NOTE:

[1802] Cron. Sanese, tom. 15 Rer. Ital.

[1803] Gazata, Chron., tom. 18 Rer. Ital.

[1804] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer, Ital.

[1805] Raynaldus, Annal. Eccles.

[1806] Corio, Istor. di Milano.

[1807] Guichenon, Histoire de la Maison de Savoye.

[1808] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital.

[1809] Gatari, Istoria di Padova, tom. 17 Rer. Ital.

[1810] Tomasini, Petrarca rediviv.

Anno di CRISTO MCCCLXXV. Indiz. XIII.

GREGORIO XI papa 6.

CARLO IV imperadore 21.

Per la tregua fatta coi Visconti, e per la disposizione ancora ad

una pace, pareva che omai si dovesse sperar la quiete in Italia. Ma

eccoti dalla Lombardia passare l'incendio della guerra negli Stati

della Chiesa. _Gregorio XI_ era buon papa, ma buoni non erano gli

uffiziali oltramontani da lui mandati al governo d'Italia[1813].

Tutti attendevano a divorar le rendite della camera pontificia, e

tutti a cavar danari per ogni verso, nè giustizia era fatta da loro:

di maniera che i pastori della Chiesa (così erano chiamati), oltre al

discredito, aveano guadagnato l'odio e la disapprovazione di tutti.

Trascorre in questo argomento con molte esagerazioni l'autore della

Cronica di Piacenza[1814], assai ghibellino, per quanto si vede, di

cuore. _Guglielmo cardinale_ legato di Bologna ebbe, in questi tempi,

un trattato segreto per occupar la bella terra di Prato ai Fiorentini,

e, mostrando di non poter più mantenere le soldatesche, delle quali

s'era servito contro i Visconti, le spinse alla volta di Toscana. Ne

fu gran mormorio e sdegno in Firenze; e que' maggiorenti, i più allora

inclinati al ghibellinismo, dal desiderio della vendetta si lasciarono

trasportare ad esorbitanti risoluzioni contra del buon pontefice,

tradito da' suoi ministri. Perciò si fornirono di gente d'armi, e

a forza di danaro seppero ritenere _Giovanni Aucud_, che, entrando

nel loro distretto co' suoi Inglesi, non facesse acquisto alcuno. La

Cronica di Siena[1815] ha, che gli pagarono centotrenta mila fiorini

d'oro, de' quali gravarono i cherici loro per settantacinque mila.

Qui non finì la faccenda. Cominciarono ancora con segrete congiure a

sommuovere le città della Chiesa a ribellione, promettendo a cadauna

favore ed aiuto, acciocchè ricuperassero la perduta libertà. Nello

stesso tempo fecero lega con _Bernabò Visconte_. Anzi abbiamo dal

suddetto cronista sanese che lega fu fatta fra _Bernabò Visconte_,

la _reina Giovanna_, i _Fiorentini, Sanesi, Pisani, Lucchesi_ ed

_Aretini_, _per riparare agl'iniqui cherici_. La prima città che alzò

la bandiera della libertà colle spalle de' Fiorentini, nel mese di

novembre fu la città di Castello oppure Viterbo, Monte Fiascone e

Narni. Il _prefetto da Vico_, avuto Viterbo, in pochi dì s'impadronì

anche della rocca[1816]. Successivamente nel dicembre si ribellarono

Perugia, Assisi, Spoleti, Gubbio ed Urbino: della qual ultima città

s'impadronì _Antonio conte di Montefeltro_, siccome ancora di Cagli.

_Rinaldino da Monteverde_ si fece signore di Fermo. Ecco già un grande

squarcio fatto agli Stati della Chiesa romana. Verso quelle parti

inviò il legato _Giovanni Aucud_ colla sua forte compagnia d'Inglesi,

che era al soldo della Chiesa. Ma quel furbo maestro di guerra nulla

fece di rilevante, e lasciò che i Perugini tutti in armi divenissero

padroni anche delle due fortezze della loro città. Mangiava costui a

due ganascie, perchè segretamente tirava una pensione da' Fiorentini.

In somma in pochi giorni si sottrassero al dominio della Chiesa ottanta

fra città, castella e fortezze, nè si trovò chi facesse riparo a sì

gran piena.

Giunse in quest'anno nel dì 17 oppure 19 d'ottobre al fine de' suoi

giorni _Can Signore dalla Scala_ signore di Verona e Vicenza[1817].

Suo fratello _Paolo Alboino,_ siccome legittimo, avrebbe dovuto

succedere in quella signoria, ma egli era detenuto prigione in

Peschiera, e Cane, pensando più al mondo da cui si partiva, che

all'altro a cui s'incamminava, prima di morire, il fece barbaramente

strangolare, affinchè, senza contrasto, succedessero nel dominio i

due suoi figliuoli bastardi Bartolomeo ed Antonio, i quali già avea

fatto proclamar signori, dappoichè vide disperata la sua salute. Fu

pubblicamente esposto il cadavero d'Alboino, e per questo cessò ogni

pericolo di commozione. Ma, essendo i suddetti suoi figliuoli in età

meno di sedici anni, corse _Galeotto Malatesta_, lasciato insieme con

_Niccolò marchese_ di Ferrara per loro curatore; ed esso marchese

e _Francesco da Carrara_ vi spedirono gente per lor sicurezza. In

questi tempi trovandosi vedova _Giovanna regina_ di Napoli per la

morte già seguita dell'infante suo terzo marito, pensò di passare a

nuove nozze[1818], consigliata a questo o da' suoi ministri, o dal

timore di _Lodovico re_ d'Ungheria e Polonia, che tuttavia andava

mantenendo, anzi producendo le sue pretensioni sopra quel regno, o

sopra il principato di Salerno e la contea di Provenza. Dava ancora

molto da sospettare alla regina _Carlo di Durazzo_, figliuolo del già

_Luigi_ suo zio, il quale allora si trovava a' servigi del suddetto re

Lodovico in Ungheria. Ancor questi aspirava al regno pel diritto del

sangue. Mise dunque Giovanna gli occhi, benchè in lontananza, addosso

ad _Ottone duca di Brunsvich_, e a lui diede la preminenza nella scelta

d'un marito[1819]. Per nobiltà, se si eccettuavano i re della schiatta

franzese, niuno gli andava innanzi, perchè discendeva dall'antica

e nobilissima linea estense guelfa di Germania, che avea prodotto

illustri duchi e un imperadore. Pochi poi il pareggiavano nel valore

e nella saviezza. Da alcuni anni in qua egli dimorava in Monferrato,

lancia e scudo ai teneri figliuoli del fu _marchese Teodoro_ suo

parente. Per li suoi importanti servigi unitamente con essi figliuoli

era investito delle città d'Asti e d'Alba, e della terra di Montevico,

e non men d'essi dichiarato vicario generale dell'imperio in quelle

parti da _Carlo IV Augusto_. Accettò questo principe l'offerta

del regal matrimonio, e nell'anno seguente si diede compimento al

contratto, ma colla condizion che la reina gli farebbe comune il letto,

ma non il trono.

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 123 / 216 题