NOTE:

[1911] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital. Chron. Estense,

tom. 15 Rer. Ital.

[1912] Giornal. Napol., tom. 15 Rer. Ital.

[1913] Chron. Foroliviens., tom. 22 Rer. Ital.

[1914] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.

[1915] Annales Mediolanenses, tom. 16 Rer. Ital.

[1916] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.

[1917] Matth. de Griffon., Chron., tom. 18 Rer. Ital.

[1918] Leibnitius, Cod. Jur. Gent., tom. 1, n. 106.

[1919] Corio, Istoria di Milano.

[1920] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.

[1921] Giornal. Napolet., tom. 15 Rer. Ital.

[1922] Chron. Foroliviense, tom. 22 Rer. Ital.

[1923] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.

[1924] Tristanus Caracciolus, Opusc., tom. 22 Rer. Ital.

[1925] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.

[1926] Theodoricus de Niem, Histor.

[1927] Bonincontrus, Annal., tom. 21 Rer. Ital.

[1928] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.

[1929] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital.

[1930] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.

[1931] Cromerus et Bonfinius, de Reb. Hungar.

[1932] Gatari, Istoria di Padova, tom. 17 Rer. Ital.

[1933] Caresin., Chron., tom. 12 Rer. Ital. Sanuto, Istor. Venet., tom.

22 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCCCLXXXIII. Indiz. VI.

URBANO VI papa 6.

VENCESLAO re de' Romani 6.

La guerra del regno di Napoli tuttavia durava, ma fiaccamente era

condotta non meno dal _re Carlo_ che da _Lodovico duca d'Angiò_.

Ora _papa Urbano VI_, uomo focoso, non potendo sofferire così gran

lentezza, determinò di passare alla volta di Napoli[1934]. Più

nondimeno lo spigneva a quel viaggio la brama d'indurre il re Carlo

all'osservanza delle promesse, giacchè questi s'era obbligato di

conferire il ducato di Capoa e d'Amalfi con altre terre a _Francesco

da Prignano_ suo nipote, soprannominato Butillo[1935]. A questa sua

risoluzione s'opposero sei o sette de' cardinali; ma questo papa, sì

pieno di pensieri secolareschi, era uomo cocciuto, nè volea consigli,

nè chi gli contraddicesse. Fu a Ferentino nel settembre, e mandò ordine

a que' cardinali che venissero a trovarlo, perchè volea continuare

il viaggio a Napoli. Se ne scusarono con allegare la lor povertà,

e la poca sicurezza delle strade infestate dai Bretoni, soldati

dell'antipapa. Urbano, sempre pieno di diffidenza, prese questo rifiuto

per un disegno di ribellione, e con una scandalosa bolla li minacciò

di deporli, se non ubbidivano tosto. Portatosi ad Aversa, fu a fargli

riverenza il _re Carlo_, il quale mal volentieri vide questa visita

fatta a' suoi Stati, nè però mancò di onorarlo in tutte le maniere

convenienti all'alta di lui dignità e sovranità. In quella stanza poco

gusto ebbe il papa. Contuttociò unito col re entrò nel dì 9 d'ottobre

in Napoli, ricevuto dal clero e popolo con gran solennità ed ossequio.

Gli fu dato l'alloggio in Castel Nuovo, e sotto specie di onore gli

furono posti molti corpi di guardia, acciocchè poco potesse trattar co'

Napoletani, giacchè il re Carlo, conoscendo il di lui umore, poco se

ne fidava. Tuttavia scrive l'autore de' giornali napoletani che il re

promise allora, o confermò la dianzi fatta promessa di dare a Butillo

nipote del papa il principato di Capoa, il ducato di Amalfi, Nocera,

Scafato ed altre terre. Pareva al papa di star male e come in prigione

in quel castello. Tanto si maneggiò, che gli fu permesso di passare

all'arcivescovato. Avvenne dipoi che Butillo suo nipote, uomo perduto

nella sensualità, e dato unicamente ai piaceri, rapì di monistero di

Santa Chiara una nobil monaca professa, e seco la tenne per alquanti

giorni. Fu processato, e citato d'ordine del re Carlo; e perchè non si

presentò, uscì contra di lui la condannagion della testa. Il papa, che

scusava il nipote per la sua giovanezza, tuttochè egli fosse in età di

quarant'anni, ne fece gran doglianza. Andò perciò in nulla il processo.

Butillo fu messo in possesso degli Stati suddetti, e il papa conchiuse

ancora il maritaggio di due sue nipoti con due de' primi baroni. Queste

erano le grandi occupazioni del pontefice!

Per conto della guerra poco sangue si sparse in quest'anno. Ma un'altra

guerra si facea dalla peste, la quale nel precedente anno risvegliata

in Italia, inferocì nel Friuli[1936], e portò al sepolcro nella sola

Venezia circa cinquantasei mila persone. Provossi questo terribil

flagello nell'anno presente in Padova, Verona, Bologna, Ferrara,

Mantova e nella Romagna. Passò a Firenze, Siena e ad altri luoghi

della Toscana, spopolando le terre; e strage non poca fece anche

nel Piemonte, in Genova e nel regno di Napoli. Ne patì a dismisura

l'armata del _duca d'Angiò_. Fra i più riguardevoli gran signori che

perirono allora, non so se per la peste o per altro malore, si contò

ancora _Amedeo VI conte di Savoia_, che militava in favor d'esso duca:

il che sommamente conturbò l'Angioino, perchè egli era il principal

suo campione in quella gara, principe per molte sue belle doti ed

imprese stimatissimo dappertutto, ed uno de' più illustri di quella

nobilissima casa[1937]. Accadde la sua morte nel dì primo ovvero nel

dì secondo di marzo, con aver egli prima riconosciuto per vero papa

_Urbano VI_. Ebbe per successore _Amedeo VII_ suo figliuolo; e il

corpo suo fu portato in Savoia. Gli tennero dietro le soldatesche sue.

Per tali disavventure restò il duca d'Angiò smunto di forze; quel suo

fioritissimo esercito era calato di troppo. Spedì dunque suoi messi a

_Carlo VI re_ di Francia suo nipote, pregandolo istantemente d'aiuto;

e in vano non furono le sue preghiere[1938]. Avendo la peste ridotta

a mal termine la città di Ravenna, _Galeotto Malatesta_, signor di

Rimini, Cesena ed altre città, valendosi del pretesto che _Guido da

Polenta_ avesse assistito il _duca d'Angiò _contra di _Urbano papa_,

si avvisò di far buona caccia. Non ebbe già Ravenna, alla cui difesa

accorse _Guido_ signor della terra, ma bensì occupò al medesimo la

città di Cervia. Pareva che dopo essere caduta in mano di _Leopoldo

duca d'Austria_, principe potentissimo, la città di Trivigi, dovesse

oramai essere sicura dagl'insulti di _Francesco da Carrara_ signor

di Padova[1939]. Ma il Carrarese, oltre l'essersi impadronito delle

castella del Trivisano, e all'avere in varii siti di quel distretto

fabbricate delle forti bastie, era uomo di petto e di mirabil

accortezza. Messosi in testa di volere stancare il duca, nell'aprile

spedì le sue genti sino alle porte di Trivigi, e queste entrate nel

borgo di Santi Quaranta, vi attaccarono il fuoco. Teneva il Carrarese

occupata una torre in vicinanza di quella città, e di là recava ad essa

continuamente molestia, ed impediva l'introdurvi vettovaglie. Venne in

persona lo stesso _duca Leopoldo_ con circa otto mila cavalli verso il

fine di maggio, e condusse molte carra di viveri in Trivigi; prese la

bastia di Nervesa, ma non potè espugnar la torre suddetta. Si trattò

più volte di pace, e nulla in quest'anno si conchiuse. Il Carrarese

troppo era innamorato di quella città, e la volea a tutti i patti. Se

ne tornò il duca in Germania, lasciando più che mai Trivigi in cattivo

stato. Le conseguenze di questa pugna le vedremo ben presto. Lungo

tempo non potea durar la pace nell'inquieta città di Genova[1940]. Nel

marzo di quest'anno, perchè si volea mettere l'aggravio d'un denaro per

libbra di carne, si sollevarono i beccai contra di _Niccolò di Guarco_

lor doge, e contra del governo. Per più giorni tutta fu in tumulto la

città. Parte del popolo, dopo aver preso il palazzo, e fatto fuggire il

Guarco, acclamava per doge _Antoniotto Adorno_, che era corso a Genova.

L'altra parte volea _Leonardo da Montaldo_ legista. Prevalsero questi

ultimi nel dì 7 di aprile, e, creato doge esso Leonardo, cessò tutto lo

strepito popolare.

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 131 / 216 题