NOTE:

[1394] Georg. Stella, Annal. Genuens., tom. 18 Rer. Ital.

[1395] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 50. Dominicus de Gravina, tom.

12 Rer. Ital.

[1396] Johann. de Bazano, Chron. Mutinens., tom. 15 Rer. Ital.

[1397] Petrarcha, lib. 6, Epist. 5. Vita Clementis VI, P. II, tom. 3

Rer. Ital.

[1398] Tristan. Caracciol., in Johann. I Vit., tom. 22 Rer. Ital.

[1399] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.

[1400] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital. Gatari, Istor. Padov., tom.

17 Rer. Ital.

[1401] Chron. Estens., tom. 15 Rer. Ital.

[1402] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.

[1403] Giovanni Villani, lib. 12, cap. 37.

[1404] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.

[1405] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.

[1406] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.

[1407] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Cortus. Histor., tom. 12 Rer.

Ital. Marino Sanuto, Istor., tom. 22 Rer. Ital. Caresinus, Chron., tom.

12 Rer. Italic.

[1408] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.

[1409] Raynaldus, in Annal. Eccles.

[1410] Idem, ibidem.

Anno di CRISTO MCCCXLVI. Indiz. XIV.

CLEMENTE VI papa 5.

CARLO IV re de' Romani 1.

Mosse in quest'anno _papa Clemente_ le macchine tutte per abbattere

l'odiato _Lodovico Bavaro_, che s'intitolava re dei Romani ed

imperadore. Un pezzo era che si maneggiava di mettere sul trono cesareo

_Carlo marchese di Moravia_, figliuolo di _Giovanni re_ di Boemia. Si

effettuò in questo anno il negoziato. Il principe Carlo e il re suo

padre vennero ad Avignone; concertarono col pontefice quanto occorreva;

gli promisero quanto egli richiedeva. E però si videro fulminate

nuove censure contra del Bavaro, e si ordinò agli elettori di venire

ad una nuova elezione[1411], con avere il re di Francia comperati i

voti di alcuni a caro prezzo. Verso il fine di luglio fu eletto dalla

maggior parte d'essi elettori in re de' Romani il suddetto principe,

che fu poi appellato _Carlo IV_ fra gl'imperadori. E giacchè non gli

fu permesso di ricevere la corona in Aquisgrana, la coronazione sua

seguì nella città di Boemia nel dì 25 di novembre. Fiera discordia

nacque in Germania per questa elezione. I più la tenevano per invalida,

e chiamavano Carlo l'_imperadore de' preti_. E perciocchè in questi

tempi a' dì 24 d'agosto[1412] nella sanguinosissima battaglia accaduta

a Cresci fra le armate di _Filippo re_ di Francia e di _Odoardo re_

d'Inghilterra, colla totale sconfitta della prima, restò trucidato con

altri gran signori _Giovanni re di Boemia_, che era ito in soccorso

del re di Francia suo gran protettore, non mancarono gli aderenti del

Bavaro, secondo l'uso dei ciechi mortali, di attribuire la di lui

morte all'essersi egli ribellato contro il sovrano, cioè contro la

casa di Baviera. Ma nell'anno venturo noi vedremo quetato lo scisma

insorto fra questi due pretendenti alla corona imperiale. Per la morte

da noi sopra narrata di _Andrea_, destinato re di Napoli, seguitò

maggiormente a scompigliarsi quel regno. Chi teneva, siccome dissi,

per innocente, e chi per colpevole la _regina Giovanna_ di sì enorme

assassinio, e chi era per lei, e chi contra di lei. Già si disponeva

_Lodovico re_ di _Ungheria_ a calare in Italia, non tanto per desio di

vendicare la morte obbrobriosa del fratello, quanto per isperanza di

far suo il regno di Napoli. Non dormì già in tanto sconvolgimento di

cose _Lodovico_ giovane _re di Sicilia_, o, per dir meglio, il tutore

suo zio. La città o terra di Milazzo, già occupata in quest'isola

dal _re Roberto_, ubbidiva tuttavia alla regina Giovanna. Andò ad

assediarla l'esercito siciliano; e perchè non correano le paghe, a

cagione dei suddetti disordini, quel presidio con patti onorevoli

rendè la terra. Tentò ancora il re unghero di far lega col siciliano

contra della regina Giovanna; ma perchè l'Aragonese faceva istanza che

restasse affatto libera la Sicilia dalle pretensioni dei re di Napoli,

non seguì per ora accordo alcuno fra essi. Continuando i Veneziani

l'assedio della ribellata Zara con istrage vicendevole di gente[1413],

quel popolo, piuttostochè ricorrere alla misericordia, volle darsi a

Lodovico re d'Ungheria, e gli spedì ambasciatori per questo. Di buon

cuore accettò questi l'offerta, e con un formidabile esercito venne al

loro soccorso nel mese di giugno. Molti furono gli assalti dati alle

bastie de' Veneziani, ma senza frutto. Finalmente in campagna aperta

nel di primo di luglio si venne ad un fatto d'armi, che riuscì glorioso

per l'esercito veneto. Il perchè il re unghero, o perchè scorgesse

l'impossibilità di vincere contro gente così valorosa ed ostinata nel

proposito suo, oppure perchè maggiormente gli stesse a cuore l'impresa

del regno di Napoli, con poco onore ricondusse a casa le immense sue

soldatesche, molto nondimeno scemate. Allora fu che gli Zarattini,

vedendo fallita ogni loro speranza, implorarono il perdono, che dai

saggi Veneziani non fu loro negato; e così tornò quella città alla lor

divozione, dopo avervi (dicono i Cortusi[1414]) impiegata la somma d'un

milione per riacquistarla.

Sul fine del carnovale, essendo spirata la tregua fra i Gonzaghi

signori di Mantova e Reggio, e gli Scaligeri signori di Verona e di

Vicenza, _Alberto dalla Scala_ coll'esercito suo corse depredando sino

alle porte di Mantova[1415]. _Obizzo marchese_ d'Este anche egli fece

vigorosa guerra ad essi Gonzaghi dalla parte di Modena. Ma siccome

egli trasse a ribellione i Manfredi e Roberti nobili di Reggio, così

ancora i Gonzaghi ebbero maniera d'indurre a ribellarsi al marchese

le castella di Gorzano e di San Felice. Presero ancora la terra di

Cuvriago, e fecero gran danno al Parmigiano. Cogli aiuti di Mastino

dalla Scala avea il marchese Obizzo unito un potente esercito di circa

cinque mila cavalli, oltre alla numerosa fanteria, con disegno di

vettovagliare la città di Parma, o di dar battaglia ai nemici, se si

presentava l'occasione; e a questo fine fece marciar la sua gente nel

dì 25 di luglio sul Reggiano. Ma da lì a pochi giorni Mastino dalla

Scala richiamò dodici bandiere di gente d'armi tedesca dallo esercito

del marchese, per mandarle in aiuto di Luchino Visconte. Venne con ciò

a scoprirsi che era seguita una segreta concordia fra gli Scaligeri

e il Visconte, contro ai patti della lega. Questo inaspettato colpo

fece allora prendere altre misure al marchese, il quale, conoscendosi

abbandonato e tradito dagli amici, e scorgendo la troppa difficoltà

di poter sostenere Parma, città con cui non comunicavano i suoi

Stati, ed attorniata da potenti nemici, cioè dal Visconte signore di

Cremona, Borgo San Donnino e Piacenza, oltre ad altre città, e dai

Gonzaghi signori di Mantova e Reggio: cominciò a trattar segretamente

di una onorevol concordia collo stesso _Luchino Visconte_, giacchè

egli era il sostenitor de' Gonzaghi, e facea l'amore a Parma, ma

senza mostrare di farlo. Accadde che in questi tempi _Isabella del

Fiesco_, moglie di esso Luchino, la quale finora niun maschio gli avea

partorito, diede alla luce in un parto due figliuoli con indicibile

allegrezza del marito e dei Milanesi[1416]. Si mosse dunque da Ferrara

il marchese Obizzo, accompagnato da _Ostasio da Polenta_ signore

di Ravenna, e da molta nobiltà, nel dì 7 di settembre[1417], e per

la strada di Verona arrivò alla terra di Novato sul Bresciano, dove

furono ad incontrarlo _Matteo Visconte_ e _Bruzio_ figliuolo naturale

di Luchino, che gli fecero molto onore. Fu ad incontrarlo a Cassano

_Giovanni Visconte arcivescovo_ di Milano, che l'accompagnò fino alla

città, dove, alloggiato nel palazzo d'esso arcivescovo, ricevè da lui

e da Luchino quante finezze e carezze egli seppe desiderare. Fecesi

con gran pompa il battesimo dei due figliuoli di Luchino, al primo

dei quali fu posto il nome di _Luchino Novello_: e li tennero al

sacro fonte esso _marchese Obizzo, Giovanni marchese di Monferrato,

Castellano da Beccheria_ signor di Pavia, ed _Ostasio da Polenta_,

onorevoli doni fecero ai fanciulli e alla madre. Allora fu che il

marchese Obizzo cedette a Luchino Visconte la città di Parma[1418] con

essere rimborsato da lui del danaro speso in acquistarla da Azzo da

Correggio. Ebbero occasion di piagnere i Parmigiani, avendo cambiato un

placido padrone in un asprissimo, che non tardò a spogliar di tutte le

loro fortezze que' nobili. Partissi poi da Milano il marchese Obizzo

nel dì 26 di settembre; e, giunto che fu a Ferrara, tanto si adoperò

presso di lui Mastino dalla Scala assistito da un ambasciatore di

Luchino Visconte, che lo indusse nel dì 27 d'ottobre a pacificarsi coi

Gonzaghi, e la pace fu solennemente stipulata dipoi in Modena nel dì 12

di dicembre.

Colla giunta di Parma crebbe non poco la potenza dei due fratelli

Visconti _Luchino_ e _Giovanni_. Ma si dee aggiugnere ch'egli ebbe

in varii tempi anche la signoria d'Asti, città potente ne' secoli

andati[1419]. Perchè la nobil casa dei Soleri, di fazione guelfa,

possedendo ventiquattro castella ed altre fortezze, voleva padroneggiar

troppo in quella città, i Ghibellini, cioè i Gottuari, Isnardi e

Turchi, chiamarono _Giovanni marchese_ di Monferrato, e gli diedero

il dominio della città sotto certi patti. Scacciati di colà i Soleri,

gran guerra cominciarono contra dei cittadini coll'aiuto delle terre

del Piemonte spettanti al _re Roberto_. Però quel popolo invitò a

quella signoria (non so dirne l'anno preciso) _Luchino Visconte_, il

qual poscia distrusse tutte le famiglie de' Soleri, con ridurli a non

possedere un palmo di terreno sull'Astigiano. Nè qui si ristrinse

l'industria e fortuna di Luchino. Acquistò anche Bobbio, Tortona

nell'anno seguente, ed Alessandria, non so quando. Tolse al re Roberto,

oppure alla _regina Giovanna_, nel seguente anno la città d'Alba,

Cherasco, ed altre terre sino a Vinaglio e all'Alpi; e parimente

nell'anno presente gli fu data la signoria, ossia l'alto dominio della

Lunigiana[1420]. Se fosse sopravvivuto più, non restava probabilmente

terra in Piemonte che non venisse alle sue mani. Di questo passo

camminava ad un sì alto ingrandimento la casa dei Visconti, con

far gran paura ad ogni vicino. Eppure andò essa dipoi tanto più

oltre, siccome vedremo. A petizione di _Lodovico re_ d'Ungheria in

quest'anno[1421] _Niccolò Gaetano conte_ di Fondi, nipote del fu papa

_Bonifazio VIII_, cominciò la guerra contro la _regina Giovanna_ nella

Campania, coll'impadronirsi di Terracina e del castello d'Itri presso

Gaeta. La stessa città di Gaeta sollevatasi, non volle più ubbidire

alla regina. Io non so come Giorgio Stella racconti sì diversamente

questa faccenda, con dire[1422] che, giunta a Terracina l'armata

navale dei Genovesi, composta di ventinove galee, comandata da Simone

Vignoso, a forza d'armi fece ritirare da quell'assedio il conte di

Fondi; essersi il popolo di Terracina sottomesso al dominio del comune

di Genova; ed aver essi Genovesi cacciato da Sessa il suddetto conte,

il qual dianzi avea tolta quella città alla regina Giovanna. Scrive

inoltre lo Stella, avere la flotta genovese continuato il suo viaggio

in Levante, ed interrotti i disegni del delfino di Vienna, arrivato coi

crocesignati in quelle parti, giacchè i Genovesi pensavano solamente

al proprio vantaggio, e non a secondare i desiderii del papa e le

mire della crociata. Poscia nel dì 16 di giugno, sbarcati nell'isola

di Scio, impresero l'assedio di quel castello, e lo costrinsero alla

resa nel dì 5 di settembre: con che tutta quell'isola cominciò ad

ubbidire a' Genovesi. Impadronironsi ancora di Foglia vecchia e di

Foglia nuova, e maggiori progressi ancora avrebbero fatto, se la ciurma

delle galere, mossa a sedizione, non avesse fatto svanire altre loro

idee. Fu in questo anno un'estrema carestia per quasi tutta l'Italia,

e maggiormente questa inasprì nell'anno seguente, per essere andati a

male i raccolti a cagion delle dirotte pioggie.

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 94 / 216 题