[1671] Raynaldus, Annal. Eccles.
[1672] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.
[1673] Raynaldus, in Annal. Eccles.
[1674] Chronic. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
[1675] Corio, Istoria di Milano.
[1676] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital.
[1677] Benvenuto da S. Giorgio, Istoria del Monferrato, tom. 18 Rer.
Ital.
[1678] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
[1679] Filippo Villani, lib. 11, cap. 60.
[1680] Vita Urbani V, P. II, tom. 3 Rer. Italic.
[1681] Filippo Villani, lib. 1, cap. 97.
[1682] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Italic.
[1683] Cronica di Siena, tom. 15 Rer. Ital.
[1684] Cronica di Rimini, tom. 15 Rer. Ital.
[1685] Chron. Estense, tom. eod.
Anno di CRISTO MCCCLXV. Indizione III.
URBANO V papa 4.
CARLO IV imperadore 11.
Pareva che questo dovesse essere anno di pace, dacchè i fratelli
Visconti s'erano quetati coll'aggiustamento dell'anno precedente. Ma
le maledette compagnie dei masnadieri inglesi e tedeschi, accresciute
dagli Ungheri e da tutti i ribaldi italiani, non lasciarono goder
il frutto della pace fatta. In Lombardia si posarono l'armi, ma non
cessarono gli aggravii dei popoli ne' paesi sottoposti ai Visconti.
_Galeazzo_ in questi tempi, essendo gravemente molestato dalla
podagra[1686], non si vedea più volentieri in Milano, perchè _Bianca
di Savoia_ sua moglie, _Giovanni de' Pepoli_ ed altri suoi consiglieri
gli metteano in testa dei sospetti di _Bernabò_ suo fratello, la cui
brutalità e ingordigia di dominare facea paura a tutti. Ritirossi
dunque a Pavia, dove avea già terminato un fortissimo castello e
un suntuosissimo palagio. Scoprissi nel dì 25 di gennaio dell'anno
presente[1687] in Verona una congiura che andava ordendo _Paolo
Alboino_ dalla Scala contra di _Can Signore_ suo fratello maggiore,
per privarlo del dominio. Fu preso esso Paolo, e mandato prigione
a Peschiera. A molti de' suoi complici ed istigatori fu mozzato il
capo, e tutta quella città fu in conquasso per questo. Secondo le
Croniche di Siena[1688] e di Piacenza[1689], la compagnia degl'Inglesi
condotta da _Giovanni Aucud_ era entrata in Perugia, commettendo
ivi i disordini consueti. Ossia che _Anichino di Bongardo_ colla sua
compagnia di Tedeschi si trovasse nel medesimo paese, o che i Perugini
il facessero venire in loro aiuto, certo è che si servirono essi di
questo chiodo per cacciar l'altro. Un fiero e crudel combattimento
seguì tra essi Inglesi e Tedeschi uniti coi Perugini nel dì ultimo di
luglio, e durò fino alla sera, con fama che restassero sul campo fra
l'una e l'altra parte circa tre mila persone estinte. La peggio toccò
agl'Inglesi, de' quali più di mille e cinquecento furono condotti
prigionieri a Perugia. Allora fu che Giovanni Aucud fuggendo se ne
tornò col resto di sua gente sul contado di Siena. Implorarono i Sanesi
l'aiuto di Anichino di Bongardo e di _Albaret_ Tedesco; e questo bastò
per far ritirare l'Aucud. Ma nel dì 15 di ottobre eccoti comparire
su quel medesimo territorio _Ambrosio_ figliuolo bastardo di Bernabò
Visconte, condottiere anch'egli di un'altra possente compagnia di
masnadieri tedeschi ed italiani. Fecero i Sanesi ammasso di gente, e il
costrinsero a prendere altra via. Tutte queste visite costarono a quel
popolo gravissime somme di danaro per iscacciare quei cani con accordo
o per forza. Smunse Ambrosio anche dai Fiorentini sei mila fiorini
d'oro, mostrando di volersene tornare in Lombardia. Andò poscia costui
a dare la mala pasqua alla riviera orientale di Genova.
Erano state circa questi tempi gravi discordie e principii di guerra
fra la _repubblica di Venezia_ e _Francesco da Carrara_ signore di
Padova[1690]. Per l'amicizia già contratta e tuttavia vigorosa del
Carrarese con _Lodovico re_ d'Ungheria, i Veneziani erano forte
disgustati, e cercavano le vie di nuocere al primo. Attaccarono
liti con pretesto di confini, ed ancorchè gli ambasciatori del re
d'Ungheria, del legato del papa, de' Fiorentini, Pisani e del marchese
d'Este s'interponessero, i Veneziani più che mai comparivano renitenti
alla pace. Tuttavia questa in fine si conchiuse, e il Carrarese, per
non poter di meno, accettò quelle condizioni che vollero i più forti:
perlochè all'odio antico contra de' Veneti s'aggiunsero motivi nuovi.
Era anche il Carrarese in rotta con _Leopoldo duca di Austria_ per
cagione di Feltro e Belluno, già donati a lui dal re d'Ungheria. Unissi
per tanto col patriarca d'Aquileia per fargli guerra, e succedettero
anche molte ostilità. Maneggiossi intanto l'accasamento di esso duca
d'Austria con _Verde_ figliuola di _Bernabò Visconte_[1691]. Per
effettuar queste nozze, e condurre la sposa in Germania, venne a
Milano nel mese di luglio _Ridolfo_ fratello d'esso duca[1692]; ma
quivi infermatosi (e fu creduto di veleno) terminò i suoi giorni.
Ciò non ostante, seguì il matrimonio suddetto. Per la morte di questo
principe, e per altre cagioni, cessò il preparamento di guerra fra lui
e Francesco da Carrara. Ma per conto di tale avvenimento sembra meritar
più fede la Cronica di Verona[1693]. Da essa impariamo che nel dì 12 di
febbraio Leopoldo fratello del duca d'Austria con cinquecento cavalli
arrivò a Verona, e nel dì seguente andò a sposar la figliuola di
Bernabò. Tornossene egli nel dì 8 di marzo a Verona, e immediatamente
ripassò in Germania, carico di regali a lui fatti da' Visconti e
dallo Scaligero. Poscia nel dì 14 di giugno giunse a Verona il duca
Ridolfo, fratello d'esso Leopoldo, con trecento cavalli, e, passato a
Milano, quivi terminò i suoi giorni nel dì 20 di luglio. Fu rapito in
quest'anno dalla morte nel dì 18 di luglio[1694] anche _Lorenzo Celso_
doge di Venezia, principe glorioso, per avere ricuperata l'isola di
Candia, che s'era ribellata, ed ebbe per successore in quella illustre
dignità, nel dì 25 d'esso mese, _Marco Cornaro_, uomo di gran sapere e
di maggiore prudenza[1695]. Nel dì 28 di maggio di quest'anno _Carlo IV
imperadore_ con gran comitiva di principi e baroni tedeschi si portò ad
Avignone[1696], dove dai cardinali e dal _papa Urbano V_ fu accolto con
sommo onore. Lunghi e segreti ragionamenti passarono fra il pontefice
e lui; il tempo rivelò che aveano concertata una lega, e disposto di
venire in Italia per desiderio di metterla in pace, siccome vedremo
andando innanzi.
Scura è in questi tempi la storia di Napoli e quella di Sicilia, per
un biasimevole difetto del Fazello, che non assegna i tempi delle
cose quivi avvenute, con togliere a me il campo di riferirle a' suoi
anni precisi. Quel che è certo, nel novembre di quest'anno finì i suoi
giorni _Niccolò degli Acciaiuoli_ Fiorentino, gran siniscalco del regno
di Napoli[1697], pel cui senno la _reina Giovanna_ e il _re Luigi_
si erano sostenuti in mezzo alle gravi loro tempeste. Ma Giovanna
dimenticò ben presto i di lui rilevanti servigi, con aver bensì
alzato, ma in breve depresso, un figliuolo di lui. In Sicilia (non ne
so io determinare il tempo) _don Federigo re_ di quell'isola ricuperò
Palermo, e in fine ritolse anche Messina alla _reina Giovanna_: laonde
andarono in fumo tutte le conquiste da lei fatte in quelle contrade.
Avvenne ancora che _Giacomo infante_ di Maiorica e duca di Calabria,
che già vedemmo marito d'essa reina, ma disgustato di lei, all'udire
insorta guerra in Ispagna, colà si portò, e vi rimase prigione. La
reina dipoi il riscattò collo sborso di sessanta mila ducati d'oro. Se
ne tornò egli nell'anno seguente in Italia, ma poveramente. La Cronica
di Bologna ha[1698] che la reina Giovanna, donna di gran coraggio, e
che sapea montare a cavallo, quando occorrea, l'avea tenuto in prigione
più di sei mesi, per levargli di testa la voglia d'essere re; ma io non
saprei assicurar la verità di questo fatto.