[1987] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.
[1988] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
[1989] Theodericus de Niem, lib. 1, cap. 63.
[1990] Gatari, Istoria di Padova, tom. 18 Rer. Ital.
[1991] Chronic. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
[1992] Corio, Istor. di Milano.
[1993] Gazata, Chron., tom. 18 Rer. Ital.
[1994] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital. Bonincontrus, Annal.,
tom. 21 Rer. Italic. Caresin., Chron., tom. 12 Rer. Italic. Chron.
Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital. Matth. de Griffon., Chronic., tom. 18
Rer. Ital.
[1995] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital. Gatari, Istor. di Padova,
tom. 18 Rer. Ital.
[1996] Giornal. Napolit., tom. 21 Rer. Ital.
[1997] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. Chron. Placentin., tom. eod.
Anno di CRISTO MCCCLXXXVIII. Indiz. XI.
URBANO VI papa 11.
VENCESLAO re de' Romani 11.
Fisso stava _papa Urbano_ nel proponimento suo d'essere nemico a tutti
e due i re litiganti pel regno di Napoli, cioè a _Ladislao di Durazzo_
e a _Lodovico II d'Angiò_, lusingandosi egli di poter conquistare quel
regno (per suo nipote, come fu creduto), dicendo d'esserne egli solo
il padrone[1999]. Cercò aiuti da _Martino_ e _Maria_ re di Sicilia;
assoldò ancora molte soldatesche in Toscana e nel Patrimonio; mossesi
in fine da Perugia per accostarsi maggiormente ai confini di Napoli.
Ma, precipitato a terra nel viaggio dal mulo ch'egli cavalcava,
e ferito in più parti, si fece condurre a Ferentino, senza voler
badare alle preghiere di molti Romani accorsi per invitarlo a Roma.
Tuttavia, perchè s'ammutinarono le milizie sue e l'abbandonarono,
egli, vedendo fallite le sue speranze guerriere, nel novembre
s'appigliò alla risoluzione di restituirsi a Roma, dove con poco
onore entrò. Fu maggiormente assediato in quest'anno dal Mongioia e
da' Napoletani angioini il castello di Capuana, che tuttavia ubbidiva
al _re Ladislao_. Si difese per quanto potè il castellano; ma da che
non venne fatto ad _Ottone duca di Brunsvich_ e al _conte Alberico_
gran contestabile di dargli soccorso, tuttochè vi fossero accorsi con
quattro mila e cinquecento cavalli, il castellano, non potendo più
reggere, capitolò la resa nel dì 22 di aprile. Portò poscia il Mongioia
l'assedio a Castel Nuovo; ma non potè mettervi il piede, perchè, venuti
da Gaeta aiuti agli assediati, questi non si lasciarono più far paura
da lì innanzi. Altri vedrà se questi fatti piuttosto appartenessero
all'anno seguente. Di grandi mali faceano in questi tempi i
corsari[2000] Mori di Tunisi ai lidi de' cristiani nel Mediterraneo.
Spezialmente n'erano in pena _Martino e Maria re di Sicilia_. Adunque,
per reprimere la baldanza di que' Barbari, s'accordarono co' Genovesi
e Pisani, e composero una flotta di venti galee. Quindici d'esse
furono di Genovesi sotto il comando di _Raffaello Adorno_. Ammiraglio
dello stuolo fu _Manfredi di Chiaramonte_. Presero questi combattenti
cristiani a forza d'armi l'isola di Zerbi, e quivi si fortificarono.
Diede fine in quest'anno al suo vivere[2001] _Niccolò II marchese
d'Este_, signor di Ferrara, Modena, Comacchio e Rovigo, nel dì 26 di
marzo. Il magnifico suo, funerale fu accompagnalo dalle lagrime di
molti. Passò la signoria al _marchese Alberto_ suo fratello, contra del
quale fu nel prossimo maggio scoperta una congiura[2002], maneggiata
dal signore di Padova e da' Fiorentini, che mal sofferivano di vederlo
divenuto amico del conte di Virtù. Il disegno era di ucciderlo, e di
trasferire il dominio in _Obizzo Estense_ suo nipote, figliuolo del già
_marchese Aldrovandino_. Vi teneva mano anche la madre d'esso Obizzo.
Fecesi rigorosa giustizia per questo. In fatti, se il defunto marchese
Niccolò fu in addietro nemico dichiarato de' Visconti, non volle già
imitarlo in questo il marchese Alberto. Anzi andò egli in persona con
accompagnamento nobile nel dì 25 d'aprile a visitare _Gian-Galeazzo_
conte di Virtù, che tuttavia tenea la sua residenza in Pavia, e seco
entrò in lega per le imprese che quell'astuto principe andava tutto dì
macchinando.
Quanto più _Francesco da Carrara_ signor di Padova ruminava il grande
inganno fattogli dal suddetto Gian-Galeazzo, occupatore di Vicenza
contro i patti della lega, tanto meno poteva egli astenersi dal
chiamarlo spergiuro e traditore. E per tale il pubblicò anche nelle
lettere scritte a tutti i principi. Durerà fatica il lettore a credere
ciò che i Gatari[2003] lasciarono scritto; cioè che lo stesso Visconte
il fece consigliare di lagnarsi di lui, per aver campo di vincere nel
suo consiglio che fosse consegnata Vicenza al Carrarese. Più verisimile
sembra che il dispetto naturalmente facesse prorompere Francesco
da Carrara in invettive contra di chi l'avea burlato col mancare sì
patentemente all'obbligo e ai patti. Ma ciò fece un bel giuoco al conte
di Virtù, perchè gli servì di pretesto per intraprendere una nuova
guerra contro alla casa di Carrara. Per effettuar questo disegno,
ed impedire che alcuno non imprendesse la difesa del Carrarese,
trattò e conchiuse lega nel dì 19 di maggio colla _repubblica di
Venezia_[2004], promettendole la signoria di Ceneda, di Trivigi e
d'altri luoghi; con _Alberto marchese di Ferrara_, accordandogli la
restituzione di Este e d'altre terre anticamente spettanti alla casa
estense; con _Francesco Gonzaga_ signore di Mantova, e colla _comunità
di Udine_. Mai non si avvisò Francesco da Carrara, benchè uomo di
somma avvedutezza, che i saggi Veneziani potessero condiscendere alla
maggiore esaltazione del conte di Virtù, e ad avere per confinante
un sì potente signore che già facea paura a tutti. Ma s'ingannò, e
non mancavano a lui peccati da farne penitenza anche in questa vita.
Pertanto, ritrovandosi egli attorniato da tanti nemici, e malveduto
ancora da' Padovani, che mal sofferivano le tante nuove gravezze
loro imposte, prese per necessità la risoluzione a lui suggerita di
rinunziar Padova a _Francesco Novello_ suo figliuolo e di ritirarsi a
Trivigi, dove sperava più amore e fedeltà in quel popolo, tanto da lui
beneficato. Nel dì 29 di giugno seguì la rinunzia, e nel dì seguente
la partenza di Francesco il vecchio alla volta d'esso Trivigi. Fatta
poi la disfida dal _conte di Virtù_, cominciò il suo possente esercito,
guidato da _Giacomo dal Verme_, ad inondare il territorio di Padova.
Altrettanto fecero dal canto loro i Veneziani. E quantunque _Francesco
Novello_ da Carrara animosamente colle sue troppo disuguali forze si
opponesse, pure i nemici ora un luogo ora un altro andavano occupando;
e passati, i serragli, sempre più si avvicinavano a Padova. A queste
sue disavventure si aggiunse più d'una sollevazione fatta contra di lui
dal popolo di Padova, sì per la troppo disgustosa visita della guerra
in casa, come pel desiderio di mutar padrone, sperandone, secondo il
costume delle umane lusinghe, migliore stato. In tal maniera crescendo
ogni dì più il turbine esterno ed interno, Francesco Novello si ridusse
a trattare d'aggiustamento. Mandò suoi ambasciatori al campo nemico,
e finalmente si convenne con Giacomo dal Verme e coi provveditori
veneziani che sarebbe permesso a lui d'andare in persona a trattare gli
affari suoi col conte di Virtù, giacchè s'era egli figurato di poter
ottenere buoni patti dalla magnanimità di quel principe; ma che intanto
il castello di Padova verrebbe consegnato a titolo di deposito in mano
del medesimo Giacomo dal Verme, da restituirsi, qualora non succedesse
l'accordo, con altri patti, registrati nelle Storie dei Gatari. Fecesi
la consegna del castello nel dì 23 di novembre, e in quello stesso
giorno si mosse Francesco Novello da Padova con _Taddea Estense_ sua
moglie, co' figliuoli, e col meglio di sua roba in oro, argento, gioie
e danari, ascendente al valore di trecento mila fiorini d'oro, senza i
panni; e s'inviò colla testa bassa alla volta di Verona per passare a
Pavia. Già la città di Trivigi per sollevazion del popolo, che odiava
il dominio de' Carraresi, s'era data alle armi del Visconte[2005].
Erasi ritirato nel castello _Francesco il vecchio_. Gli fu spedito
il _marchese Spineta_ Malaspina a consigliarlo di rimettersi alla
generosità del conte di Virtù. Di larghe promesse gli furono fatte,
tanto ch'egli nel dicembre, consegnata quella fortezza agli uffiziali
del Visconte, s'incamminò alla volta di Pavia. Ed ecco in poco tempo
a terra la magnifica _casa da Carrara_, la quale non tardò a provare
in che debili fondamenti ella avesse poste le sue speranze, e qual
capitale s'avesse a fare del genio conquistatore del conte di Virtù.
Intanto Padova, contro i patti, si diede ad esso conte, a cui nel dì 28
di dicembre fu spedita solenne ambasciata da quel popolo, con detestare
il precedente governo dei Carraresi. Lo stesso fecero tutte le terre e
fortezze, e Feltro e Cividal di Belluno. Oltre all'ingrandimento degli
Stati, ebbe il conte di Virtù la consolazione ancora di veder nato un
figlio maschio da _Caterina Visconte_ sua moglie nel dì 7 di settembre
dell'anno presente[2006], a cui fu posto il nome di _Giovanni Maria_.