NOTE:

[1713] Corio, Istoria di Milano.

[1714] Caresinus. Chron., tom. 12 Rer. Ital.

[1715] Vita Urbani V, P. II, tom. 3 Rer. Ital.

[1716] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.

[1717] Corio, Istor. di Milano.

[1718] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.

[1719] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Italic.

[1720] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital.

[1721] Chron. Estense., tom. 15 Rer. Ital.

[1722] Annal. Mediol., tom. 16 Rer. Ital.

[1723] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.

[1724] Corio, Istoria di Milano.

[1725] Vita Urbani V, P. II, tom. 3 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15

Rer. Ital.

[1726] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital.

[1727] Tronci, Memor. di Pisa.

[1728] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCCCLXIX. Indizione VII.

URBANO V papa 8.

CARLO IV imperatore 15.

Venne sul principio di novembre dell'anno presente a Roma _Giovanni

Paleologo imperador_ de' Greci[1730]. Il bisogno in cui egli si

trovava del soccorso dei Latini per resistere alla sempre più crescente

potenza de' Turchi, fatta ancor questa volta tacere la greca superbia,

l'indusse a venire a' piedi del romano pontefice, dove, senza farsi

molto pregare, abiurò gli errori de' suoi nazionali, e riconobbe la

superiore autorità del papa nella Chiesa di Dio. Poco giovò al greco

Augusto questo suo viaggio, e poco la di lui professione della fede

alla Chiesa latina. Non era in questi tempi men valente _Bernabò

Visconte_ negli affari della guerra che nei maneggi di gabinetto.

Fin l'anno addietro, parte col segreto favore dei duchi d'Austria

e di Baviera suoi generi, e parte, come corse la voce, e confessa

il Corio[1731], con regali disturbò tutti i disegni e gli sforzi di

_Carlo IV imperadore_ contra di lui, e riportò una tregua coll'armata

de' collegati. Andò poscia egli destramente trattando con esso

Augusto e col papa di pace, tanto che questa si stabilì fra esso lui,

_Galeazzo_ suo fratello, _Can Signore dalla Scala_, ed aderenti dall'un

canto[1732], e dall'altro il _pontefice_, l'_imperadore_, la _reina

Giovanna_, il _marchese d'Este_, i _Gonzaghi, Francesco da Carrara_, i

_Malatesti_ e i _comuni di Siena_ e _Perugia_. Nel dì 13 di febbraio fu

pubblicata questa pace, e demolita la bastia già fabbricata da Bernabò

nel serraglio di Mantova. A questo gran guadagno si ridusse tanto

sforzo d'un imperadore e di tanti suoi collegati. Fermavasi tuttavia in

Siena esso imperador Carlo, dove facea da padrone assoluto con rabbia

grande de' nobili, perchè esclusi, e non minore del popolo, che più

non comandava le feste. I Salimbeni soli e Malatesta erano quelli che

giravano le ruote del governo[1733]. Ma nel dì 18 di gennaio cominciò

il popolo a rumoreggiare; e, prese le armi, si attruppò, perchè erano

stati deposti i suoi difensori. Uscì l'imperadore di palazzo, e colla

barbuta in capo, e con circa tre mila cavalieri, accompagnato da

Malatesta Unghero, trasse al rumore per isbandar quella gente. Ma i

Sanesi coraggiosamente gli vennero contro, ed attaccarono battaglia al

campo; battaglia che durò ben sette ore colla morte di molti baroni

e di più di quattrocento uomini dell'imperadore. Rimase il popolo

padrone del campo, e prese circa mille e ducento cavalli, e molte

armi ed arnesi. _Malatesta_ cotanto si raccomandò, che fu lasciato

uscire di città con ducento cavalieri. Altrettanto fecero i Salimbeni.

L'imperadore si rifugiò nel palazzo, e restò quivi assediato. In tale

stato altro scampo non ebbe che di venire ad un accordo con ricavar

danari in compenso del danno e vergogna a lui fatta. Cinque mila

fiorini ricevè in contanti allora, quindici altri mila furono promessi

in tre paghe: con che perdonò ai Sanesi, e, confermati tutti i lor

privilegii, assai malcontento se n'andò a Lucca. Forte gli batteva

tuttavia il cuore. Fu in rotta coi Pisani; ma poi tra l'aggiustamento

che fece con loro, e l'aver fatto ripatriare Pietro Gambacorta[1734],

ne ricavò un regalo di cinquanta mila fiorini. Per altrettanta somma

fece accordo coi Fiorentini. Sottrasse Lucca dal dominio de' Pisani per

le tante istanze di quel popolo, che gli promisero altri venticinque

mila fiorini, e quivi lasciò per governatore il _cardinal Guido di

Monforte_. Poscia nel mese di luglio s'inviò coll'imperadrice alla

volta di Bologna[1735], dove fu a riceverlo _Niccolò marchese_ di Este,

e, condottolo a Ferrara con grande onore, andò poi accompagnandolo sino

ai confini del suo Stato. Imbarcossi Carlo colla moglie, e passò in

Germania, seco portando grosse somme d'oro, di cui era stato diligente

cacciatore, con empiere l'Italia di carte pecore, ma seco molto più

di vergogna portando per essere venuto in Italia a pacificarla, ed

avendola più che mai scompigliata, e per avere prostituita in varie

maniere la sublime dignità imperatoria.

Guerra fu in quest'anno fra _papa Urbano V_ e i _Perugini_[1736].

Perchè alla lor signoria erano state tolte le città d'Assisi e di

Città di Castello, sdegnossi forte quel popolo contro il pontefice, e

gli negava ubbidienza; anzi fece delle scorrerie fin sotto Viterbo,

dove soggiornava lo stesso Urbano. Perciò contra di loro fu inviato

un esercito con tali forze[1737], che nel presente anno, dopo molto

contrasto, Perugia abbassò l'ali, e si sottomise al legittimo suo

sovrano. Più strepito fece in Toscana un'altra guerra. Erasi dianzi

ribellata ai Fiorentini la riguardevol terra di San Miniato. Dacchè fu

uscito di Toscana l'imperadore, il comune di Firenze spedì l'esercito

suo ad assediarla; ma _Bernabò Visconte_, che sempre andava in traccia

di nuove brighe, si fece avanti, allegando di essere stato creato

vicario di San Miniato dall'imperadore, e che, se non dismettevano

quella danza, vi sarebbe entrato anch'egli colle sue armi. Non se

ne misero pensiero i Fiorentini. Bernabò, condotta al suo soldo la

compagnia degl'Inglesi di _Giovanni Aucud_, di cui s'era servito per

dare soccorso a' Perugini contro le genti del papa[1738], la spinse

in Toscana per far levar quell'assedio. Generale dei Fiorentini era

allora _Giovanni Malatacca_ Reggiano, per attestato della Cronica

Estense[1739], non sussistendo, come scrive l'Ammirati[1740], ch'egli

avesse finita la sua condotta, e in suo luogo fosse subentrato

Bartolino de Losco ossia de Bosco. Il Malatacca, siccome personaggio

pratico del suo mestiere, non volea battaglia, tenendosi assai sicuro

nelle sue bastie o trincee; ma i baldanzosi uffiziali di Firenze

col comando e con pungenti parole il costrinsero al combattimento

a Ponteadera. Fu disfatto il suo esercito nel dì 8 di dicembre

dall'Aucud, ed esso Malatacca fatto prigione. Non cessò per questo

l'assedio, perchè vi restavano le bastie, e colà i Fiorentini mandarono

nuova gente. L'Aucud, dopo la vittoria, diede il guasto al distretto di

Firenze sino alle porte.

Erasi ribellata ai Veneziani la città di Trieste[1741]. Quest'anno

valorosamente la ripigliarono. Di nuovo ancora si risvegliò la guerra

fra _Galeazzo Visconte_ e _Giovanni marchese_ di Monferrato[1742]. Dopo

la morte di _Lionello_ ossia _Lionetto_, figliuolo del re d'Inghilterra

e genero di Galeazzo, la città d'Alba ed assai altre castella in

Piemonte, date in dote alla figliuola, rimasero in potere di Odoardo

il Dispensiere, che co' suoi Inglesi le tenne forte senza volerle

restituire, ed anche per tradimento disfece un esercito inviato contra

di lui. Ma gli mancava la pecunia. Il marchese di Monferrato corse al

mercato, e collo sborso di ventisei mila fiorini d'oro ottenne in pegno

dal Dispensiere quello Stato, come apparisce dallo strumento stipulato

nel dì 27 d'ottobre, e rapportato da Benvenuto da San Giorgio[1743].

Per questa cagione da Galeazzo fu intimata la guerra al marchese, e le

sue milizie passarono a dare il guasto al Monferrato. Vicendevolmente

il marchese, che avea preso ai suoi stipendii il Dispensiere e

gl'Inglesi, entrò nel Novarese, con saccheggiar il paese, e bruciar

le terre di Biandrate e Garlasco. La città di Sarzana in quest'anno

spontaneamente si diede a _Bernabò Visconte_, ed egli tentò anche

l'acquisto di Lucca, che non gli venne fatto[1744]. Nacque nell'anno

presente a' dì 10 di giugno in Cotignuola _Sforza Attendolo_, che

vedremo celebre nel proseguimento della storia, e padre di _Francesco

Sforza duca_ di Milano. Negli Annali Milanesi[1745] (forse con più

fondamento) vien riferita la di lui nascita al dì 29 d'esso mese,

giorno di martedì. Turbolenze grandi furono in Pisa, e _Pietro

Gambacorta_ tanto seppe fare, che fu eletto capitano delle masnade,

grado di molta considerazione in quella città. Per la quale elezione

rimasero sconcertate le macchine di Bernabò Visconte, che amoreggiava

quella città, o almeno si studiava di rimettere nel suo primiero posto

il decaduto _Giovanni dell'Agnello_.

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 117 / 216 题