[1314] Rebdorf., Histor. Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
Raynaldus, Annal. Eccles.
[1315] Benven. da S. Giorg., Istor. del Monferrato, tom. 23 Rer. Ital.
[1316] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 89.
[1317] Chron. Veronense, tom. 8 Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens.,
tom. 18 Rer. Ital. Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.
[1318] Corio, Istor. di Milano.
[1319] Bonincont. Morigia, Chron. Mod., tom. 12 Rer. Ital.
[1320] Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Italic.
[1321] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 96.
[1322] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
[1323] Cortusiorum Histor., tom. 12 Rer. Ital.
[1324] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
[1325] Gualvaneus Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Italic.
Bonincontrus Morigia, Chron., tom. eod.
[1326] Chronic. Estense, tom. 15 Rer. Italic.
[1327] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital.
[1328] Cortusior. Histor., tom. 12 Rer. Ital.
[1329] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 96.
[1330] Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital.
[1331] Bonincontrus Morigia, Chron. Modoet., tom. 12 Rer. Ital.
[1332] Georgius Stella, Annal. Genuens. tom. 17 Rer. Ital. Annal.
Mediol., tom. 18 Rer. Italic.
[1333] Giovanni Villani, lib. 11, cap. 113.
[1334] Benvenuto da S. Giorgio, Istor. del Monferrat., tom. 23 Rer.
Italic.
[1335] Raynald., Annal. Eccles.
Anno di CRISTO MCCCXL. Indizione VIII.
BENEDETTO XII papa 7.
Imperio vacante.
Cessata la guerra, sopravvennero in quest'anno all'Italia altre
calamità, cioè la carestia e la peste, portate da oltramare[1337].
Vivevano allora alla buona gli Italiani; specialmente i Veneziani
e Genovesi, per cagion della mercatura, frequentavano le coste
dell'Egitto, della Soria e dell'imperio greco, trafficando fino al mar
Nero. Erano anche in guerra queste due nazioni nei tempi presenti. Se
in quei paesi regnava la peste (e va ella sempre saltellando dall'un
paese all'altro), facilmente la portavano in Italia le navi cristiane.
Siccome allora non vi erano lazaretti, nè si faceano spurghi, nè si
usavano altre diligenze e cautele che inventò poi la saggia provvidenza
de' posteri per impedire l'ingresso a questo terribil malore, o per
estinguerlo venuto; così a man salva veniva esso a metter piede nelle
nostre contrade. Cominciò dunque nell'anno presente ad infierire la
pestilenza in Italia, e ci durò gran tempo, siccome diremo[1338]. Nella
sola città di Firenze morirono dodici mila persone. Siena anch'essa
perdè gran copia de' suoi migliori cittadini. Giunto poi all'eccesso
il prezzo de' viveri, perchè o la gran neve caduta nel verno, che
non si sciolse se non verso il fine di marzo, o altra cagione guastò
i raccolti. E fu questo solo malanno bastante a generar malattie, e
a popolar di cadaveri i sepolcri. Avea già dato principio _Luchino
Visconte_ al suo governo di Milano e degli altri suoi Stati con
vigore[1339]; ma i Milanesi, avvezzi a quello del savio ed amorevol
principe _Azzo_, si rattristavano al vedersi sotto Luchino di costumi
ben diverso dal suo predecessore. Fin qui aveva menata una vita da
prodigo, conversando più coi cattivi che coi buoni, dormendo il giorno
e vegliando la notte; e dato alla sensualità in maniera, che quantunque
prima avesse avuta per moglie una degli Spinoli, che giovane mancò
di vita, ed avesse allora per moglie _Isabella de' Fieschi_, giovane
di rara bellezza, pure da altre donne avea procreato varii bastardi,
fra i quali _Brusio_, che per la sua bravura e magnificenza fece
dipoi gran figura nel mondo. Leggevasi inoltre in faccia a Luchino
l'austerità; cosa forestiera in lui era il perdonare; e fuorchè i
proprii figliuoli, niun altro mai seppe amare, e neppure i parenti,
de' quali anzi fu persecutore. Fra gli altri viveano allora _Matteo,
Bernabò_ e _Galeazzo_, figliuoli di suo fratello, giovani di molta
avvenenza e cari al popolo. Mandolli tutti e tre a' confini Luchino,
siccome uomo pien di sospetti, nè mai volle ascoltar preghiere in
lor favore. Fors'anche n'ebbe qualche fondamento, per un avvenimento
che appartiene all'anno presente[1340]. Odiava Luchino e trattava
male chiunque era stato ministro, o uffiziale, o amico del suo nipote
_Azzo_, perchè a' tempi di lui tenuto assai basso, quando i consiglieri
e cortigiani d'Azzo tutti aveano gran potere, ed erano smisuratamente
cresciuti in ricchezza. Fra gli altri Lombardi veniva riputato il più
facoltoso Francesco da Posterla, già consigliere d'Azzo; e questi tra
per lo sdegno di vedersi maltrattato da Luchino, e per la conoscenza
dell'animo alterato de' Milanesi verso questo nuovo padrone, tramò
con assaissimi nobili una congiura contra di lui, con pensiero di
esaltare i tre nipoti suddetti dello stesso Luchino. S'eglino ne
avessero contezza, non si sa. Fu scoperta la congiura; il Posterla
co' suoi figliuoli ebbe tempo da fuggire in Avignone. Ma Luchino nol
perdè mai di vista. Lettere finte sotto nome di _Mastino dalla Scala_
l'invitarono a Verona con esibizioni larghe. Per questo venne egli in
nave alla volta di Pisa, dove preso ad istanza di Luchino, e condotto
nel 1341 a Milano, dopo avere rivelato varii complici, lasciò co' suoi
figliuoli e con altri la testa sopra d'un palco. Non venne più voglia
ad alcuno de' Milanesi di far trattato contra di Luchino: tal terrore
mise in tutti la severità ed implacabilità di quest'orso. Ed egli da
lì innanzi usò di tener due fieri cani corsi davanti alla camera dove
dormiva. Ed uscendo per città, gli aveva sempre a lato. Guai se alcuno
facea qualche cenno indiscreto verso di lui; se gli avventavano questi
cani, e lo stendevano a terra. Per altro, non mancarono delle virtù e
delle belle doti a Luchino: del che parleremo altrove.
Fu fatta in quest'anno una cospirazione di molti nobili di Genova
contra di _Simonetto Boccanegra_, novello doge di quella città[1341].
Si scoprì essa nel dì cinque di settembre; e siccome il Boccanegra
era uomo franco e valente, essendo caduti in sua mano due de' maggiori
nobili di casa Spinola, formatone il processo, fece loro tagliare il
capo: con che atterrì gli altri, e fortificò non poco il suo stato.
_Ottaviano_ di _Belforte_ nel settembre di questo anno occupò il
dominio della città di Volterra, e ne scacciò il vescovo, che era suo
nipote. Anche in Firenze venne alla luce in quest'anno una congiura,
per cui fu gran rumore in quella città, e si mandarono a' confini
assaissimi nobili, massimamente della casa de' Bardi. Sul fine poi
di giugno gli Spoletini diedero una sconfitta a quei di Rieti, che
assediavano il castello di Luco. E nel luglio avendo _Malatesta signore
di Rimini_ assediato il castello di Mondaino e Verucchio, _Ubertino
da Carrara_ signore di Padova, e marito d'_Anna Malatesta_, vi mandò
gente assai, che diede una rotta all'esercito del Malatesta. Era
tuttavia in disgrazia del papa la città di Bologna per l'espulsione del
legato pontificio[1342]. Diede mano il buon papa _Benedetto XII_ ad un
accomodamento, con cui nel dì 21 d'agosto dichiarò vicario di quella
città per la santa Sede _Taddeo de' Pepoli_, impostogli l'obbligo di
pagare ogni anno a titolo di censo otto mila fiorini d'oro. Tenuta fu
in Mantova nel dì 8 di febbraio una solennissima corte bandita[1343],
a cui intervennero _Mastino dalla Scala, Obizzo marchese_ d'Este e
_Matteo Visconte_. Il motivo di tale festa fu che il vecchio _Luigi da
Gonzaga_ signor di Mantova e Reggio fece promuovere all'ordine della
cavalleria i tre suoi figliuoli _Guido, Filippino_ e _Feltrino_, ed
altri nobili; e seguirono in tal congiuntura alcuni maritaggi di quei
principi, fra' quali _Ugolino_ figliuolo di Guido sposò una sorella
di Mastino. Nel settembre essendosi sollevato il popolo di Fermo
contra di Mercenario tiranno di quella città, ed avendolo ucciso,
tornò all'ubbidienza della Chiesa romana con altri luoghi della marca
d'Ancona.