[1336] Marino Sanuto, Ist. Venet., tom. 22 Rer. Ital.
[1337] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital. Giovanni Villani,
lib. 11, cap. 113.
[1338] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
[1339] Petrus Azarius, Chron., cap, 9, tom. 16 Rer. Ital.
[1340] Johann. de Bazano, Chron. Mutin., tom. 15 Rer. Ital.
[1341] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Giovanni
Villani, lib. 11, cap. 101.
Anno di CRISTO MCCCXLI. Indizione IX.
BENEDETTO XII papa 8.
Imperio vacante.
Non s'era fin qui ben riconciliata colla santa Sede la casa de'
Visconti e la città di Milano[1344]. _Luchino_ signor d'essa e d'altre
città, e _Giovanni_ suo fratello, tuttavia vescovo e signor di Novara,
tanto fecero che in quest'anno ebbero buona pace da papa _Benedetto
XII_, con promettere di pagargli cinquanta mila fiorini d'oro.
Confermò loro in questa occasione il papa il vicariato di Milano e
dell'altre città da loro possedute, finchè fosse _vacante l'imperio_,
e gli obbligò ad alcune penitenze; ma senza apparire qual censo annuo
fosse loro imposto. Che anche i _Gonzaghi_ per Mantova e Reggio,
e i _marchesi estensi_ per Modena prendessero nella forma suddetta
il vicariato dal papa abbiamo chi lo scrive[1345]. Signoreggiavano
tuttavia in Parma _Alberto_ e _Mastino dalla Scala_[1346], fidandosi
specialmente di Guido, Azzo, Giovanni e Simone da Correggio, loro
zii dal lato della madre, e che nelle loro disgrazie erano sempre
stati sostenuti e beneficati dagli Scaligeri. Ma in questi barbari
tempi la fede era cosa rara, e la voglia di dominare andava sopra a
tutti i riguardi della società civile. Unironsi segretamente essi
Correggeschi coi Gonzaghi signori di Mantova e di Reggio, da noi
poco fa veduti sì amici e parenti di quei dalla Scala; ebbero anche
intelligenza o lega col _re Roberto_, con _Luchino Visconte_ signor
di Milano, e con _Ubertino da Carrara_ signor di Padova; coll'aiuto
dei quali congiurarono di torre Parma ad essi Scaligeri. Era in Parma
podestà e capitano delle genti d'armi Bonetto da Malvicina[1347], il
quale, scoperte le mire de' Correggeschi, nel dì 21 di maggio diede
all'armi, per affogar, se poteva, la nascente ribellione. Fece Guido
da Correggio arrostar le strade della città; il popolo tutto fu per
lui, e presero la porta di San Michele. Dura e lunga battaglia si
fece, in cui molti dei Parmigiani patirono; ma per due volte furono
respinti i soldati degli Scaligeri con tale mortalità d'essi, che in
fine fu d'uopo prendere la fuga, e lasciar libera la città in mano del
popolo e de' Correggeschi, a' quali fu poi, chi dice in quest'anno, e
chi nel 1345, data la signoria. Per questo tradimento irritati forte
gli Scaligeri contra de' Gonzaghi, giacchè non poteano contra dei
Correggeschi, voltarono l'armi e la vendetta sopra di Mantova. _Alberto
dalla Scala_ corse con finte bandiere sino alle porte di quella città,
e quasi v'entrò. Ito a voto il colpo, mise a ferro e fuoco nel dì 3 di
giugno quel territorio, e menò via un gran bottino. Allora i Gonzaghi
ricorsero a Luchino Visconte e ad Ubertino da Carrara per aiuto, ed,
ottenuti gagliardi soccorsi, nel settembre cavalcarono sino alle porte
di Verona, rendendo la pariglia de' danni sofferti a quel distretto,
con bruciare palazzi e case, far prigioni più di mille uomini, e
prendere più di due mila capi di buoi, cavalli ed altri animali.
Inviarono anche il guanto della battaglia, ma Alberto dalla Scala non
si sentì voglia di accettarlo, e con mal ordine si ritirò.
La perdita di Parma fece pensar tosto Mastino dalla Scala a metter
la città di Lucca all'incanto, giacchè non gli era più possibile di
fornirla e mantenerla sotto il suo dominio[1348]. Tanto i Pisani
come i Fiorentini si fecero innanzi ed offerirono. Volle _Luchino
Visconte_ anche egli mettervi una zampa, offerendo mille cavalieri
a' Fiorentini per assediare e conquistar quella città, ma non fu
accettato il partito. Ora il _marchese Obizzo_ signor di Ferrara fu
eletto per mediatore del contratto fra Mastino e i Fiorentini; e questo
si conchiuse, con promettere il primo agli altri la tenuta libera
di Lucca, e gli altri di pagare a lui ducento cinquanta mila fiorini
d'oro in certe paghe. Per sicurezza de' patti stabiliti Mastino inviò
a Ferrara per ostaggi un suo figliuolo bastardo, e sessanta nobili
di Verona e Vicenza; e cinquanta simili ne mandarono i Fiorentini,
fra' quali era lo stesso Giovanni Villani scrittore della Cronica
accreditata della patria sua. Riceverono gli uni e gli altri ogni
maggior onore e finezza dal marchese Obizzo, e spesso li voleva alla
sua mensa. In questa maniera era preparato il buon boccone per li
Fiorentini, ed essi avevano aperta la bocca per prenderlo, quando la
mala fortuna l'intraversò. Ai Pisani, informati del mercato fatto,
rincresceva troppo il vedere che Lucca, città sì vicina, cadesse in
mano dei Fiorentini; e però piuttosto che permettere un sì fatto
acquisto, vollero arrischiar tutto. Ed eccoti che all'improvviso,
con quante forze poterono, marciarono sul Lucchese, e impossessatisi
del castello del Ceruglio e di Monte Chiaro, ossia Carlo, nel dì 22
d'agosto andarono a mettere l'assedio a Lucca. Avevano essi fatta lega
con Luchino Visconte, allorchè gli diedero Francesco da Posterla dianzi
imprigionato[1349]; e promessi a lui cinquanta mila fiorini d'oro,
ne ottennero due mila cavalli, comandati da _Giovanni Visconte_ da
Oleggio, creduto suo nipote, di cui avremo assai da parlare andando
innanzi. Ebbero ancora dai Gonzaghi, dai Correggeschi dominanti in
Parma, da Ubertino Carrarese e da altre amistà non pochi rinforzi
di cavalli e fanti; e con tale armata formarono in breve tempo una
mirabil circonvallazione intorno a Lucca, e parimente un'altra intorno
al loro campo con fosse, steccati e bertesche. Non poteano darsi pace
i Fiorentini per questo incidente; e tosto, fatto ricorso ai Sanesi,
Perugini, Bolognesi, a Mastino dalla Scala, ai marchesi di Ferrara
e ad altri ancora, ebbero soccorso da tutte le parti, di maniera che
misero insieme un esercito di tre mila ed ottocento cavalieri, e più
di dieci mila pedoni al soldo loro, senza le masnade dei contadini.
Con queste forze, eletto per generale _Maffeo da Ponte Carale_,
nobile bresciano, entrarono ostilmente nel Lucchese, e presero varie
castella. Intanto fece Mastino istanza per l'esecuzion del trattato,
minacciando di dar Lucca ai Pisani; e contentatosi di detrarre dalla
somma pattuita settanta mila fiorini di oro, volle che i Fiorentini
prendessero il possesso di Lucca. Riuscì ad un corpo di lor gente
e di Mastino di rompere le linee nemiche in un sito, ed entrare
in quella città, che loro fu consegnata, sicchè cominciarono a far
quivi i padroni. Poscia, nel dì 2 d'ottobre, si avvisarono di dare
battaglia a' nemici[1350], che l'accettarono senza farsi pregare. Aspro
e fiero fu il combattimento, e sulle prime fu rovesciata la schiera
grossa de' Pisani, abbattuta l'insegna di Luchino Visconte, e fatto
prigione Giovanni da Oleggio suo capitano; ma in fine rimasero rotti
i Fiorentini, che conquassati si ritirarono il meglio che poterono.
Lieve fu l'uccisione; circa mille restarono prigioni, fra' quali
alcuni nobili di Firenze col loro generale, e varii contestabili di
Mastino e de' marchesi di Ferrara, che si portarono valentemente in
quel conflitto. Ma, secondo l'autore della Storia Pistoiese[1351],
maggior fu la perdita de' vinti di quel che scriva il Villani. In gravi
affanni per cotali disgrazie si trovarono i Fiorentini; ma rincorati
da Mastino, dai marchesi d'Este e dal Pepoli signore di Bologna, che
spedirono loro nuove milizie, si diedero a rifar l'armata e a fornirsi
di gente, senza nondimeno poter ottenere dal _re Roberto_ con tutte
le lor fervorose istanze aiuto alcuno. Era invecchiato il re, e dal
Villani viene imputato che, secondo il costume di quell'età, egli
solamente attendesse a raunar moneta. Ma Roberto avea la Sicilia, dove
impiegar le forze e il denaro, senza gittarlo in soccorso altrui.
Infatti non lasciava esso re Roberto di continuamente pensare alla
Sicilia; ed avendo già conquistata l'isola di Lipari[1352], s'avvisò
di potere in quest'anno impadronirsi di Milazzo. Pertanto nel dì 11 di
giugno spedì verso colà una potente flotta con altra armata per terra,
affine di rinfrescar quella di mare a misura del bisogno. Fu assediato
Milazzo, e con un lungo trincieramento serrato; nè avendo con tutti
i suoi tentativi potuto il _re don Pietro_ dar soccorso alla terra,
questa capitolò nel dì 15 di settembre la resa; e fu un bell'acquisto
pel re Roberto. Secondochè s'ha da Galvano Fiamma[1353], studiò
_Luchino Visconte_ in questi tempi di pubblicar delle belle ed utili
leggi per togliere gli abusi introdotti nelle passate rivoluzioni,
volendo dappertutto la pace; e quantunque si desse ben a conoscere
per ghibellinissimo di genio, pure egual protezione prendeva dei
Guelfi, e vegliava alla sicurezza d'ognuno, ad impedire i mangiamenti
degli uffiziali ed alla buona custodia della giustizia; di modo che
Pietro Azario, allora vivente, ebbe a dire[1354] ch'egli sarebbe stato
tenuto per santo, se fosse stato men aspro e severo nei gastighi, e
non avesse così implacabilmente perseguitati i suoi nipoti. Fioriva
in questi tempi _Francesco Petrarca_, uomo allora di mirabil credito
nella poesia latina, e che dipoi fu solamente ammirato per la volgare.
Essendo egli ito a Napoli, di molte dimostrazioni di stima e finezze
ricevette dal re _Roberto_, principe amator delle lettere e dei
letterati[1355]. Voleva esso re indurlo a ricevere in quella metropoli
la laurea poetica; ma invitato il Petrarca a Roma, antepose ad ogni
altra quell'augusta città; e però, nel dì 8 d'aprile, giorno di Pasqua
dell'anno presente, nel Campidoglio con solennità magnifica gli fu
conferita la corona d'alloro, dato ampio privilegio, e fatti dei bei
regali. Servì poi cotale esempio per invogliar di simile onore altri
poeti de' secoli susseguenti; e i più sel procacciarono dagl'imperadori
con un pezzo di carta pecorina, pagata nondimeno assai caro da essi.