[1759] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
[1760] Ammirat., Istoria Fiorentina, lib. 13.
[1761] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
[1762] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital.
[1763] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.
[1764] Corio, Istoria di Milano.
[1765] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
[1766] Matth. de Griffonibus, Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.
[1767] Chronic. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
[1768] Caresin., Chronic., tom. 12 Rer. Ital. Sanuto, Cron., tom. 22
Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCCCLXXII. Indizione X.
GREGORIO XI papa 3.
CARLO IV imperadore 18.
Secondo il Guichenone[1770], _Giovanni marchese di Monferrato_,
principe glorioso, forse per gli affanni patiti ne' sinistri successi
della sua guerra con _Galeazzo Visconte_, gravemente s'infermò e
terminò i suoi giorni. Nella Cronica di Piacenza[1771] è scritto che
la sua morte accadde nel dì 13 di marzo del 1371. Ma il testamento
e i codicilli di questo principe dati alla luce da Benvenuto da
San Giorgio[1772], benchè non assai esatti nelle note cronologiche,
abbastanza ci assicurano esser egli passato all'altra vita dopo il dì
14 di marzo dell'anno presente, e prima del dì 20 d'esso mese. Sotto
la protezion del papa lasciò suo erede nel Monferrato _Secondotto_ suo
primogenito; e la città d'Asti volle che fosse per indiviso di esso
Secondotto, e di GIOVANNI, TEODORO e _Guglielmo_ altri suoi figliuoli,
e di _Ottone duca_ di Brunsvich suo parente, al quale avea anche donato
varie altre castella, deputandolo per tutore e curatore de' suddetti
suoi figliuoli insieme con _Amedeo conte di Savoia_. Aveva egli tenuto
Ottone di Brunsvich in addietro per suo principal consigliere, e quasi
secondo padrone di quegli Stati: cotanta era la sua onoratezza, fedeltà
e prudenza. Maggiormente si applicò esso duca da lì innanzi a sostener
gl'interessi di quei principi giovinetti. Ma si trovava egli in gravi
pericoli, perchè _Galeazzo Visconte_ minacciava la città d'Asti, e in
fatti passò ad assediarla nell'anno presente. Trattò di pace il duca
di Brunsvich, ma ritrovate troppo alte le pretensioni di Galeazzo, che
a tutte le maniere voleva Asti, se ne ritornò alla difesa di quella
città e del Monferrato, con implorar l'aiuto del suddetto Amedeo conte
di Savoia, valoroso principe di questi tempi. Era il conte cognato
di Galeazzo, cugino de' figliuoli del fu marchese Teodoro, e perciò
sembrava irresoluto; ma l'essersi _Federigo marchese_ di Saluzzo
collegato coi Visconti, e il timore che il crescere di Galeazzo non
ridondasse in proprio danno, gli persuasero di entrare in lega col
Monferrato. Inoltre seppe così ben rappresentare al papa la necessità
di reprimere i Visconti[1773], siccome gente vogliosa di assorbir
tutta l'Italia, che il trasse seco in lega, e n'ebbe gran rinforzo
di gente e danari. Erano unite anche le altre milizie pontificie con
quelle del _marchese Niccolò Estense_, di _Francesco da Carrara_ e
de' _Fiorentini_, per resistere in altre parti alle forze di _Bernabò
Visconte_. Quanto al Monferrato, durò lungo tempo l'assedio d'Asti:
v'andò un potente soccorso del conte di Savoia; seguirono varii
combattimenti colla peggio de' Visconti[1774]; e in fine sì vigorosa
difesa fecero di quella città il conte ed Ottone duca di Brunsvich,
con aver anche prese le bastie del Visconte, che Galeazzo fu forzato a
ritirarsi colle mani vote.
Altro destino ebbe la guerra di Bernabò col marchese estense.
_Ambrosio_ suo figliuolo bastardo, scelto per capitano colla sua
armata, collegato con _Manfredino signor di Sassuolo_, venne da Reggio
a dare il guasto al territorio di Modena[1775]. Gli furono a fronte
le genti del marchese, del legato pontificio, del Carrarese e de'
Fiorentini, e corsero anche esse a' danni del Sassolese. Poscia nel
dì 2 di giugno vennero alle mani le due nemiche armate. La sanguinosa
battaglia durò ore quattro continue; voltò in fine la spalle quella
de' collegati, con essere rimasti prigionieri _Francesco e Guglielmo
da Fogliano_, nobili reggiani, capitani dell'Estense e della Chiesa, e
_Giovanni Rod_ Tedesco capitano de' Fiorentini, e circa mille soldati.
Nè si dee tacere una delle tante crudeltà di Bernabò. Nel dicembre di
quest'anno fece intimar la morte al suddetto Francesco da Fogliano,
se non gli consegnava tutte le castella esistenti nel Reggiano. Ma
non era in sua mano il darle, perchè v'era guarnigione del papa e del
marchese Niccolò; e _Guido Savina_ suo fratello, che in esse castella
soggiornava, benchè scongiurato, sempre ricusò di consegnarle. Fece
Bernabò ignominiosamente impiccare quel prode cavaliere: barbarie
divolgata e detestata per tutta l'Italia. La perdita della battaglia
suddetta, che si tirò dietro la presa di Correggio, venne da lì a non
molto riparata coll'arrivo di numerose squadre d'armati, spedite dal
_cardinal Pietro Bituricense_, venuto nel gennaio a Bologna legato
apostolico, e da _Giovanna regina_ di Napoli. Queste impedirono a
Bernabò il piantare intorno a Modena due bastie, che gli erano costate
sessanta mila fiorini d'oro. Ma perciocchè esso Bernabò, volendo
prestar soccorso al fratello _Galeazzo_[1776], contra di cui era
marciato con molte forze _Amedeo conte di Savoia_, spedì verso Asti il
figliuolo Ambrosio, e buona parte dell'esercito suo[1777]: l'armata
de' collegati s'inoltrò sul Reggiano e Parmigiano, dove fece immenso
bottino, e rovinò il paese per otto giorni. Oltre a ciò, la compagnia
degl'Inglesi, sotto il comando di _Giovanni Aucud_, che militava per
Bernabò Visconte, terminata la sua ferma, e disgustata, perchè non
le fu permesso di venire a battaglia col conte di Savoia, passò ai
servigi del papa e de' collegati; e giunta sul Piacentino, dopo aver
prese parecchie castella di quel contado, quivi dolcemente si riposò
nel verno alle spese de' miseri popoli. Verso lo stesso territorio di
Piacenza si inviò nel novembre il conte di Savoia col disegno di entrar
sul Milanese; ma i fiumi grossi e le buone difese fatte dai Visconti
fecero abortir le sue idee[1778]. Eransi già ritirate ai quartieri
le milizie de' collegati, ed era seguita una tregua con Bernabò per
mezzo del re di Francia, quando Ambrosio Visconti, senza saputa del
padre (per quanto si fece credere), cavalcò con tutte le sue genti di
armi sul Bolognese[1779] nel dì 18 di novembre, dove diede un terribil
guasto, e bruciò case e palagi. Arrivò fino alle porte di Bologna
all'improvviso, niuno aspettando tal visita in vigor della tregua.
Ne menò via ben tre mila buoi, e il danno recato si fece ascendere
fino a secento mila fiorini d'oro. In Pavia nel dì 3 di settembre di
quest'anno finì di vivere _Isabella_ moglie del giovane _Galeazzo
Visconte_ conte di Virtù, e figliuola di _Giovanni re di Francia_,
principessa che per le sue rare virtù si truova sommamente encomiata
negli Annali di Milano e di Piacenza.
Non ostante che s'interponessero gli ambasciatori del legato
pontificio, dei Fiorentini e Pisani, per impedir la guerra che s'andava
preparando fra i _Veneziani_ e _Francesco da Carrara_ signor di Padova,
maniera non si trovò per quetar le differenze[1780]. Severamente
furono gastigati alcuni nobili veneti amici del Carrarese, che gli
rivelavano i segreti del consiglio. Ma ciò che maggiormente irritò
il senato veneto, fu l'avere scoperta un'indignità del Carrarese,
il quale segretamente avea spediti a Venezia alcuni suoi sgherri per
levar di vita certi altri nobili suoi nemici, perchè attraversavano
i trattati della concordia. A molti di quegli assassini costò la
vita lo scoprimento del disegno; e per questo si venne all'armi.
Gli avvenimenti di essa guerra, in cui fu assistito il Carrarese
da _Lodovico re_ d'Ungheria, furono varii, e veggonsi diffusamente
descritti dal Caresino, dal Redusio e dai Gatari. Fino poi a questo
anno erano durate le fiere nemicizie e guerre fra i re di Napoli
Angioini e i re di Sicilia Aragonesi[1781]. Dacchè il _re Pietro_ tolse
al _re Carlo I_ la Sicilia, non mai durevol pace seguì fra loro; nel
presente anno finalmente stabilirono un accordo _Giovanna regina_ di
Napoli e don _Federigo d'Aragona re_ di Sicilia, essendosi indotto
l'ultimo a riconoscere dalla regina in feudo quell'isola, e di pagarle
annualmente a titolo di censo tre mila once d'oro, cadauna delle quali
valeva cinque fiorini d'oro, e per conseguente quindici mila fiorini
d'oro per anno: somma veramente pesante; e di usare il titolo di re
di Trinacria, e non già di Sicilia, riserbato alla regina Giovanna.
Il Fazello[1782] con error grave fa mancato di vita il re Federigo
nell'anno 1368. Gli Atti pubblicati dal Rinaldi il comprovano vivo in
quest'anno, ed autore della suddetta concordia, la quale fu approvata
dal papa. Diede bensì fine al suo vivere nel dì 11 di luglio dell'anno
presente[1783] _Malatesta Unghero_ signore di Rimini, e, secondo la
Cronica di Bologna[1784], _della sua morte fu gran danno, perchè era
prode uomo, come sono stati sempre i Malatesti_. Il dominio degli
Stati rimase a _Galeotto_ suo zio e a _Pandolfo_ suo fratello, il
quale nell'anno appresso fece anch'egli fine a' suoi giorni. Facendosi
in quest'anno la coronazione di _Pietro re_ di Cipri, a cagion della
precedenza fra i balii o consoli, insorse gran rissa fra i Veneziani e
Genovesi[1785]. In favore de' primi furono i Cipriotti: laonde alquanti
Genovesi vennero uccisi, oppure precipitati dai balconi. Portata questa
disgustosa nuova a Genova, si sollevò gran rabbia e tumulto in quel
popolo, nè tardò quel doge _Domenico da Campofregoso_ a mettere in
ordine una possente armata marittima, di cui fu ammiraglio _Pietro
da Campofregoso_, fratello del doge, per passare in Cipri a farne
vendetta. Questo accidente risvegliò l'antica gara ed odio fra le due
nazioni veneta e genovese, onde ne seguirono poi sconcerti e guerre
implacabili.