NOTE:

[1699] Corio, Istoria di Milano.

[1700] Raynaldus, Annal. Eccles.

[1701] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Italic.

[1702] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCCCLXVII. Indiz. V.

URBANO V papa 6.

CARLO IV imperadore 13.

Finalmente volle _Urbano V papa_ dar compimento alla risoluzion sua

di trasferirsi in Italia, al dispetto de' cardinali franzesi che

fecero di mani e di piedi per frastornare questo lodevol disegno. Da

Venezia, da Genova, da Pisa e dalla _reina Giovanna_ gli furono a gara

esibite galee per condurlo, e servirgli di sicurezza e scorta[1703].

Ne accettò egli venticinque, e con queste nel dì 23 di maggio arrivò

a Genova, accolto con immensa allegrezza da quel popolo. Più di mille

persone per fargli onore si vestirono di drappo bianco, che così era

allora il rito. Volle alloggiar fuori di città; ma, fattagli paura

di qualche possibil sorpresa dalla parte de' Visconti, co' quali non

si erano peranche acconci i Genovesi, elesse un luogo più sicuro.

Pontificalmente vestito, e addestrato da _Gabriello Adorno_ doge e da

Deliano de' Panciatichi da Pistoia podestà, cavalcò per la città, e

nel dì 28 sopra le galee imbarcatosi di nuovo, passò nelle vicinanze di

Pisa, ma senza volere smontare in terra[1704]. Giunto a Corneto, quivi

trovò il cardinale legato _Egidio Albornoz_, e con lui andò a fermare

in Viterbo nel dì 9 di giugno i suoi passi[1705]. Indicibil fu in tutta

Italia il giubilo per questa venuta del pontefice. Non tardarono i

Romani a spedirgli una solenne ambasciata colle chiavi della città; e

_Niccolò Estense marchese_ di Ferrara[1706], dopo aver magnificamente

accolti in Modena que' cardinali che vennero per terra, e dopo

essere ito apposta a Venezia a prendere _Jacopo conte di Savoia_,

ed averlo condotto a Rovigo nel dì 3 di ottobre, si partì da Ferrara

con settecento uomini d'armi e duecento fanti riccamente vestiti, ed

arrivò nel dì 12 a Viterbo, dove era stata una sedizion del popolo che

mise gran paura a tutta la corte papale. Non altro che lui aspettava

il pontefice per muoversi alla volta di Roma; e però sotto la guardia

del marchese e delle sue genti nel dì 14 s'inviò colà, accompagnato

da _Amedeo VI conte di Savoia_, da _Malatesta Unghero_ signor di

Rimini, da _Ridolfo signore di Camerino_, e da copiosissima nobiltà

di tutti gli Stati della Chiesa e di Toscana, e dagli ambasciatori

dell'_imperadore_, del _re di Ungheria_, della _reina Giovanna_, e

d'altri principi e città. Sperava egli di far quella solenne entrata

in compagnia dello stesso _imperadore Carlo IV_ (che questo era il

concerto); ma sopraggiunti varii affari a quell'Augusto, differì egli

sino all'anno venturo la sua venuta. Accolto con incontro magnifico dal

clero e popolo romano, fra gli strepitosi viva andò il papa a smontare

alla basilica vaticana. Sulle scalinate, o per ordine o con licenza

di lui, il _marchese Niccolò_ conferì l'ordine della cavalleria a

sei nobili italiani e ad altrettanti tedeschi. Andò poscia il papa ad

alloggiar nel palazzo vaticano[1707].

Mancò di vita in quest'anno nella città di Viterbo, a dì 24 d'agosto,

un lume del sacro collegio, cioè il cardinal _Egidio Albornoz_,

personaggio, la cui memoria fu e sarà sempre celebre nella storia

ecclesiastica per le tante imprese da lui fatte in servigio temporale

della Chiesa romana, e per la sua mirabil attività e saviezza. Nel dì 5

d'aprile di quest'anno avea egli tolta a' Perugini la città d'Assisi.

Per questa perdita fu sommamente afflitto il papa, perchè più che mai

abbisognava de' consigli e dell'appoggio di questo insigne porporato.

Trovò esso pontefice al suo arrivo la famosa città di Roma ridotta

in pessimo stato, cadute le maestose fabbriche degli antichi Romani,

chiese rovinate, palagi abbandonati, case vote o diroccate, e con mano

toccò gli amari effetti della sì lunga assenza de' pontefici. Cominciò

ben egli a medicar queste piaghe; ma, siccome vedremo, le concepute

speranze da lì a non molto svanirono. Era divenuta la Toscana un

misero teatro delle insolenze e della crudeltà de' soldati masnadieri.

Spezialmente Siena e Perugia ne provarono in questi tempi un nuovo

scempio[1708]. Correndo il mese di gennaio, tornò sul Sanese _Giovanni

Aucud_ colla compagnia degl'Inglesi, desertando, secondo il solito,

quel paese. Succederono varie battaglie di poco momento. Passarono

costoro sul Pisano a dar la sua a quel territorio; ma sul principio

di marzo eccoli di nuovo ad infestare il distretto di Siena. Allora

i Sanesi, unito quanto poterono di gente massimamente unghera, e

ricevuto dai Perugini un buon rinforzo, vollero tentar la fortuna con

una giornata campale nel dì 6 di marzo a Montalcinello. Male per loro,

perciocchè furono rotti colla morte o prigionia di moltissimi. Fra i

presi si contò Ugolino da Savignano nobile modenese, loro conservatore

e capitano di guerra, a cui fu messa taglia di dieci mila fiorini

d'oro. Cavalcò poscia l'Aucud sul contado di Perugia. Anche quel bravo

popolo si appigliò all'uso del ferro, piuttosto che a quello dell'oro,

per allontanar questi divorati da' suoi confini; ma, venuto a battaglia

al ponte di San Gianni, ne andò sconfitto colla morte, per quanto portò

la fama, di circa mille e cinquecento persone.

Grandi feste si fecero nel dì 3 di giugno in Milano[1709], perchè vi

si celebrarono le nozze di _Marco_ figliuolo di _Bernabò Visconte_

con _Isabella_ figliuola di _Stefano_ (ossia di _Federigo_) _conte

palatino_ e duca di Baviera. Parimente Bernabò diede per moglie a

_Stefano duca_ di Baviera _Taddea_ sua figliuola. A questo anno ancora

riferiscono gli Annali di Milano e il Corio[1710] le disavventure di

_Ambrosio Visconte_, bastardo di Bernabò. Era egli colla sua campagnia

di masnadieri passato in regno di Napoli verso l'Aquila, mettendo in

contribuzione e saccheggiando quelle contrade. La _reina Giovanna_,

raccolte tutte le sue milizie sotto il comando di Giovanni Malatacca

Reggiano, le spedì contra d'Ambrosio. Si venne ad una battaglia,

l'armata d'Ambrosio fu disfatta, ed egli con altri conestabili condotto

nelle carceri di Napoli, dove gran tempo fece penitenza, ma sforzato,

delle rapine e dell'altre molte sue iniquità. Io non so se questo

fatto appartenga all'anno presente. Ne' Giornali Napoletani[1711] e da

Sozomeno se ne parla all'anno 1370. Tuttavia sembra che più fede meriti

la Cronica di Siena[1712], dove all'anno seguente viene raccontata

questa battaglia, succeduta a Sacco del Tronto in Puglia. Erano circa

dieci mila tra fanti e cavalli quei d'Ambrosio; così fiera fu la

rotta, che pochi ne camparono, essendo rimasti o sul campo, o presi

in paese tutto irritato contra sì bestiale canaglia. Ambrosio, ferito

e preso, andò a riposar nelle prigioni. Secento di costoro furono

menati prigioni a Roma, giacchè anche le milizie del papa aveano avuta

parte alla vittoria. Trecento ne fece impiccare il papa; gli altri

condotti a Montefiascone, perchè vollero fuggire, furono anche essi

col laccio tolti dal mondo. Questa parve una crudeltà al Corio[1713].

Nell'anno presente[1714] a' dì 13 di gennaio compiè il corso di sua

vita _Marco Cornaro_ doge di Venezia, e fu alzato a quella dignità

_Andrea Contareno_ nel dì 20 di esso mese. Intanto _Bernabò Visconte_,

pieno di fiele con tra di _Lodovico_ e _Francesco da Gonzaga_ signori

di Mantova, si collegò con _Can Signore_ dalla Scala, padrone di Verona

e Vicenza, disegnando di assediar Mantova, e facendo credere, se gli

riusciva, di farne un dono allo stesso signor di Verona.

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 115 / 216 题