NOTE:

[1785] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.

[1786] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.

[1787] Matth. de Griffonibus, tom. 18 Rer. Ital.

[1788] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.

[1789] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.

[1790] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital.

[1791] Gazata, Chron., tom. 18 Rer. Ital.

[1792] Corio, Istoria di Milano. Gazata, Chron.

[1793] Annales Mediolanens., tom. 16 Rer. Ital. Chron. Placentin., tom.

eod.

[1794] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.

[1795] Gatari, Istor. di Padova, tom. 17 Rer. Ital. Caresin., Chron.,

tom. 12 Rer. Ital. Redus., Chron., tom. 19 Rer. Ital.

[1796] Andreas de Redusio, Chron. Tarvis., tom. 19 Rer. Ital.

[1797] Caresin., Chron. Venet., tom. 12 Rer. Ital.

[1798] Gattari, Istor. di Pad., tom. 17 Rer. Ital.

[1799] Sanuto, Chron. Venet., tom. 22 Rer. Ital.

[1800] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.

[1801] Giornal. Napol., tom. 21 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCCCLXXIV. Indiz. XII.

GREGORIO XI papa 5.

CARLO IV imperadore 20.

Continuò bensì la guerra in Lombardia, ma assai melensamente, perchè

era in piedi un vigoroso trattato di pace[1803]. Nel dì 26 d'aprile

l'esercito della Chiesa e di _Niccolò marchese_ d'Este passò su quel di

Parma e Piacenza a' danni di quei paesi, e vi stette a bottinare sino

al dì 3 di giugno. Copiosamente ancora fornì di gente e di munizioni

le castella già ivi conquistate dal papa, e restate in suo potere. Nel

ritorno diede il guasto intorno alle castella de' Fogliani di Reggio,

perchè _Guido Savina_ da Fogliano, senza curar i nipoti, figliuoli

del giustiziato _Francesco_, le avea sottomesse a _Bernabò Visconte_.

Fu anche dato il sacco ai contorni di Carpi, per gastigare _Giberto

Pio_ che s'era collegato con Bernabò. Nello stesso tempo _Marsilio

Pio_ suo fratello stava attaccato al marchese d'Este. Ciò che impedì

altre militari imprese fu la pioggia continuata per più settimane,

che guastò le biade in erba, nè lasciò fare la raccolta de' fieni.

Succedette perciò una gravissima carestia per quasi tutta l'Italia.

E con questo malanno si collegò anche la pestilenza, che mirabili

stragi fece in Milano, Piacenza, Parma, Reggio, Modena e Bologna, o,

per dir meglio, in quasi tutta la Lombardia[1804]. Si provò lo stesso

flagello di carestia e moria in Roma, Firenze, Pisa ed altre città

della Toscana, Romagna e Marca, siccome ancora in Avignone ed altri

luoghi della Francia; per lo che rimasero spopolate alcune città.

Finalmente, giacchè non si potè per ora conchiudere la pace fra la

Chiesa e i Visconti, si stabilì almeno, per interposizione dei duchi

di Austria, la tregua d'un anno, la quale fu bandita nel dì 6 di

giugno. Probabilmente prima di questo tempo le milizie pontificie,

che col vescovo di Vercelli assediavano la cittadella di Vercelli,

dopo aver impedito i soccorsi che v'inviò _Galeazzo Visconte_, se

ne impadronirono: con che tutta quella città restò all'ubbidienza

della Chiesa. Se si vuol credere al Rinaldi[1805], in quest'anno

i Vigevanaschi, i Piacentini e Pavesi si ribellarono a _Galeazzo

Visconte_, e si diedero alla Chiesa: cosa, a mio credere, lontana

dal vero, perchè niuna di queste città nel temporale truovo io che

facesse mutazione alcuna. Secondo il Corio[1806], _Amedeo conte di

Savoia_ non solamente si staccò dalla lega del papa, ma eziandio si

collegò con _Gian-Galeazzo conte_ di Virtù, figliuolo di _Galeazzo

Visconte_. Ma non appartiene all'anno presente un tal fatto. Solamente

nell'anno seguente, per attestato del medesimo storico, Gian-Galeazzo

fu emancipato dal padre, ed autorizzato a potere far guerra e pace,

con avergli assegnato il governo di Novara, Vercelli, Alessandria e

Casale di Santo Evasio. Quanto poi alla concordia col conte di Savoia,

il Guichenone[1807] ne rapporta lo strumento, e la fa vedere stipulata

nel dì 29 d'agosto del 1378.

Ma _Bernabò_, che durante la tregua non potea impiegare i suoi

pensieri in imprese di guerra, li rivolse tutti alla caccia. Questo

era il suo più favorito divertimento[1808], e per cagion d'esso

ancora commise infinite crudeltà: mestiere per altro sempre a lui

familiare. Sotto pena della vita e perdita di tutti i beni proibì

a chi che sia l'uccidere cignali ed altre fiere; e questa barbarica

legge fece eseguire a puntino, anzi stese i suoi processi a chi nei

quattro precedenti anni ne avesse ucciso o ne avesse mangiato. In

servigio della caccia parimente tenea circa cinque mila cani, e questi

distribuiva ai contadini con obbligo di ben nutrirli e condurli ogni

mese alla revista. Guai se si trovavano magri, peggio se morti: v'era

la pena del confisco dei beni, oltre ad altre pene. Più temuti erano

i canetieri di Bernabò che i podestà delle terre. E, quantunque per

le guerre, per la carestia e moria fossero i suoi sudditi affatto

smunti, accrebbe smisuratamente le taglie e i tributi, per adunar

tesori da far nuove guerre. Alla vista e al rimbombo di queste ed

altre tirannie di sì disumanato principe tutti tremavano, nè alcuno

ardiva di zittire. Due frati minori, che osarono di muover parola a

lui stesso di tante estorsioni, li fece bruciar vivi[1809]. Merita ora

_Francesco Petrarca_ che si faccia menzione della sua morte, accaduta

nel dì 18 di luglio dell'anno presente nella deliziosa villa d'Arquà

del Padovano[1810]. Tale era il credito di questo insigne poeta a' suoi

tempi, che _Francesco da Carrara_ signor di Padova e copiosa nobiltà

vollero colla lor presenza onorare il di lui funerale. Ad esso Petrarca

grande obbligazione hanno le lettere, perchè egli fu uno de' principali

a farle risorgere in Italia. In questi tempi gran guerra ebbero i

Sanesi[1811] coi Salimbeni loro ribelli. E tornato il _duca d'Andria_

nel regno di Napoli con un'armata di Franzesi, Guasconi ed Italiani,

in numero di più di quindici mila combattenti, si condusse verso Capoa

ed Aversa[1812]. Non dormiva la _regina Giovanna_; anch'ella mise in

campo un esercito numeroso. Ma per le esortazioni del conte camerlengo

suo zio, il duca lasciò l'impresa, e se ne tornò di nuovo in Provenza.

Veggendosi così abbandonate le sue truppe, formarono una compagnia

sotto varii capitani, e s'impadronirono di una terra della duchessa

di Durazzo. La regina, col regalo lor fatto di dieci mila fiorini, si

sgravò di costoro, e rivolse il mal tempo addosso ad altri paesi.

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 122 / 216 题