NOTE:

[1156] Bonincontr. Morigia, Chron. Mod., tom. 12 Rer. Ital. Giovanni

Villani, lib. 10, cap. 117.

[1157] Gualvan. Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Italic.

[1158] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 118 e 122.

[1159] Albertinus Mussatus, in Ludov. Bavar.

[1160] Raynaldus, Annal. Eccles. ad ann. 1328, num. 54.

[1161] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.

[1162] Raynaldus, Annal. Eccl. ad hunc annum, num. 20.

[1163] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 124.

[1164] Bonincontrus Morigia, Chron. Mod., cap. 40, tom. 12 Rer. Ital.

[1165] Albertinus Mussatus, in Ludov. Bavar.

[1166] Gualvaneus Flamma, de Gest. Azon., tom. 12 Rer. Ital.

[1167] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 146.

[1168] Corio, Istoria di Milano.

[1169] Cortus. Histor., tom. 12 Rer. Ital.

[1170] Chron. Patav., tom. 8 Rer. Ital.

[1171] Chron. Veronense, tom. 8 Rer. Ital.

[1172] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 129.

[1173] Bonincon. Morigia, Chron. Mod., tom. 12 Rer. Ital.

[1174] Petrus Azarius, Chron., tom. 16 Rer. Ital.

[1175] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 133.

[1176] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital. Chron. Estense, tom.

15 Rer. Ital.

[1177] Bernardus Guid., in Vit. Johann. XXII.

[1178] Raynaldus, in Annal. Eccles. ad ann. 1330.

[1179] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.

[1180] Matth. de Griffonibus, Chron. Bonon., tom. 8 Rer. Ital.

[1181] Johannes de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Italic.

[1182] Moranus, Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.

[1183] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.

[1184] Giovanni Villani, lib. 10, cap. 140.

[1185] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCCCXXX. Indizione XIII.

GIOVANNI XXII papa 15.

Imperio vacante.

Maggiormente risorse in quest'anno in Italia l'autorità di _papa

Giovanni_, dacchè, tornato _Lodovico il Bavaro_ in Germania, non v'era

apparenza che gli tornasse voglia di rivedere l'Italia, dacchè colle

passate azioni e colle sue infedeltà ed estorsioni avea troppo alienato

da sè gli animi degl'Italiani. L'antipapa, siccome abbiam detto, andò

a far penitenza de' suoi reati nella prigione avignonese. I marchesi

estensi signori di Ferrara già s'erano riconciliati col pontefice.

I Romani anch'essi ravveduti, con avergli spediti ambasciatori, gli

prestarono la dovuta ubbidienza. I Pisani, pel servigio a lui prestato

di dargli nelle mani il desiderato antipapa, ottennero quel che vollero

da lui. _Azzo Visconte_ signor di Milano, e _Luchino_ e _Giovanni_ suoi

zii nell'anno addietro aveano fatto negozio con esso papa per guadagnar

la sua grazia, con aver inviati ambasciatori e chiesto perdono, ed

aver Giovanni deposta la porpora cardinalizia ricevuta dall'antipapa,

ed abiurata la sua amicizia[1188]. Ma pare che solamente nel febbraio

di quest'anno, oppure più tardi, si desse compimento al loro trattato,

giacchè gran merito s'era fatto esso Azzo col rivoltarsi contra del

Bavaro. Fu perciò pienamente tolto l'interdetto a Milano, e Giovanni fu

da lì a qualche tempo creato vescovo di Novara. Perciò la Dio mercè in

Italia cessò lo scisma, e dappertutto Giovanni XXII era riconosciuto

per vero e legittimo papa. Lo stesso Bavaro anch'egli si studiò di

placarlo, con avere interposti alla corte pontificia i buoni ufizii

di _Giovanni re_ di Boemia, di _Baldovino arcivescovo_ di Treveri e

di _Ottone duca_ d'Austria[1189]. Esibiva egli di abolire tutti gli

atti passati, di confessarsi reo, di riceverne la penitenza, purchè

se gli conservasse l'imperio. Oh quest'ultimo non piaceva al papa,

e perciò tutto il resto fu sprezzato, e continuossi a tenerlo per

iscomunicato ed eretico. Ma con tutta questa depressione del Bavaro, ed

esaltazione di papa Giovanni, non cessavano già in Italia le pestilenti

dissensioni de' Guelfi e Ghibellini; e chiunque avea forza, cercava di

stendere le fimbrie del suo dominio. Continuò dunque la guerra anche

nell'anno presente, ma con pochi considerabili avvenimenti. Il cardinal

legato _Beltrando dal Poggetto_ inviò le sue genti a' danni dei

Reggiani[1190], le quali bruciarono molto di quel paese, con ridursi

poi a Rubbiera. Ebbero i capitani d'essa armata un trattato, per cui

a tradimento dovea essere loro data la terra di Formigine. Vennero

essi perciò a quella volta nel dì 24 d'aprile con secento cavalli e

quattrocento fanti[1191]; ma avutone sentor _Guido_ e _Manfredi de'

Pii _signori di Modena, arrivarono a tempo colle milizie per disturbar

le faccende degli avversarii. Rimasero chiusi i papalini in un prato,

circondato da fossi e paludi, di modo che, senza poter fare buona

battaglia, nè fuggire, vi rimasero quasi tutti morti o prigionieri.

Fra gli ultimi si contarono Beltramone e Raimondo del Balzo, e un

fratello bastardo del re Roberto. Il primo era maresciallo dell'armata

pontificia. Furono essi condotti prigioni a Modena[1192], poi comperati

per sei mila fiorini d'oro dai Rossi signori di Parma; e, per attestato

di Matteo Griffone[1193], servirono poi a liberar col cambio dalle

carceri di Bologna _Orlando Rosso_ ed _Azzo Manfredi_, iniquamente

detenuti. Per questa perdita sbigottì molto il cardinal legato.

Ma giacchè abbiam parlato di Modena, convien ora aggiugnere, che

continuando le innumerabili ruberie dei Tedeschi posti di guarnigione

in questa città, con essere ridotti i cittadini a nulla avere che

fosse suo, perchè quella bestial gente adoperava la mannaia (chiamata

da essi la chiave dell'imperadore) per entrare dappertutto e prendere

tutto, era ridotto il popolo alla disperazione, e gli pareva d'essere

nel profondo dell'inferno. Trovò Manfredi de' Pii riparo a tanti guai,

con fare che Marsilio de' Rossi vicario generale del Bavaro venisse

in persona a Modena, e seco menasse via secento di questi manigoldi.

Ce ne restarono trecento, i quali dipoi, il meglio che potè, tenne in

freno la prudenza di Manfredi. Fece il legato capitan generale della

sua armata _Malatesta_ signore di Rimini, e nel dì 18 di giugno l'inviò

a dare il guasto a Spilamberto. Dopo avere ricevuto soccorso di gente

da Reggio e da Parma, andò la milizia di Modena[1194] nel dì 24 a

Piumazzo con pensiero di dar battaglia; ma i nemici si ritirarono, e

recarono poi altri danni al Modenese, con venir anche alle lor mani

la terra di Formigine. Compiè in questo anno il suddetto cardinal

Beltrando l'inespugnabil castello, da lui fabbricato in Bologna, con

molte torri, alte mura ed immense fortificazioni[1195], e andò per la

prima volta ad abitarvi. Dava egli ad intendere ai buoni Bolognesi che

non avea quella fabbrica da servire per lui, ma bensì al papa, che era

risoluto di venire in Italia, e di mettere la sua residenza in quella

città: cosa che produrrebbe inesplicabil vantaggio ai cittadini, e

farebbe correre fiumi d'oro e d'argento per le loro strade. La verità

era, ch'egli solamente intendeva di assicurar sè stesso, e di mettere

i ceppi a quella potente città. Si prevalsero di queste congiunture

i marchesi estensi, divenuti amici del pontefice e del legato, per

occupare ai Modenesi la terra del Finale nel dì 27 di luglio. Nel mese

d'ottobre cavalcò il maresciallo della Chiesa colle sue genti sul

Modenese, e prese le mercatanzie che venivano da Mantova a Modena.

Ciò riferito a Modena, uscì armato il popolo, e mise il nemico in

rotta, con ricuperar tutto, e condurlo trionfalmente in città. Sul

principio di giugno riuscì ai Parmigiani di togliere al legato Borgo

S. Donnino[1196]. Impadronironsi anche i Fiorentini di Monte Catino,

castello de' Lucchesi, e corsero fino alle porte di Lucca, colla presa

d'alcune altre castella di quei contorni. Videsi una scena nuova in

Italia nell'anno presente. Dei due fratelli _Alberto_ e _Mastino dalla

Scala_ signori di Verona, Padova e d'altre città, il primo, tenendo

sua stanza in Padova, attendeva, siccome uomo pacifico, a darsi bel

tempo. Mastino, persona bellicosa e feroce, tutto era applicato alla

guerra. Ricorsero a lui per aiuto i Ghibellini usciti di Brescia[1197];

ed egli, presa la lor protezione, per isperanza di ridurre alla sua

ubbidienza quella città, entrò nel mese di settembre sul Bresciano,

e dopo aver occupata a poco a poco una gran quantità di castella,

finalmente imprese l'assedio della città stessa[1198]. Accadde che in

questi tempi venne a Trento _Giovanni conte di Lucemburgo_ e _re di

Boemia_, figliuolo del già imperadore _Arrigo VII_, per alcuni suoi

importanti affari, dicono del matrimonio di _Giovanni_ suo picciolo

figliuolo con una figlia del duca di Carintia[1199]. Trovandosi

alle strette il popolo guelfo di Brescia, gli spedì ambasciatori,

offerendogli il dominio della loro città, sua vita natural durante, e

con patto di non introdurre in città i Ghibellini senza il consenso del

loro consiglio generale, ch'egli non penò molto ad accettare. Rimandò

intanto quegli ambasciatori a Brescia con trecento de' suoi cavalli, e

fece intimare a Mastino di non molestar quella città, perchè era cosa

sua. Mastino si ritirò, e Giovanni dipoi nell'ultimo dì di dicembre

arrivò con più di quattrocento cavalli a Brescia, dove con eccessi di

gioia e sommo onore fu ricevuto. Mastino non si fece poi pregar molto

a rendergli le terre tolte ai Bresciani, ma con riceverne la promessa

di rimettere in città gli usciti ghibellini. Quali conseguenze avesse

un così inaspettato avvenimento, lo vedremo all'anno seguente. Secondo

la Cronica di Giovanni da Bazzano[1200], nel dì primo di novembre fu

dato il dominio della città di Cremona a _Marsilio de' Rossi_ signore

di Parma.

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 78 / 216 题