NOTE:

[1506] Raynaldus, Annal. Eccles.

[1507] Baluz., Praefation. ad Vit. Papar. Aven.

[1508] Matteo Villani, lib. 2, cap. 43.

[1509] Vita Innocentii VI, P. II, tom. 3 Rer. Ital.

[1510] Caresin., Histor., tom. 12 Rer. Ital. Georgius Stella, Annal.

Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Matteo Villani, lib. 2, cap. 59.

[1511] Raynaldus, Annal. Eccles. Matteo Villani, lib. 3, cap. 8.

[1512] Matteo Villani, lib. 3, cap. 35.

[1513] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital.

[1514] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCCCLIII. Indizione VI.

INNOCENZO VI papa 2.

CARLO IV re de' Romani 8.

Il poco profitto che faceano l'armi di _Giovanni Visconte_ in Toscana

l'indusse finalmente a cercare o ad ascoltare trattati di pace coi

comuni di Firenze, Siena e Perugia[1517]. E tanto più vi condiscese

egli, perchè ben seppe che quei comuni aveano fatto gagliardo ed

efficace maneggio per far calare in Italia Carlo IV re de' Romani:

il che a lui non piaceva. Tenutosi dunque un congresso fra gli

ambasciatori in Sarzana, nel gennaio di quest'anno fu stabilita e poi

pubblicata la pace con condizioni onorevoli per ambedue le parti.

Seguitando più che mai l'izza de' Genovesi e Veneziani, i primi

allestirono sessanta galee, e fecero lega con _Lodovico re_ d'Ungheria,

principe che non avea mai dimesso l'odio e le pretensioni sue

contra de' Veneziani per le città della Dalmazia. Infestarono ancora

l'Adriatico con alcuni loro legni, e fecero delle insolenze fino alla

città di Venezia. Dal canto loro anche i Veneziani rinnovarono la lega

con _Pietro re_ di Aragona a danni de' Genovesi, essendosi convenuti

che questo re armasse trenta galee al suo soldo, e venti al soldo de'

Veneziani. Se ne armarono altre venti in Venezia, di modo che misero

insieme una flotta di settanta galee. Vennero ad unirsi coi Catalani

i legni veneti verso la Sardegna[1518], e i Genovesi affrettatisi

con cinquantadue galee per trovarli separati, non ostante la loro

unione, vennero a battaglia nel dì 29 di agosto verso Loiera, ossia

alla Linghiera. La più ardita ed arrischiata gente che fosse allora in

mare erano i Genovesi, e perciò sprezzatori d'ognuno. Quivi si fiaccò

la loro alterigia. Per viltà d'Antonio Grimaldi loro ammiraglio, che

con diecinove galee se ne fuggì, rimase il rimanente sconfitto. Di

loro perirono circa due mila persone; trenta galee vennero in potere

dei vincitori, e da tre mila e cinquecento furono i prigioni, fra'

quali molti de' grandi e principali di Genova. Col calore di questa

vittoria occuparono dipoi i Catalani varie terre suddite dei Genovesi

in Sardegna; ma avendo anche voluto soggiogare il giudice d'Arborea,

ne ebbero sì cattivo mercato, che perderono l'acquistato, e la maggior

parte ancora di quel che possedevano prima. Avvilironsi talmente per

la disavventura suddetta i Genovesi, che parea loro d'essere affatto

perduti. Tutto era lamenti e pianto; trovavansi anche in gran penuria

di viveri, senza poterne ricevere per mare, perchè i nemici ne erano

padroni. Nè per terra ne poteano sperare, perchè _Giovanni Visconte_

arcivescovo di Milano, che già avea l'occhio a profittar delle loro

disgrazie, non ne lasciava passare. Crebbe dunque la confusione in

Genova, e le fazioni dei Guelfi e Ghibellini risvegliate l'accrebbero

a dismisura. Venne finalmente quel popolo, con istupore d'ognuno, alla

risoluzione di darsi al medesimo Giovanni Visconte. Pietro Azario,

non so come, scrive[1519] che Simonino Boccanegra allora doge ne fece

il trattato, per ricavarne anche del vantaggio in suo pro, quando il

Boccanegra tanto prima era stato deposto, ed in que' tempi _Giovanni

di Valente_ portava questo titolo. Adunque nel dì 10 di ottobre

l'arcivescovo fece prendere il possesso di Genova con settecento

cavalieri e mille e cinquecento fanti, diede loro per governatore

_Guglielmo marchese Pallavicino_ di Cassano; ampie provvisioni di

grano v'inviò, e insieme di danaro: sicchè rifiorì quivi la pace, ogni

discordia cessò, e il coraggio tornò in cuore a quell'ardito popolo.

Lodansi gli storici genovesi del governo del Visconte, perchè li trattò

con amore; fece fabbricar l'orologio del pubblico, fin qui cosa nuova

fra loro, e slargare le strade da Genova a Nizza con grande utilità

della mercatura; e rimise in credito le armi e la potenza de' Genovesi,

siccome diremo all'anno seguente.

_Fra Moriale_, cavaliere di Rodi, e non già del Tempio, che fu

cacciato da Aversa, s'era acconcio col _prefetto di Vico_, e con esso

lui avea inutilmente assediato Todi. Perchè non correano le paghe,

costui, siccome uomo avvezzo alle prede, staccossi da lui, e cominciò

a formare una di quelle compagnie di soldati ladroni e masnadieri che

abbiam di sopra veduto; nè questa fu già la prima, come stimò Matteo

Villani. Fatto correr voce per l'Italia che darebbe soldo a tutti,

mise insieme da mille e cinquecento barbute e più di due mila fanti,

e cominciò le sue imprese dal vendicarsi di _Malatesta_ signor di

Rimini, che gli avea fatto sì brutto giuoco in Aversa. Era Malatesta

all'assedio di Fermo, ed avea ridotta quasi all'estremo quella città,

quando fra Moriale, ad istanza di _Gentile da Mogliano_, signore o

tiranno di quella terra, costrinse Malatesta a ritirarsi. Cresciuto

poi di gente, si diede a saccheggiar le terre della Marca e il

contado di Fano. L'anno fu questo, in cui papa _Innocenzo VI_[1520],

veggendo oramai tutte le città della Chiesa in Italia cadute in

mano di tiranni; e massimamente dolendogli che il prefetto da Vico

avesse ultimamente occupate quasi tutte le terre del Patrimonio e di

Roma, ed anche Orvieto; spedì in Italia _Egidio Albornoz_ cardinale

spagnuolo, personaggio di gran petto e mente, che avvezzo nelle armi

prima di portare la sacra porpora, sapea far non meno da generale

d'armata che da legato apostolico. Con ampia facoltà venuto egli in

Italia, magnificamente fu accolto e trattato in Lombardia per tutte

le città dall'arcivescovo di Milano, fuorchè in Bologna, dove nol

lasciò entrare. Nel dì 11 di ottobre arrivò a Firenze, e poscia ito a

Montefiascone, ebbe sulle prime il contento di tirar con un accordo i

Romani a riceverlo per protettore, e a seco unirsi contra di _Giovanni

da Vico prefetto di Roma_, signor di Viterbo, ed usurpatore di tante

terre della Chiesa romana. Di grandi dissensioni e guerre nell'agosto

di quest'anno erano state in Roma per le fazioni degli Orsini,

Colonnesi e Savelli. Il popolo a furore avea lapidato e morto _Bertoldo

degli Orsini_ senatore[1521]; ma finalmente, coll'eleggere loro tribuno

Francesco Baroncelli, cioè il notaio del senatore, ridussero le cose

in migliore stato; ma il rimedio fu di corta durata, e però si mise la

città sotto la protezione del valente cardinale legato.

Per li buoni uffizii della corte pontificia, cioè del fu _Clemente

VI_ papa, erano stati da _Lodovico re_ d'Ungheria rimessi in libertà

sul fine dell'anno precedente i Reali di Napoli[1522], tenuti fino

allora prigioni, cioè _Roberto principe_ di Taranto e _Luigi duca_

di Durazzo, coi lor fratelli. Nel gennaio di questo anno giunsero a

Venezia, e furono ben accolti dipoi nei suoi Stati da _Aldrovandino

marchese_ di Este, e in fine giunsero a Napoli. Si udì poco fa menzione

di _Gentile da Mogliano_ signore di Fermo, e delle discordie fra lui

e _Malatesta_ padrone di Rimini. Non avea forse Gentile da contrastare

con sì possente e valoroso nemico. Venuto in Lombardia, niun aiuto potè

ricavar da _Giovanni Visconte_, nè dal _marchese Aldrovandino_. Da

_Francesco degli Ordelaffi_ signor di Forlì, e nemico de' Malatesti,

ottenne dodici bandiere; ma nel viaggio furono disfatte, e quasi

tutte prese in un'imboscata dal _Malatesta_, il quale, prevalendosi

della vittoria, passò dipoi all'assedio di Fermo; ma, interpostosi

l'arcivescovo Visconte, tregua fu fatta sino al dì 20 d'agosto.

Finita questa, _Galeotto de' Malatesti_ col fratello Malatesta tornò a

stringere d'assedio la medesima città. Nel dì 26 d'agosto il _marchese

Francesco_ d'Este, che s'era ritirato da Ferrara, unito un poderoso

esercito nella Romagna e Marca, in compagnia di Malatesta giovane,

figliuolo del suddetto _Malatesta_, venne sul Ferrarese, credendosi

d'ingoiare la città d'Argenta. Ma avendola il marchese Aldrovandino

signor di Ferrara premunita con poderosa guarnigione, e vedendo

il Malatesta vano il suo tentativo, passò ad impadronirsi di Porto

Maggiore. Le forze di Aldrovandino e una malattia sopraggiunta ad esso

Malatesta li fecero ritornar colle bandiere nel sacco a Rimini a dì

26 di agosto. Si erano nello stesso tempo mossi anche i Mantovani e

Padovani ai danni d'Aldrovandino. In sua difesa uscì in campagna _Can

Grande dalla Scala_: il che bastò a dissipar questi nuvoli, e a far

conoscere al marchese chi dovea egli tener per amico e chi per nemico.

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 101 / 216 题