' suoi, e

con avergli occupato tutti i danari, gioie ed argenti per la somma

di trecento mila fiorini d'oro. Avea lo scaltro vecchio mostrato, ed

anche fatto intendere al conte di Virtù il singolar suo dispiacere per

la fuga del figliuolo, e si esibì anche di farlo ritornare: al qual

fine scrisse anche lettere assai calde al medesimo. Ma internamente

giubilò per la coraggiosa risoluzione da lui presa; e a chi portava

quelle lettere diede segreto ordine di maggiormente confortarlo a

ricuperare il suo, senza apprendere i pericoli del padre, e di non

mettersi mai più in mano del conte del Virtù con tutte le magnifiche

sue esibizioni. Fermossi _Francesco Novello_ in Firenze non poco

tempo. Parve sulle prime grande il freddo di quei magistrati verso di

lui, per non dar gelosia a Gian-Galeazzo; ma probabilmente in segreto

trattavano con lui; e certo nell'andare innanzi gli mostrarono più

affetto; giacchè quegli accorti cittadini tenevano per inevitabile la

guerra coll'insaziabile signor di Milano. Un pezzo curioso e gustoso

di istoria (torno a dirlo) è quello dei Gatari Padovani[2027] nella

descrizion minuta delle avventure del suddetto Francesco Novello. Io

appena le ho accennate, di più non permettendo l'assunto mio. Essendo

ito in quest'anno _Carlo VI_ re di Francia ad Avignone a visitar

l'antipapa _Clemente_[2028], per opera sua fu coronato nella festa

dell'Ognissanti re delle due Sicilie _Lodovico iuniore d'Angiò_, che

già meditava di venire in Italia. L'atto di quella funzione si legge

nella raccolta del Leibnizio[2029].

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 137 / 216 题