NOTE:

[1746] Raynaldus, Annal. Eccles.

[1747] Vita Urbani V, P. II, tom. 3 Rer. Ital.

[1748] Petrarcha, lib. 13 Rer. Sen., epistol. 13.

[1749] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.

[1750] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.

[1751] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.

[1752] Matth. de Griffonibus, Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.

[1753] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.

[1754] Chronic. Estens., tom. 15 Rer. Ital.

[1755] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital. Chron. Placentin.,

tom. eod.

[1756] Benvenuto da San Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 23 Rer.

Ital.

[1757] Corio, Istor. di Milano.

[1758] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCCCLXXI. Indiz. IX.

GREGORIO XI papa 2.

CARLO IV imperadore 17.

Fecero gran rumore in Italia nel presente anno le calamità della città

di Reggio[1761]. Padrone d'essa _Feltrino da Gonzaga_ tirannescamente

opprimeva quel popolo, che perciò nulla più desiderava che di passar

sotto altro signore. I Boiardi, Roberti, Manfredi, principali d'essa

città, ne fecero parola al _marchese Niccolò_ d'Este signor di Ferrara

e Modena, rappresentandogli facile l'acquisto per la disposizion

favorevole di que' cittadini. La voglia di slargare i confini, da cui

non va esente alcuno de' principi; l'aver Feltrino usati in addietro

varii tradimenti ed insolenze al marchese; e le pretensioni che

tuttavia nudriva la casa d'Este sopra di Reggio, posseduto già da essa

anche nel principio del corrente secolo, gli fecero dare il consenso

a questa tentazione. Richiedeva l'impresa delle forze, e perciò prese

egli al suo soldo la compagnia di masnadieri di varie nazioni, messa

insieme dal _conte Lucio_ di Suevia, non so se fratello del già ucciso

conte Lucio Corrado, uomo che anche egli col prendere il soldo altrui,

o pur colle rapine e coi saccheggi manteneva le truppe sue. Sul Sanese

aveano costoro bruciate circa due mila case[1762], e spremuto da quel

comune per accordo otto mila fiorini d'oro a' dì 22 di marzo. Vennero

pel Bolognese a guisa di nemici; e il marchese, per coprire i suoi

disegni, gl'inviò sotto Sassuolo, mostrando di voler quivi piantare

una bastia, giacchè durava la guerra contra di _Manfredino_ signor

di quella terra. Poscia nel dì 7 d'aprile segretamente cavalcò la

gente del marchese a Reggio, sotto il comando di Bechino da Marano; e

presa la porta di San Pietro per forza, entrò vittoriosa nella città.

Feltrino da Gonzaga si rifugiò nella cittadella, e tenne forte anche

due porte della stessa città. Arrivò intanto lo scellerato conte

Lucio colle sue sfrenate masnade. L'ordine era, ch'egli non entrasse

nella città, per ischivare i disordini; ma costui trovò la maniera di

introdurvisi con promessa di non danneggiare i cittadini. Ma appena

quelle inique milizie furono dentro, che diedero un orrido sacco alle

case, ai sacri templi, con tutte le più detestabili conseguenze di

sì fatte inumanità. Nè ciò bastando allo iniquo condottiere, dacchè

intese che _Feltrino_ trattava con _Bernabò Visconte_ di vendergli

Reggio, anch'egli concorse al mercato. Venne per questo a Parma

Bernabò, dopo avere spedito a Feltrino _Ambrosio_ suo figliuolo (già

liberato per danari dalle carceri di Napoli) con aiuto di gente. Fu

conchiuso il contratto fra lui e il Gonzaga nel dì 17 di maggio, come

apparisce dallo strumento, per cui comperò Bernabò la città di Reggio

pel prezzo di cinquanta mila fiorini d'oro, con lasciare a Feltrino

il dominio di Novellara e Bagnolo, che erano del distretto di Reggio.

Altri venticinque mila fiorini (quaranta mila dicono gli Annali

Milanesi[1763]) pagò il Visconte al conte Lucio, affinchè gli desse

libera la città. Dopo di che tanto il Gonzaga, che il conte Lucio si

ritirarono, comandando costui alle genti del marchese d'andarsene,

altrimenti avrebbe contra di loro adoperata la forza.

Enorme fu il tradimento; e pur con tanti esempi della mala fede di

questi iniqui masnadieri, i principi d'Italia li conducevano al

loro servigio; e il conte Lucio appunto passò da Reggio al soldo

di _Giovanni marchese_ di Monferrato, contro al quale aspramente

guerreggiava _Galeazzo Visconte_. Scrisse il Corio[1764], e prima

di lui l'autore degli Annali Milanesi, essere state le milizie di

Bernabò che diedero l'esecrabil sacco alla città di Reggio. La Cronica

Estense[1765], siccome ho detto, e Matteo Griffone[1766] attribuiscono

tanta iniquità alle soldatesche del conte Lucio. Ebbe bene a rodersi

le dita per sì infelice impresa il _marchese Niccolò_. Non solamente

non acquistò egli Reggio, ma servì lo sforzo suo a farla cadere in

mano del maggiore e più potente nemico ch'egli avesse; e fu la rovina

di quella sfortunata città, la quale rimase desolata, essendosene

ritirata buona parte de' cittadini o per le miserie sofferte, o per

non restare sotto il duro dominio del crudele Bernabò Visconte. Poco

stette ancora l'Estense a pagarne il fio, perchè _Ambrosio Visconte_

nel dì 14 d'agosto con ischiere copiose d'armati diede il guasto al

territorio di Modena, arrivò sul Ferrarese, assediò il Bondeno, e fece

inestimabil preda di persone e bestiami. Le mire di Bernabò andavano

oramai sopra Modena stessa: del che sommamente furono scontenti e in

pena _papa Gregorio_ e tutti i collegati, veggendo crescere sempre

più la potenza del possente Biscione. Contro le forze di _Galeazzo

Visconte_ non potea intanto reggere _Giovanni marchese_ di Monferrato,

ed avea già perduta parte del suo paese. Appigliossi dunque al partito,

siccome dicemmo, di condurre al suo soldo l'infedel _conte Lucio_, la

cui compagnia si faceva ascendere a circa cinque mila uomini d'armi,

oltre a gran quantità di balestrieri ed arcieri a piedi[1767]. Venne

Galeazzo Visconte a Piacenza, e quivi ammassò l'esercito suo, composto

di diverse nazioni, Italiani, Tedeschi, Ungheri, Spagnuoli, Guasconi

e Bretoni, con disegno d'impedire il passo a questi masnadieri. Ma

alle pruove giudicò meglio di non far loro resistenza. Passarono

dunque in Monferrato sul principio di giugno, e l'arrivo loro impedì

che Galeazzo non facesse alcun altro progresso nell'anno corrente.

Nel dicembre di quest'anno l'odio inveterato, che l'un contra l'altro

covavano i _Veneziani_[1768] e _Francesco da Carrara_ signor di Padova,

finalmente scoppiò in un'aperta dissensione e in preparamenti di

guerra. Gli autori veneti ne attribuiscono, e più probabilmente, la

colpa a Francesco da Carrara, che, alzato in superbia per la protezione

di _Lodovico_ potentissimo _re d'Ungheria_, avea fabbricato varie

castella, argini e chiuse oltre la palude d'Oriago, e in altri siti

che il comune di Venezia pretendea suoi. All'incontro, gli storici

padovani[1769] scrivono avere i Veneziani per odio ed invidia, e senza

ragione, mossi cotali pretesti per vendicarsi del Carrarese a cagion

della assistenza già data al re d'Ungheria, allorchè venne all'assedio

di Trivigi; giacchè non altrove avea Francesco fabbricato quelle ville

e fatte le fortificazioni, se non sul distretto di Padova.

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 119 / 216 题