[1067] Chron. Astens., tom. 11 Rer. Ital.
[1068] Raynaldus, Annal. Eccles.
[1069] Bonincontrus Morigia, Chron. Modoet., tom. 13 Rer. Ital. Corio,
Istor. di Milano. Giovanni Villani, lib. 9, cap. 138.
[1070] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.
[1071] Morigia, lib. 3, cap. 27, tom. 12 Rer. Ital.
[1072] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 270.
[1073] Bonincontrus Morigia, lib. 3, cap. 31, tom. 11 Rer. Ital.
[1074] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 243.
[1075] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
[1076] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 239. Istor. Pistolesi, tom. 11
Rer. Ital.
[1077] Cortus. Histor., lib. 3, tom. 12 Rer. Ital. Giovanni Villani,
lib. 9. Chronic. Patavin., tom. 8 Rer. Ital.
[1078] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
[1079] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
[1080] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.
[1081] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
[1082] Raynaldus, Annal. Eccles., num. 6.
Anno di CRISTO MCCCXXV. Indizione VIII.
GIOVANNI XXII papa 10.
Imperio vacante.
Cominciò in quest'anno gara e discordia fra _Galeazzo Visconte_
signor di Milano e _Marco_ suo fratello, che col tempo quasi condusse
a precipizio la casa de' Visconti[1083]. Pretendeva Marco parte nel
dominio; altrettanto Lodrisio Visconte lor cugino, allegando le tante
fatiche da lor sofferte per tenere in piedi la vacillante fortuna
della lor casa. Ma Galeazzo, eletto solo signore dal popolo, non
volea compagni nel governo. Diedersi perciò Marco e Lodrisio a far
delle combricole e congiure con altri nobili contra di Galeazzo; e
perchè scoprirono ch'egli andava maneggiando qualche onorevol accordo
con _papa Giovanni_, cominciarono a scrivere lettere a _Lodovico il
Bavaro_, sollecitandolo a calare in Italia[1084]. Intanto Galeazzo
nel dì 21 di febbraio mosse guerra ai Parmigiani, coll'inviare contra
loro il valoroso giovine _Azzo_ suo figliuolo, il quale s'impadronì
del castello di Castiglione. Ma, assediato il medesimo castello
dai Parmigiani, lo riebbero nel dì 15 di marzo colla libera uscita
de' soldati del Visconte. Nel dì seguente si diede allo stesso Azzo
Borgo San Donnino: perdita che cagionò sommo affanno ai Parmigiani e
Piacentini; tanto più perchè Azzo non tardò a mettere sossopra i loro
contadi con saccheggiar ed incendiar molte terre. Perciò nel dì 14 di
giugno uniti essi Parmigiani coll'esercito spedito loro da Piacenza
dal cardinal legato, impresero l'assedio di Borgo San Donnino. Durante
questo assedio nel mese di luglio i _marchesi estensi_[1085] signori di
Ferrara, _Passerino _ signor di Mantova e Modena, e _Cane dalla Scala_,
con grosso naviglio per Po andarono ai danni del Piacentino. Più gravi
sconcerti seguirono in questi tempi in Toscana[1086]. _Filippo Tedici_
signor di Pistoia, dopo aver fatta un'ingannevol pace e lega co'
Fiorentini, che non gli vollero mai dare un soldo per acquistar essi
quella città, come avrebbono potuto, nel dì cinque di maggio per dieci
mila fiorini d'oro, e per altri vantaggiosi patti avuti da _Castruccio_
signor di Lucca, il lasciò entrare con sue genti in Pistoia, dove prese
e disarmò il picciolo presidio che vi aveano inviato i Fiorentini,
e fece subito dar principio ad un forte castello in essa città.
Incredibile fu il dispetto e rabbia de' Fiorentini, che, più del
diavolo, aveano paura di Castruccio. Gran consolazione nondimeno
e coraggio recò loro il sospirato arrivo di _Raimondo da Cardona_,
richiesto da essi al papa per lor capitano, che nel dì 6 del suddetto
mese entrò in Firenze. Al pontefice, che volea mandarlo in Toscana,
allegò egli[1087] il giuramento fatto a Galeazzo Visconte di non
militar per un anno in Italia contra de' Ghibellini; ma il papa se ne
rise, con dire che per li capitoli della resa di Monza i prigioni tutti
si aveano a rilasciare; e però gli diede l'assoluzione dal giuramento.
Venne egli dunque francamente a prendere il comando dell'armata de'
Fiorentini con assai Borgognoni e Catalani seco condotti.
Presero i Fiorentini per assedio nel dì 22 di maggio il castello
d'Artimino[1088], e poscia nel dì 12 di giugno fecero uscire in
campagna il loro capitano Raimondo con un fiorito esercito di circa
due mila e cinquecento cavalli, la maggior parte Francesi, borgognoni
e Fiamminghi, e di quindici mila fanti, col carroccio, con somieri più
di sei mila, e con mille e trecento trabacche e padiglioni, senza i
rinforzi delle amistà che vennero dipoi, ed accrebbero quella gente
con più di cinquecento cavalieri e cinque mila pedoni. A Pistoia,
Castruccio non si trovava allora che con mille e cinquecento cavalli,
e la metà di fanteria rispetto a' nemici. Fecero i Fiorentini nella
festa di san Giovanni Batista correre il pallio presso alla porta
di Pistoia; presero il passo della Gusciana, e la rocca e il ponte
di Cappiano[1089]; poscia strettamente assediarono Altopascio, e lo
costrinsero alla resa. Vinse nel consiglio il parere di chi volle che
l'armata s'inoltrasse verso Lucca. Al Poggio fra Montechiaro e Porcari
trecento cavalieri de' migliori dello esercito fiorentino furono
alle mani con quei di Castruccio, e n'ebbero la peggio, quantunque
Castruccio vi restasse scavallato e ferito. Era l'armata dei Fiorentini
accampata in sito svantaggioso, e Castruccio ardea di voglia di
assalirla; ma troppo era scarso di gente, ed aspettava soccorsi da
Galeazzo Visconte e da Passerino de' Bonacossi[1090]. Vi mandò il
Visconte Azzo suo figliuolo con ottocento cavalieri tedeschi, il quale,
dopo introdotto un buon soccorso nel Borgo di San Donnino assediato
dalle genti della Chiesa, marciò a quella volta. Anche _Passerino_
v'inviò ducento altri cavalieri. All'avviso di questo grosso rinforzo
giunto a Castruccio, Raimondo da Cardona si ritirò ad Altopascio.
Castruccio, che non dormiva, con dei badalucchi tenne tanto a bada la
loro armata, che nel dì 23 di settembre arrivato Azzo Visconte coi
suoi cavalieri, e formate le schiere, attaccò la battaglia. In poco
d'ora furono rotti e sbaragliati i Fiorentini con vittoria segnalata
e compiuta; perciocchè, nel tempo stesso che si combattea, l'accorto
Castruccio mandò a prendere il ponte a Cappiano, e tagliò il passo
a' fuggitivi. Molti ne furono uccisi, molti più ne restarono presi,
fra' quali lo stesso _Raimondo da Cardona_ generale con assai baroni
franzesi. Tutta la gran salmeria di tende ed arnesi venne alle mani
de' vincitori; e si arrenderono poi a Castruccio le castella di
Cappiano, Montefalcone ed Altopascio, nel qual ultimo luogo fece
prigioni cinquecento soldati. Così in un momento la ridente fortuna de'
Fiorentini si cambiò in sospiri e pianti.
Nel giugno e luglio di quest'anno[1091] Francesco de' Bonacossi,
figliuolo di Passerino signor di Mantova e Modena, fece guerra a
Giovanni ed Azzo signori di Sassuolo; tolse loro Fiorano ed assediò la
terra di Sassuolo, essendosi uniti al suo esercito in persona _Cane
dalla Scala_ e i marchesi d'Este. Ebbe quella terra e Monte Zibbio.
I Bolognesi, oltre alla protezione da lor professata ai signori di
Sassuolo, riceverono anche lettera ed ordine dal papa di procedere
ostilmente contra di Passerino, e che si predicasse la crociata contra
di lui, siccome dichiarato eretico per l'eresia del ghibellinismo, a
fine di frastornar gli aiuti ch'esso Passerino e Cane potessero dare
a Castruccio e a Borgo San Donnino assediato. Perciò i Bolognesi con
tutte le lor forze nel luglio e ne' seguenti mesi altro mestier non
fecero che di saccheggiar le ville di Albareto, Sorbara, Roncaglia,
Solara, Camurana, ed assaissime altre, con danno inestimabile dei
cittadini e distrittuali di Modena. Nel dì 29 di settembre riuscì a
Passerino di avere per tradimento Monte Veglio, castello de' Bolognesi.
Corse tosto il popolo di Bologna all'assedio di quel castello, e
vi stette sotto un mese e mezzo. Attese intanto Passerino a raunar
gente per rimuoverli di là. Venne con assai fanteria e cavalleria
_Rinaldo marchese_ d'Este e signor di Ferrara. _Cane dalla Scala_
con molte forze vi giunse anch'egli; ma inteso che Passerino volea
aspettare _Azzo Visconte_, il quale, dopo la vittoria di Castruccio
ad Altopascio, dovea restituirsi in Lombardia, se ne tornò a Verona,
perchè fra lui e _Galeazzo_, padre d'esso Azzo, erano nate delle
amarezze. Rinaldo Estense fu dichiarato capitan generale dell'armata,
ed, arrivate le squadre di Azzo Visconte, passarono tutti il Panaro,
la Muzza e la Samoggia, e presentarono la battaglia ai Bolognesi nel
luogo di Zappolino, nel dì 15 di novembre. Al primo assalto furono
rovesciati i Bolognesi; e però essi attesero a menar non le mani, ma i
piedi. Fanno le storie modenesi[1092] l'esercito di Bologna consistente
in trenta mila fanti e mille e cinquecento cavalli, e quello de'
Modenesi in otto mila pedoni e due mila cavalli[1093]. Dicono uccisi
più di due mila Bolognesi, e presi più di mille e cinquecento, fra
i quali Angelo da San Lupidio podestà di Bologna, Malatestino de'
Malatesti, Sassuolo da Sassuolo, Jacopino e Gherardo Rangoni fuorusciti
di Modena, Filippo de' Pepoli ed altri nobili. Oltre a mille cavalli,
acquistarono i vincitori immensa copia d'armi, tende e bagaglio, che si
calcolò ducento mila fiorini d'oro. Nel giorno seguente marciò innanzi
il vittorioso esercito; ebbe e saccheggiò il castello di Crespellano;
poscia nel dì 17 continuò il viaggio sino al borgo di Panigale e alle
porte di Bologna, dove, per far onta a quel popolo, furono corsi tre
pallii, uno in onore di _Azzo Visconte_ signor di Cremona; un altro
per li _marchesi estensi_, ed uno per _Passerino_ signor di Mantova e
Modena. Fu dato il sacco e il fuoco ai palazzi e contorni di Bologna,
alle ville di Unzola, Rastellino, Argelata, San Giovanni in Persiceto,
Castelfranco ed altre. Nel dì 24 si rendè a Passerino il castello di
Bazzano; ed in tal maniera terminò in queste parti la campagna. Cosa
dicessero i facili interpreti de' giudizii di Dio, al vedere cotanti
sinistri avvenimenti delle crociate di papa Giovanni XXII, io nol so
dire.
Sul principio di quest'anno, essendo finite le tregue co'
Padovani[1094], _Cane dalla Scala_ non tardò a vendicarsi degli
affanni a lui dati da quel popolo nell'anno precedente; prese varii
luoghi del Padovano, e portò gl'incendii e saccheggi fino alle porte
di Padova. S'interpose _Lodovico il Bavaro_, e fece rinnovar la
tregua fino alla festa di san Martino; e compromesso fu fatto in lui
di quelle differenze. Ma Padova, oltre alla guerra esterna, ne ebbe
in quest'anno anche un'interna. Ubertino da Carrara e Tartaro da
Lendenara, perchè insolentivano nella città, ed uccisero Guglielmo
Dente, furono banditi e ricorsero a Cane Scaligero. Paolo fratello di
esso Guglielmo rivolse i pensieri della vendetta contra degli altri
Carraresi innocenti, e nel dì 22 di settembre, assistito copertamente
dal podestà e dal presidio tedesco, mosse a rumore il popolo contra
di essi. Per un'ora si fece aspro combattimento nelle piazze, e così
nobilmente si sostennero i valorosi Carraresi, che Paolo Dente fu
forzato alla fuga, ma con riportarne essi di molte ferite. Per cagione
d'esse Marsilio maggiore picchiò alla porta della morte; Niccolò,
Obizzo e Marsilio minore n'ebbero anch'essi la lor parte. Tornarono
poscia in Padova Ubertino da Carrara e Tartaro da Lendenara, amendue
giovinastri scapestrati. Numero non c'è delle loro insolenze; giustizia
più non si faceva in Padova; tutto andava alla peggio. Ne dovea ben
ridere Cane, che facea continuamente l'amore a quella nobil città. Dopo
la vittoria di Altopascio stette poco in riposo il prode _Castruccio_
signor di Lucca e di Pistoia. Prese Segna, ed ivi si afforzò nel dì 30
di settembre[1095], e poscia cominciò le sue scorrerie fino alle porte
di Firenze, saccheggiando, bruciando e guastando tutto quel paese.
Nella festa di san Francesco, a dì 4 d'ottobre, fece sotto quella
città correre tre pallii, uno da uomini a cavallo, un altro da fanti
a piè, ed il terzo da meretrici: il tutto in dispetto e vergogna de'
Fiorentini, i quali, quantunque avessero dentro gran cavalleria e gente
a piè innumerabile, pure non osarono mai d'uscire a fargli contrasto.
Tornò Castruccio nel dì 26 d'ottobre a dar loro un altro rinfresco; ed
Azzo Visconte, che tuttavia era con lui, volendo rendere la pariglia
a' Fiorentini, i quali aveano fatto correre il pallio sotto Milano, ne
fece correre anche egli uno alla lor vista, e poi s'inviò verso Modena,
siccome abbiam detto. Prese Castruccio la Rocca di Carmignano, il
castello degli Strozzi ed altri luoghi, e con sua oste andò scorrendo
infino a Prato. Gran costernazione era in Firenze per tali disastri, a'
quali ancora s'aggiunse un'epidemia per la tanta gente rifuggita nella
città. Ben cento mila fiorini d'oro ricavò Castruccio dal riscatto
de' prigioni fatti in quest'anno, col qual rinforzo gagliardamente
sostenne la guerra. Per altro era anch'egli scomunicato e condannato
dal papa qual nemico della Chiesa ed eretico. Per essere diffamato per
tale, niente più vi voleva che l'essere ghibellino. Fu nell'ottobre di
quest'anno[1096] che _Lodovico il Bavaro_ rimise in libertà _Federigo
duca_ d'Austria, il quale, vinto dagli affanni della prigionia, fece a
lui una cessione di tutti i suoi diritti sopra la corona. Ma, secondo
alcuni scrittori, non è ben chiaro in che consistesse l'accordo seguito
fra loro. I documenti portati dal Rinaldi[1097] abbastanza confermano
che Federigo fece quella rinunzia, benchè forse se ne pentisse dipoi, e
che il papa la dichiarò nulla; e che _Leopoldo_ suo fratello, il quale
non vi acconsentì, nell'anno seguente terminò colla morte tutte le sue
contese. Spedì nel maggio di quest'anno il _re Roberto_ ai danni della
Sicilia _Carlo duca_ di Calabria suo figliuolo con una formidabile
flotta di galee e di legni grossi da trasporto, fra' quali si contarono
venti galee di Genovesi[1098]. Oltre alla gran fanteria, menò egli
circa due mila e cinquecento cavalli. Sbarcata presso a Palermo questa
potente armata, imprese l'assedio di quella città, e vi stette sotto
più di cinque mesi, con guastare intanto ed incendiar molte parti di
quell'isola, e poi se ne tornò con Dio. Non altra gloria che questa
riportò egli nel suo ritorno a Napoli. Leggesi questa guerra descritta
da Niccolò Speciale[1099]. Erano gli Aragonesi e Catalani all'assedio
di Cagliari in Sardegna, città che forse sola restava ai Pisani in
quell'isola. Nel dicembre fecero essi Pisani armare venti galee ai
fuorusciti genovesi, padroni di Savona, e con queste ed altre loro navi
fecero vela per soccorrere quella città. Ma i Catalani, con prendere
otto di quelle galee, obbligarono l'altre a ritornarsene indietro con
poco loro piacere. Nell'anno 1297 s'era data la città di Comacchio ad
_Azzo marchese_ d'Este, signor di Ferrara, Modena e Reggio[1100]. Le
disgrazie poi sopravvenute alla casa d'Este nel 1308 la fecero passare
in altre mani. Nel dì 6 di febbraio dell'anno presente tornò essa
spontaneamente sotto la dolce signoria de' marchesi d'Este Rinaldo ed
Obizzo, dominanti in Ferrara.