[1083] Bonincon., Chron., lib. 3, cap. 35, tom. 12 Rer. Ital.
[1084] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.
[1085] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
[1086] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 294. Istorie Pistolesi, tom. 11
Rer. Ital.
[1087] Bonincontrus, lib. 3, cap. 32, tom. 12 Rer. Italic.
[1088] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 300 e seg.
[1089] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. Chron. Senens., tom. 15
Rer. Ital.
[1090] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
[1091] Chron. Bonon., tom. 18 Rer. Ital. Moranus, Chron. Mutinens.,
tom. 11 Rer. Ital.
[1092] Johan. de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Ital.
[1093] Istorie Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 9,
cap. 321.
[1094] Cortus. Chron., tom. 12 Rer. Ital. Chron. Patavin., tom. 8 Rer.
Ital.
[1095] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 315.
[1096] Henric., Rebdorf. Cortus. Hist., tom. 12 Rer. Ital. Giovanni
Villani, et alii.
[1097] Raynal., in Annal. Eccles.
Anno di CRISTO MCCCXXVI. Indizione IX.
GIOVANNI XXII papa 11.
Imperio vacante.
Non si sa che _Galeazzo Visconte_ in questi tempi cosa alcuna di
rilievo operasse, forse perchè trattava qualche aggiustamento col papa,
o perchè non si fidava de' suoi parenti e de' nobili di Milano. Perciò
_Passerino_, restato quasi solo in ballo, nel dì 28 di gennaio[1101]
fece una pace svantaggiosa coi Bolognesi, come se avesse ricevuta
egli, e non data una rotta nell'anno antecedente; imperocchè restituì
loro Bazzano e Monteveglio, con tutti i prigioni[1102], a riserva di
Sassuolo da Sassuolo, che condusse a Mantova, e di cui poscia si sbrigò
col veleno. A lui restituirono i Bolognesi Nonantola e la torre di
Canoli. Ma nulla giovò a Passerino questa pace. Venne in questi tempi
il _cardinal Beltrando_ a Parma, e quel popolo nel dì 27 di settembre
si diede a lui, _vacante imperio_. Altrettanto fece nel dì 4 di ottobre
la città di Reggio[1103]. Avea già esso legato mosse le sue armi contra
del medesimo Passerino dominante in Mantova e Modena. Verzusio Lando
capitano della Chiesa, colla armata pontificia venuto nel marzo sul
Modenese, pose l'assedio a Sassuolo, ed in pochi dì s'impadronì del
borgo e della rocca. Prese dipoi Gorzano, Spezzano e Marano. Per forza
ebbe Castelvetro, con mettere a filo di spada quel presidio, eccettochè
i due podestà. Nel dì 3 di luglio lo stesso Verzusio, coi fuorusciti
di Modena, cioè Rangoni, Pichi dalla Mirandola, Sassuoli, Savignani,
Guidoni, Grassoni, Boschetti, ed altri, venne sotto Modena, mettendo
a ferro e fuoco tutti i contorni. Bruciò due borghi della città, cioè
quei di Bazovara e Cittanuova; e i cittadini stessi diedero poscia alle
fiamme gli altri due di Ganaceto e d'Albareto. Si sottopose a Verzusio
il castello di Formigine, e così a poco a poco venne in suo potere
tutto il contado, se si eccettuano Campo Galliano, il Finale, San
Felice e Spilamberto. Passò egli dipoi a' danni di Carpi, e bruciò in
quelle parti più di secento case. Anche i Bolognesi[1104], dimentichi
ben tosto della pace fatta, corsero ai danni del Modenese. Un'altra
parte dell'esercito pontificio inviata a Borgoforte, tolse a Passerino
parte del suo territorio di qua da Po, e gli diede anche una rotta
su quel di Suzara. Tentarono bensì _Obizzo marchese_ d'Este[1105] ed
_Azzo Visconte_, uniti con Passerino, di fare una diversione all'armi
pontificie, venendo con grosso naviglio per Po a Viadana e Cremona,
ma senza operar cosa alcuna di riguardo. Non si sa che _Cane dalla
Scala_ in quest'anno facesse veruna impresa. Probabilmente era anche
egli in qualche trattato col pontefice; e sappiamo dalla Cronica
Veronese[1106], che nel dì 9 di luglio comparvero a Verona gli
ambasciatori di _papa Giovanni XXII_ e del _re Roberto_, ed ebbero
molti ragionamenti con esso Cane, ma senza penetrarsi i lor segreti.
Si tenne ancora un parlamento in San Zenone di Verona nel dì suddetto,
dove intervennero Passerino, i marchesi estensi, e Galeazzo Visconte,
per trattare dei fatti loro.
Sbigottiti intanto i Fiorentini per li continui progressi di
_Castruccio_, misero bensì nuove gabelle per adunar danaro, e
spedirono in Germania ed altrove per assoldar gente[1107]; ma il
migliore scampo e ripiego fu creduto quello di raccomandarsi ai capi
primarii de' Guelfi, cioè a _papa Giovanni_ e al _re Roberto_. Si
servì Roberto di questa congiuntura per suggerire ai suoi ben affetti
di Firenze che prendessero per loro signore _Carlo duca_ di Calabria
suo figliuolo. Il negozio si fece. Gli fu data la signoria di Firenze
per dieci anni, con obbligo di mantenere in servigio di quel popolo
mille cavalieri coll'assegno di ducento mila fiorini d'oro per anno.
Nel dì 13 di gennaio in Napoli accettarono il re ed il duca questa
elezione. Castruccio, sentendo sì fatte nuove, ne fu ben malcontento,
e però, dato il fuoco a Segna, si ritirò a Carmignano, dove fece di
molte fortificazioni. Il generale de' Fiorentini Pietro di Narsi nel
dì 14 di maggio avea ordito un tradimento per torgli quella terra, e
con ducento cavalieri de' migliori e cinquecento fanti andò a quella
volta. Informatone Castruccio (forse questo trattato era doppio),
il colse in un agguato, lo sconfisse e l'ebbe prigione con altri
assai. Fecegli tagliar la testa, perciocchè avea contravvenuto al
giuramento fatto di non essere contra di lui, allorché un'altra volta
fu suo prigione. Mandò il papa per suo legato in Toscana il _cardinal
Giovanni_ degli Orsini, che seco condusse quattrocento cavalieri
provenzali, ed entrò in Firenze nel dì 30 di giugno. Colà prima, cioè
nel dì 17 di maggio, era pervenuto _Gualtieri_ duca d'Atene e conte
di Brenna con quattrocento cavalieri, inviatovi per suo vicario dal
duca di Calabria, il quale da lì a cinque giorni pubblicò lettere
papali, come il pontefice avea creato il _re Roberto_ vicario d'imperio
in Italia, _vacante imperio_. Poscia nel dì 12 di luglio arrivò a
Siena[1108] Carlo duca di Calabria con copiosa gente d'armi. Seco era
la moglie e _Giovanni principe_ della Morea, suo zio paterno, e gran
baronia. Dimandò la signoria di quella città, e per questo vi fu non
poco rumore; ma in fine consentì quel popolo di dargliela per cinque
anni avvenire. Fatto far pace fra i Tolomei e Salimboni, se ne partì,
e nel dì 30 di luglio arrivò a Firenze, ricevuto ivi con processione
ed immenso onore. L'accompagnavano mille e cinquecento lance; e,
richieste le amistà, ebbe da' Sanesi trecentocinquanta cavalieri,
trecento da' Perugini, ducento da' Bolognesi, cento dagli Orvietani,
cento dai Manfredi signori di Faenza, oltre a molti altri: di maniera
che, congiunta questa gente con i quattrocento cavalieri già venuti
col duca d'Atene, e colla fanteria e cavalleria dei Fiorentini, fu al
suo comando una fioritissima armata. Tuttavia nulla di rilevante operò
egli in quest'anno per la diligenza e prodezza di Castruccio, il quale
ridusse a nulla gli sforzi del marchese Spinetta Malaspina collegato
col duca di Calabria, e fece tornare a Firenze l'armata di esso duca
senza aver conquistata veruna fortezza, e però con onta e vergogna.
Cominciarono ben tosto i Fiorentini a provare il peso del novello loro
signore, perchè non mantenne loro i patti, e mandò per terra l'autorità
de' loro priori, e in un anno costò il suo governo a quella città più
di quattrocento migliaia di fiorini d'oro. Ma il riccio era entrato
nella tana, e i Fiorentini non trovarono miglior riparo contro al
temuto ed odiato Castruccio, il quale tenne dipoi gran tempo a bada il
legato ed il duca con lusinghe di pace e d'accordo.
Altra maniera non seppe pensare il re Roberto per ridurre a' suoi
voleri _Federigo re_ di Sicilia, che di spedir ogni anno l'armata sua
a dare il guasto a quell'isola, tanto che, stanchi quegli abitanti, si
gittassero nelle sue braccia[1109]. Però in quest'anno ancora sul fine
di maggio inviò colà una flotta di ottanta vele col _conte Novello_
della casa del Balzo, che puntualmente eseguì gli ordini del re con
guastar le contrade di Patti, Milazzo, Cattania, Agosta e Siracusa.
Il che fatto, senza aver provato contrasto alcuno, se ne venne in
Toscana, dove prese due castella ai conti di Santa Fiora. Trattando
la città di Fermo nella marca in quest'anno accordo colla Chiesa,
quei di Osimo con altri Ghibellini vi entrarono, e, messo il fuoco
al palagio del comune, vi arsero o magagnarono molta buona gente, e
sturbarono tutta la concordia. In Rimini la matta voglia di dominare
fece vedere in quest'anno una brutta scena[1110]. Essendo mancato
di vita nell'aprile _Pandolfo Malatesta_ signore di quella città,
gli succedette nel dominio _Ferrantino_ figliuolo di Malatestino, e
nipote di esso Pandolfo. Nel dì 9 di luglio Ramberto figliuolo del
fu Giovanni Malatesta invitò esso Ferrantino con altri Malatesti ad
un convito, dove fece prigione lui e Malatestino di lui figliuolo, e
Frarino e Galeotto de' Malatesti. Fu a rumore tutta la città. Polentesa
moglie di Malatestino, coraggiosa donna, corse colla spada sguainata
in piazza, e, presa la bandiera, cercò di muovere in suo favore il
popolo; ma perchè fu creduto che i presi fossero stati uccisi, non
ebbe seguito. Da lì a tre dì Malatesta figliuolo del fu Pandolfo, che
era a Pesaro, entrò in tempo di notte in Rimini, e, venuto il dì, fu
obbligato Ramberto a fuggirsene alle sue terre di Ceola e Castiglione;
e nel viaggio da quei di Santo Arcangelo gli furon tolti i prigioni,
che se ne tornarono ben allegri a Rimini. Fece poi Ferrantino guerra
alle terre d'esso Ramberto, il quale (mi sia lecito riferirlo qui
fuor di sito) cercò da lì innanzi tutte le vie di rimettersi in
grazia di lui. Erano corsi regali innanzi e indietro, e tutto parea
ben disposto, quando nell'anno 1329 oppure 1330, Ferrantino (Girolamo
Rossi[1111] dice Malatestino figliuolo di Ferrantino, e così la Cronica
di Cesena[1112]) fece ordinare una caccia: di tale occasione si servì
Ramberto per presentarsegli davanti, e dimandargli colle ginocchia
a terra perdono delle passate offese. La risposta che gli diede
Ferrantino, ossia Malatestino, fu di cacciar mano ad un coltello, e
scannarlo. Dominando in Cesena Ghello da Calisidio, nel dì 20 di giugno
Rinaldo de' Cinci, fattolo prigione, occupò la signoria di quella
città. Nel dì 12 di luglio Aimerigone, maresciallo delle genti del papa
in Romagna, e Amblardo Visconte, nipoti d'_Aimerigo arcivescovo_ di
Ravenna e conte della Romagna, entrati con poca gente in Cesena, ed,
alzato rumore nel popolo, presero il suddetto Rinaldo, al qual poscia
fu mozzato il capo, e quella città restò pienamente in potere degli
uffiziali pontificii. Nel marzo ancora di questo anno _Azzo Visconte_,
signore di Cremona, coi fuorusciti di Brescia[1113] e coi rinforzi
di _Passerino_ signor di Mantova, ostilmente entrò sul Bresciano, e
prese le castella di Trenzano, Roado, Coccai, Erbusco, Cazzago ed altri
luoghi, dando un gran guasto a quel paese.